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MessaggioInviato: ven giu 23, 2006 10:30 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
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La notizia di ieri passata nella più grande indifferenza nell'opinione pubblica, relativa al rischio della pena capitale che sette marines corrono per l'omicidio di un civile di 26 anni, è invece un preciso campanello di allarme per quanto riguarda la trasformazione psichica delle forze occupanti sul terreno mesopotamico.<BR><BR>Quanto è emerso da Hadhita in avanti mette in evidenza reazioni più che logiche per un esercito privo di motivazioni.<BR><BR>Non hanno di fronte le truppe hitleriane o giapponesi dei loro nonni che minacciavano l'America, sono all'interno di una guerriglia e una guerra civile che in fondo non li riguarda.<BR><BR>2.500 sono già caduti nelle file statunitensi tra cui 81 che si sono dati la morte in conto proprio suicidandosi.<BR><BR>E' chiaro che la stragrande maggioranza dei militari Usa che si erano arruolati per risolvere un problema economico e che si sono ritrovati con la fregatura di una guerra (gli arruolamenti volontari in questi ultimi anni sono precipitati ed è un dramma per le forze armate) abbiano poca voglia di lasciarci la pelle per la guerra del petrolio del signor Bush.<BR><BR>Il gioco non vale la candela.<BR><BR>In un teatro come quello è più che facile che dopo tre anni di inutile permanenza in un clima totalmente ostile, qualcuno perda la testa e si abbandoni a crimini di reazione.<BR><BR>Ma chi è il responsabile di tutto questo?<BR><BR>Se ne renderà conto il signor Bush che queste reazioni associate a Guantanamo e a tutti gli altri luoghi di tortura hanno fatto solo il gioco del nemico?<BR><BR>Hanno trasformato coloro che dovevano portare un nuovo corso in Iraq in assassini disposti a commettere crimini identici a quelli del despota rimosso.<BR><BR>Il Pentagono dopo questo fatto è intenzionato ad alleggerire la pressione riducendo le forze presenti in Iraq.<BR><BR>Ma è questa la soluzione?<BR><BR>Anche se i reparti più logori per una lunga presenza verranno allontanati il problema rimane per gli altri.<BR><BR>Il degrado progressivo segnalato dall'ambasciatore Usa in Iraq in un rapporto segreto (di Pulcinella se è stato intercettato) al Segretario di Stato, all'interno della zona protetta denominata Zona Verde, ci da la misura esatta di quale inferno possa essere la parte restante di Baghdad assolutamente non protetta in balia della guerriglia e della guerra civile.<BR><BR>A questo punto il Senato degli Stati Uniti ha il dovere di chiedere conto al signor Bush di cosa ha fatto in questi tre anni di permanenza in Iraq lasciando crescere la guerriglia e avendo portato un Paese ad una guerra civile.<BR><BR>Lo avrebbe anche l'Onu come mandatario ufficiale se non fosse ridotto ad una burletta.<BR><BR>Anche i sei mesi di tempo che sono stati dati al nuovo governo non hanno senso perché in fondo manca lo Stato e dello Stato ne fanno parte l'esercito e le forze di polizia.<BR><BR>Come ha spiegato il comandante della forze Usa Casey in udizione di fronte al Senato degli Stati Uniti, solo un battaglione delle forze irachene è in grado di operare autonomamente.<BR><BR>Bush per ragioni elettorali sta fermo.<BR><BR>Agli americani sta già mentendo dicendo loro che confida sul trasferimento progressivo delle responsabilità alle forze irachene (evidentemente il popolo americano non è al corrente di quanto succede al Senato).<BR><BR>Ma francamente davanti a questo fallimentare disastro i comandi Usa se la sentono veramente di mandare alla pena capitale dei militari che alla fine sono delle vittime del potere politico.<BR><BR>Pensano davvero che usando il pugno forte possano ristabilire l'ordine al loro interno?<BR><BR>Sono sempre le ultime ruote del carro a dover pagare?<BR><BR>I veri responsabili mai?<BR><BR>A.Hopkins


