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MessaggioInviato: gio nov 17, 2005 13:34 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
Messaggi: 23861
Guerra in Iraq, finisce il grande inganno (II)<br>Massimo Teodori, nel corso del dibattito a Primopiano aveva attaccato violentemente il giornalista di Rai New 24, autore del servizio, accusandolo di propagandare gratuitamente il falso. <br> <br>Oggi quel servizio è stato riconosciuto autentico sia dal Pentagono che da Londra. <br> <br>Quello che non si comprende è perché le reti Tv si avvalgano sempre della presenza di autentici fanatici, che non riescono mai ad ammettere la verità anche davanti all’evidenza, e fatto deprecabile, hanno una facilità estrema di accusare l’interlocutore avverso di falso. <br> <br>Il cardinal Vespone intervistato da Ferrara a Otto e mezzo, in veste vittimistica, si è autodefinito un giornalista moderato ed equilibrato a cui nessuno ha mai rimproverato nulla. <br> <br>Molto probabilmente non rivede mai le registrazioni dei suoi programmi, oppure, ha un senso limitatissimo del giornalismo equilibrato. <br> <br>Fatto sta che con Ferrara, sono due conduttori estremamente attenti alle news importanti. <br> <br>Quando faceva comodo propagandare la teoria della meravigliosa guerra preventiva ci hanno dato dentro come non mai, condita di balle a non finire. <br> <br>Il cardinal Vespone convocava in servizio permanente effettivo esperti militari e generali. <br> <br>L’immancabile plastico era d’ordinanza. <br> <br>Da un po’ di tempo, da quando le cose non vanno molto bene per i sostenitori accaniti della magnificenza della bella guerra preventiva, non se ne parla più. <br> <br>Di Falluja il silenzio assoluto. <br> <br>E’ un fatto determinante per gli Stati Uniti (meno per la sua amministrazione) e per la Gran Bretagna, e da noi acqua in bocca, non bisogna sollevare il problema. <br> <br>Stanno inventandosi di tutto per non parlarne, mancano solo le trasmissioni inchiesta sulle abitudini sessuali del pulcino rosa della Nuova Caledonia. <br> <br>Puntuale invece il fatto del giorno sulla signora Franzoni, quello non manca mai. <br> <br>S’incazzano poi se si fa notare se fanno un’informazione di regime. <br> <br>Sembra che senza tanto clamore gli inglesi se ne vadano prima di noi. <br> <br>Maggio 2006. <br> <br>In Inghilterra non c’è la disputa come da noi. <br> <br>Da Repubblica di stamani, a cura di Claudia Fusani. <br> <br> <br>Arrestati a Napoli tre algerini potenziali attentatori, ritenuti dagli investigati in grado di confezionare quanto occorre per un attentato. <br> <br> <br>ROMA - Dopo il Pentagono anche Downing street ammette l'uso di fosforo bianco e Mk77, un napalm più "leggero", durante i combattimenti in Iraq. <br> <br>«Ma mai contro le popolazioni civili» ha detto il ministro della Difesa britannico John Reid. «Non usiamo fosforo bianco né altre armi incendiarie contro i civili - ha continuato il ministro ai microfoni della Bbc- il nostro impiego è limitato a usi militari per ottenere l'effetto di una cortina fumogenae per dare copertura alle truppe in azione». <br>Per stanare i nemici. Le chiamano operazioni shake and bake, scuoti e cuoci. <br>Dopo dieci giorni di smentite e silenzi sull'inchiesta di Rainews24 che ha denunciato l'uso di armi incendiarie come napalm e fosforo bianco durante i bombardamenti contro la roccaforte sunnita di Falluja, Washington e Londra sono costrette a fare alcune importanti ammissioni che contraddicono le prime reazioni. <br>Entrambi i governi che guidano la coalizione in Iraq giustificano l'uso di quelle sostanze chimiche in quanto adoperate «contro i combattenti nemici e mai contro i civili». <br>Per fini militari e quindi, in base alle Convenzioni internazionali, legittimi. Londra, in realtà, aveva già ammesso l'uso di willy pete, nome in gergo del fosforo bianco, nel giugno scorso quando il ministro della Difesa ha risposto all'ex deputato laburista Alice Mahon. <br>In quella occasione, il ministero della Difesa britannico spiegò come, non solo a Fallujanel 2004, ma già «tra il31 marzo e il2 aprile 2003, la I Marine Expeditionary Force usò trenta bombe Mk77 contro obiettivi militari e lontano da aree abitate da civili». <br>Le giustificazioni dei governi della coalizione non convincono il governo di Bagdad. <br>Il ministero dei diritti umani guidato da Narmin Uthman ha deciso di inviare a Falluja una squadra di periti che dovrà esaminare alcuni cadaveri per provare gli eventuali effetti del fosforo bianco:Tra le prove documentali dell'inchiesta di Rainews <br>ci sono anche i registri del cimitero di Falluja dove sono sepolti, catalogati con cartelli e numeri, i cadaveri bruciati e corrosi ma con gli abiti intatti, effetti tipici del fosforo. <br>Ogni numero su un corpo, ad esempio 0001-04-f-04, corrisponde ad un preciso luogo di sepoltura, un corridoio e uno spazio. <br>Una perizia medico-legale potrà dire con certezza come sono morte quelle persone. <br>Intanto in Italia oggi pomeriggio il governo, forse il ministro della Difesa Antonio Martino ma ieri sera non c'era ancora certezza, risponderà nell'aula di Montecitorio alle interpellanze di tutti i capigruppo dell'Unione che hanno chiesto al governo se era al corrente dell'utilizzo di queste sostanze chimiche da parte dei membri della coalizione di cui fa parte anche l'Italia. <br>Il centro sinistra si era in un primo tempo diviso sull'inchiesta su Falluja ma di fronte all'evidenza delle immagini e delle prove raccolte, anche Ds e Margherita hanno condiviso lo sdegno della sinistra più radicale. <br>Continua anche la raccolta di firme da parte dell'Associazione Articolo' 21' che tutela la libertà di stampa perché i canali Rai trasmettano in prima serata il documentario-inchiesta. <br>Da cui emerge un interrogativo fondamentale: Fàlluja, con i suoi abitanti, semplici cittadini ma anche guerriglieri, è stata considerata in blocco, nei vari bombardamenti, un obiettivo militare da parte dell'esercito Usa e inglese? <br>Le Convenzioni che regolanol'uso di armi chimiche e incendiarie mantengono un'ambiguità di fondo. <br>Che è questa: sostanze come il fosforo o il Mk77, evoluzione più leggera del napalm usato a mani basse dagli americani in Vietnam, non sono comprese in una lista di sostanze vietate di per sé. <br>Il loro utilizzo è possibile nei confronti di obiettivi militari ma rigorosamente vietato contro i civili. ' <br>Di questo si fanno scudo nelle loro smentite e spiegazioni il Pentagono e il ministero della Difesa britannico. <br>«Abbiamo utilizzato il fosforo come arma legittima per vincere le resistenze degli insorti» ha ripetuto con forza ieri il maggiore Todd Vician, un altro portavoce del Pentagono. <br>Di sicuro delle battaglie di Falluja sappiamo poco o nulla. <br>E Amnesty International ha ricordato al governo italianp; in una lettera, che prima di tutto «è stato violato l'articolo 51 del I protocollo della Convenzionedi Ginevra del 1949». Il diritto internazionale umanitario vieta in modo assoluto «attacchi diretti contro i civili» e anche «attacchi contro obiettivi militari quando hanno un impatto sproporzionato sui i civili». <br>A Falluja i marines hanno raccontato di aver lanciato fosforo bianco contro case e palmeti.< <br> <br> <br> <br>Il problema è molto semplice, lasciare liberi i giornalisti di partecipare. <br> <br>Vietare la presenza di giornalisti al seguito, come invece nella seconda guerra mondiale, induce sempre a pensare che si intende nascondere la verità. <br> <br> <br>A.Hopkins


