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Pensi che l'Italia sia pronta per una riforma in senso federalistico dello stato?
SI 48%  48%  [ 10 ]
NO 48%  48%  [ 10 ]
Non so 5%  5%  [ 1 ]
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MessaggioInviato: mar apr 15, 2008 10:17 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:07 pm
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Cita:
Il Pd e' stato sconfitto perche' "ha perso i lavoratori puntando sul proletariato esterno... con il voto agli immigrati ma quelle sono stupidaggini". A parlare e' Umberto Bossi che, dai microfoni di La7, aggiunge: "ora si faranno le riforme, la prima sara' il federalismo fiscale e cioe' una parte cospicua dei soldi devono restare nel territorio che li crea, cosi' non si puo' andare avanti, io partiro' dalla proposta del consiglio regionale della Lombardia: il 40% dell'Iva e il 15% dell'Irpef".




Cita:
Trieste, 14 apr. (Apcom) - Mario Pittoni, candidato della Lega Nord in Friuli Venezia Giulia per il Senato della Repubblica, si aspettava un risultato positivo ma il 13% che, a scrutini quasi conclusi, pare ormai certo, va al di là delle attese.

"Abbbiamo fatto una campagna elettorale particolare, abbiamo parlato con la gente portando i nostri opuscoli, e già da mesi -ricorda - avevamo la sensazione che qualcosa stesse cambiando, ma non ci si aspettava risultati a questi livelli".

"Andiamo al Governo per costruire, c'è un progetto, un programma. E la nostra prima battaglia sarà quella del federalismo fiscale. Le nostre aziende scappano verso l'est, abbiamo bisogno di uno strumento per trattenerle e l'unico strumento possibilie - conclude Pittoni - è proprio il federalismo fiscale".




Cita:
Vincere le elezioni e prendere un sacco di voti per portare a casa il federalismo fiscale'. E proprio il federalismo fiscale e' il primo punto del programm", da realizzare "prima dell'estate". Lo dice a Affaritaliani.it il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, che per quanto riguarda le riforme costituzionali dice: "Con le opposizioni bisogna discutere prima di tutto nella commissione in Parlamento ed e' li' che si deve trattare con tutti per realizzare le riforme". Secondo Bossi "non ci sara' nessun pareggio e quindi non ci sara' nessuna grande coalizione". Quanto a un suo ruolo in un governo del Pdl, il senatur indica il minstero delle Riforme: "Certamente per quanto riguarda le riforme ho moltissime buone idee che sarebbe bene realizzare".




E vai, ponte sullo stretto e Federalismo fiscale, sud in massa per il PDL, che cosa voglio di più?


Quali prospettive avete ora con la vittoria del cd e sopratutto di bossi?

Il suo federalismo ci porterà allo sfacelo o sarà un grande provedimento per lo sviluppo delle regioni :shock: ?


Io sento la pelle d'oca..
Wallace


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MessaggioInviato: mer apr 16, 2008 16:50 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:05 pm
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dan969 ha scritto:
Per me la questione non è se il paese è pronto o meno a una riforma davvero federalista.

Semmai, il problema è quanto può andare ancora avanti senza una riforma davvero federalista.

Mi spiego. C'è un indicatore che si chiama residuo fiscale ed è ottenuto facendo la differenza tra quello che da un territorio viene prelevato sotto forma di tasse e contributi e quanto su quel territorio si riversa in termini di spesa pubblica per servizi e prestazioni.

Bene, in Italia sono sostanzialmetne 3 le regioni che registrano un residuo fiscale negativo (cioè versano più di quanto ricevono) e che dunque mantengono tutto il resto del sistema. Sono Lombardia (-31,5 miliardi di euro all'anno) Veneto (-11,5) ed Emilia (-10,5).

Poi ne esistono altre tre con un residuo fiscale negativo ma di poco: Piemonte (-1,5), Toscana (-0,6) e Marche (-0,2). Tutte le altre prendono, quelle del Sud, di più.

Ora potrà sembrare normale che chi è più ricco aiuti chi lo è meno. Ed è normale. Quello che non è normale sono:
1) le proporzioni di questo aiuto per le prime tre regioni
2) i risultati scarsi o inesistenti di tale sforzo sopportato sempre da quelle tre regioni (basta vedere la sanità o i rifiuti come sono gestiti nel centrosud)
3) il fatto che non si tenga affatto in conto che in molte delle regioni che beneficiano di trasferimenti vi sia un'intensità di evasione fiscale più alta di quella che si registra nelle regioni da cui si perlevano le risorse.

Io credo semplicemente che se non si provvede a breve a rimediare a questo squilibrio mostruoso, le tre regioni più ricche faranno sempre più fatica a reggere la competizione rispetto ai loro concorrenti e di cosneguenza faranno sempre più fatica a produrre ricchezza sufficiente ad alimentare i flussi di supporto alle regioni meno ricche del paese.

Questa condizione rischia di non essere più sostenibile né economicamente né politicamente.

Per questo è il caso di correre rapidamente ai ripari per:
a) ersponsabilizzare le regioni del centrosud sulla raccolta fiscale;
b) responsabilizzare le regioni del centrosud sull'efficienza e l'efficacia della spesa pubblica
c) consentire alle regioni più competitive del paese di liberare risorse per investimenti diretti a garantire sufficiente competitività ai loro sitemi economico-territoriali.

Il problema non è la secessione della Lega, che piove dall'altro delle istituzioni politiche (quella è una bufala). Il problema è che il paese si sta concretamente spaccando, sul terriotrio, dal basso.