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MessaggioInviato: lun giu 26, 2006 01:28 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
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Fatti nostri<BR>di GIORGIO BOCCA<BR>L'ambiguità sul ritiro dall' Iraq<BR><BR>La discussione sul ritiro delle nostre truppe dall'Iraq ricorda maledettamente quelle sulla politica coloniale: se fosse meglio non averne di colonie o se fosse decisivo per il nostro futuro averne sempre di più. <BR><BR>L'Italia fascista decise di averne sempre di più, anche se il tempo del colonialismo era finito. <BR><BR>E si arrivò all' assurdo della guerra mondiale, dove l'Italia di Mussolini si schierò dalla parte della Germania, che di colonie non ne aveva, contro le grandi potenze occidentali; dalla parte del Terzo Reich, che non aveva né accesso né flotta nel Mediterraneo, contro la Francia e l'Inghilterra, che da secoli si disputavano il controllo di quel mare. <BR><BR>La conseguenza immediata fu che gli inglesi, padroni del Canale di Suez, lo chiusero alle nostre navi e che l'impero dell'Africa orientale, su cui il regime aveva puntato tutte le sue carte, fu costretto alla resa. <BR><BR>Ma quella politica non era fondata sulla ragione, era affidata a un azzardo: che la Germania di Hitler vincesse la guerra e ci ricompensasse ampiamente. <BR><BR>La guerra disse che quell'azzardo era sbagliato. <BR><BR>Invece di acquistare nuove colonie fummo spazzati via da quelle conquistate in un secolo.<BR><BR>Che fare oggi? La scelta è ancora affidata all'azzardo più che alla ragione, fra coloro che contano su una vittoria dell'imperialismo americano e quelli che credono in un risorgimento arabo. <BR><BR>Allora come oggi una scelta fra interessi concreti di dominio e di ricchezza che viene coperta da ideologie false e ipocrite. <BR><BR>Da una parte quelli che sostengono che questa non è una guerra per il petrolio, ma per la democrazia e contro il terrorismo. <BR><BR>Per cui il compito delle grandi potenze occidentali sarebbe quello di esportare la democrazia e di ricostruire i paesi arabi, che hanno occupato e in parte distrutto. <BR><BR>Dall'altra quanti chiedono che si smettano queste imposture, che finiscano le occupazioni e che i paesi arabi arrivino alla democrazia, se ci vogliono arrivare, per conto loro coni tempi e i sacrifici necessari.<BR><BR>L'unica cosa che non si può, che non conviene fare sono le nozze con i fichi secchi, cioè perseguire una politica di potenza senza averne i mezzi. <BR><BR>Il lato peggiore della nostra partecipazione alla guerra in Iraq e nell'Afghanistan è la sua ambiguità, il non sapere, il non voler dire perché dei nostri soldati ci vadano a morire.<BR><BR>Terribile umiliante ambiguità, fra una guerra che non siamo in grado di combattere e una pace che non sappiamo, disgiungere dai nostri interessi.


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MessaggioInviato: lun giu 26, 2006 01:29 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
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>Il lato peggiore della nostra partecipazione alla guerra in Iraq e nell'Afghanistan è la sua >ambiguità, il non sapere, il non voler dire perché dei nostri soldati ci vadano a morire.<BR><BR>Io ti pago e tu devi mettere in conto anche di poter morire vale tanto per la destra che per la sinistra?<BR><BR>A.Hopkins


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MessaggioInviato: lun giu 26, 2006 10:06 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