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MessaggioInviato: gio nov 17, 2005 13:41 pm 
mozione d'ordine<br>Abbiamo un intero forum dedicabile al tema della guerra in irak e dei risvolti della politica estera italiana. <br>La discussione viene spostata d'ufficio nel forum "temi internazionali". <br> <br>Grazie per la collaborazione, <br>la moderazione <br> <br>*********************** <br>La redazione inoltre si riserva la facoltà di spostare un messaggio da un Forum all'altro, qualora i moderatori identificassero che esso è più adatto, per argomento, ad un determinato Forum rispetto a quello in cui è stato inserito dall'iscritto.


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MessaggioInviato: dom nov 20, 2005 10:11 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
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Re: Guerra in Iraq, finisce il grande inganno (II)<br>La cosa che io trovo molto grave è che anche in questo forum capita che qualcuno difenda ancora gli americani con vari argomenti... o attaccando i civili iracheni che non hanno voluto sfollare dalla città maledetta, o sostenendo che il fosforo bianco non è un'arma chimica perchè non è classificata tale dai protocolli internazionali. Insomma anche da parte di gente che vota per partiti dell'Unione ci si arrampica sugli specchi pur di difendere gli americani, accusando chi dice la verità di essere un antiamericano... etc.... <br>Quindi il problema non è solo della RAI, ma anche in casa nostra. Ed io aggiungo che su questo punto è indispensabile un chiarimento definitivo, perchè non possono esistere vie di mezzo. O si è per la guerra degli americani o si è contro e se si è contro se ne devobbono trarre tutte le consguenze compreso il ritiro immediato (che non vuol dire fuga nella notte, ma un calendario preciso, deciso dal governo e notificato agli iracheni e agli altri occupanti angloamericani... e che preveda un ritiro nell'arco ragionevole di una o due settimane). <br> <br>Ciao <br>Giuseppe


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MessaggioInviato: dom nov 20, 2005 10:55 am 
Re: Guerra in Iraq, finisce il grande inganno (II)<br>Vero, la libertà di parola è una cosa molto grave, direi quasi inammissibile :eek :ent: <br> <br>>O si è per la guerra degli americani o si è contro e se si è contro se ne devobbono trarre tutte le consguenze compreso il ritiro immediato (che non vuol dire fuga nella notte, ma un calendario preciso, deciso dal governo e notificato agli iracheni e agli altri occupanti angloamericani... e che preveda un ritiro nell'arco ragionevole di una o due settimane). <br>--- <br> <br>Le cose non stanno cosi', bianco e nero, come vorresti tu. <br>Ci sono per fortuna tante sfumature intermedie, frutto di una coalizione che è plurale, che puo' essere contro la guarra ma anche "per" gli irakeni ed il loro diritto ad essere difesi dai terroristi. <br> <br>Ciao, <br>Francesco