E a me sembra che nel PD non se ne accorga nessuno.
Approfitto anche qui per consigliare il libro di Marco Alfieri (un giornalista ex Rfirmista ora al Sole 24 ORE, non sospettabile di simpatie forzaleghiste) "Nord terra ostile. perché la sinistra non vince".

daniele, milano

Caro daniele.Ecco è quello evidenziato il problema.
Questo è il ritornello che si sente al Nord.
Cominciano ad essere stanchi.Certo in qualche modo
bisogna correggere le cose.
Ciao
Paolo11


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MessaggioInviato: gio apr 17, 2008 16:33 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:03 pm
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dan969 ha scritto:
Per me la questione non è se il paese è pronto o meno a una riforma davvero federalista.

Semmai, il problema è quanto può andare ancora avanti senza una riforma davvero federalista.

Mi spiego. C'è un indicatore che si chiama residuo fiscale ed è ottenuto facendo la differenza tra quello che da un territorio viene prelevato sotto forma di tasse e contributi e quanto su quel territorio si riversa in termini di spesa pubblica per servizi e prestazioni.

Bene, in Italia sono sostanzialmetne 3 le regioni che registrano un residuo fiscale negativo (cioè versano più di quanto ricevono) e che dunque mantengono tutto il resto del sistema. Sono Lombardia (-31,5 miliardi di euro all'anno) Veneto (-11,5) ed Emilia (-10,5).

Poi ne esistono altre tre con un residuo fiscale negativo ma di poco: Piemonte (-1,5), Toscana (-0,6) e Marche (-0,2). Tutte le altre prendono, quelle del Sud, di più.

Ora potrà sembrare normale che chi è più ricco aiuti chi lo è meno. Ed è normale. Quello che non è normale sono:
1) le proporzioni di questo aiuto per le prime tre regioni
2) i risultati scarsi o inesistenti di tale sforzo sopportato sempre da quelle tre regioni (basta vedere la sanità o i rifiuti come sono gestiti nel centrosud)
3) il fatto che non si tenga affatto in conto che in molte delle regioni che beneficiano di trasferimenti vi sia un'intensità di evasione fiscale più alta di quella che si registra nelle regioni da cui si perlevano le risorse.

Io credo semplicemente che se non si provvede a breve a rimediare a questo squilibrio mostruoso, le tre regioni più ricche faranno sempre più fatica a reggere la competizione rispetto ai loro concorrenti e di cosneguenza faranno sempre più fatica a produrre ricchezza sufficiente ad alimentare i flussi di supporto alle regioni meno ricche del paese.

Questa condizione rischia di non essere più sostenibile né economicamente né politicamente.

Per questo è il caso di correre rapidamente ai ripari per:
a) ersponsabilizzare le regioni del centrosud sulla raccolta fiscale;
b) responsabilizzare le regioni del centrosud sull'efficienza e l'efficacia della spesa pubblica
c) consentire alle regioni più competitive del paese di liberare risorse per investimenti diretti a garantire sufficiente competitività ai loro sitemi economico-territoriali.

Il problema non è la secessione della Lega, che piove dall'altro delle istituzioni politiche (quella è una bufala). Il problema è che il paese si sta concretamente spaccando, sul terriotrio, dal basso.

E a me sembra che nel PD non se ne accorga nessuno.
Approfitto anche qui per consigliare il libro di Marco Alfieri (un giornalista ex Rfirmista ora al Sole 24 ORE, non sospettabile di simpatie forzaleghiste) "Nord terra ostile. perché la sinistra non vince".

daniele, milano


E' di notevole interesse conoscere il residuo fiscale
positivo o negativo delle varie regioni italiane, in quale sito lo si può trovare ?
Senzaltro il federalismo fiscale è molto sentito al Nord e deve trovare una adeguata risposta non trascurando il sud , ma cercando di eliminare gli sprechi, combattere la mafia,la camorra e tutta la mala vita. Le regionmi del Nord dovrebbero esssere più coinvolte per trasformare il Sud.


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MessaggioInviato: gio apr 17, 2008 16:43 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:05 pm
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Kcf4br1s ha scritto:
dan969 ha scritto:
Per me la questione non è se il paese è pronto o meno a una riforma davvero federalista.

Semmai, il problema è quanto può andare ancora avanti senza una riforma davvero federalista.

Mi spiego. C'è un indicatore che si chiama residuo fiscale ed è ottenuto facendo la differenza tra quello che da un territorio viene prelevato sotto forma di tasse e contributi e quanto su quel territorio si riversa in termini di spesa pubblica per servizi e prestazioni.

Bene, in Italia sono sostanzialmetne 3 le regioni che registrano un residuo fiscale negativo (cioè versano più di quanto ricevono) e che dunque mantengono tutto il resto del sistema. Sono Lombardia (-31,5 miliardi di euro all'anno) Veneto (-11,5) ed Emilia (-10,5).

Poi ne esistono altre tre con un residuo fiscale negativo ma di poco: Piemonte (-1,5), Toscana (-0,6) e Marche (-0,2). Tutte le altre prendono, quelle del Sud, di più.

Ora potrà sembrare normale che chi è più ricco aiuti chi lo è meno. Ed è normale. Quello che non è normale sono:
1) le proporzioni di questo aiuto per le prime tre regioni
2) i risultati scarsi o inesistenti di tale sforzo sopportato sempre da quelle tre regioni (basta vedere la sanità o i rifiuti come sono gestiti nel centrosud)
3) il fatto che non si tenga affatto in conto che in molte delle regioni che beneficiano di trasferimenti vi sia un'intensità di evasione fiscale più alta di quella che si registra nelle regioni da cui si perlevano le risorse.

Io credo semplicemente che se non si provvede a breve a rimediare a questo squilibrio mostruoso, le tre regioni più ricche faranno sempre più fatica a reggere la competizione rispetto ai loro concorrenti e di cosneguenza faranno sempre più fatica a produrre ricchezza sufficiente ad alimentare i flussi di supporto alle regioni meno ricche del paese.

Questa condizione rischia di non essere più sostenibile né economicamente né politicamente.