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I vetri del Palazzo di Vetro <BR><BR>I vetri del Palazzo di Vetro devono essere piuttosto sporchi, se non si riesce più a vedere cosa succede al di là della vetrata.<BR><BR>Sembra che quanto succeda in Iraq non lo riguardi.<BR><BR>Kofi Annan ha fatto sentire la sua voce dopo lunghissimi mesi di assoluto silenzio  in occasione dell'eliminazione Al Zarqawi e poi più niente.<BR><BR>E' stato un avvenimento piuttosto singolare in quanto ai due principali fautori della guerra Bush e Blair si è unita la voce del Segretario delle Nazioni Unite.<BR><BR>Poi quando gli avvenimenti macabri incalzano sia da una parte che dall'altra spariscono tutti assieme appassionatamente nei loro antri.<BR><BR>Anche se non lo si condivide si può capire perché l'Onu a Baghdad, è stato cacciato a suon di bombe e di vittime.<BR><BR>Nella concezione comune si tende a credere che l'arbitro sia imparziale.<BR><BR>Quando si va giudizio in qualsiasi parte del mondo che non sia una dittatura, si nutre la speranza che chi sia chiamato a giudicare sia imparziale.<BR><BR>Lo stesso valeva anche per l'Onu.<BR><BR>Solo che da molti anni a questa parte non è più così.<BR><BR>Il mondo arabo in generale ha visto che sempre più spesso la bilancia pende dalla parte degli occidentali.<BR><BR>Le conseguenze poi si vedono e si pagano acaro prezzo.<BR><BR>Dall'Unità<BR><BR>Marines accusati per l'omicidio di un iracheno<BR><BR>Sette militari americani ed un infermiere incriminati per la morte di un civile 26enne. Rischiano la pena di morte.<BR><BR>NEW YORK - Si allunga il numero dei militari americani accusati di omicidio di civili iracheni: il Corpo dei Marines ha deciso di incriminare sette marines e un infermiere della Us Navy per la morte di un civile iracheno il 26 aprile scorso a Hamdaniya. <BR><BR>Tre giorni fa altri tre militari Usa della l01/esima divisione aerotrasportata sono stati incriminati per l'omicidio di tre prigionieri iracheni il 9 maggio nella provincia settentrionale ai Salahuddin. <BR><BR>I Marines e il marinaio coinvolti nel caso di Hamdaniya sono confinati a Camp Pendleton: sono accusati di aver sequestrato un civile iracheno dalla sua çasa, di averlo ucciso senza provocazione e di aver poi orchestrato una messa in scena per far credere che la vittima fosse un insorto. <BR><BR>Secondo quanto riferito nei giorni scorsi dal deputato democratico John Murtha, che era stato messo a parte dell'inchiesta, gli otto militari, il più alto in grado un sergente, avrebbero cercato di coprire le tracce del delitto disponendo il cadavere dell'uomo accanto a una pala e a un ordigno esplosivo artigianale. <BR><BR>Avrebbero poi sparato in aria colpi di kalashnikov (Ak -4 7), l'arma usata di preferenza dagli insorti, per indurre a far credere che era stato ucciso un ribelle. <BR><BR>Una conferenza stampa è stata convocata ieri a Camp Pendleton dove sono rinchiusi gli otto militari. <BR><BR>Una volta definite le incriminazioni, i marines e il marinaio si vedranno assegnati avvocati militari e avranno la scelta se assumere a loro spese avvocati civili.<BR><BR>Il comandante di Camp Pendleton deciderà . poi se aprire un procedimento in base all'articolo 32 del codice militare, l'equivalente del Gran Giuri civile, che a sua volta potrebbe portare a processi di Corte Marziale.<BR><BR>Il caso di Hamdanyia è distinto dalla strage di Haditha, in cui altri marines lo scorso novembre avrebbero ucciso 24 civili. <BR><BR>La prima inchiesta sulla vicenda è approdata sul tavolo del comandante americano in Iraq, Peter Chiarelli, e avrebbe concluso che i comandi in Iraq non colsero vari campanelli d'allarme che venivano sollevati nel resoconto iniziale dell'incidente.<BR><BR>Il rapporto del generale Eldon Bargewell, il primo ad essere completato sulla strage, sostiene che inaccuratezze della versione iniziale dovevano saltare agli occhi ai comandanti dell'area, ha appreso il «Los Angeles Times>>.<BR><BR>A.Hopkins


