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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Re: Italiani all'estero: diritto al voto? .
MessaggioInviato: dom gen 06, 2008 23:28 pm 

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gi.bo. ha scritto:
E' corretto far votare i 4 miglioni di italiani all'estero quando questi non pagano le tasse nel nostro paese?

Che senso ha farli votare per il nostro Parlamento quando questi vivono e pagano le tasse in un altro paese e di questo ne beneficiano i diritti? e in qualche caso, come ora, sono l'ago della bilancia per una eventuale caduta o continuita' di un governo?

Ho aperto un'altro vaso di pandora?


un salutone


Ma lo sapete quanti italiani LAVORANO all'estero?

Ma che credete che l'Italia, solo perchè è invasa dai bengalesi, improvvisamente abbia cessato di essere un paese di emigrazione?

Ingegneri nei cantieri in Africa (ne ho avuto e ne ho diversi in famiglia), borsisti e ricercatori negli USA (ne ho avuti e ne ho diversi fra gli amici) lavoratori di tutti i tipi in Canada (ne ho avuti e ne ho fra i conoscenti), ma che state scherzando a proibire loro di votare?

Quando ci sono state le ultime elezioni, nel collegio del Nordamerica sono andati a votare tanti studenti italiani che si stavano specializzando negli Stati Uniti.

E certo sono andati a votare in misura molto più ampia degli evasori che stanno alle Bahamas (quelli, all'epoca, facevano direttamente i presidenti del consiglio...).


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 Oggetto del messaggio: Re: Italiani all'estero: diritto al voto? .
MessaggioInviato: dom gen 06, 2008 23:38 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:07 pm
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gi.bo. ha scritto:
E' corretto far votare i 4 miglioni di italiani all'estero quando questi non pagano le tasse nel nostro paese?

Che senso ha farli votare per il nostro Parlamento quando questi vivono e pagano le tasse in un altro paese e di questo ne beneficiano i diritti? e in qualche caso, come ora, sono l'ago della bilancia per una eventuale caduta o continuita' di un governo?

Ho aperto un'altro vaso di pandora?


un salutone


Ma lo capite che, seguendo questo ragionamento, dovremmo desiderare che fosse impedito alle centinaia di migliaia di filippini, peruviani, ecc., che si spaccano la schiena in Italia, di votare nei loro consolati quando ci sono le elezioni nel loro paese?


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 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: dom gen 06, 2008 23:49 pm 

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gi.bo. ha scritto:
E' corretto far votare i 4 miglioni di italiani all'estero quando questi non pagano le tasse nel nostro paese?

Che senso ha farli votare per il nostro Parlamento quando questi vivono e pagano le tasse in un altro paese e di questo ne beneficiano i diritti? e in qualche caso, come ora, sono l'ago della bilancia per una eventuale caduta o continuita' di un governo?

Ho aperto un'altro vaso di pandora?


un salutone


E poi, possibile che, proprio sul forum del Partito Democratico, nessuno si sia accorto che esiste un altro Articolo della Costituzione che, più puntualmente degli Articoli già citati da altri, tratta esattamente proprio del problema che ci stiamo ponendo?:

"Art. 48.
Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.
Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.
La legge stabilisce requisiti e modalità per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero e ne assicura l'effettività. A tal fine è istituita una circoscrizione Estero per l'elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.
Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge."

E non è un Articolo da poco.

Naturalmente la Costituzione demanda a leggi elettorali (che come tutti sappiamo, si cambiano molto spesso) il NUMERO e la RIPARTIZIONE dei seggi parlamentari eletti dalla circoscrizioni estero, e questo è senz'altro un argomento su cui è correttissimo approfondire.

Ma quelli di cui sopra sono temi molto "tecnici", mentre IL PRINCIPIO CHE UN CITTADINO ITALIANO NON POSSA ESSERE LIMITATO NEL VOTO

"...se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità
morale indicati dalla legge..."

E' UN PRINCIPIO COSTITUZIONALE TALMENTE SACROSANTO CHE MI VERGOGNO DI VEDERLO MESSO IN DISCUSSIONE SUL FORUM DEL PARTITO DEMOCRATICO!


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MessaggioInviato: mar gen 08, 2008 16:48 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:04 pm
Messaggi: 4697
centine ha scritto:
E poi, possibile che, proprio sul forum del Partito Democratico, nessuno si sia accorto che esiste un altro Articolo della Costituzione che, più puntualmente degli Articoli già citati da altri, tratta esattamente proprio del problema che ci stiamo ponendo?:

"Art. 48.
Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.
Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.
La legge stabilisce requisiti e modalità per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero e ne assicura l'effettività. A tal fine è istituita una circoscrizione Estero per l'elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.
Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge."