Per questo è il caso di correre rapidamente ai ripari per:
a) ersponsabilizzare le regioni del centrosud sulla raccolta fiscale;
b) responsabilizzare le regioni del centrosud sull'efficienza e l'efficacia della spesa pubblica
c) consentire alle regioni più competitive del paese di liberare risorse per investimenti diretti a garantire sufficiente competitività ai loro sitemi economico-territoriali.

Il problema non è la secessione della Lega, che piove dall'altro delle istituzioni politiche (quella è una bufala). Il problema è che il paese si sta concretamente spaccando, sul terriotrio, dal basso.

E a me sembra che nel PD non se ne accorga nessuno.
Approfitto anche qui per consigliare il libro di Marco Alfieri (un giornalista ex Rfirmista ora al Sole 24 ORE, non sospettabile di simpatie forzaleghiste) "Nord terra ostile. perché la sinistra non vince".

daniele, milano


E' di notevole interesse conoscere il residuo fiscale
positivo o negativo delle varie regioni italiane, in quale sito lo si può trovare ?
Senzaltro il federalismo fiscale è molto sentito al Nord e deve trovare una adeguata risposta non trascurando il sud , ma cercando di eliminare gli sprechi, combattere la mafia,la camorra e tutta la mala vita. Le regionmi del Nord dovrebbero esssere più coinvolte per trasformare il Sud.

CaroKcf4br1s.Ho trovato questo.
http://www.unioncameredelveneto.it/comu ... alismo.pdf
Ciao
Paolo11


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MessaggioInviato: ven apr 18, 2008 12:09 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:07 pm
Messaggi: 906
Le tabelle sono molto chiare...sono cose che già sapevo ma vederle nero su bianco fa un grand effetto :(


Le regioni che spendono di più sono quelle meno efficienti.

Se lo stato diminuisse anche solo gli stipendi delle amministrazioni regionali (in Calabria i membri della giunta percepiscono stipendi simili a quelli dei parlamentari, già di per se elevati, figuriamoci per una regione che già versa in cattive condizioni)


Comincio a rivalutare il federalismo.
Anche se dovessimo passare per l'inferno, è opportuno togliere la spina a queste amministrazioni succhiasangue.


Della serie "Muoia Sansone.."

Wallace


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MessaggioInviato: ven apr 18, 2008 14:07 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:05 pm
Messaggi: 8940
Luis Wallace ha scritto:
Le tabelle sono molto chiare...sono cose che già sapevo ma vederle nero su bianco fa un grand effetto :(


Le regioni che spendono di più sono quelle meno efficienti.

Se lo stato diminuisse anche solo gli stipendi delle amministrazioni regionali (in Calabria i membri della giunta percepiscono stipendi simili a quelli dei parlamentari, già di per se elevati, figuriamoci per una regione che già versa in cattive condizioni)


Comincio a rivalutare il federalismo.
Anche se dovessimo passare per l'inferno, è opportuno togliere la spina a queste amministrazioni succhiasangue.


Della serie "Muoia Sansone.."

Wallace

Caro Luis Wallace.Ieri sera ho visto la trasmissione
Annozero.Dopo anni, hanno fatto vedere come veramente è la lega Nord.Sinceramente cosa posso dirti, se ottengono il federalismo,andrà a beneficio di tutta la comunità di quelle regioni.Con servizi eccc....
Che sia noto che con lo stesso stipendio uno del nord
vive peggio di uno con lo stesso stipendio al sud questo è vero.Me lo ripete la fidanzata di mio figlio che è Sarda.Una famiglia di Napoli intervistata nella trasmissione ha dato ragione alla lega.Ha risposto
tanto gli aiuti dati al sud, non arrivano mai a noi cittadini.Penso che il sud ha tutte le potenzialità,
per camminare con le proprie gambe. Turismo eccc...
La Sicilia con il sole che si ritrova quasi tutto l'anno, potrebbe essere quasi autosufficente con il solare.Ora Berlusconi dice ci saranno dei sacrifici da fare in futuro, con la recessione che prima o poi arriverà pure qui.Non sò quanto del programma riuscirà a portare avanti.ICI bollo auto eccc...
Se ci riesce è bravo.Almeno lui una legislatura completa l'a fatta, penso un po di esperienza ora
l'abbia acquisita. Questi giorni pure Di Pietro,
che gli ho dato il voto al senato, comincia a fare certi discorsi che non mi piacciono.Non vorrei che si montasse la testa.
Ciao
Paolo11


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MessaggioInviato: ven apr 18, 2008 16:29 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:03 pm
Messaggi: 2167
paolo11 ha scritto:
CaroKcf4br1s.Ho trovato questo.
http://www.unioncameredelveneto.it/comu ... alismo.pdf
Ciao
Paolo11


Grazie, sono molto interessanti quelle tabelle; condivido che gli amministratori di regioni in negativo dovrebbero per primi ridimensionarsi gli stipendi e mi sembrerebbe opportuno che la gestione stessa di quelle regioni fosse condivisa dalle Regioni che contribuiscono ai relativi versamenti .
Ciao da Kcf4br1s


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MessaggioInviato: dom apr 20, 2008 19:03 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:07 pm
Messaggi: 906
paolo11 ha scritto:
Luis Wallace ha scritto:
Le tabelle sono molto chiare...sono cose che già sapevo ma vederle nero su bianco fa un grand effetto :(


Le regioni che spendono di più sono quelle meno efficienti.

Se lo stato diminuisse anche solo gli stipendi delle amministrazioni regionali (in Calabria i membri della giunta percepiscono stipendi simili a quelli dei parlamentari, già di per se elevati, figuriamoci per una regione che già versa in cattive condizioni)


Comincio a rivalutare il federalismo.
Anche se dovessimo passare per l'inferno, è opportuno togliere la spina a queste amministrazioni succhiasangue.


Della serie "Muoia Sansone.."