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MessaggioInviato: dom nov 20, 2005 12:01 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
Messaggi: 1465
Re: Guerra in Iraq, finisce il grande inganno (II)<br>> Vero, la libertà di parola è una cosa molto grave, direi quasi inammissibile :eek :ent: <br>> <br> <br>Vorresti per favore spiegarmi cosa c'entra la libertà di parola? Il fatto che io critichi certe posizioni estremiste filo-americane presenti all'interno dell'Unione, cosa ha a che fare con la libertà di parola? Penso di essere libero di poter criticare e giudicare come credo quelle posizioni estremiste, così come chiunque può criticare e giudicare le mie. <br> <br>> <br>> Ci sono per fortuna tante sfumature intermedie, frutto di una coalizione che è plurale, che puo' essere contro la guarra ma anche "per" gli irakeni ed il loro diritto ad essere difesi dai terroristi. <br>> <br> <br>Cominciamo dal difendere innanzitutto gli iracheni dal terrorismo americano (torture e fosforo) e di conseguenza li difenderemo anche dal terrorismo da loro indotto (tu pensi che i kamicaze che impazzano ogni giorno lo avrebbero fatto comunque se non ci fosse stato l'intervento americano?) <br> <br>Ciao <br>Giuseppe


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MessaggioInviato: dom nov 20, 2005 18:20 pm 
Re: Guerra in Iraq, finisce il grande inganno (II)<br>Non tu non critichi, tu dici che è grave che uno difenda .... il che mi fa pensare ad un sermone contro l'altrui libertà di espressione. <br> <br>>Cominciamo dal difendere innanzitutto gli iracheni dal terrorismo americano (torture e fosforo) e di conseguenza li difenderemo anche dal terrorismo da loro indotto (tu pensi che i kamicaze che impazzano ogni giorno lo avrebbero fatto comunque se non ci fosse stato l'intervento americano?) <br> <br>Il terrorismo vero fa piu' vittime, quello che tu chiami "terrorismo americano" è frutto, secondo me, del tuo palese antiamericanismo. <br> <br>>tu pensi che i kamicaze che impazzano ogni giorno lo avrebbero fatto comunque se non ci fosse stato l'intervento americano?) <br>--- <br>Che domanda penosa.... e' come chiedersi se ci sarebbero stati marzabotto e le ardeatine se nessuno avesse contrastato militarmente il nazismo. <br> <br>E credi che se gli americani se ne andassero il terrorismo smetterebbe? <br>Per me no, vogliono scacciare l'idea aberrante di un irak libero e democratico e se non ci fossero le truppe della coalizione (ora su mandato ONU) metterebbero a feror e fuoco il paese per riportatrlo sotto le satrapie che ben conosciamo. <br> <br>Ciao, <br>Francesco


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MessaggioInviato: dom nov 20, 2005 19:21 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
Messaggi: 1465
Re: Guerra in Iraq, finisce il grande inganno (II)<br>> Non tu non critichi, tu dici che è grave che uno difenda .... il che mi fa pensare ad un sermone contro l'altrui libertà di espressione. <br>> <br> <br>Io confermo che è grave che uno dell'Unione difenda.... e con ciò non sto attentando a nessuna libertà di parola... tu puoi ovviamente, senza il mio permesso, dire quello che credi, così come faccio io, senza il tuo permesso. Siamo due uomini liberi che su questo tema la pensiamo in modo opposto. Tutto qui. <br> <br>Nel merito insisto che le tue opinioni sull'Iraq sono gravi. Tu sei ovviamente liberissimo, se lo vuoi, di dire che sono gravi le mie opinioni. Non è questa la libertà di parola? <br> <br>Ciao <br>Giuseppe


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MessaggioInviato: dom nov 20, 2005 21:01 pm 
Re: Guerra in Iraq, finisce il grande inganno (II)<br>Per me le tue opinioni non sono affatto gravi e non lo diro' mai, a meno che tu non stia violando con esse un codice morale. <br>Sono semplicemente sbagliate. <br>Dire che è "grave difendere" mi pare un giudizio morale (quante volte te l'ho detto) che cerca di palesarsi per giudizio politico. <br>Per tua informazione nell'Unione, di qua della barricata, non c'è solo la sinistra radicale ma ci sono anche tanti altri partiti moderati, non antiamericani, che cercano di criticare quando si deve criticare e difendere quando si deve difendere, senza posizioni pregiudiziali. <br>Siccome i torti non possono essere sempre al 100% americani (lo sono solo per gli antiamericani), va da se che una persona intelligente ogni tanto troverà giusto difenderli. <br> <br>un abbraccio <br>francesco