E non è un Articolo da poco.

Naturalmente la Costituzione demanda a leggi elettorali (che come tutti sappiamo, si cambiano molto spesso) il NUMERO e la RIPARTIZIONE dei seggi parlamentari eletti dalla circoscrizioni estero, e questo è senz'altro un argomento su cui è correttissimo approfondire.

Ma quelli di cui sopra sono temi molto "tecnici", mentre IL PRINCIPIO CHE UN CITTADINO ITALIANO NON POSSA ESSERE LIMITATO NEL VOTO

"...se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità
morale indicati dalla legge..."

Cita:
E' UN PRINCIPIO COSTITUZIONALE TALMENTE SACROSANTO CHE MI VERGOGNO DI VEDERLO MESSO IN DISCUSSIONE SUL FORUM DEL PARTITO DEMOCRATICO!

E' UN PRINCIPIO COSTITUZIONALE TALMENTE SACROSANTO CHE MI VERGOGNO DI VEDERLO MESSO IN DISCUSSIONE SUL FORUM DEL PARTITO DEMOCRATICO!


Faccio presente che in questo sito esiste un forum su "Discussioni uliviste in liberta" per cui senza offendere alcuno e' possibile porre qualsiasi domanda e ancor di piu' andare contro corrente.

Per entrare sul tema specifico, la mia domanda voleva porre un quesito sacrosanto:
1- E' possibile far votare coloro che una volta stabilitoso definitivamente in un altro paese e per di piu' da moltissimi anni non piu' ritornati se non per scopi tutistici?

2- E' possibile dare la cittadinanza ai propri figli ancher se costoro minimamente intendono ritornare definitivamente in questo paese.

3- E' possibile che costoro possano determinare la politica del ns. paese come e' successo in questa ultima legislazione?

4- E.....e....e..quanto altro si potrebbe aggiungere.


Vedi, sono temi che hanno bisogno di discussione libere anche se la Costituzione parla diversamente.

Nel lontano tempo in cui si e' formata questa ns. bellissima Costituzione, minimamente si sarebbe pensato quanto sarebbe successo dopo 60 anni e cioe' che le cose si fossero ribaltate in questa maniera.

Cmq, ho posto un ploblema senza essere blasfemo. Almeno penso.


un salutone


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MessaggioInviato: mar gen 08, 2008 19:53 pm 

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gi.bo. ha scritto:
Per entrare sul tema specifico, la mia domanda voleva porre un quesito sacrosanto:
1- E' possibile far votare coloro che una volta stabilitoso definitivamente in un altro paese e per di piu' da moltissimi anni non piu' ritornati se non per scopi tutistici?


L'unico modo per non farli votare sarebbe avviare una procedura per privarli dei diritti attivi e passivi di rappresentanza elettorale, senza che abbiano commesso reati od adottato comportamenti tali da giustificare un provvedimento che, come comprenderai, è civicamente di gravità, pesantezza, durezza e severità estrema.

A tale azione verso gli italiani assenti da molti anni dal territorio nazionale dovrebbe logicamente corrispondere la privazione del diritto di votare nei consolati in Italia, diciamo, del Perù, in occasione delle elezioni peruviane, per tutti quei lavoratori peruviani in Italia che non hanno soldi per volare ogni tanto in Perù o hanno paura di lasciare il lavoro per perderlo verrebbero "puniti" per questo, colla privazione del diritto di voto all'estero.

Fra l'altro, generazioni di italiani lavoratori al'estero sono rientrati per tanti decenni solo di rado, se non mai, in Italia, ma spesso mandando rimesse ai familiari che sono state quelle che, negli anni più difficili dello stato unitario, hanno contribuito a riequilibrare un poco le nostre disastrate bilance dei pagamanti.

Questo sia che tali benemeritissimi emigranti siano poi tornati a morire in Italia, sia che siano morti all'estero.

Le Filippine organizzano, all'aeroporto di Manila, corsie e trattamenti preferenziali per i loro lavoratori all'estero, risorsa fondsamentale per le Filippine ma di cui certo neanche l'Ialia potrebbe fare facilmente a meno.

Noi, invece, dovremmo punirli privandoli del diritto di voto?

Vorrei infine ricordare che la libertà di espatriare, senza subire rappresaglie da parte dello stato di cui si è cittadini, è proprio quel diritto elementare di libertà che è stato e che viene dolorosamente conculcato da tutti gli stati totalitari, di destra, di sinistra, di centro, di sotto e di sopra.