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MessaggioInviato: mar giu 27, 2006 00:18 am 
Kofi Annam è il peggiore segretario dell'Onu ed è una tra i principali responsabili del suo affossamento.<BR>Forse è troppo preso dagli intrighi affaristici.


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MessaggioInviato: lun lug 10, 2006 13:10 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
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Ansa --10/07/2006 11:50<BR><BR>BOMBA VICINO A BANCA CENTRALE BAGHDAD, 4 MORTI E SETTE FERITI<BR>Una bomba è esplosa nei pressi della Banca centrale irachena nel centro di Baghdad, uccidendo numerose persone. Quattro morti e sette feriti. Lo ha detto la polizia aggiungendo che l'ordigno era stato piazzato davanti ad un ristorante in Rashid Street, una delle zone commerciali della capitale. Non si ha conferma della voce secondo la quale l'attentato sarebbe stato compiuto da un kamikaze.<BR><BR>In precedenza, le stesse fonti avevano precisato che l' esplosione è avvenuta di fronte a un piccolo ristorante popolare nel cosiddetto 'mercato iraniano' nella storica strada di Al-Rashid, nel cuore di Baghdad. "Per passare inosservati, i terroristi ormai utilizzano come tecnica quella di nascondere le bombe in sacchetti di plastica che poi abbandonano nei mercati, approfittando dell' affollamento", hanno affermato i testimoni.<BR><BR>CONFLITTO A FUOCO DAVANTI A MOSCHEA SUNNITA A BAGHDAD<BR>Miliziani armati e polizia irachena hanno ingaggiato un conflitto a fuoco, nel quale sono stati coinvolti anche alcuni passanti, davanti ad una moschea sunnita nel violento quartiere di Dora, nel sud di Baghdad. Lo rivelano esponenti politici sunniti e la polizia. Un politico sunnita ha detto che ad attaccare la moschea di Hatem al-Saddun sarebbero stati miliziani sciiti, ma non è ancora chiaro cosa sia accaduto esattamente né se vi siano vittime. Ieri in un'incursione di miliziani sciiti armati in quartieri sunniti di Baghdad sono morte 40 persone.<BR><BR>********<BR><BR>A grandi passi l'Iraq si sta avviando verso la guerra civile totale.<BR><BR>Il corrispondente di Rai 3, al termine del servizio del Tg delle 12,00, ha annunciato la richiesta della presenza dei caschi blu dell'Onu perché gli americani hanno fallito.<BR><BR>La confusione deve essere totale se si richiede all'Onu di inviare le sue truppe quando sono già presenti truppe sotto mandato Onu.<BR><BR>Per contro l'Onu non si muove di fronte ai disastri che vedono il suo imprimatur.<BR><BR>Renato Farina nella sua lettera a Libero accenna alla sua partecipazione alla quarta guerra mondiale.<BR><BR>E' l'unica cosa che condivido come definizione di tutta la lettera avendo sostenuto questa posizione sul forum già tre anni fa all'inizio dell'invasione irachena.<BR><BR>L'incendio del Medio Oriente si sta allargando.<BR><BR>In Afghanistan si attende l'ora dell'attacco dei Talebani, che secondo i loro comandanti sarà una guerra lunga.<BR><BR>Tra Israele e Palestinesi si è sempre sull'orlo di una scontro memorabile.<BR><BR>E' alquanto significativo che l'Onu in quell'area calda non pensi mai di inviare truppe come ha fatto per l'Iraq e per l'Afghanistan.<BR><BR>L'Iran sfrutta questa situazioni e procede tranquillamente verso l'atomica.<BR><BR>Il Parlamento inglese è stato chiaro con il suo primo ministro, invitato ad esercitare pressioni su Washinghton.<BR><BR>Nessuna intenzione ad aprire il fronte con l'Iran.<BR><BR>Sfruttando le difficoltà mediorientali alza la cresta il Nord Corea.<BR><BR><<Pronti alla guerra totale>> possiamo leggere stamani su La Repubblica.<BR><BR>Evidentemente non riescono ad immaginare in cosa consista la guerra totale.<BR><BR>L'Ue precedente all'allargamento, che ha goduto i benefici dell'eliminazione dei conflitti sui suoi territori per 60 anni, deve farsi immediatamente carico della riforma dell'Onu prima che sia troppo tardi come nel '39 per la Società delle Nazioni.<BR><BR>A.Hopkins