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MessaggioInviato: dom nov 20, 2005 22:53 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:00 pm
Messaggi: 22
Re: Guerra in Iraq, finisce il grande inganno (II)<br>Scusa Francesco se intervengo. A me gli americani non sono affatto simpatici, te lo premetto. Le ragioni sono molteplici, a cominciare dal fatto che detengono una bella fetta delle risorse economiche e non economiche mondiali, che quindi apparterrebbero, di diritto, agli altri Paesi. Per non parlare della fortissima pressione politica che esercitano sugli altri Stati, forti dei loro poteri militari. <br>Tuttavia lo sforzo che faccio e che facciamo, perchè penso di non essere il solo a trovarmi in questa situazione, è quello di vedere i risvolti politici, perchè questo è un forum politico. <br>Non ho mai sentito, forse mi sbaglierò, che un Paese si arroga il diritto di imporre ad un altro i suoi metodi, che in questo caso vanno sotto il nome fin troppo sporco di sangue, di "democrazia". <br>Le cose oggi stanno in un certo modo e credo che buon senso voglia che questo sia il punto politico di partenza per lasciare che l'Iraq viva da sè. <br>E' implicito che gli occupanti se ne devono andare, subito, senza discussioni, perchè l'intervento è viziato alla fonte e sono vizi che mi fanno rigirare lo stomaco solamente a pensarci. Questo credo valga per ogni persona che ha un minimo di coscienza (forse i politici non hanno coscienza? no, perchè magari sono tanto indietro, tanto). <br>L'Organo politico che ha i poteri di dirimere le questioni internazionali è l'ONU, a meno che le cose non siano cambiate ultimamente e io non me ne sono accorto. <br>Il Tribunale per giudicare gli illeciti e i crimini di guerra è il Tribunale Internazionale dell'Aja. <br>Ora, la politica faccia pure il suo corso, ma la giustizia non venga ostacolata dai poteri politici. <br>Per quanto riconosco che è utopia continuo a insistere su questo concetto di mondo. <br>Purtroppo manca la Polizia Giudiziaria in grado di portare Bush e compagnia davanti ai magistrati, che per altro non hanno ancora aperto indagini nei confronti di quello che, diciamo "potrebbe" (per non offendere nessuno) essere successo in Iraq. <br>Magari un giorno ci evolveremo e, del resto, questo va pure fuori del tema politico. <br> :alien:


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MessaggioInviato: dom nov 20, 2005 23:23 pm 
Re: Guerra in Iraq, finisce il grande inganno (II)<br>probabilmente le tue antipatie non ti fanno rilevare che oggi (non nel 2003 ma oggi si) USA e UK sono in Iraq su mandato ONU e su richiesta dell'attuale governo, che magari non ti piecerà perché filo-americano, ma è pur sempre un governo eletto democraticamente. <br> <br>il resto non conta, è solo propaganda di cui sei infarcito. <br> <br>ciao, <br>francesco