Wallace

Caro Luis Wallace.Ieri sera ho visto la trasmissione
Annozero.Dopo anni, hanno fatto vedere come veramente è la lega Nord.Sinceramente cosa posso dirti, se ottengono il federalismo,andrà a beneficio di tutta la comunità di quelle regioni.Con servizi eccc....
Che sia noto che con lo stesso stipendio uno del nord
vive peggio di uno con lo stesso stipendio al sud questo è vero.Me lo ripete la fidanzata di mio figlio che è Sarda.Una famiglia di Napoli intervistata nella trasmissione ha dato ragione alla lega.Ha risposto
tanto gli aiuti dati al sud, non arrivano mai a noi cittadini.Penso che il sud ha tutte le potenzialità,
per camminare con le proprie gambe. Turismo eccc...
La Sicilia con il sole che si ritrova quasi tutto l'anno, potrebbe essere quasi autosufficente con il solare.Ora Berlusconi dice ci saranno dei sacrifici da fare in futuro, con la recessione che prima o poi arriverà pure qui.Non sò quanto del programma riuscirà a portare avanti.ICI bollo auto eccc...
Se ci riesce è bravo.Almeno lui una legislatura completa l'a fatta, penso un po di esperienza ora
l'abbia acquisita. Questi giorni pure Di Pietro,
che gli ho dato il voto al senato, comincia a fare certi discorsi che non mi piacciono.Non vorrei che si montasse la testa.
Ciao
Paolo11



Caro Paolo11...il problema, come già esposto nelle prime pagine di questo topic (che finalmente registra qualche visita in più..) è dare un imput.


Col federalismo fiscale il nord (spero)spiccherà il volo, mentre prevedo per il sud almeno un lustro di crisi ancora più profonda.


Cita:
Grazie, sono molto interessanti quelle tabelle; condivido che gli amministratori di regioni in negativo dovrebbero per primi ridimensionarsi gli stipendi e mi sembrerebbe opportuno che la gestione stessa di quelle regioni fosse condivisa dalle Regioni che contribuiscono ai relativi versamenti .
Ciao da Kcf4br1s


Avessero il coraggio di calestare i piedi a chi di dovere...


Ni sentimu,
Wallace


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MessaggioInviato: dom apr 20, 2008 20:42 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:05 pm
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Luis Wallace ha scritto:
paolo11 ha scritto:
Luis Wallace ha scritto:
Le tabelle sono molto chiare...sono cose che già sapevo ma vederle nero su bianco fa un grand effetto :(


Le regioni che spendono di più sono quelle meno efficienti.

Se lo stato diminuisse anche solo gli stipendi delle amministrazioni regionali (in Calabria i membri della giunta percepiscono stipendi simili a quelli dei parlamentari, già di per se elevati, figuriamoci per una regione che già versa in cattive condizioni)


Comincio a rivalutare il federalismo.
Anche se dovessimo passare per l'inferno, è opportuno togliere la spina a queste amministrazioni succhiasangue.


Della serie "Muoia Sansone.."

Wallace

Caro Luis Wallace.Ieri sera ho visto la trasmissione
Annozero.Dopo anni, hanno fatto vedere come veramente è la lega Nord.Sinceramente cosa posso dirti, se ottengono il federalismo,andrà a beneficio di tutta la comunità di quelle regioni.Con servizi eccc....
Che sia noto che con lo stesso stipendio uno del nord
vive peggio di uno con lo stesso stipendio al sud questo è vero.Me lo ripete la fidanzata di mio figlio che è Sarda.Una famiglia di Napoli intervistata nella trasmissione ha dato ragione alla lega.Ha risposto
tanto gli aiuti dati al sud, non arrivano mai a noi cittadini.Penso che il sud ha tutte le potenzialità,
per camminare con le proprie gambe. Turismo eccc...
La Sicilia con il sole che si ritrova quasi tutto l'anno, potrebbe essere quasi autosufficente con il solare.Ora Berlusconi dice ci saranno dei sacrifici da fare in futuro, con la recessione che prima o poi arriverà pure qui.Non sò quanto del programma riuscirà a portare avanti.ICI bollo auto eccc...
Se ci riesce è bravo.Almeno lui una legislatura completa l'a fatta, penso un po di esperienza ora
l'abbia acquisita. Questi giorni pure Di Pietro,
che gli ho dato il voto al senato, comincia a fare certi discorsi che non mi piacciono.Non vorrei che si montasse la testa.
Ciao
Paolo11



Caro Paolo11...il problema, come già esposto nelle prime pagine di questo topic (che finalmente registra qualche visita in più..) è dare un imput.


Col federalismo fiscale il nord (spero)spiccherà il volo, mentre prevedo per il sud almeno un lustro di crisi ancora più profonda.


Cita:
Grazie, sono molto interessanti quelle tabelle; condivido che gli amministratori di regioni in negativo dovrebbero per primi ridimensionarsi gli stipendi e mi sembrerebbe opportuno che la gestione stessa di quelle regioni fosse condivisa dalle Regioni che contribuiscono ai relativi versamenti .
Ciao da Kcf4br1s


Avessero il coraggio di calestare i piedi a chi di dovere...


Ni sentimu,
Wallace

Caro Luis Wallace.Qui al nord la vita è piu cara.
Una volta esistevano le gabbie salariali.Che riconoscevano questo.Ora tutti uguali sia nei contratti eccc.....Forse bisogna tornare indietro,
anche per gli amministratori.
Ciao
Paolo11


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MessaggioInviato: lun apr 21, 2008 19:48 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:07 pm
Messaggi: 906
Hai sicuramente ragione.
Qua con 1300 euro vai benone, se hai la casa tiri(anche se a fatica) una famiglia.

Al nord il carovita è molto più alto, gli affitti crescono, la ricchezza creata scappa via e non si sa che fine fa (nelle mani delle mafie in parte :?,e dei cattivi amministrazioni).

