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MessaggioInviato: dom apr 09, 2006 01:13 am 
Negli USA, però, almeno qualche anno fa c'era una norma secondo cui ad un cittadino americano e di altra nazionalità che avesse votato nell'altro paese, gli veniva tolta la cittadinanza USA.


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MessaggioInviato: dom apr 09, 2006 10:28 am 

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>Negli USA, però, almeno qualche anno fa c'era una norma secondo cui ad un cittadino americano e di altra nazionalità che avesse votato nell'altro paese, gli veniva tolta la cittadinanza USA.<BR>----<BR><BR>Mi sembra strano ma indaghero'. <BR>In ogni caso il voto è segreto (nessuno puo' sapere se ha votato scheda bianca o nulla) per cui la norma mi sembra difficilmente applicabile. <BR><BR>Un principio che ho trovato molto interessante (in CH) è quello che la perdita della nazionalità sia un atto che parte solo ed unicamente dall'interessato ed a condizione che la perdita della nazionalità non crei un apolide. <BR><BR>Ciao,<BR>Francesco


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MessaggioInviato: dom apr 09, 2006 12:23 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:07 pm
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Il secolo di appartenenza c'entra poco.....se uno vive in un altro Paese stabilmente e li' vota, per incidere con il suo voto, sugli equilibri politici e gestionale di quel Paese....non si capisce perchè dovrebbe incidere su quelli anche dell'altro Paese dove ormai non vive, non vuole tornare e di cui  non ne ottiene/subisce i vantaggi/svantaggi.<BR>Ribadisco che è una boiata!<BR>Il fatto che da trent'anni si sia deciso cosi'....non cambia che per me è un errore.<BR>Quando ero piccolo si toglievano le tonsille a tutti al primo accenno di infezione, ovviamente con tanto di parere favorevole e concorde dei medici di mezzo mondo, salvo poi fare retromarcia e tornare ad un piu' logico e parsimonioso uso del bisturi.....le boiate le fanno tutti!<BR><BR>Vittorio


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MessaggioInviato: dom apr 09, 2006 16:11 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
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>Il secolo di appartenenza c'entra poco.....se uno vive in un altro Paese stabilmente e li' vota, per incidere con il suo voto, sugli equilibri politici e gestionale di quel Paese....non si capisce perchè dovrebbe incidere su quelli anche dell'altro Paese dove ormai non vive, non vuole tornare e di cui  non ne ottiene/subisce i vantaggi/svantaggi.<BR>---<BR><BR>A parte il fatto che quel "non vuole tornare" è una tua supposizione, lo è anche quel "non ne ottiene/subisce i vantaggi/svantaggi." dato che potrebbe avere in Italia terreni, case, interessi economici. Propietà sui cui paga le imposte. E tu gli toglieresti il diritto di voto solo perchè per trovare lavoro ha dovuto emigrare? <BR><BR>Cerca di ribadire che "per te" è una boiata e di essere meno assolutista ed io da parte mia non manchero' di evidenziare che tu per esere uno che vota per un partito che sostiene i diritti civili, sei in piena contraddizione anche con i diritti dell'uomo, che ti prego di ripassare. <BR><BR>La nostra Costituzione è chiara ed il diritto di voto è un diritto di cittadinananza. Chi è cittadino, vota. Ovunque egli sia. <BR>Io sono anche per il diritto di voto, aggiuntivo, in base alla residenza, soprattutto per le elezioni amministrative ma questo è un altro aspetto, tutto ancora da conquistare. <BR><BR>Ciao<BR>Francesco


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MessaggioInviato: dom apr 09, 2006 20:40 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:07 pm
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Non capisco che c'entrano i diritti civili....già a proposito della riapertura dei 10 forum mi hai rinfacciato questa storia...ribadisco che 10 forum sono troppi cosi' come chi è all'estero con tanto di cittadinanza e  diritto al voto nel Paese ospitante non dovrebbe avere alcun diritto a votare anche in Italia....<BR>Certo che quello che dico è "per me" .....cosi' come quello che dici tu è "per te"......o quello che dico io è riprovevole mentre quello che dici tu è cosa buona e giusta?<BR><BR>Insomma francesco.....tu la pensi in un modo, io in un altro...<BR><BR>Vittorio