Mi sembra ci sia già fin troppo materiale per la mia indignazione in maiuscolo del messaggio precedente.

gi.bo. ha scritto:
E' possibile dare la cittadinanza ai propri figli ancher se costoro minimamente intendono ritornare definitivamente in questo paese.


Mi immagino questi ragazzini, cui il paese in cui vivono i genitori italiani fa difficoltà a concedere la cittadinanza perchè non sono nati lì o perchè sono in paesi in cui non si diventa cittadini nascendo lì, che vengono privato della cittadinanza (qualcosa che la Costituzione, fortunatamente, non ammette nemmeno per gli ergastolani), e che quindi devono farsi dare un passaporto da apolidi da una agenzia per rifugiati delle Nazioni Unite e poi chiedere un visto per le rare visite in Italia coi loro genitori (cui ci si sarebbe limitati a togliere il diritto di voto)

E, sempre per reciprocità, oltre a questi innocenti bambini italiani resi apolidi nei paesi in cui vivono i loro genitori, chi glielo va a dire al manovale peruviano in Italia che i suoi figli, ancora privi della cittadinanza italiana, dovrebbero nel frattempo perdere la cittadinanza peruviana e fare la stessa tiritera da apolidi coi lasciapassare delle Nazioni Unite e coi visti, se vogliono tornare ogni tanto in Perù coi genitori.

Qui questa fortunatamente fantapolitica crudeltà andrebbe esercitata sui minori, e io dovrei evitare i maiuscoli nel dire quello che ne penso?

gi.bo. ha scritto:
E' possibile che costoro possano determinare la politica del ns. paese come e' successo in questa ultima legislazione?


"Costoro", questi "schifosi" di italiani che hanno cercato occasioni di studio, di lavoro, di carriera, di sicurezza all'estero, spesso perchè noi non siamo stati capaci di garantirgliele in Italia.

E che non risulta vadano privati del diritto di voto per via di nessun reato o comportamento infamante.

Ci sono tanti mafiosi, camorristi, 'ndranghetisti, sacracoronaunitisti, corrotti, servi, delinquenti, rivenditori all'ingrosso e al dettaglio di cocaina nei corridoi del ministero dell'economia, che sono a piede libero in Italia e che "determinano la politica del ns. paese", non solo eleggendo, ma anche facendosi eleggere.

gi.bo. ha scritto:
4- E.....e....e..quanto altro si potrebbe aggiungere.


Aggiungi un po', che sono curioso


gi.bo. ha scritto:
Nel lontano tempo in cui si e' formata questa ns. bellissima Costituzione, minimamente si sarebbe pensato quanto sarebbe successo dopo 60 anni e cioe' che le cose si fossero ribaltate in questa maniera.


Sessant'anni fa c'erano molti più emigranti italiani all'estero, il peso delle cui rimesse era molto più indispensabile al riequilibrio della bilancia dei pagamenti di quanto non sia adesso, e malgrado ciò fu loro negato il diritto di voto fino al 2006.

Avessero potuto votare dall'estero nel 1948 avrebbero avuto un grosso peso (impossibile sapere in quale direzione), mentre adesso se ne parla solo perchè l'attuale defecata legge elettorale è stata fatta perchè il Senato fosse COMUNQUE in bilico, coi premi di maggioranza regionali tarati precisamente a tale scopo, sicchè Pallaro e simili hanno una visibilità assurda, che si ridurrà presto a quella dell'Union Valdotaine con qualsiasi altra legge elettorale.

Ripeto, sono angosciato, veramente angosciato perchè per giorni delle idee del genere sono state prese sul serio sul forum del PD.


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MessaggioInviato: dom feb 10, 2008 22:43 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:10 pm
Messaggi: 93
Ciao, tengo a scriverti a proposito dei "carichi da quaranta tonnellate".

Sul primo mi sembra che gi.bo. ti abbia già risposto:
a) la nazionalita' non la si vuole togliere a nessuno, gi.bo. non lo ha scritto mai, anzi ha scritto esplicitamente che non si trattava di togliere la nazionalità, ma il voto...
b) Sul secondo punto bisogna solo mettersi d'accordo su cosa si intende per "suo" paese... Quello dove vive, dove lavora, dove ha amici e magari amori? O quello con cui é legato da un pezzetto di carta chiamato Passaporto? Io stesso sono Italiano all'estero e malgrado tutto conosco meglio la situazione politica di qui che quella italiana. Non sono più in Italia da una decina d'anni, quindi Prodi-berlusconi c'erano già. Ma chi non c'é da 20 o 30 anni, come fa a capire l'assurdità del personaggio di berlusconi senza averlo vissuto?