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MessaggioInviato: dom nov 20, 2005 23:43 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:00 pm
Messaggi: 1696
Re: Guerra in Iraq, finisce il grande inganno (II)<br>Ciao, <br>vi posto lo struggente ricordo d r. kennedy da oparte di furio colombo. <br>l'america che stiamo ancora aspettando. <br>"Robert Kennedy l’onore dell'America <br>di Furio Colombo <br> <br>Robert Kennedy. Oggi è la sua festa, avrebbe compiuto ottant’anni. Ho scritto pochi giorni fa come lo ricordo io: in piedi su una macchina scoperta, senza alcuna scorta tranne i pochi amici che lo avevano accompagnato, in una notte di incendi e di rivolta nei quartieri neri di Washington. Era il 1968, aprile, Martin Luther King era stato assassinato a Memphis, Polizia e Guardia nazionale non erano riuscite a fermare la rivolta. Lo ha fatto Robert Kennedy, arrampicato sul cofano di una automobile, usando un microfono e un amplificatore portatile, perché in città non vi era più luce elettrica. <br> <br>Lo ricordo anche in una sera quasi estiva del Nebraska (maggio), una lunga passeggiata col cane (e una celebre fotografia) mentre aspettavamo il risultato delle “primarie”. <br> <br>Kennedy raccontava dell’evento più insolito, per un leader americano in quegli anni, il suo viaggio nell’America Latina e nel Sudafrica dell’apartheid. Aveva parlato di democrazia, di libertà, di diritti civili a folle immense, e contro i governi di quei Paesi. <br> <br>Ecco un modo per ricordare che l’esportazione della democrazia non è stata inventata dai neoconservatori, delle armi e dall’uso senza scrupoli della guerra. Era il progetto di un giovane uomo che credeva nel rispetto degli esseri umani e della loro libertà fino al rischio (e poi fino al prezzo) della sua vita. <br>Molti ricorderanno che il tema della campagna elettorale del 1968 è stata la guerra del Vietnam. Ricorderanno che Robert Kennedy ha giocato tutto il suo prestigio nell’impegno contro quella guerra, non ha esitato a sfidare il presidente in carica, Johnson, del suo stesso partito, che rifiutava il ritiro delle truppe americane. Ricorderanno che, con la carta della pace, ha vinto tutte le elezioni primarie democratiche, fino alla tappa finale, la California, in cui ha completato la sua vittoria, è diventato il candidato del partito democratico alle elezioni presidenziali e, quella stessa sera (4 giugno 1968), all’Hotel Ambassador di Los Angeles, è stato ucciso per mano di un giovane assassino palestinese il cui mandante è ancora ignoto. <br> <br>È rimasto nella nostra storia del giornalismo il racconto immediato e dal vivo che di quell’evento ha fatto Andrea Barbato per il telegiornale Rai, tragica conclusione di un ciclo di trasmissioni (tutte le primarie americane) che fino a quel giorno avevamo condotto insieme. <br> <br>Qualcuno si domanderà, a distanza di tanti anni, perché un pezzo del giornalismo italiano era stato distaccato per seguire in modo così ravvicinato un evento lontano e di interesse non immediato per l’Italia, come le elezioni primarie del partito democratico americano. <br>Risponderò che in tanti eravamo convinti che la Storia americana stava cambiando in quel momento, e avrebbe cambiato la Storia del mondo. <br> <br>Erano passati pochi anni da quando John Kennedy, nel suo celebre discorso all’American University, aveva detto che «la pace si salva con la pace» e non con le minacce di guerra, dando il primo grande segnale di distensione fra i due imperi atomici. <br> <br>Erano passati pochi mesi da quando Robert Kennedy, di fronte a folle festanti (le prime, le uniche dell’America Latina intorno a una personalità americana, prima e dopo di allora) aveva detto, a Lima, a Bogotà, in Argentina, in Brasile che «non è il Paese più forte quello più degno di guidare, ma il Paese più rispettoso delle libertà, della dignità, dei diritti civili, dei diritti umani di tutti le donne e i bambini e gli uomini di ogni altro Paese del mondo». <br> <br>Per far capire che cosa si era intravisto, seguendo Robert Kennedy attraverso l’America degli anni Sessanta, ricorderò “lo sciopero dell’uva”, la più grande, la più riuscita campagna di boicottaggio sindacale e politico che sia mai stata condotta da americani in America. <br>* * * <br>La questione era immediata e concreta. I raccoglitori di uva della California, tutti messicani e tutti clandestini, alloggiati in campi disumani e pagati quasi niente, avevano proclamato uno sciopero ad oltranza per ottenere il salario minimo delle campagne, avevano eletto leader uno di loro, Cesar Chavez, e avevano chiesto un incontro con Robert Kennedy che si era appena dimesso da ministro della Giustizia. <br> <br>Kennedy e Chavez si sono incontrati in una “Missione”, piccola chiesa francescana della città di El Centro, vicino al confine messicano. Da El Centro è partita la marcia dei contadini senza diritti per portare a Sacramento, capitale dello Stato, la loro protesta e la loro richiesta. Robert Kennedy, con Cesar Chavez, si è messo alla testa di quella marcia, che è durata dieci giorni, e ha attratto l’attenzione dei giovani americani, ne ha coinvolti a centinaia di migliaia. In ogni città americana è cominciato il boicottaggio dell’uva. È continuato in ogni casa, in milioni di famiglie americane fino a che i raccoglitori hanno ottenuto i loro diritti. Ciò che stava accadendo era allo stesso tempo una vicenda sindacale, una dimostrazione politica, e un grande apologo di ciò che poteva essere la vita americana “se gli ultimi diventano i primi” nella attenzione di chi governa, come ha predicato, di fronte ai clandestini messicani e ai due leader, il frate francescano che ogni mattina all’alba diceva messa per quella processione un po’ medioevale che, a momenti, è sembrata l’anticipazione di un nuovo mondo. <br> <br>In quei giorni Robert Kennedy è diventato la figura politica dal seguito immenso, dalla voce inconfondibile, capace di mettersi alla testa di una intera generazione che stava schierandosi (dopo i colpi a vuoto dei fantasiosi anni Sessanta) su un territorio mai esplorato: quello di un mondo moderno fondato sulla solidarietà molto più che sulla forza, sulla pace come valore morale, ma anche come valore economico («la pace costa meno» era lo slogan) nel considerare i diritti delle persone, non quelli dei grandi gruppi che sanno difendersi da soli, la ragione e il fine ultimo del governare. <br> <br>Tutto ciò non è così utopistico e così campato in aria, se si considerano i due riferimenti costanti nella vita americana: la Costituzione di un Paese che riconosce “il diritto alla felicità”. E il pragmatismo intelligente che suggerisce sempre il percorso meno costoso e più conveniente. Robert Kennedy stava dicendo che preoccuparsi, governando, delle condizioni di vita degli esseri umani (lui parlava del mondo, e di qui il suo carisma) è molto più conveniente e molto meno costoso della guerra. E che il frutto della guerra, ancora peggiore del mare di vittime, è l’odio, un mostro capace di riprodurre infinitamente se stesso. <br> <br>Non sto commentando, sto citando dai discorsi, dalle interviste, dalle conversazioni (sopratutto quella a Omaha, nel Nebraska, mentre aspettavamo il risultato delle “primarie” in quello Stato) dagli eventi che stavano facendo di Robert Kennedy il grande leader democratico che scarta la strada della potenza per imboccare quella di una consonanza con la parte migliore del suo Paese e del mondo. <br> <br>Ama il suo Paese, ma non come un privilegio. E considera ingiusto anche il mondo giusto che tollera e lascia scorrere l’ingiustizia nel mondo di altri. <br>Non ci sono “altri”, nella visionaria e limpida immaginazione di Robert Kennedy. Lui dice “noi” per dire “tutti”, e non è un santo. <br>È un leader nuovo che si appresta a governare in modo diverso. <br>* * * <br>Riflettere oggi sul vuoto di non avere mai saputo come avrebbe governato quel leader non è nostalgia, è dichiarazione politica. <br>Stiamo per forza confrontando Robert Kennedy con chi governa l’America oggi e stiamo per forza dicendo qualcosa di cui siamo certi. L’America è più grande di chi in questo momento la sta governando. <br>E noi, i non americani che hanno sempre avuto l’impressione (o l’impulso) di votare quando ci sono le elezioni in quel Paese, restiamo convinti che sia difficile abitare un mondo dominato da una America che si è ristretta nei confini della paura e che permette alla paura di trasformarsi in guerra preventiva, un corridoio cieco in cui si porta tragedia e si incassa tragedia. <br> <br>Ma stiamo dicendo anche qualche altra cosa. È una domanda che a me sembra drammatica: che cosa è, che cosa può diventare un mondo di prigioni segrete, di catture e di detenzioni illegali, di uccisioni inspiegabili (per noi italiani, Nicola Calipari) di documentazione falsificata per fare una guerra, di affermazioni simultanee come: «abbiamo esportato la democrazia» e «abbiamo usato il fosforo bianco». <br> <br>Il fatto è questo. L’America è, e resta, la sola grande potenza del mondo. Può la sola grande potenza del mondo perdere il suo onore - che è l’onore della difesa pulita e disinteressata della libertà - agli occhi del mondo? Non è un pericolo mortale se questo avviene? Quando si giunge, nella Storia, a strettoie di questo genere di solito gli analisti si domandano: “ma è necessario?” <br> <br>Come vedete, scelgo una domanda pratica, quasi cinica. Non propongo un quesito morale. Faccio una questione di convenienza. La risposta purtroppo è no. Ed è per questo che la madre del soldato Sheehan, che è saltato su una bomba a Baghdad, è stata mandata via dal ranch Crawford di George Bush nel Texas. Per avere posto con semplicità l’unica domanda che conta: «Mi dica perché mio figlio è morto». <br> <br>Nessuno dimentica l’11 settembre. E possiamo immaginare che, nonostante il suo dolore, non lo abbia dimenticato la signora Sheehan. Chi vive nel dolore comprende bene il dolore degli altri. Ma resta la domanda: “Era necessario inventare una guerra spaventosa che non finisce e che ha provocato crateri nuovi di odio che si moltiplicano ogni giorno?” Era necessario disseminare nel mondo prigioni, luoghi di sequestro, centri di detenzione cieca e definitiva, pratica di torture, assalti a città piene di civili con tecniche radicalmente distruttive? Era necessario oscurare con questi eventi terribili e lugubri l’immagine di un Paese che, essendo il più potente, deve per forza essere il più esemplare, come è stato in altri momenti della sua storia e della nostra storia? <br> <br>Ci dicono che dobbiamo ricordare di essere stati liberati dagli americani. Noi lo ricordiamo, e siamo antifascisti per questo. <br>C’eravamo. E perciò conosciamo il prima e il dopo, la fine dell’incubo e l’arrivo della libertà. E infatti soltanto uno scrittore giovane con radici politiche ben diverse pubblica in questi giorni un romanzo per descrivere gli americani della Liberazione come «il male». Eppure fa squadra con quelli delle celebrazioni dei neocons e di questa guerra che continua a portare morte e non finisce. <br> <br>Per questo oggi, su questo giornale, ricordiamo l’anniversario di Robert Kennedy. Per ricordare la sua America che, opponendosi, alla guerra del Vietnam, ha detto, trentacinque anni prima, ciò che va detto oggi. <br>E infatti lo dicono quasi ogni giorno, al Senato americano, uomini come Ted Kennedy e John Kerry. <br> <br>Per fortuna Francis Fukuyama, il teorico della “fine della storia”, ha scritto il libro sbagliato. La storia non è finita. <br>E ricordare non è soltanto nostalgia. È un atto politico di speranza."