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MessaggioInviato: gio mar 15, 2007 12:21 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:03 pm
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data l'importanza dell'argomento(in pratica dall'articolo si evince che Bush impone una legge ad un paese terzo,nella fattispecie l'iraq) ho pensato valesse la pena di tradurre integralmente questo articolo preso dall'Herald Tribune di chicago.<BR><BR>perdonatemi qualche inesattezza,ma il senso del misfatto c'è tutto.<BR>ciao. <BR><BR>"Comunque,di chi è questo petrolio?" <BR><BR>Antonia Juhasz <BR>Published: March 13, 2007 <BR>( Antonia Juhasz è una analista per "Oil change International" un gruppo di sorveglianza, ed è l'autrice del libro: <BR>"L'agenda di Bush: invadere il mondo,un'economia alla volta." ) <BR><BR>http://www.iht.com/articles/2007/03/13/opinion/edjuhasz.php <BR><BR>San Francisco: <BR>al giorno d'oggi più dei ¾ del petrolio mondiale è posseduto e controllato dai governi. <BR>Non è sempre stato così. <BR>Fino a circa 35 anni fa il petrolio mondiale era massimamente nelle mani di 7 compagnie con sedi in U.S.A. ed Europa,successivamente quelle 7 si fusero e si ridussero a 4: <BR>ExxonMobil, Chevron, Shell and BP. <BR>Queste compagnie fanno parte degli imperi finanziari più grandi del mondo: <BR>Ciononostante,da quando hanno perso il loro esclusivo controllo in favore dei governi sul cui territorio i pozzi sono dislocati,queste compagnie hanno sempre provato a rientrarne in possesso. <BR>Le riserve petrolifere Irakene-ritenute al secondo posto nel mondo come disponibilità-sono sempre state in alto nella lista dei desideri. <BR>Una nuove legge in approvazione questo mese al parlamento Irakeno-se passerà-aiuterà parecchio queste compagnie petrolifere a raggiungere il loro scopo. <BR>La legge sottrarrà la maggior parte del petrolio Irakeno dal controllo esclusivo del governo locale e lo concederà per una generazione o forse più alle compagnie petrolifere. <BR>Nel Marzo del 2001 il "National Energy Policy Development Group"(meglio conosciuto come la task force del vice presidente Dick Cheney),che include un esecutivo composto da funzionari delle più grandi compagnie petrolifere americane,raccomandava che il governo U.S.A. supportasse iniziative in medio oriente "per aprire nuove aree di investimenti al loro settore energetico". <BR>Con un'invasione ed una successiva operazione di ingegneria politica,ci si proponeva esattamente di ottenere questa legge sull'esproprio del petrolio Irakeno. <BR>Un grande vantaggio economico per le compagnie petrolifere quindi, ma a discapito dell'economia Irakena della loro democrazia e della loro sovranità nazionale. <BR>Da quando l'Iraq è stato invaso e posto sotto il controllo militare americano,l'amministarazione Bush è stata molto aggressiva nel condurre a buon fine la legge sul petrolio. <BR>Essa è stata uno dei punti di riferimento dell'azione di governo del primo ministro Nuri Kamal al- Maliki,con Bush,la Rice,il generale Casey,l'ambasciatore Zalmay Khalilzad ed altri esponenti dell'amministrazione che ne enfatizzavano pubblicamente l'approvazione con crescente urgenza. <BR>L'amministrazione ha evidenziato il piano di "introiti e redistribuzione" sulla base del quale in governo centrale Irakeno dovrebbe redistribuire I proventi del petrolio a tutti gli abitanti della nazione. <BR>Ma I benefici di questa eccellente proposta sono radicalmente annullati dalle molte altre previsioni che questa legge comporta: <BR>Questa infatti permette che una parte consistente,se non la quasi totalità,delle entrate del petrolio,possano scorrere fuori dal paese ed entrare nelle tasche delle compagnie petrolifere. <BR>La legge trasformerebbe l'industria petrolifera Irakena da un modello di compagnia nazionalizzata e legata alle compagnie petrolifere americane,ad eccezione di limitati contratti mercantili(seppur molto redditizi),in un industria commerciale,ovviamente a partecipazione privata,che è completamente aperta a qualsivoglia compagnia/e petrolifera/e che abbia/no voglia e denaro per detenerne il controllo. <BR>La compagnia nazionale Irakena avrebbe l'esclusivo controllo solo su 17 degli 80 luoghi di estrazione conosciuti lasciando ¾ dei conosciuti-e di tutti quelli ancora non conosciuti-disponibili per il diretto controllo di compagnie straniere. <BR>Queste compagnie non dovrebbero investire I loro guadagni nell'economia Irakena o essere partner di compagnie Irakene,assumere personale Irakeno e condividere nuove tecnologie estrattive. <BR>Con questa legge ed in questo momento di instabilità le grandi compagnie petrolifere potrebbero approfittarne per sottoscrivere contratti adesso,mentre il governo Irakeno è nel suo punto di maggior debolezza,e poi attendere almeno due anni prima di mettere un piede sul territorio. <BR>Se questi contratti fossero ratificati,la maggior parte del petrolio Irakeno verrebbe lasciato sottoterra per altri due anni,anzichè essere estratto e venduto per far ripartire l'economia del paese. <BR>Le compagnie petrolifere internazionali,potrebbero anche offrire alcuni dei principali contratti che propongono nel mondo,inclusi quelli chiamati"condivisione degli accordi di produzione". <BR>Questi "accordi" sono i modelli preferiti dagli industriali del petrolio,ma sono sovente rifiutati da tutte le nazioni produttrici di petrolio del medio oriente perché prediligono scadenze a lungo termine(da 20 a 35 anni,nel caso della legge che sta per essere approvata in Iraq) e che concedono alle compagnie petrolifere enorme controllo,proprietà e profitti,ben superiori ad ogni altro tipo di contratto. <BR>Prova ne sia che essi sono usati solo nel 12% dei casi. <BR>I paese vicini come Iran,Kuwait e Arabia Saudita,mantengono nazionalizzata l'industria estrattiva ed hanno messo fuorilegge il controllo straniero sul petrolio. <BR>Questi paesi "affittano" le compagnie petrolifere straniere come "fornitrici di servizi" per quanto serve all'estrazione,per una durata limitata e senza concedere alle compagnie stesse alcun interesse diretto sulla produzione di petrolio. <BR>Nello stesso modo anche gli Irakeni potrebbero scegliere di affidare alle compagnie petrolifere straniere l'estrazione del petrolio,ma non il controllo dei pozzi,della produzione e dei proventi. <BR>Potrebbero farlo nel modo più consono ai loro bisogni se solo fossero liberati dalla tremenda pressione esterna che è esercitata dall'amministrazione Bush,dalle corporazioni petrolifere e da un esercito di 140.000 militari sul territorio. <BR>Le cinque federazioni del commercio Irakeno,che rappresentano centinaia di migliaia di lavoratori ha emesso un documento che si oppone a questa legge e rifiuta "il controllo del petrolio in mani straniere che sminuirebbe la sovranità dello stato e la dignità del popolo Irakeno." <BR>Queste federazioni richiedono più tempo,meno pressione e un'opportunità di avere quella democrazia che era stata loro promessa.