Orbene, adesso che considero i quintali scesi a 20, passo alla costituzione: Mi pare che la costituzione si possa cambiare, quando si scopre che quello che c'é scritto dentro é diventato vecchio e che secondo come la Storia avanza, non vale piu', la si modifica, si vota, e se tutti sono d'accordo é fatta...

Quindi opterei per abbassare i 20 quintali a 1, e ancora, da discutere, il che lo fa equivalere a qualche grammo.

Aggiungo un paio di cosette: Il luogo dove si pagano le tasse, o meglio dove si dichiarano (cosi' di tranquillizzi per i nulla tenenti a cui nessuno vuole del male, anzi...) è soltanto un modo per stabilire se sei all'estero per lavoro momentaneo, per turismo, o per un periodo più lungo e stabile. Se ne puo' anche trovare un altro.
Tu parli dell'ICI, ma vogliamo far votare chiunque abbia una casa in Italia, magari di vacanza o perfino che affitta e dove non va mai? Di primo acchito non mi sembra interessante, ma non ci avevo veramente pensato. Certamente privilegerebbe i ricchi, quelli che possono avere una casa in ogni luogo... E i nulla-tenenti?...

In più non votare in Italia, per un "estero", non é una punizione per aver tradito, lasciato il suolo patrio o altre "fascistate" che hai nominato, é semplicemente più logico. Mantenendo la Nazionalità italiana, se in qualsiasi momento decidesse di tornare, verrebbe imediatamente reiscritto sulle liste.

Hai ragione sul fatto che posso votare per le comunali, ma qui abito in un paese, oltre che in un comune, e vorrei che le cose andassero meglio di come vanno. Il presidente del c... di m... Birbone (spero di non essere censurato) non l'ho votato, e non ho neanche potuto votare contro... Avrei preferito... Per l'Italia voto volentieri, per carità, ma i deputati e senatori che si presentano qui non li conosco, la campagna elettorale é molto blanda, allora che? voto alla cieca per un partito, senza sapere chi é il votato (a parte se é sposato e i nomi di figli e nipoti, naturalmente, quelli ci sono sempre)?

Per questo, non solo sono favorevole al voto degli stranieri residenti in Italia, ma, se devo votare un programma che "sostenga" gli italiani all'estero, amerei che un accordo bilaterale permetta il voto dell'Italiano li' dove si trova, in cambio del voto "straniero" in Italia.

Ecco qui, ho finito (per ora...)

Rominion.



francescopf ha scritto:
deltascorpii ha scritto:
Sono daccordo sul rivedere il diritto di voto degli italiani all'estero.
Perchè mi pongo questo problema. Se io vado via dall'Italia e sono residente e cittadino statunitense o francese o inglese, io voglio e devo votare per il luogo dove vivo, dove lavoro e dove voglio crescere la mia famiglia. Per cui USAa, Francia o UK.
Perchè devo votare per l'Italia?

Una volta, parlo di 60 anni fa ed oltre, acquisire una cittadinanza (per vari motivi) comportava la perdita della precedente. Questo salvo due nazioni (Francia ed USA) che hanno fatto del diritto di nazionalità una cosa diversa dal diritto di sangue (eredità del sangue paterno) ma lo hanno legato al paese in cui si nasce ed al patto all'interno di un paese democratico.

Una donna italiana che sposava un cittadino di altra nazione perdeva la nazionalità italiana ed acquisiva l'altra. Si era quindi della nazionalità del padre e del marito. Questo non c'entrava nulla con il "dove si nasce". Uno anzi, pur nato in Italia, perdeva la cittadinanza italiana se si trasferiva all'estero e se in quella nazione gli davano la nazionalità. E che cosa vuole mai codesto traditore che mentre il piave mormora al passaggio dei primi fanti il 24 maggio, osa abbandonare il suolo patrio ed addirittura riceve una nazionalità diversa?
Per fortuna questi concetti ora sono ancorati al putridume del fascismo.

Il concetto mederno è che una donna che si sposa con uno straniero NON perde la nazionalità. Ne ha due.
Il concetto moderno è che uno straniero che sposa una italiana puo' diventare italiano e non perdere la sua. Ne avrà due.
Questo è chiaramente legato alla rivuluzione del diritto di famiglia che è avvenuta in tutte le nazioni civili nella seconda metà del 1900.
Il concetto moderno è che la nazionalità non è piu' un diritto di sangue che puo' essere perso per tutta una serie di casi ma un diritto inalienabile.
Come detto nel thread, a nessuno puo ' essere tolta la nazionalità. È un diritto dell'uomo.

Esiste quindi il caso di persone con due nazionalità. Un amico mio ha il passaporto italiano, quello svizzero (per i due genitori) e quello americano (perché è nato là).
Tecnicamente essendo cittadino puo' votare in tutti e tre questi paesi.
Non è un obbligo; è una facoltà. Un diritto che si puo' esercitare, volendo.