Però il federalismo così come lo vuole Bossi, spaccherà ancora di più il paese.

Vedremo nei prossimi mesi come si svilupperà la situazione...

Spero solo non si rimettano in piedi strutture ruba soldi tipo "Sviluppo Italia", ovvero la ex cassa del mezzogiorno..

Ni sentimu,
Wallace


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MessaggioInviato: lun apr 21, 2008 22:11 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:05 pm
Messaggi: 8940
Caro Luis Wallace.Si staremo a vedere.Se fanno cose giuste, non sono uno di quelli "bastian contrario",
se a mio parere sbagliano li critico.
Come penso faccia il PD opposizione costruttiva.
Ciao
paolo11


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MessaggioInviato: gio apr 24, 2008 17:10 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:07 pm
Messaggi: 906
Ecco l'analisi di un esperto, Michele Salvati.


Tutti dimenticano che, oltre a maggiori entrate, ci saranno pure maggiori spese..


Cita:
Le due Italie, la lobby del Sud
e il ruolo del Pd
Michele Salvati - Il Corriere della Sera
Nei commenti dopo il voto sulla grande stampa — ma anche prima, durante la campagna elettorale — non si può dire che si sia prestata molta attenzione al Mezzogiorno: la cosiddetta «questione settentrionale» l'ha fatta da padrona.

Prima del voto, i «fucili » di Bossi hanno colpito assai di più di quelli di Lombardo, pur trattandosi, in entrambi i casi, di fucili di legno, di fanfaronate. Dopo il voto, il trionfo della Lega al Nord è stato sottolineato assai più di quello del Pdl al Sud, e in entrambi i casi non si tratta certo di novità: la Lega è tornata ai livelli degli anni 90 e, per il Sud, si tratta di una tendenza già osservata a schierarsi con il presunto vincitore e a contribuire al suo successo.

Partendo da un’apparente irrazionalità del voto meridionale, vorrei sostenere una tesi semplice: l'irrisolta questione meridionale—l'unica vera «questione», una tragica spaccatura nella nostra storia unitaria—ha generato negli ultimi due decenni una reazione di rigetto nel Nord che è destinata a rimanere.

Questione antica e reazione recente oggi danno vita a un grave problema nazionale, per il quale non sembra che i partiti a vocazione maggioritaria (e nazionale) abbiano risposte chiare. Per ora, almeno. Irrazionale lo spostamento verso il Pdl di tante regioni meridionali? Apparentemente sì: l'alleanza del Pdl con la Lega è strategica e la Lega non ha mai fatto mistero delle sue intenzioni di ridurre, e di molto, le risorse che lo Stato trasferisce al Mezzogiorno.

Ciò sta scritto a chiare lettere nel programma elettorale di questo movimento politico e, per liquidare ogni dubbio, basta scaricare la proposta di attuazione dell'articolo 119 della Costituzione (federalismo fiscale) approvata il 19 giugno scorso dall'Assemblea regionale lombarda: è un documento ufficiale, non un manifesto elettorale. Se la proposta lombarda diventasse legge dello Stato — e questa sembra essere l'intenzione comune di Lega e Pdl — il taglio di risorse che affluiscono verso il Sud sarebbe forte e la stessa finalità di fornire ai cittadini dell'intero Paese servizi pubblici in quantità e qualità simili sarebbe negata per principio.

E allora perché una gran parte del ceto politico e dei cittadini meridionali hanno scelto il Pdl? Faccio fatica ad accettare un'ipotesi di irrazionalità e propongo una spiegazione alternativa. Da molto tempo i ceti politici meridionali hanno constatato che disporre di voci influenti e di molti parlamentari nella coalizione che sostiene il governo (e un po' per effetto di An, un po' per l'esito delle ultime elezioni, il gruppo parlamentare del Pdl si è notevolmente meridionalizzato) giova ai trasferimenti pubblici verso il Mezzogiorno: se poi giovi al Mezzogiorno, alla soluzione della «questione meridionale», è cosa del tutto diversa. Tale constatazione equivale a scommettere che le bellicose intenzioni della Lega resteranno intenzioni, e saranno frustrate da una potente lobby meridionale: il federalismo fiscale che uscirà fuori dal tritacarne governativo e parlamentare non sarà per nulla simile al disegno approvato dal consiglio regionale lombardo.

Questo devono aver pensato gli elettori meridionali e il ceto politico che ha indirizzato il loro voto. Se la scommessa sia realistica, non lo so. So soltanto che sul federalismo fiscale (e, più in generale, sulla riforma costituzionale) si giocherà una partita di straordinaria importanza: una partita da cui dipende la stessa tenuta del nostro Paese come nazione.
La domanda del Sud di livelli e qualità simili nei servizi pubblici, nonché di trasferimenti addizionali a scopo di sviluppo—questo afferma l’articolo 119 della Costituzione —è fondata su un condivisibile principio di solidarietà nazionale. Ma incorpora anche la richiesta di continuare con l’andazzo di oggi, di usare servizi e trasferimenti in modo inefficiente e clientelare, senza alcuna ricaduta positiva in termini di sviluppo.
E la domanda di autonomia fiscale del Nord sicuramente è motivata da insofferenza per il vincolo di solidarietà nazionale (politici siciliani: che cosa intendete quando parlate di «autonomia»? Essa vuol dire una cosa chiara—fare da soli—per una regione con un prodotto pro capite superiore alla media nazionale; una cosa alquanto diversa per una regione i cui consumi sono sostenuti da trasferimenti provenienti dal resto del Paese).

Ma contiene, la domanda del Nord, anche la sacrosanta richiesta di controllare che le risorse provenienti dalle loro regioni siano utilizzate in modo efficiente, per promuovere sviluppo. Sono conciliabili queste due domande? Se prendiamo le loro motivazioni buone, certamente sì. Ma per conciliarle occorrono visione e idee forti su come innescare sviluppo autonomo nel Mezzogiorno: insomma un ceto politico e tecnico di grande qualità.