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MessaggioInviato: mer mar 28, 2007 01:17 am 

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Dopo l'approvazione alla Camera i Democratici ottengono un successo anche al Senato.<BR><BR>********<BR><BR>Ansa» 2007-03-27 23:43 <BR><BR>Iraq: Usa, Senato approva ritiro a marzo 2008 <BR><BR>(ANSA) - WASHINGTON, 27 MAR - Il Senato degli Stati Uniti ha votato 50-48 a favore di un inizio del ritiro delle truppe americane dall'Iraq nel marzo 2008, compiendo un altro passo in direzione di uno scontro diretto con la Casa Bianca. Il presidente americano George W.Bush ha ripetutamente preannunciato che porrà il veto a ogni iniziativa del Congresso che preveda scadenze per l'impegno militare in Iraq. (ANSA). 


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MessaggioInviato: mer mar 28, 2007 20:24 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
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La guerra dimenticata<BR><BR>**********<BR><BR>Da La Stampa.it<BR><BR>28/3/2007 (8:43) - STRAGE <BR>Scontri confessionali in Iraq: <BR>almeno 120 morti in due giorni<BR><BR>BAGHDAD<BR><BR>Almeno 120 persone hanno perso la vita negli ultimi due giorni nella città di Tal Afar, a nord-ovest di Baghdad. Ieri, due camion bomba sono esplosi in due affollati mercati di un quartiere a maggioranza sciita, causando almeno 63 morti secondo alcune fonti, 75 secondo altre. Oggi, miliziani e poliziotti fuori servizio di fede sciita hanno fatto irruzione in un quartiere sunnita della città e per due ore hanno aperto il fuoco contro civili sunniti, uccidendo almeno 60 persone. <BR><BR>Un esponente sunnita del locale Partito turcomanno, Ali al Talafari, ha fatto sapere che l'esercito iracheno ha arrestato 18 agenti di polizia coinvolti nella rappresaglia, precisando che gli agenti sono stati identificati dalle famiglie sunnite prese di mira. Secondo fonti ospedaliere, le vittime della rappresaglia sono tutti uomini di età compresa tra i 15 e i 60 anni, uccisi con un colpo di arma da fuoco alla nuca. Le violenze contro i sunniti sono andate avanti per due ore prima che intervenisse l'esercito iracheno, riportando la calma e imponendo il coprifuoco su tutta la città. <BR><BR>Tal Afar, 418 chilometri a nord-ovest di Baghdad, si trova nella provincia di Nineveh, con Mosul capitale, ed è abitata soprattutto da turcomanni, di cui il 60% di fede sciita e il restante 40% sunnita. La città era considerata una roccaforte della guerriglia fino al settembre 2005, quando le forze Usa e irachene lanciarono un'offensiva che costrinse i ribelli alla fuga. Nel marzo scorso, il Presidente Usa George W. Bush citò l'operazione come un successo da cui trarre «fiducia nella nostra strategia». Tuttavia, la città ha continuato ad essere teatro di diversi attacchi: tre negli ultimi cinque giorni.


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MessaggioInviato: mer mar 28, 2007 21:57 pm 

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mercoledì 28 marzo 2007   h. 21:51<BR><BR>Ultime Notizie<BR><BR>IRAQ: BUSH CONFERMA VETO DATA RITIRO,"SAREBBE DISASTROSO"<BR><BR>(AGI) - Washington, 28 mar. - George W. Bush ha avvertito il Congresso che mettera' il veto su qualsiasi calendario per il ritiro delle truppe Usa dall'Iraq. <BR><BR>"Cio' che e' chiaro e' che le conseguenze di imporre una data cosi' specifica e casuale per il ritiro sarebbero diastrose", ha affermato il presidente americano prima del voto del Senato su una risoluzione che fissa la scadenza del 31 marzo 2008 per il ritiro dall'Iraq. <BR><BR>Se quel testo diventasse legge, ha spiegato il presidente americano, "i nostri nemici non dovrebbero far altro che mettere un segno sul calendario". <BR><BR>"Se non possiamo trovare la determinazione per sconfiggere il male in Iraq, l'America avra' perso la sua missione morale nel mondo", ha detto Bush. <BR><BR>Per questo il titolare della Casa Bianca ha ribadito che mettera' il veto su qualsiasi testo che indichi date per il ritiro dall'Iraq: "Alcuni democratici pensano che ritardando lo stanziamento dei fondi per le nostre truppe possono obbligarmi ad accettare restrizioni per i nostri comandanti che a mio avviso renderanno piu' probabile il ritiro e la sconfitta, ma questo non succedera'", ha assicurato Bush.<BR><BR> Se non ci saranno i fondi per i militari "la gente sapra' con chi prendersela", ha concluso. <BR><BR>Martedi' scorso la Camera dei rappresentranti ha approvato un'altra risoluzione in cui fissa la scadenza per il ritiro al 31 agosto 2008.


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MessaggioInviato: mer mar 28, 2007 22:06 pm 

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dA rAUNEWS24<BR><BR>Riad | 28 marzo 2007<BR>Re Saudita: l'occupazione dell'Iraq e' illegittima<BR><BR>Dura presa di posizione di Re Abdullah d'Arabia Saudita contro la presenza militare americana in Iraq. Parlando in occasione del vertice della Lega Araba, il monarca ha detto che è "illegittima l'occupazione straniera" dell'Iraq.<BR>"Nell'amato Iraq sta scorrendo sangue tra fratelli all'ombra di un'occupazione straniera illegittima e di un brutto settarismo che rischia di sfociare in una guerra civile".<BR>Re Abdullah ha anche ammonito sul fatto che i Paesi arabi non devono permettere "ad alcune forze straniere di decidere il futuro della regione" mediorientale.