Non vedo perché avere una impostazione esclusiva con quel "piuttosto" relativo al voto degli straneri residenti. Io sono per le logiche e/e e non per le o/o. Tanti italiani votano in svizzera pur non essendo svizzeri e sono pure eleggibili, a livello comunale Anche come sindaco. E possono votare in Italia. Se vogliono. Non capisco perché vietare, togliere diritti. Io sono per estenderli, non per limitarli. Poi come dicevo, alcuni italiani all'estero possono avere ancora affetti ed interessi (una casa) in Italia per cui non vedo perché togliere il diritto di voto a chi paga pure le imposte. Non lo toglerei nemmeno a chi è allestero e nulla tenente, se non fosse chiaro.

Ciao,
Francesco


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MessaggioInviato: lun feb 11, 2008 05:54 am 

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Il fatto che si viva all'estero non vuol dire che non si possa un giorno ritornare o che comunque non si abbia più il diritto di scegliere per il futuro del proprio paese di origine ed appartenenza. Io, come la maggior parte degli italiani all'estero ho passaporto italiano che rinnovo regolarmente alla mia ambasciata e, nonostante il fatto che risieda all'estero continuo ad essere soggetto alla normative italiana e non godo di alcun diritto nel paesi ospitante, se non quello di soggiorno e lavoro. Io voterò e voterò per il PD, naturalmente, nella speranza che finalmente si possa cambiare il paese, magari per i miei figli che sono italiani e ne vanno ancora orgogliosi.

Ciao
Valter


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MessaggioInviato: lun feb 11, 2008 06:26 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:08 pm
Messaggi: 2
Rominion ha scritto:
Ciao, tengo a scriverti a proposito dei "carichi da quaranta tonnellate".

Sul primo mi sembra che gi.bo. ti abbia già risposto:
a) la nazionalita' non la si vuole togliere a nessuno, gi.bo. non lo ha scritto mai, anzi ha scritto esplicitamente che non si trattava di togliere la nazionalità, ma il voto...
b) Sul secondo punto bisogna solo mettersi d'accordo su cosa si intende per "suo" paese... Quello dove vive, dove lavora, dove ha amici e magari amori? O quello con cui é legato da un pezzetto di carta chiamato Passaporto? Io stesso sono Italiano all'estero e malgrado tutto conosco meglio la situazione politica di qui che quella italiana. Non sono più in Italia da una decina d'anni, quindi Prodi-berlusconi c'erano già. Ma chi non c'é da 20 o 30 anni, come fa a capire l'assurdità del personaggio di berlusconi senza averlo vissuto?

Orbene, adesso che considero i quintali scesi a 20, passo alla costituzione: Mi pare che la costituzione si possa cambiare, quando si scopre che quello che c'é scritto dentro é diventato vecchio e che secondo come la Storia avanza, non vale piu', la si modifica, si vota, e se tutti sono d'accordo é fatta...

Quindi opterei per abbassare i 20 quintali a 1, e ancora, da discutere, il che lo fa equivalere a qualche grammo.

Aggiungo un paio di cosette: Il luogo dove si pagano le tasse, o meglio dove si dichiarano (cosi' di tranquillizzi per i nulla tenenti a cui nessuno vuole del male, anzi...) è soltanto un modo per stabilire se sei all'estero per lavoro momentaneo, per turismo, o per un periodo più lungo e stabile. Se ne puo' anche trovare un altro.
Tu parli dell'ICI, ma vogliamo far votare chiunque abbia una casa in Italia, magari di vacanza o perfino che affitta e dove non va mai? Di primo acchito non mi sembra interessante, ma non ci avevo veramente pensato. Certamente privilegerebbe i ricchi, quelli che possono avere una casa in ogni luogo... E i nulla-tenenti?...

In più non votare in Italia, per un "estero", non é una punizione per aver tradito, lasciato il suolo patrio o altre "fascistate" che hai nominato, é semplicemente più logico. Mantenendo la Nazionalità italiana, se in qualsiasi momento decidesse di tornare, verrebbe imediatamente reiscritto sulle liste.

Hai ragione sul fatto che posso votare per le comunali, ma qui abito in un paese, oltre che in un comune, e vorrei che le cose andassero meglio di come vanno. Il presidente del c... di m... Birbone (spero di non essere censurato) non l'ho votato, e non ho neanche potuto votare contro... Avrei preferito... Per l'Italia voto volentieri, per carità, ma i deputati e senatori che si presentano qui non li conosco, la campagna elettorale é molto blanda, allora che? voto alla cieca per un partito, senza sapere chi é il votato (a parte se é sposato e i nomi di figli e nipoti, naturalmente, quelli ci sono sempre)?