E qui si apre una straordinaria occasione per il Partito democratico. Ci saranno ovviamente tensioni tra la Lega e la parte meridionale del Pdl. Se il Pd ha veramente vocazione maggioritaria, se veramente antepone gli interessi del Paese a quelli del partito, non ceda alla tentazione di esasperare le fratture nella coalizione di governo, ma si impegni in Parlamento a trovare una mediazione alta, una soluzione che salvaguardi l’unità nazionale componendo le «parti buone» delle domande che provengono dal Nord e dal Sud.
























Questa è di qualche anno fa

Cita:
Intervista al professor Michele Salvati, docente di Economia Politica presso il Dipartimento di Economia Politica e Aziendale dell'Università degli Studi di Milano

di M. Rosaria Benanti

E' stato osservato, ed a ragione, che sia i politici di professione che gli stessi cittadini hanno riscoperto il gusto della discussione e del confronto politico.
Abbiamo ritenuto, pertanto, anche noi di intervenire, cercando di soffermarci ed approfondire alcune questioni che riteniamo importanti per il nostro futuro. Abbiamo così intervistato un autorevole economista, il professor Michele Salvati, per tracciare insieme a lui un quadro sull'attuale situazione economica italiana.

1) Professore, Lei oltre che un rappresentante di una parte politica è un esperto dell'economia. Che cosa sta succedendo all'economia italiana?
Il previsto aumento della produzione industriale non si è verificato, ci siamo sempre vantati del dinamismo della piccola e media impresa e non ci siamo accorti della crisi che stavano attraversando le poche grandi industrie non in grado di competere in un mercato sempre più globale.
Non Le pare Professore che sia mancata una politica lungimirante in campo economico, che si sia guardato più alla risoluzione dei problemi contingenti che svolgere programmi di ampio respiro?
La domanda coinvolge insieme problemi di politica macro e di politica micro-economica. Quanto alla prima si sapeva benissimo che saremmo entrati in una situazione recessiva a seguito dell'esplosione della bolla speculativa americana. Lo si sapeva dal primo trimestre del 2001 ed è stata una scelta politica (per usare un eufemismo) dell'attuale governo - allora impegnato come opposizione nel confronto elettorale - diffondere aspettative eccessivamente ottimistiche sui tassi di crescita che il nostro paese avrebbe potuto raggiungere se solo si fossero seguite le sue ricette. L'Italia, anzi l'intera Europa, segue il ciclo che si propaga dagli Stati Uniti e l'idea che avremmo potuto muoverci in controtendenza e metterci a correre era semplicemente priva di senso. Le ricette proposte (riduzione della pressione fiscale e maggior flessibilità nel mercato del lavoro, per venire alla sostanza) non hanno questo potere miracoloso: la prima gioca sulle aspettative e gli "animal spirits", che è ben difficile possano essere stimolati quando la domanda cade ovunque. La seconda va sviluppata in un sistema di garanzie, che costano non poco e i quattrini, in una situazione depressiva, sono maledettamente scarsi.
Ma anche in una situazione di domanda internazionale meno depressa è dubbio che queste misure intacchino i problemi che affliggono l'industria italiana e la rendono meno competitiva di quanto desidereremmo: la nostra grande industria è ormai scomparsa da gran parte dei settori traenti (la Fiat è l'ultimo esempio, anche se di drammatico valore simbolico); le nostre infrastrutture sono scadenti a seguito del sotto-investimento di decenni, ormai; i servizi che lo Stato dovrebbe fornire (dall'istruzione alla giustizia civile) imparagonabili con quelli degli altri paesi europei con i quali ci confrontiamo. Questa situazione non è certo dovuta a governi di centro-destra. Ma neppure ai governi tecnici e di centro-sinistra degli anni '90, i quali hanno dovuto usare tutte le loro risorse politiche per affrontare un problema di risanamento fiscale e finanziario gigantesco e indilazionabile. Si tratta dell'eredità degli anni '70 e '80, del lassismo fiscale e finanziario che allora fu predominante.
Un programma serio di crescita, su basi fiscali e finanziarie consolidate, deve lentamente ricostruire le infrastrutture, far funzionare i servizi dello Stato, costruire regole di condotta serie e stabili per le imprese. Senza promettere miracoli. Se la scuola e la formazione professionali sono serie, se la giustizia (mi riferisco a quella civile, che è quella che conta per l'impresa) è spedita, se funzionano strade e ferrovie, se le regole sono semplici a la pubblica amministrazione fa il suo dovere, se le città sono vivibili e la criminalità sotto controllo, l'impresa poi si sviluppa dove ne esistono i prerequisiti sociali.

