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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: L'economia Globale ( il punto)
MessaggioInviato: gio mar 13, 2008 13:51 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:10 pm
Messaggi: 32
Il primo punto riguarda l’analisi del processo di globalizzazione e della sua evoluzione. La crisi delle grandi banche americane ci dice oggi, con un’evidenza senza precedenti, che la finanziarizzazione delle economie occidentali innescata dall’enorme indebitamento degli Stati Uniti ha prodotto squilibri e contraddizioni ormai insostenibili. Il fondamento culturale di quel modello economico è stata una lettura ideologica dell’89 e della rivoluzione informatica. Una lettura che ha interpretato quei fenomeni con gli slogan dell’“unipolarismo” statunitense, della “fine della storia”, e con le fantasticherie di un’“economia della conoscenza e del tempo libero” connessa a una presunta “fine del lavoro”. E che in questo modo ha occultato la realtà di un mondo sempre più multipolare e di un’economia globale caratterizzata da uno sviluppo industriale su scala planetaria senza precedenti nella storia. Non si tratta di questioni astratte, ma dei concreti condizionamenti politici, economici e culturali che hanno portato, ad esempio, a cedere sul mercato finanziario, senza un disegno industriale, nell’indifferenza generale, autentici gioielli del lavoro italiano (da Fiat Avio a Fiat Ferroviaria, da Nuovo Pignone a Pirelli Cavi). O ancora, si tratta delle ragioni culturali profonde che ci hanno indotto, alla vigilia del boom della domanda di acciaio mondiale innescata dall’urbanizzazione in Asia, a svendere le storiche acciaierie Terni alla Thyssen e di liquidare Bagnoli facendone il cimitero della retorica della società postmoderna.
Come ieri ci ha giustamente ricordato Innocenzo Cipolletta sul Sole 24 ore, la scelta della Bce per una politica monetaria prudente, nonostante le pressioni da oltreoceano per abbassare i tassi, è la conseguenza di un’opzione diversa che si sta affermando in Europa. L’opzione per un modello di sviluppo basato non sulla finanza ma sull’industria, sulla difesa del modello sociale europeo, su un indirizzo di politica economica che richiede al tempo stesso apertura governata dei mercati e rinnovate politiche pubbliche. Questo significa porre al centro della cultura politica del Pd l’orizzonte della costruzione europea, l’etica del lavoro e le politiche dello sviluppo, rimettendo invece al giusto posto il parossismo finanziario, l’economia dell’intrattenimento e del tempo libero, che ci hanno assorbito eccessivamente e in modo fuorviante. Questo vuol dire anche decidere che quei lavoratori e quegli imprenditori che fanno vivere in modo sorprendentemente dinamico il tessuto industriale dell’Italia sono un riferimento irrinunciabile per il Partito democratico, ben prima che i pensionati di anzianità, i proprietari di appartamenti e di azioni in cerca di svago, i giornalisti che vanno in tv.

Borgetti Patrizio


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