Per questo, non solo sono favorevole al voto degli stranieri residenti in Italia, ma, se devo votare un programma che "sostenga" gli italiani all'estero, amerei che un accordo bilaterale permetta il voto dell'Italiano li' dove si trova, in cambio del voto "straniero" in Italia.

Ecco qui, ho finito (per ora...)

Rominion.


Togliere un diritto civile ad un cittadino è come privarlo di un pezzetto della sua nazionalità, togliergli il diritto di scegliere il governo del paese di appartenenza è privarlo di molto della sua nazionalità.
Il mio paese è quello dove sono nato, dove affondano le mie radici culturali, dove sono seppelliti i miei cari. Questo per me, e credo molti altri. E quello che tu ritieni essere un pezzetto di carta, guarda caso nel paese dove risiedo io è l'unico documento di identità valido e riconosciuto, visto che in ogni form da compilare va specificata la mia nazionalità ITALIANA! Tu dici di essere italiano all'estero e poco avvezzo alle vicende politiche dell'Italia. Bene, non votare, è una tua scelta ed un tuo diritto, ma spiegami, perchè vuoi negare a me che invece continuo ad interessarmi delle vicende del mio paese il diritto di dire la mia? La conquista del voto all'estero è stata il primo esempio di civiltà e modernità del nostro sistema elettorale, dovremmo migliorarne il sistema invece di cercare di abolilrlo!! Se poi vogliamo discutere sulle candidature, sfondi una porta aperta ma anche questo fà parte delle migliorie di cui accennavo prima. Forse non io, ma i miei figli (che sono cittadini italiani) forse un giorno torneranno in Italia. Mi piacerebbe che lo facessero in un paese migliore anche grazie al mio voto.

francescopf ha scritto:
deltascorpii ha scritto:
Sono daccordo sul rivedere il diritto di voto degli italiani all'estero.
Perchè mi pongo questo problema. Se io vado via dall'Italia e sono residente e cittadino statunitense o francese o inglese, io voglio e devo votare per il luogo dove vivo, dove lavoro e dove voglio crescere la mia famiglia. Per cui USAa, Francia o UK.
Perchè devo votare per l'Italia?


Infatti non "devi", soltanto "puoi" se vuoi, se ti interessa. Io in Malaysia (dove vivo) non potrò mai votare, perchè non mi daranno mai la cittadinanza.
Mi lasciate votare per il PD?

Grazie
Valter


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MessaggioInviato: ven feb 15, 2008 16:24 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:10 pm
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Credo che capisco il punto di non-comprensione tra di noi:
Il passaporto é l'unico documento d'identità riconosciuto, su questo siamo d'accordo. Ma le radici, le sepolture dei cari, li collochi dove vuoi (se puoi), non ha a che vedere con dove sei nato o di che nazionalità hai il passaporto. Se ti è morto un caro in Messico e tu hai un passaporto italiano, come fai? Ecco credo che se non siamo d'accordo é per una visione progressista-internazionalista, di fronte ad una tradizionale-nazionalista. Se uno ama l'Italia alla follia, gli muoiono un sacco di amici e parenti in Italia, non é necessariamente italiano... No?

E se i tuoi figli invece di voler tornare in Italia vogliono restare in Malaysia? E se preferiscono andare in Giappone o in Perù? Tu avrai contribuito al cambiamento in Italia, cambiamento di cui non usufruirete né tu né i tuoi figli... Ma se in effetti, decidono di tornare in Italia, potranno votare e partecipare ad ogni sfumatura attiva della politica italiana, visto che hanno il passaporto.
E cambiare cosi' in meglio il paese dove vivono, e non quello dove vivono altri.

Riguardo al fatto che in qualche posto vuoi votare, ne sono pienamente convinto é per questo che facevo la proposta dell'accordo bilaterale per il voto degli stranieri (in quale paese che sia, perché non proporlo alla Malaysia?). Ovviamente se l'accordo non é bilaterale, non vale.

Poi, ovviamente, c'é da discutere sui dettagli sul tipo: parto due mesi per lavoro e... acc! E' proprio durante le elezioni! Niente paura, puoi votare al consolato... O simili.

A presto.
Rominion.