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MessaggioInviato: dom nov 20, 2005 23:58 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:00 pm
Messaggi: 1696
Re: Guerra in Iraq, finisce il grande inganno (II)<br>> probabilmente le tue antipatie non ti fanno rilevare che oggi (non nel 2003 ma oggi si) USA e UK sono in Iraq su mandato ONU e su richiesta dell'attuale governo, che magari non ti piecerà perché filo-americano, ma è pur sempre un governo eletto democraticamente. <br>> <br>> il resto non conta, è solo propaganda di cui sei infarcito. <br>> <br>> ciao, <br>> francesco <br>Ciao, <br>non scherziamo con le parole su questioni così delicate. Ci saranno le richieste del governo iracheno ad interim e di quello successivamente nominato con le elezioni, ma non ci sono assolutamente risoluzioni cdel consiglio di sicurezza o dell'assemblea delle naizoni unite che danno alcun mandato alla forza di occupazioni. si prende atto, si auspica, si riconosce, si saluta, si richiesde. Tutto quello che vuoi, ma non si da mandato di niente. altrimenti sembra che le nazioni unite abbiano richiesto la presenza della forza multinazionale. E non è così. Le nazioni unite hanno richiesto sforzi e collaborazione a tutti gli stati membri. e hanno preso atto di quanto è avvenuto, sono due cose ben divesre. Oggi c'è un governo iracheno che chiede lla forza multinaizonale di rimanere. non c'è una risoluzione del cds che faccia altrettanto.


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MessaggioInviato: lun nov 21, 2005 00:13 am 
Re: Guerra in Iraq, finisce il grande inganno (II)<br>Il mandato 2005 è stato appena prorogato per il 2006. <br>Lo hanno fatto settimana scorsa perché non interferisse con le elzioni. <br>Consiglio di sicurezza. <br>Alla unanimità. <br> <br>probabilmente dipende dai TG e dai giornali che sentite ma qui in europa la notizia è stata data. <br> <br>Ciao, <br>Francesco