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MessaggioInviato: dom apr 09, 2006 20:48 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:03 pm
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>Non capisco che c'entrano i diritti civili....<BR>---<BR><BR>Ah beh, allora :-))<BR><BR>Il voto è un diritto civile. <BR>Uno dei principali, in democrazia. <BR><BR>E qui non è problema dipensarla in modi diversi. <BR><BR>Grazie,<BR>Francesco


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MessaggioInviato: lun apr 10, 2006 02:27 am 
Il voto è un "diritto politico".<BR>Che poi comunemente lo si riconduca ai dirtti civili è altra cosa.<BR>Ranvit vota (ha votato?) per una lista che sostiene i diritti civli e di libertà, come nessun altro rivendica. Ma questo per lui è un'altra cosa.<BR>Un po' come auspicare la pace muovendo guerre preventive.


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MessaggioInviato: lun apr 10, 2006 10:33 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:07 pm
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Il voto nel Paese di origine alle persone che vivono stabilmente in altri Paesi, di cui hanno la cittadinanza, vi pagano le tasse e dove votano regolarmente è un diritto civile per francesco ....non per me.<BR><BR>Il fatto che alcuni, avendo proprietà etc pagano le tasse anche nel Paese d'origine non cambia nulla : chiunque ha proprietà in un Paese è tenuto a pagarvi le tasse senza per questo poter vantare il diritto POLITICO di votare.<BR><BR>Tra l'altro, sul piano pratico, se davvero volessimo far votare tutti gli italiani all'estero....che sono (mi pare di aver letto una volta) circa 30/40 milioni....sai che risate!<BR><BR>Vittorio


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MessaggioInviato: lun apr 10, 2006 10:40 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:07 pm
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Magia, premesso che io ho votato la Rnp per convenienza tattica in un momento in cui anche i Ds si sono "slaicizzati", non mi pare che se uno vota un partito ne debba condividere tutto quello che sostiene.<BR>Per quanto riguarda le guerre preventive ti ho già risposto nell'altro forum.<BR><BR>Vittorio


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MessaggioInviato: mar apr 11, 2006 13:30 pm 

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......meno male che hanno votato gli italiani all'estero.....


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MessaggioInviato: ven apr 14, 2006 23:54 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:03 pm
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CH - Senza materiale di voto.<BR>Ho gia riferito in merito:la colpa é indubbiamente da addebitare sul conto del Ministero degli emigrati, Onorevole Mirco Tremaglia. I Consolati Generali in CH hanno ricevuto una lista contenente i nominativi degli aventi diritto di voto compilata solo a metà, per cui, chi non figurava in detta lista non ha ricevuto il plico eletorale. Per potre votare occorreva firmare una dichiazione presso l'ufficio elettorale del Consolato che a sua volta evrebbe fatto richiesta al Comune di attinenza per avere l'ok e quindi il materiale di voto. Ciao.


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MessaggioInviato: lun mag 29, 2006 13:58 pm 
Il cittadino Mario Rossi ha la residenza a Vattelapesca e lì vota per comune, provincia e regione.<BR>Poi si trasferisce e prende la residenza a Roccacannuccia, altra provincia altra regione.<BR>Mica continua a votare anche per la residenza d'origine.<BR><BR>Perchè diavolo uno, solo perchè i si chiama Rossi, o Esposito o Parodi o Brambilla e vive a Vladivostok deve contribuire  alla formazione di decisioni i cui effetti non lo riguarderanno mai, mentre noi qui ce le godremmo dì per dì?<BR><BR>       Ciao<BR><BR>                        Giorgio