Togliere un diritto civile ad un cittadino è come privarlo di un pezzetto della sua nazionalità, togliergli il diritto di scegliere il governo del paese di appartenenza è privarlo di molto della sua nazionalità.
Il mio paese è quello dove sono nato, dove affondano le mie radici culturali, dove sono seppelliti i miei cari. Questo per me, e credo molti altri. E quello che tu ritieni essere un pezzetto di carta, guarda caso nel paese dove risiedo io è l'unico documento di identità valido e riconosciuto, visto che in ogni form da compilare va specificata la mia nazionalità ITALIANA! Tu dici di essere italiano all'estero e poco avvezzo alle vicende politiche dell'Italia. Bene, non votare, è una tua scelta ed un tuo diritto, ma spiegami, perchè vuoi negare a me che invece continuo ad interessarmi delle vicende del mio paese il diritto di dire la mia? La conquista del voto all'estero è stata il primo esempio di civiltà e modernità del nostro sistema elettorale, dovremmo migliorarne il sistema invece di cercare di abolilrlo!! Se poi vogliamo discutere sulle candidature, sfondi una porta aperta ma anche questo fà parte delle migliorie di cui accennavo prima. Forse non io, ma i miei figli (che sono cittadini italiani) forse un giorno torneranno in Italia. Mi piacerebbe che lo facessero in un paese migliore anche grazie al mio voto.

francescopf ha scritto:
deltascorpii ha scritto:
Sono daccordo sul rivedere il diritto di voto degli italiani all'estero.
Perchè mi pongo questo problema. Se io vado via dall'Italia e sono residente e cittadino statunitense o francese o inglese, io voglio e devo votare per il luogo dove vivo, dove lavoro e dove voglio crescere la mia famiglia. Per cui USAa, Francia o UK.
Perchè devo votare per l'Italia?


Infatti non "devi", soltanto "puoi" se vuoi, se ti interessa. Io in Malaysia (dove vivo) non potrò mai votare, perchè non mi daranno mai la cittadinanza.
Mi lasciate votare per il PD?

Grazie
Valter


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MessaggioInviato: ven feb 15, 2008 17:03 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:10 pm
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Ok! Mi ripeto.. Hai latto quello che ho scritto sugli accordi bilaterali? Non é che un idea, ma é qulla la direzione giusta...
Anzi no, non mi ripeto, se vuoi la conoscere la mia risposta rileggiti il post al quale hai risposto.
Una domanda: uno che é nato a Torino e che abita a Roma, dove dovrebbe votare per le comunali? Se la tua risposta é Torino, allora vota PD, e fai come ti pare, io mi arrendo. Prego.
Rominion.

P.S. Mi lasciate votare per i democratici negli U.S.A.? Graz... No? Acc...



Infatti non "devi", soltanto "puoi" se vuoi, se ti interessa. Io in Malaysia (dove vivo) non potrò mai votare, perchè non mi daranno mai la cittadinanza.
Mi lasciate votare per il PD?

Grazie
Valter[/quote][/quote]


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MessaggioInviato: ven feb 15, 2008 17:40 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:10 pm
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... Ehm... chiedo scusa, forse sono io a non aver capito la tua risposta...
Per accordo bilaterale con la Malaysia intendo che i malesi (residenti in Italia) possono votare in Italia e gli italiani (residenti in Malaysia) possono votare in malaysia... Nel caso in cui la malaysia accettasse, l'italiano in questione potrebbe votare in Malaysia.... E' una proposta perché il mondo vada meglio... Non ho intenzione di venire fino a li' giu' per impedirti di votare PD, Ci mancherebbe altro. Per ora la legge c'e' (secondo me sbagliata, ma c'e'). Quindi vota tranquillo. Anch'io voto, sai? E PD, per giunta! Mi adatto alle leggi esistenti anche quando non mi piacciono, e faccio del mio meglio per cambiarle.
Rominion.


Infatti non "devi", soltanto "puoi" se vuoi, se ti interessa. Io in Malaysia (dove vivo) non potrò mai votare, perchè non mi daranno mai la cittadinanza.
Mi lasciate votare per il PD?