2) Agganciandomi alla precedente domanda e in particolare alla crisi che sta attraversando la grande industria automobilistica italiana, non Le sembra che ciò sia una conseguenza di un non tempestivo aggiornamento tecnologico, di una carente ricerca scientifica, di una insufficiente presenza delle grandi industrie nazionali sui grandi mercati internazionali nelle nazioni emergenti, tanto da indurre la Banca d'Italia a parlare di industrie "nane"? Come è stato detto autorevolmente, in riferimento alle industrie piccole, medie e grandi, la forza dei piccoli non compensa la debolezza dei colossi?
Posta così, si tratta di una domanda retorica, perché ammette un'unica risposta: certo, è conseguenza di tutte le cose che lei dice. Ma perché l'aggiornamento tecnologico non è stato tempestivo? Perché la ricerca scientifica è stata carente? Perché la presenza delle nostre grandi imprese nei mercati internazionali (soprattutto nei paesi avanzati e non solo nei paesi emergenti) è insufficiente? Perché la Fiat va in crisi terminale mentre Peugeot e Volkswagen se la cavano? Il nostro è un paese che ha avuto uno sviluppo economico straordinario fino ai primi anni '70, guadagnando posizioni e posizioni sugli altri paesi sviluppati. Poi qualcosa si è rotto, nel corso dei turbolenti anni '70 e l'inflazione e il debito non sono che sintomi esterni di questa rottura: da allora continuiamo a crescere, ma cresciamo come la media degli altri paesi sviluppati e anche meno.
Il problema non è tanto la prevalenza di piccole imprese: in un paese in cui l'industria era concentrata nel nord-ovest si è trattato di un processo inevitabile e benemerito, quell'industrializzazione senza fratture di cui parlava il compianto Giorgio Fuà. Il problema è la difficoltà di passaggio da dimensioni piccole a medio-grandi, la difficoltà di entrata in settori ad alta crescita della domanda mondiale, in settori ad elevata tecnologia. Qui operano quei fattori di contorno cui abbiamo già accennato: infrastrutture, qualità dell'istruzione, servizi pubblici scadenti, anche tensioni sociali superiori alla media dei nostri vicini. Insomma, opera l'Italia così com'è, nei suoi pregi e nei suoi vizi. E opera il suo fedele specchio, il ceto politico così com'è. La lungimiranza è sempre difficile in democrazia, costretta a riscontri continui con elettori o troppo ideologizzati, o assetati di risultati mirabolanti.

3) Non pensa Professore che il cosiddetto federalismo fiscale, le autonomie regionali, al di là delle buone intenzioni e delle solenni dichiarazioni, siano un ulteriore dilatatore della spesa pubblica e, collegandomi alla precedente domanda, un fattore di dispersione delle poche risorse economiche di cui disponiamo nonché una pericolosa fragilità contrattuale dinanzi a probabili insediamenti di multinazionali che avrebbero di fronte un interlocutore - l'ente locale - pronto a cedere alle condizioni e ai ricatti economici di un ente infinitamente più potente?
Il rischio c'è, quantomeno il primo che lei sottolinea. (Il secondo, la fragilità contrattuale di fronte alle multinazionali, non lo vedo proprio: magari ci fossero un po' di grandi imprese estere disposte a venire in Italia!) Io resto un convinto fautore di forti autonomie locali, come lo erano Luigi Einaudi e Luigi Sturzo, e, dietro di loro, il grande Carlo Cattaneo. Lo resto per le loro stesse ragioni: l'auto-amministrazione e la responsabilità che ne consegue sono una scuola di civiltà e di democrazia. Ma il modo in cui il nostro pseudo-federalismo va inserendosi nel nostro pseudo-bipolarismo sinceramente mi preoccupa. Passi se comporta costi (lievemente)maggiori: ciò avviene ovunque ed è un prezzo che val la pena di pagare se si accompagna a maggiore responsabilità e vicinanza ai cittadini. Il rischio è che ci siano costi maggiori, maggiore inefficienza amministrativa e i cittadini, invece di prendersela con i loro amministratori locali, continuino a gridare "piove, governo ladro", continuino a prendersela con il governo centrale. L'esperienza desolante della Regione Sicilia doveva essere presa in più attenta considerazione.


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MessaggioInviato: mer apr 30, 2008 13:45 pm 

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Condivido in tutto e per tutto le conclusioni dell'analisi di Salvati. La scommessa per il PD è proprio quella di trovare una "mediazione alta". E' ora di capire che la Lega, con tutto quello che di pessimo si può dire sul suo conto, ha almeno due mertiti:

1) senza la Lega nessuno avrebbe affrontato questi temi. E' il riconoscimento di un ruolo storico, senza il quale per altro le tensioni che non stanno nella politica ma nella realtà oggettiva dei fatti avrebbero poturo trovare sfoghi anche ben peggiori.

2) il consenso che raccoglie - altro discorso è come lo usa - è motivato, appunto, da una condizione oggettiva di sofferenza del patto cittadini (del nord) - Stato. Il patto fondamentale è: io individuo acconsento a delegare potere decisionale e versare parte delle mie risorse allo Stato in cambio di quei servizi e di quelle prestazioni che da solo non sarei in grado di procurarmi. Se il rapporto tra quanto versato e quanto ottenuto in cambio eccede, in peggio, rispetto alle aspettative, il patto scricchiola e rischia di rompersi. La richiesta di federalismo fiscale non è altro che l'espressione di questo disagio che - differentemente da quanto si pensa altrove - qui al Nord è molto sentito e la stessa epressione "federalismo fiscale", apparentemente tecnica e fredda è tutt'altro che miscnosciuta.

Quello che il centrosinisra non ha capito, continuando a parlare di "egoismo", "razzismo", ecc, è proprio questo. Non c'è proprio niente di egoista o razzista nel chiedere che tutti si adeguinoa: a) un livello di evasione fiscale "decente" (in media con l'Europa), b) un livello di efficienza ed efficacia della spesa pubblica "decente" (in linea con quello - pur largamente migliorabile - delle regioni del Nord). Al contrario, è una questione di equità e, se vogliamo, anche di civiltà, senza soluzione della quale è ovvio, naturale e direi persino giusto che una parte dei cittadini ritirino la propia delega allo Stato.

daniele, milano


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MessaggioInviato: dom mag 04, 2008 22:40 pm 

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dan969 ha scritto:
Condivido in tutto e per tutto le conclusioni dell'analisi di Salvati. La scommessa per il PD è proprio quella di trovare una "mediazione alta". E' ora di capire che la Lega, con tutto quello che di pessimo si può dire sul suo conto, ha almeno due mertiti:

1) senza la Lega nessuno avrebbe affrontato questi temi. E' il riconoscimento di un ruolo storico, senza il quale per altro le tensioni che non stanno nella politica ma nella realtà oggettiva dei fatti avrebbero poturo trovare sfoghi anche ben peggiori.