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MessaggioInviato: lun nov 21, 2005 01:10 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:00 pm
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Risoluzione 1637<br>The Security Council met today to consider the situation in Iraq. It had before it a draft resolution (document S/2005/704) sponsored by Denmark, Japan, Romania, the United Kingdom and the United States, which reads as follows: <br> <br> <br>“The Security Council, <br> <br>“Welcoming the beginning of a new phase in Iraq’s transition and looking forward to the completion of the political transition process, as well as to the day Iraqi forces assume full responsibility for the maintenance of security and stability in their country, thus allowing the completion of the multinational force mandate, <br> <br>“Recalling all of its previous relevant resolutions on Iraq, <br> <br>“Reaffirming the independence, sovereignty, unity, and territorial integrity of Iraq, <br> <br>“Reaffirming also the right of the Iraqi people freely to determine their own political future and control their own natural resources, <br> <br>“Welcoming the commitment of the Transitional Government of Iraq to work towards a federal, democratic, pluralistic, and unified Iraq, in which there is full respect for political and human rights, <br> <br>“Calling upon the international community, particularly countries in the region and Iraq’s neighbours, to support the Iraqi people in their pursuit of peace, stability, security, democracy, and prosperity, and noting the contribution that the successful implementation of this resolution will bring to regional stability, <br> <br>“Welcoming the assumption of full governmental authority by the Interim Government of Iraq on 28 June 2004, the direct democratic elections of the Transitional National Assembly on 30 January 2005, the drafting of a new constitution for Iraq and the recent approval of the draft constitution by the people of Iraq on 15 October 2005, <br> <br>“Noting that the Government of Iraq, established as a result of the election scheduled to take place by 15 December 2005, will play a critical role in continuing to promote national dialogue and reconciliation and in shaping the democratic future of Iraq and reaffirming the willingness of the international community to work closely with the Government of Iraq with respect to efforts to assist the Iraqi people, <br> <br>“Calling upon those who use violence in an attempt to subvert the political process to lay down their arms and participate in the political process, including in the election scheduled for 15 December, and encouraging the Government of Iraq to engage with all those who renounce violence and to promote a political atmosphere conducive to national reconciliation and political competition through peaceful democratic means, <br> <br>“Reaffirming that acts of terrorism must not be allowed to disrupt Iraq’s political and economic transition, and further reaffirming the obligations of Member States under resolution 1618 (2005) of 4 August 2005 and other relevant resolutions and international obligations with respect, inter alia, to terrorist activities in and from Iraq or against its citizens, <br> <br>“Recognizing the request conveyed in the letter of 27 October 2005 from the Prime Minister of Iraq to the President of the Council, which is annexed to this resolution, to retain the presence of the multinational force in Iraq, and further recognizing the importance of consent of the sovereign Government of Iraq for the presence of the multinational force and of close coordination between the multinational force and that government, <br> <br>“Welcoming the willingness of the multinational force to continue efforts to contribute to the maintenance of security and stability in Iraq, including participating in the provision of humanitarian and reconstruction assistance, as described in the letter of 29 October 2005 from the United States Secretary of State to the President of the Council, which is annexed to this resolution, <br> <br>“Recognizing the tasks and arrangements set out in the letters annexed to resolution 1546 (2004) of 8 June 2004 and the cooperative implementation by the Government of Iraq and the multinational force of those arrangements, <br> <br>“Affirming the importance for all forces promoting the maintenance of security and stability in Iraq to act in accordance with international law, including obligations under international humanitarian law, and to cooperate with relevant international organizations, and welcoming their commitments in this regard, <br> <br>“Recalling the establishment of the United Nations Assistance Mission for Iraq (UNAMI) on 14 August 2003, underlining the particular importance of UNAMI assistance for the upcoming election by 15 December 2005 of a government pursuant to a newly adopted constitution, and affirming that the United Nations should continue to play a leading role in assisting the Iraqi people and Government with further political and economic development, including advising and supporting the Government of Iraq, as well as the Independent Electoral Commission of Iraq, contributing to coordination and delivery of reconstruction, development and humanitarian assistance, and promoting the protection of human rights, national reconciliation, as well as judicial and legal reform in order to strengthen the rule of law in Iraq, <br> <br>“Recognizing that international support for security and stability is essential to the well-being of the people of Iraq, as well as the ability of all concerned, including the United Nations, to carry out their work on behalf of the people of Iraq, and expressing appreciation for Member State contributions in this regard under resolution 1483 (2003) of 22 May 2003, resolution 1511 (2003) of 16 October 2003 and resolution 1546 (2004), <br> <br>“Recognizing that the Government of Iraq will continue to have the primary role in coordinating international assistance to Iraq and reaffirming the importance of international assistance and development of the Iraqi economy and the importance of coordinated donor assistance, <br> <br>“Recognizing the significant role of the Development Fund for Iraq and the International Advisory and Monitoring Board in helping the Government of Iraq to ensure that Iraq’s resources are being used transparently and equitably for the benefit of the people of Iraq, <br> <br>“Determining that the situation in Iraq continues to constitute a threat to international peace and security, <br> <br>“Acting under Chapter VII of the Charter of the United Nations, <br> <br>“1. Notes that the presence of the multinational force in Iraq is at the request of the Government of Iraq and having regard to the letters annexed to this resolution, reaffirms the authorization for the multinational force as set forth in resolution 1546 (2004) and decides to extend the mandate of the multinational force as set forth in that resolution 1546 (2004) until 31 December 2006; <br> <br>“2. Decides further that the mandate for the multinational force shall be reviewed at the request of the Government of Iraq or no later than 15 June 2006, and declares that it will terminate this mandate earlier if requested by the Government of Iraq; <br> <br>“3. Decides to extend until 31 December 2006 the arrangements established in paragraph 20 of resolution 1483 (2003) for the depositing into the Development Fund for Iraq of proceeds from export sales of petroleum, petroleum products, and natural gas and the arrangements referred to in paragraph 12 of resolution 1483 (2003) and paragraph 24 of resolution 1546 (2004) for the monitoring of the Development Fund for Iraq by the International Advisory and Monitoring Board; <br> <br>“4. Decides further that the provisions in the above paragraph for the deposit of proceeds into the Development Fund for Iraq and for the role of the International Advisory and Monitoring Board shall be reviewed at the request of the Government of Iraq or no later than 15 June 2006; <br> <br>“5. Requests that the Secretary-General continue to report to the Council on UNAMI’s operations in Iraq on a quarterly basis; <br> <br>“6. Requests that the United States, on behalf of the multinational force, continue to report to the Council on the efforts and progress of this force on a quarterly basis; <br> <br>“7. Decides to remain actively seized of the matter.” <br> <br>The Council also had before it two letters dated 31 October: from the Prime Minister of Iraq, Ibrahim Aleshaiker Al-Jaafari, to the Security Council President (document S/2005/687); and from the United States Secretary of State, Condoleezza Rice, to the Council President (document S/2005/691). <br> <br>The first, from the Iraqi Permanent Representative, says that Iraq was still confronted by forces of terrorism that incorporated foreign elements which carry out horrific attacks and terrorist acts in an attempt to thwart Iraq’s political and economic development. The Iraqi security forces, which were growing in size, capacity and experience every day, needed more time to fill our their ranks, fully equip themselves and complete their training, with a view to assuming full responsibility for all security matters and providing adequate security for the Iraqi people. Until such time as they assumed full responsibility for Iraq’s security, the country needed the continued support of the international community, including the participation of the multinational force, in order to establish lasting peace and security in Iraq. <br> <br>In her letter to the Council President, Ms. Rice confirmed, consisted with the request of the Iraqi Government to extend the force’s mandate, that the multinational force under unified command stood ready to continue to fulfil its mandate as set out in Security Council resolution 1546 (2004). Since the end of the occupation on 28 June 2004, the Iraqi Government and the multinational force had developed an effective and cooperative security partnership to address the evolving nature of Iraq’s security environment, including the continuing need to prevent and deter terrorist acts. That partnership played a critical role in the daily efforts to improve security throughout Iraq. Substantial progress had already been made in helping to build and train the Iraqi Security Forces (ISF), allowing them to take on increasing security responsibilities. The Iraqi Government and the multinational force were developing a security plan to set forth the conditions necessary for transfer of security responsibility from the multinational force to the ISF. <br> <br>Action on Draft <br> <br>The Council unanimously adopted the text as resolution 1637 (2005).