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MessaggioInviato: ven lug 20, 2007 15:24 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:06 pm
Messaggi: 32
Caro Francesco hai ragione quando chiami in causa i diritti costituzionali, ma alle volte bisogna essere in grado di guardare criticamente la realtà che abbiamo di fronte. Insomma credo che se si sceglie di vivere in un paese diverso dall'Italia si sceglie al tempo stesso di guardare l'Italia da fuori. Io non sono il tipo da fascismo, non solo perchè sono di sinistra, ma perchè non credo che trasferirsi significhi tradire la propria partia. So benissimo che spesso sono più italiani coloro che lasciano il paese di quelli che invece restano...ma quelli che restano sono coloro che sono soggetti a quelle leggi che i governi che sceglieranno tramite il voto decideranno di emanare, sono coloro che subiranno o gioiranno dell'esito dei referendum. E' come, tanto per capirsi, se si facesse un referendum sulle pensioni e si facesse votare gli italiani all'estero...non avrebbe senso per il semplice fatto che loro riceveranno la loro pensione indipendentemente dagli esiti di quella consultazione e, per quanto possano essere interessati, non sono direttamente coinvolti. Anche a me interessa la vita degli Stati Uniti e mi ritengo più informata di molti americani...non per questo voto in America, pur avversando Bush... Alle volte il costituzionalismo ci acceca e non ci fa vedere la realtà...il fatto è che il diritto c'è laddove ci sono doveri...e nel caso degli italiani all'estero quel diritto al voto in Italia non corrisponde a doveri cui al massimo saranno soggetti nel paese che hanno scelto.

Anna


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 Oggetto del messaggio: diritti e doveri
MessaggioInviato: ven lug 20, 2007 16:58 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
Messaggi: 3234
a.ascani ha scritto:
So benissimo che spesso sono più italiani coloro che lasciano il paese di quelli che invece restano...ma quelli che restano sono coloro che sono soggetti a quelle leggi che i governi che sceglieranno tramite il voto decideranno di emanare, sono coloro che subiranno o gioiranno dell'esito dei referendum. E' come, tanto per capirsi, se si facesse un referendum sulle pensioni e si facesse votare gli italiani all'estero...non avrebbe senso per il semplice fatto che loro riceveranno la loro pensione indipendentemente dagli esiti di quella consultazione e, per quanto possano essere interessati, non sono direttamente coinvolti.


Grazie delle tue considerazioni che necessitano pero' di alcune precisazioni. Molti italiani sono all'estero da 40 anni, ma in Italia hanno ancora beni (case, terreni) e quindi pagano le imposte (fanno in questo il loro dovere).
Altri sono all'estero per un periodo breve (per esempio 5 o 10 anni) e quando torneranno la loro pensione sarà italiana: sono quindi interessati alla "res-publicae", hanno interessi politicamente validi e quindi il diritto di votare (che tra l'altro esiste e che non è messo in discussione).
Ovviamente non si puo' dare il diritto di voto sulla base degli interessi o della durata (presunta) della permanenza, perchè i diritti politici sono universali ed inalienabili (sono diritti di cittadinanza).

Quindi il diritto è sempre stato di tutti. Ora con il voto per posta lo si è reso realmente esercitabile; prima solo coloro che stavano vicini all'Italia o che avevano soldi potevano venire a votare, con il treno, la macchina o l'aereo.

In tantissimi casi la "scelta" non è stata affatto tale ed è stata una necessità di sopravvivenza, per trovare quel lavoro che non c'era in patria, lasciando a casa moglie e figli.

Privare anche del voto dopo tante altre privazioni non mi sembra il caso.