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MessaggioInviato: gio mar 29, 2007 21:15 pm 

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Ansa» 2007-03-29 20:48 <BR><BR>IRAQ: IL SENATO USA SFIDA BUSH <BR>WASHINGTON -<BR><BR>Via dall'Iraq entro il marzo 2008. <BR><BR>Anche il Senato statunitense, come già fatto la scorsa settimana dalla Camera, ha approvato una legge che fissa la data di rientro delle truppe americane dall'Iraq. La misura, approvata dai senatori per 51 voti a 47, mette ufficialmente Congresso e Casa Bianca in rotta di collisione perché il presidente George W. Bush ha ribadito che metterà il veto alla legge quando arriverà sulla sua scrivania. Per la misura hanno votato, oltre a 49 democratici, anche due senatori repubblicani: Chuck Hagel e Gordon Smith. <BR><BR>Mentre la Camera aveva fissato nel primo settembre 2008 la scadenza della presenza delle forze militari Usa in Iraq, la legge approvata dal Senato presenta alcune differenze: il ritiro delle truppe dovrebbe cominciare entro quattro mesi dalla entrata in vigore della legge e dovrebbe essere completato (ma la data non è vincolante) entro il 31 marzo 2008. Sia i democratici della Camera che quelli del Senato hanno annesso queste clausole alla legge che stanzia fondi per 122 miliardi di dollari per combattere le guerre in Iraq e in Afghanistan. <BR><BR>Il veto del presidente Bush, che ha ribadito la sua intenzione di bloccare tutte le leggi che stabiliscono un "calendario arbitrario" per il rimpatrio delle truppe dall'Iraq, avrà quindi l'effetto di bloccare anche i soldi destinati a migliorare la situazione dei soldati impegnati in prima linea a Baghdad come a Kabul. Il presidente Bush incolpa i democratici per questo accusandoli di voler sabotare, per motivi politici, la capacità dei soldati di difendersi dal nemico. <BR><BR>Ma i democratici sono rapidi nel ritorcere verso Bush la stessa accusa: è lui, col suo veto alla legge, a bloccare i fondi. Il presidente Bush, dopo avere preso la insolita iniziativa di invitare alla Casa Bianca tutti i deputati repubblicani, ha ribadito la sua intenzione di mettere il veto ed ha accusato i sostenitori di tale misura di voler interferire con le decisioni dei comandanti militari sul campo. "Siamo compatti nell'affermare con forza che quando le nostre truppe sono impegnate in combattimento devono ricevere tutti i fondi necessari - ha detto Bush durante una breve apparizione sotto il portico della Casa Bianca circondato dai deputati repubblicani - abbiamo i nostri comandanti militari impegnati sul campo in difficili decisioni e non devono avere le mani legate". <BR><BR>Si tratta adesso per il Congresso di armonizzare i due testi approvati dalla Camera e dal Senato ma appare chiaro che il testo finale della legge, destinato a giungere sulla scrivania di Bush per la firma, conterrà ad ogni modo un riferimento al calendario di ritiro delle truppe facendo così scattare il veto presidenziale e bloccando i fondi destinati alle truppe. Nel frattempo la Casa Bianca è alle prese con un evidente raffreddamento dei suoi rapporti con l'Arabia Saudita. Re Abdullah, nel suo discorso ieri a Riad all'apertura della riunione della Lega Araba, ha parlato di "illegale occupazione straniera" dell'Iraq. La scorsa settimana il re saudita aveva cancellato la sua partecipazione ad una cena alla Casa Bianca in suo onore prevista per il mese prossimo. Il Dipartimento di Stato ha manifestato "sorpresa" per le dichiarazioni del sovrano saudita ed ha anticipato la intenzione di chiedere dei chiarimenti a Riad.<BR><BR>ATTENTATO IN ZONA SCIITA BAGHDAD, 60 MORTI <BR>Un attentato suicida ha causato una sessantina di morti e decine di feriti in un mercato nel quartiere sciita di Shaab, nella parte nord di Baghdad. Lo hanno riferito fonti della polizia.<BR><BR>KHALIS: TRE AUTOBOMBA E 50 MORTI<BR>Tre autobomba (non quattro come in precedenza indicato) guidate da attentatori suicidi sono esplose a pochi minuti di distanza l'una dall'altra a Khalis, città a maggioranza sciita a nord di Baghdad, causando la morte di circa 50 persone e il ferimento di numerose altre. Una delle vetture è esplosa in una zona commerciale, una seconda a un importante posto di blocco della polizia sulla via di accesso al quartier generale della polizia e al tribunale. <BR><BR>Il terzo attentatore ha portato la sua auto a esplodere in mezzo alle pattuglie della polizia che accorrevano sulla scena. Fonti della polizia a Khalis hanno descritto il caos che regna nell'ospedale locale. "Non ci sono medicinali sufficienti, i feriti giacciono per terra nei corridoi, abbiamo dovuto usare le nostre camicie per ricavarne bende", ha detto un agente sotto copertura di anonimato. 