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MessaggioInviato: lun nov 21, 2005 01:14 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:00 pm
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Dalla risoluzione 1546<br>Il Consiglio di Sicurezza …………………. <br> <br>4. Appoggia la tabella di marcia proposta per la transizione politica dell'Iraq verso un governo democratico, di cui fanno parte: (a) formazione del governo sovrano ad Interim dell'Iraq che assumerà responsabilità e autorità di governo entro il 30 giugno 2004; (b) convocazione di una conferenza nazionale che rifletta la diversità della società irachena; e (c) convocazione se possibile entro il 31 dicembre 2004, e in ogni caso non oltre il 31 gennaio 2005, di elezioni democratiche dirette per un'Assemblea Nazionale Transitoria che avrà, fra le altre cose, la responsabilità di formare un governo Transitorio dell'Iraq e di redigere una costituzione permanente per l'Iraq che porti a un governo costituzionalmente eletto entro il 31 dicembre 2005; <br> <br>9. Rileva che la presenza della forza multinazionale in Iraq è una richiesta dell'entrante governo ad interim dell'Iraq e ribadisce quindi l'AUTORIZZAZIONE alla forza multinazionale sotto comando unificato stabilita ai sensi della risoluzione 1511 (2003), che è in rapporto con le lettere allegate a questa risoluzione; <br> <br>10. Stabilisce che la forza multinazionale avrà l'autorità di prendere tutte le misure necessarie per contribuire al mantenimento della sicurezza e della stabilità in Iraq conformemente alle lettere allegate a questa risoluzione in cui viene espressa, fra le altre cose, la richiesta irachena che continui la presenza della forza multinazionale e ne vengono esposti i compiti, compresi la prevenzione e la dissuasione dal terrorismo in modo che, fra l'altro, le Nazioni Unite possano svolgere il loro ruolo di assistenza al popolo iracheno come da paragrafo 7 sopra citato e il popolo iracheno possa attuare liberamente e senza intimidazione la tabella di marcia e il programma del processo politico e beneficiare dalla ricostruzione e dalle attività di ripristino; <br>…………………………… <br> <br>12. Decide inoltre che il MANDATO della forza multinazionale sarà rivisto su richiesta del governo dell’Iraq, o a 12 mesi dalla data della risoluzione, e che QUESTO MANDATO SCADRA’ AL MOMENTO DEL COMPLETAMENTO DEL PROCESSO POLITICO DESCRITTO NEL PARAGRAFO 4 sopra citato, e dichiara che questo MANDATO verrà revocato anche prima se richiesto dal governo dell’Iraq; <br> <br>14. Riconosce che la forza multinazionale aiuterà anche nella ricostruzione delle capacità delle forze di sicurezza irachene e delle istituzioni attraverso un programma di reclutamento, addestramento, equipaggiamento, controllo e monitoraggio; <br> <br>15. Richiede agli Stati membri e alle organizzazioni regionali e internazionali di contribuire all’assistenza della forza multinazionale, comprese le forze militari, come stabilito in accordo con il governo dell’Iraq, per andare incontro ai bisogni della popolazione irachena di sicurezza e di stabilità, di assistenza umanitaria e per la ricostruzione, e di appoggiare gli sforzi dell’UNAMI, la missione Onu di assistenza all’Iraq.


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