2) il consenso che raccoglie - altro discorso è come lo usa - è motivato, appunto, da una condizione oggettiva di sofferenza del patto cittadini (del nord) - Stato. Il patto fondamentale è: io individuo acconsento a delegare potere decisionale e versare parte delle mie risorse allo Stato in cambio di quei servizi e di quelle prestazioni che da solo non sarei in grado di procurarmi. Se il rapporto tra quanto versato e quanto ottenuto in cambio eccede, in peggio, rispetto alle aspettative, il patto scricchiola e rischia di rompersi. La richiesta di federalismo fiscale non è altro che l'espressione di questo disagio che - differentemente da quanto si pensa altrove - qui al Nord è molto sentito e la stessa epressione "federalismo fiscale", apparentemente tecnica e fredda è tutt'altro che miscnosciuta.

Quello che il centrosinisra non ha capito, continuando a parlare di "egoismo", "razzismo", ecc, è proprio questo. Non c'è proprio niente di egoista o razzista nel chiedere che tutti si adeguinoa: a) un livello di evasione fiscale "decente" (in media con l'Europa), b) un livello di efficienza ed efficacia della spesa pubblica "decente" (in linea con quello - pur largamente migliorabile - delle regioni del Nord). Al contrario, è una questione di equità e, se vogliamo, anche di civiltà, senza soluzione della quale è ovvio, naturale e direi persino giusto che una parte dei cittadini ritirino la propia delega allo Stato.

daniele, milano



La Lega col suo estremismo riesce a convogliare lo scontento a suo favore.
Eppure già a sentire cose del genere io del federalismo fiscale me fregherei altamente.

Cita:
11:57 Bossi: "Nostri fucili sono sempre caldi"
"Non so cosa vuole la sinistra, noi siamo pronti. Se vogliono fare gli scontri io ho trecentomila uomini sempre a disposizione, se vogliono accomodarsi". Lo ha dichiarato il leader della Lega Umberto Bossi, che ha aggiunto: "I fucili sono sempre caldi".

Bossi: "O si fanno le riforme, o 300.000 martiri pronti a battersi"
"Questa è l'ultima occasione: o si fanno le riforme o facciamo un casino". Umberto Bossi, conversando con i cronisti nel cortile di montecitorio, non usa giri di parole: o il federalismo si vara in questa legislatura, o la lega è pronta a piantare "un casino". Poi, minaccia: "abbiamo 300 mila uomini, 300 mila martiri, pronti a battersi. E non scherziamo... Mica siamo quattro gatti. Credete che avremmo difficoltà a trovare gli uomini?" e assicura: "verrebbero giù dalle montagne...".



Invece di lottare contro l'evasione fiscale, supervisionare i finanziamenti alle regioni, col governo Berlusconi sn convinto si giungerà a una vera spaccatura economica e sociale tra nord e sud(ancora più forte di come già sia)

Il bello è che lo abbiamo votato in massa.
E' proprio vero che ci piace fare le vittime..


Ni sentimu,
Wallace


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MessaggioInviato: gio mag 08, 2008 10:58 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:10 pm
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Wallace, posto un articolod el Foglio secondo me molto interessante. Certo si tratta di un quotidiano vicino alc entrodestra, ma altrettanto certamente non di un quotidinao filoleghista o anti-romano:

http://newrassegna.camera.it/chiosco_ne ... icle=HSVGS

Il titolo è" La secessione non è un'opinione, lo volgiamo capire?" e la tesi è che la scessione esiste in parte già nei fatti per gli enormi differenziali tra aree del Paese... quella che un giornalista vicono alc entrosinistra molto attento al tema della questione settentrionale (de Il Sole 24 ORE), Marco Alfieri che ha recentemente scritto il libro "Nord terra ostile, perché la sinistra non vince" chiama "secessione di velluto" o un sociologo (anche lui vicino al centrosinistra) altrettanto attento come Aldo Bonomi chiama "secessione dolce" o ancora Riccardo Illy segnala nel suo libro "Così perdiamo il Nord".

E' una tesi che personalmente condivido compeltamente. Dal punto di vista dell'analisi politica, quindi, si tratta, secondo me, di compiere una scelta:

a) continuare a pensare che la secessione sia una boiata lanciata da un manipoli di pazzi valligiani e ignoranti che non si capisce come riesce a conquistare tra un quinto e un quarto dei consensi nelle aree più sviluppate del paese.

b) prendere atto di queste condizioni oggettive (per usare un vecchio linguaggi, "strutturali").

Dal punto di vista della proposta politica e del programma (e poi dell'organizzazione del partito, eventualmente):

a) nel primo caso - ignorare la realtà e continuare a pensare che la Lega sia una banda di baluba e gli elettori del Nord una massa di pirla - il rischio è che un bel giorno ci si scontererà appunto con la relatà pigliano una tale facciata da rimanere stesi per sempre e sopratutto non essere più in grado di fermare una secessione anche a livello istituzionale (cioè "sovrastrutturale", oltre che "strutturale") del paese.

b) nel secondo caso - prendere atto delle condizioni oggettive, capire che evidentemente qualche ragione profonda esiste se un partito che parla di fucili ecc. prende così tanti consensi - ai tratta invece di operare affinché - se si è convinti che l'Unità del Paese abbia ancora un senso - si eviti di lasciare che le cose vadano per il loro verso e si tenti di governare il processo trovando le mediazioni necessarie tra la relatà oggettiva e gli obiettivi che ci si propone.

Inutile dire che personalmente sono per questa seconda ipotesi (per questo mi è piaciuto Salvati).
In questo senso autonomia, decentramento e federalismo fiscale sono indispensabili strumenti per evitare che le forze centrifughe in atto spacchino il paese lasciando che il Nord vada per la propria strada e il resto sia abbandonato a se stesso.

daniele, milano


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