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MessaggioInviato: dom mag 13, 2007 11:19 am 

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Tony Blair se ne è andato ammettendo che sono stati commessi errori in Iraq.<BR><BR>Arriva Gordon Brown e su Repubblica di ieri a pagina 27 leggiamo: <BR><BR>Brown: <<Sull'Iraq abbiamo sbagliato>><BR><BR>Già, hanno sbagliato.<BR><BR>Nà cosa da niente.<BR><BR>Capita anche all'impiegato del Catasto mettere un timbro su un foglio sbagliato.<BR><BR>Ma noi che ci siamo sempre opposti e spolmonati per dire che era un'errore già da quando sono state rese pubbliche le intenzioni di Bush nel settembre del 2002, che cosa dovremmo dire? <BR><BR>Bravi, perché ve ne siete accorti dopo quasi cinque anni?<BR><BR>Provi il nuovo primo ministro Brown, andare famiglia per famiglia britannica che registra caduti in Iraq a spiegare che il suo predecessore e l'intero governo inglese si sono sbagliati.<BR><BR>Ma poi è proprio vero che si sono sbagliati o c'è dell'altro? <BR><BR>A.Hopkins


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 Oggetto del messaggio: Ma cosa dice maiiiiiiiiiiii ???
MessaggioInviato: gio lug 05, 2007 20:15 pm 

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Secondo Christine Boutin, ministro delle Politiche urbane e degli alloggi

Ministro Francia: "Bush dietro attentati 11/9"

Intervista durante la campagna elettorale: «Se i siti che lo affermano sono i più cliccati, vuol dire che c'è qualche verità»


PARIGI – Bush dietro gli attentati dell’11 settembre? Possibile. Almeno secondo Christine Boutin, esponente della maggioranza del presidente francese Nicolas Sarkozy, oggi ministro delle Politiche urbane e degli alloggi. Sarebbe il primo caso di un politico di un governo occidentale a rimettere in dubbio la teoria che vuole Bin Laden come istigatore dell’attacco alle Torri Gemelle.

VIDEO - A inchiodare la Boutin, un video che circola in Internet. Qualche mese fa, in piena campagna pre-elettorale, l'attuale ministra era ospite di una trasmissione di un noto giornalista francese. Durante l’intervista di rito ecco la domanda fatidica: secondo lei, Bush può essere all’origine degli attentati dell’11 settembre? La risposta è immediata: «Penso sia possibile».

PROVE - La Boutin però non argomenta con prove alla mano, ma si basa su una pura constatazione: «Il fatto che i siti che rimettono in causa l’11 settembre siano visitati ogni giorno da milioni di navigatori, mi spingono a pensare che l’espressione della massa e del popolo non possa non basarsi su un fondo di verità».

IMBARAZZI - Il video non è sfuggito a reopen911.info, uno dei principali portali che si prefigge di fare chiarezza sulla prima ondata di attentati da sempre attribuiti ad Al Qaeda, e che ha deciso di utilizzarlo come spot. Uno spot, che se dovesse trasformarsi in «tormentone» sulla rete, potrebbe mettere in imbarazzo il governo di François Fillon, progettato da Sarkozy che non ha mai nascosto le sue affinità con il presidente americano George W. Bush.

Alessandro Grandesso
05 luglio 2007

da corriere.it


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 Oggetto del messaggio: Re: Ma cosa dice maiiiiiiiiiiii ???
MessaggioInviato: mar lug 10, 2007 23:23 pm 

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[b]La Stampa -- 10/7/2007 (16:0)

Sondaggio Usa: "Bush e la guerra
in Iraq sono sempre più impopolari"
[/b]



Un' indagine segna il nuovo minimo nel gradimento fra la popolazione
NEY YORK
George W. Bush e la guerra in Iraq sono sempre più impopolari tra gli americani. L’ultimo sondaggio della Gallup per Usatoday - una rilevazione con cadenza mensile - segna un nuovo minimo nell’approvazione dell’operato del Presidente, anche tra i Repubblicani, e porta al 62% la percentuale della popolazione che considera un errore l’aver inviato truppe in Iraq.

Il consenso personale di Bush è ora al 29%. Solo Harry Truman, nel 1952 e con il conflitto in Corea aperto, era sceso più in basso nella storia della Casa Bianca, toccando il 22%. A chiedere al Congresso di procedere con la richiesta di impeachment è il 36% della popolazione americana.

Tra i Repubblicani, o che tali si dichiarano, l’operato del Presidente è apprezzato oggi dal 68%. A far scendere ancora il gradimento hanno contribuito il giudizio sulla gestione di due questioni come la Riforma dell’immigrazione e l’aver evitato la prigione a Scooter Libby, l’ex braccio destro del vicepresidente Cheney: il 39% degli elettori conservatori o indipendenti risponde di aver perso fiducia nel Presidente per il primo motivo, il 16% per l’intervento a favore di Libby (a fronte di un 10 e di un 9% che, rispettivamente, plaudono).

Lo scontento per la guerra in Iraq sembra invece crescere più per il passare del tempo che per motivi contingenti. In un mese, gli americani che considerano sbagliato l’intervento militare sono cresciuti dal 56 al 62%. La situazione è rimasta immutata dopo l’invio dei rinforzi per il 51% del campione, è migliorata per il 22 e peggiorata per il 25%.


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