Non trovi?
Francesco


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MessaggioInviato: ven ago 24, 2007 14:18 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:06 pm
Messaggi: 1
Mi sono registrato solo oggi e fra tutti i forum ha richiamato la mia attenzione questo perchè vivo in Spagna da 18 anni.
Alcune precisazioni:
Gli italiani all'estero abbiamo SEMPRE avuto diritto al voto, però per esercitarlo dovevamo recarci in Italia. Con la nuova legge semplicemente si è reso effettivo questo diritto a cambio di essere "sottorappresentati" (18 parlamentari per 3 milioni di persone). In un paese normale non influirebbero in una maggioranza. In Italia invece....
In Europa vivendo in un paese che non è il nostro abbiamo diritto solamente a votare alle municipali ed alle europee. Se ci tolgono il diritto di votare alle generali come potrebbe giustificarsi che un cittadino europeo in Europa non abbia diritto ad essere rappresentato in nessun parlamento nazionale (che alla fine sono quelli che eleggono i governi nazionali che a loro volta sono rappresentati nella Commissione Europea)?
Se la Spagna mi desse il diritto di votare al parlamento spagnolo a cambio di rinunciare al diritto di voto in Italia lo accetterei senza dubitare (per le europee lo faccio), ma mentre le cose non cambino rivendico il mio diritto ad essere rappresentato in un parlamento nazionale.
Sul fatto di stabilire chi ha diritto al voto molti hanno gia detto. Evidentemente non può essere in base al fatto di pagare le imposte perché vorrebbe dire tornare indietro nella storia. In Italia molti non pagano imposte: massaie, pensionati con redditi inferiori a 8.000 euro (e purtroppo sono molti), studenti, disoccupati e molti (purtroppo) che non le pagano anche se dovrebbero pagarle e non dimentichiamo preti e suore.
In cambio all’estero vi sono molti italiani che pagano imposte in Italia: ICI su proprietà immobiliari, IRPEF di pensionati che vivono all’estero (i pensionati dello Stato non hanno scelta, devono pagarle per forza in Italia), tassa sul passaporto o semplicemente per redditi italiani (per esempio per avere un appartamento affittato in Italia).
Non regge nemmeno il tema di essere o meno informati (dovremmo passare un esamino?). Come altri hanno detto, oggigiorno con internet e la televisione per satellite possiamo informarci perfettamente e anche i media esteri parlano dell’Italia, anche se poco. Mi spiace disilludervi, ma il nostro paese non fa notizia e quando la fa, spesso è per motivi dei quali non possiamo inorgoglirci. Come diceva Scalfari durante la guerra fredda “siamo la Bulgaria del mondo occidentale”.
La partecipazione al voto all’estero è stata bassa. Chi ha votato è perché si interessa alla vita italiana e chi si interessa si informa e possibilmente è più informato di molti italiani che vivono in Italia e votano quasi per dovere ma non hanno idea di cosa votano (altrimenti non si spiegherebbe perché tanti abbiano votato a Berlusconi).
Pertanto per me vale il principio (non ricordo chi lo disse) che “ogni persona sottomessa a un potere ha il diritto di controllare detto potere”.
E qui viene il punto: gli italiani all’estero sono direttamente interessati alla gestione del paese perché dipendono dall’amministrazione pubblica per molti servizi (e soprattutto ne subiscono i disservizi): i consolati (spesso lontani e saturi di lavoro) dai quali dipendono per qualsiasi atto amministrativo (passaporti, nascite, morti, matrimoni,…i maledetti bolli che all’estero, ovviamente non trovi nella tabaccheria), le scuole italiane all’estero (a pagamento), le pensioni nel caso di aver lavorato anche solo qualche anno in Italia o l’amministrazione pubblica italiana dalla quale dipendiamo per molti servizi che i consolati non ci possono dare (documenti anagrafici, patenti guida, casellari giudiziari) e per i quali a volte dobbiamo spendere molti soldi in chiamate telefoniche internazionali perché le nostre rachitiche amministrazioni non hanno ancora scoperto i pregi di internet.
Riguardo al tema di chi ha la doppia cittadinanza si può discutere. Non mi sembra sbagliata l’idea che debbano scegliere in quale dei due paesi votare (come si fa per le europee), però temo che siano gli stessi paesi che non vogliano rinunciare a perdere votanti (fa comodo un censo elettorale un po’ gonfiato anche se è gente che non vota, per esempio per avere più seggi nel Parlamento Europeo).
Tanto altro si potrebbe dire, ma mi fermo qui. Per la prima volta basta e avanza.


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