Grazie
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MessaggioInviato: lun feb 18, 2008 19:23 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:10 pm
Messaggi: 1
Ciao a tutti mi chiamo Serena, da 10 anni vivo all'estero, sono residente in Spagna ma cittadina italiana ed e' la prima volta che partecipo a un forum dall'estero. Vorrei chiarire che il disagio che incontro nelle persone rimaste in Italia, rispetto alla mia decisione e di tutte quelle persone che hanno emigrato in alri paesi, e' comprensibile. Quando si mette in discussione il nostro diritto al voto, percepisco come una sorta di piccola punizione per aver abbandonato l'Italia e gli italiani. In fondo non si sbagliano: emigrare significa lasciare, abbandonare, forse rinunciare. Io pago la maggioranza delle mie tasse qui in Spagna ed e' per questo che ho diritto a votare alle elezioni amministrative locali, ma per quanto riguarda le elezioni politiche nazionali non ne ho il diritto. Lo trovo giusto, umano e democratico.Io come emigrante ringrazio questo paese per darmi una casa, un lavoro e uno stile di vita dignitoso, ma il mio senso di appartenenza rimane all'Italia. Non posso e non voglio essere indifferente ai fatti politici italiani. Non posso e non voglio guardare l'Italia come se fosse un argomento che non mi riguarda. La storia di un paese la fa chi ci vive, ma anche chi li rappresenta fuori dal territorio.
E' per questa ragione che sento forte il richiamo alla partecipazione e spero di poter dare il mio contributo per evitare che altri italiani debbano emigrare in cerca di nuove opportunita'.
Serena
P.S.vorrei sapere chi rappresentera' il PD nelle liste per la Spagna.


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MessaggioInviato: mar feb 19, 2008 21:17 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:10 pm
Messaggi: 93
Ciao Serena,
Io non capisco perché parli di punizione... Non c'é nessuna punizione né risentimento verso chi lascia l'Italia (parlo per me, se qualcuno prova un qualunque risentimento, allora io non lo capisco per niente). Ovviamente nessuno puo' impedirti di interessarti all'Italia. Ma potresti interessarti indifferentemente della Germania, o persino della Svizzera, eppure te ne potresti occupare quanto vuoi non ti lasceranno votare... Allora perché l'italia? Mi dirai: "dell'Italia ci ho il passaporto!" e naturalmente, da un punto di vista prettamente amministrativo, avresti ragione. Ma non dal punto di vista sentimentale che hai usato nel tuo post.
Da un punto di vista sentimentale uno viene, ama, si interessa, e (magari!) vota, per il paese che scelie come suo, e non quello di cui, per una bizzarra (seppur naturale) storia di spermatozoi e ovuli, ha il passaporto.
Ma se lasciamo perdere l'amminitrativo (che é cambiabile con leggi e riforme in ogni momento) e il sentimentale (che come sempre é magnifico, ma utopico), che ci rimane? Quello che trovo io é il logico, il razionale, ovvero il giusto, direi quasi: il "morale". Ed é per questo che mi sembra evidente che ognuno dovrebbe votare nel paese dove vive (cioé che ha scelto per una ragiona od un'altra, poco importa) e non nel paese dove é nato (cioé che non ha scelto).
Ora tu mi dirai: ma qui in Spagna non mi fanno votare (intendo per le elezioni politiche nazionali, ovviamente). E hai ragione, ecco perché nella mia idea (che non é definitiva, ecco perché ne parlo qui) é quello dell'accordo bilaterale... E cosi' solo gli italiani a cui é permesso di votare per le elezioni nazionali avrebbero diritto solamente al voto nel paese di residenza. A Me pare una buona idea. In teoria tutti i paesi avrebbero interesse ad accettare una proposta del genere, perché gli stranieri partecipino sul serio e non siano li come "ospiti", e perché i connazionali non siano da meno nel paese che hanno "scelto".
A presto.
Rominion.


sirena ha scritto:
Ciao a tutti mi chiamo Serena, da 10 anni vivo all'estero, sono residente in Spagna ma cittadina italiana ed e' la prima volta che partecipo a un forum dall'estero. Vorrei chiarire che il disagio che incontro nelle persone rimaste in Italia, rispetto alla mia decisione e di tutte quelle persone che hanno emigrato in alri paesi, e' comprensibile. Quando si mette in discussione il nostro diritto al voto, percepisco come una sorta di piccola punizione per aver abbandonato l'Italia e gli italiani. In fondo non si sbagliano: emigrare significa lasciare, abbandonare, forse rinunciare. Io pago la maggioranza delle mie tasse qui in Spagna ed e' per questo che ho diritto a votare alle elezioni amministrative locali, ma per quanto riguarda le elezioni politiche nazionali non ne ho il diritto. Lo trovo giusto, umano e democratico.Io come emigrante ringrazio questo paese per darmi una casa, un lavoro e uno stile di vita dignitoso, ma il mio senso di appartenenza rimane all'Italia. Non posso e non voglio essere indifferente ai fatti politici italiani. Non posso e non voglio guardare l'Italia come se fosse un argomento che non mi riguarda. La storia di un paese la fa chi ci vive, ma anche chi li rappresenta fuori dal territorio.
E' per questa ragione che sento forte il richiamo alla partecipazione e spero di poter dare il mio contributo per evitare che altri italiani debbano emigrare in cerca di nuove opportunita'.
Serena
P.S.vorrei sapere chi rappresentera' il PD nelle liste per la Spagna.


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