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 Oggetto del messaggio: Di nuovo: la “Scuola in Copertina” del programma?
MessaggioInviato: mar feb 19, 2008 16:09 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:08 pm
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Dato che mi sento profondamente incline a credere che la creazione del PD costituisca una svolta, la vera novità nel panorama politico nazionale di cui condivido le linee guida, con tutte le novità introdotte con coraggio da Veltroni, cercherò di fare del mio meglio per sostenere le sue tesi, anche quando ritenendo, senza presunzione di avere opinioni o punti di vista che differiscono per qualche particolare aspetto.
Vorrei esprimere alcune considerazioni, “provocazioni spero costruttive”:

Come insegnante, non ricordo competizione elettorale in cui i programmi dei partiti o delle alleanze politiche non hanno posto l’istruzione, la ricerca e la formazione dei giovani, come elementi cardine, asse portante di tutta la pur articolata struttura pianificatoria degli interventi necessari e urgenti come la migliore delle risposte possibili ai pressanti bisogni dei cittadini. Salvo poi limitarsi ad interventi burocratici formali o giuridico-regolamentali “quasi a costo zero” che spesso, non incidono positivamente sul funzionamento generale della scuola.
Dov’è andato a finire il proposito di equiparare gli stipendi degl’insegnanti al livello retributivo medio degl’altri paesi europei?
La serenità, la dignità del ruolo del docente, diretta conseguenza di un giusto riconoscimento anche economico del compito d’alto profilo reso alla collettività, che conferisce a questa figura scolastica la necessaria autonomia economica e quindi quella tranquillità, indispensabile anche per rafforzare la sua “terzietà” rispetto al difficile compito di valutare i percorsi formativi degli allievi, rappresentando per loro una funzione anche d’immagine e di riferimento “inossidabile” che spesso, nella memoria dei giovani, rimane tale per il resto della vita.

Per questa ragione spero che il PD pur non mettendo i problemi del mondo della scuola nei titoli d’apertura, del suo programma, voglia tuttavia prevedere un sostanziale intervento a sostegno degli insegnanti e di tutti gli operatori della scuola affinché si favorisca il miglioramento delle condizioni generali di questa, considerandolo presupposto perché migliori la qualità del servizio scolastico, da cui deriva la buona preparazione e conoscenza per formare i futuri cittadini e i quadri della nostra società. Facendo in modo quindi che aumenti la competitività di cui si parla oggi, per essere all’altezza di un mercato globale, sempre più esigente.
Che siano sentite utilizzate concretamente e democraticamente le risorse culturali e umane già contenute in seno alla scuola, per raccogliere e valorizzare le vere esigenze del pianeta scolastico, prima di metter mano a modifiche degli aspetti giuridici, normativi e regolamentari di questa. Evitiamo clamorosi errori dirigistici e impositivi, com’è successo con la “riforma Moratti” che pur contenendo alcuni elementi di novità anche giusti che possono trovare applicabilità in certe realtà e in certe condizioni, hanno tuttavia in molti casi aggravato ed esasperato la situazione, mettendo a dura prova la pazienza e la diligenza dei professori che sono stati caricati di una miriade di sofistici adempimenti burocratici e formali che talvolta sottraggono l’attenzione e la giusta concentrazione dell’insegnante dal perseguimento dei veri obiettivi posti dalla funzione docente. Direi che per certi versi le disposizioni contenute nel provvedimento sono un vero “mattone” barattato per riforma, non sicuramente uno strumento agile, di facile e pratico impiego.
Purtroppo nel recente passato diversi governi, come in un delirante balletto delle parti, dove queste, le une impegnate a distruggere quello che aveva costruito le altre e viceversa, risultano impegnate all’esercizio della propria forza, ponendo in essere interventi autoritari, calati dall’alto che non nascono da reali esigenze della scuola, spinte e bisogni della scuola ma sono veramente “altra cosa”.

Per quanto mi riguarda, devo dire che la visione della politica non ideologica di questo gran partito che può dar voce a tutte le scuole di pensiero che si riconoscono in quella sintesi d’esperienza politica di lotta e di militanza della grande tradizione socialista e democratica del nostro paese, sia quella dei padri della Resistenza antifascista che quelli della Costituente, che sono irrinunciabilmente riferimenti importanti, ormai patrimonio della storia repubblicana, sia quella delle lotte operaie e sindacali che hanno costruito negli ultimi 60 anni equità sociale con tutta una serie di strumenti di tutela dei diritti dei lavoratori.

Con il PD mi sembra di capire che oggi le distanze tra le componenti sociali, per quanto ancora esistenti, si sono grandemente avvicinate, soprattutto tra lavoratori e imprenditori, la dove anche questi ultimi sono evidentemente considerati lavoratori. Almeno quelli, professionisti e imprenditori che in virtù della loro creatività, non senza dover superare una miriade di problemi e difficoltà burocratiche e finanziarie, rischiando in prima persona e talvolta senza trarre grandi vantaggi personali, condividono con i propri dipendenti e collaboratori la fatica e l’impegno professionale per raggiungere gli obiettivi produttivi e aziendali, patrimoni e soddisfazione comuni.

Basta quindi con la stagione dello scontro cruento, della guerra fratricida fra diverse o anche opposte formazioni politiche. Ben venga il confronto leale fatto di uomini che hanno punti di vista diversi, ma nella consapevolezza che alla fine lo spirito che anima tutti, aldilà delle convinzioni personali odi gruppo, della scelta degli strumenti strategici che le fanno assumere un particolare modo di dare soluzione ai problemi, ritenuto il migliore possibile rispetto a quello scelto da altri. Sarebbe veramente il massimo che le formazioni che rappresentano i bisogni e gli orientamenti politici di una nazione dopo il confronto nella competizione elettorale, accettandone democraticamente, ma direi ancor prima civilmente l’eventuale vittoria dell’avversario, non del “nemico” successivamente, diventando “comunque forza di governo” per quanto vissuta con il ruolo dell’opposizione. Tale ruolo dovrebbe imporre il sacro santo obbligo di vigilare di opporsi, denunciandone gli errori le difformità o inopportunità, cercando di correggere e migliorare per quanto possibile l’operato della maggioranza, ma perché no consentendo e perfino favorendo la realizzazione di quelle parti del programma che comunque genera situazioni ed processi virtuosi che vanno a beneficio degli amministrati.


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