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è opportuno che l'Italia riconosca il Kosovo come Stato indipendente?
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MessaggioInviato: lun feb 25, 2008 18:06 pm 

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NEWS
Etleboro Newsletter.com>
24.02.2008 - La Russia attacca la disinformazione
degli Stati Uniti
Un botta e risposta tra il Sottosegretario di Stato americano, Nicholas Burns, e il rappresentante russo presso la NATO, Dmitri Rogozin . Alle parole del diplomatico statunitense che propone l'ingresso del Kosovo all'interno dell'Alleanza Atlantica, risponde Rogozin affermando che la Russia userà ogni suo mezzo per risolvere la crisi balcanica. ( Foto: Dmitri Rogozin e Nicholas Burns )
Nicholas Burns ha affermato che il nuovo Stato del Kosovo dovrà essere riconosciuto al più presto possibile come membro delle Nazioni Unite. "Io sosterrò tale obiettivo, e sarò sempre di quest'opinione", dichiara Burns aggiungendo che, prima di tale traguardo, trascorrerà ancora molto tempo, in quanto alcuni Stati "sicuramente nei primi tempi ostacoleranno questa iniziativa", ma alla fine, "il Kosovo diventerà membro dell'ONU", conclude Burns. "L'obiettivo ultimo è questo e tutti noi dobbiamo lavorare per la stabilità e la pace dei Balcani, perchè i popoli che vi vivono, la meritano", afferma Burns. Anche noi siamo dell'opinione, come il "professore" , che sempre ci dà delle lezioni, ma dobbiamo chiederci il motivo per cui è cosi preoccupato per il Kosovo quando sappiamo bene le sue intenzioni circa la possibilità di creare delle aziende in Kosovo insieme con la Signora Madeleine Albright, la stessa che - "dio la benedica" - decise di bombardare la Serbia, "per la pace", naturalmente. Uomini di professione per la pace come Burns, non ci lasceranno mai in "pace" . Anche i popoli dei Balcani vogliono la pace, ma vorrebbero crearla da soli, nella propria terra. Non meritano questo, secondo loro?

Dalla sicurezza di tali affermazioni, possiamo notare che Nicholas Burns non sembra affatto preoccupato del fatto che la Serbia e la Russia non permetteranno che tale proposta giunga all'interno del Consiglio di Sicurezza, in quanto membri dell'ONU, e assicura che il Kosovo entrerà nella NATO. Non occorre una grande mente per capire che lo scopo degli Stati Uniti è di far diventare il Kosovo un membro della NATO. Per tale motivo, non ci stupiamo molto quando il rappresentante russo presso la NATO, Dmitri Rogozin, afferma che "Burns dichiara sempre il falso". Infatti, non a caso, lo stesso Burns, senza vergogna, dichiara che "gli Americani sono amici dei serbi", e poi con un'ipocrita doppia faccia aggiunge : "Noi rispettiamo il popolo serbo, ma la Serbia si deve adeguare ai cambiamenti nella realtà in cui vive, e deve dichiararsi pronta a vivere in pace con tutti i cittadini del Kosovo". Affermare ciò, in un momento così delicato per la Serbia, è una totale mancanza di rispetto. In verità, siamo abituati a questi cowboy, con cui abbiamo convissuto per anni, in situazioni ben più difficili per la politica serba.

Nicholas Burns afferma che distruggere un'ambasciata è "un atto non civile", dando lezioni di civiltà non solo alla Serbia ma anche alla Russia, alla quale chiede di essere più responsabile "con le dichiarazioni pubbliche sul kosovo". Ed è proprio con responsabilità che Dimitri Rogozin, ha affermato che "Burns non deve più mentire in pubblico". Rispondendo agli attacchi nei confronti del Governo russo sulle dichiarazioni sul Kosovo, ha aggiunto che la Russia ha intenzione di usare la forza militare per calmare la situazione balcanica. "La Russia ha abbastanza autorità politica e morale, sopratutto nei Balcani e nel mondo, per proteggere la sua posizione con mezzi di pace e senza usare la forza militare", dichiara Rogozin. Egli inoltre aggiunge che se la situazione nei Balcani si svilupperà senza seguire una via legittima e senza rispettare gli accordi presi presso il Consiglio di Sicurezza dell'ONU, allora vuol dire che vivremo in un mondo che non viene guidato con legislazione internazionale, ma dal diritto della forza e della violenza, anche militare.

Subito dopo, a modo suo, facendo sempre il professore, Burns dichiara alla Fox Tv che "Mosca deve richiamare Rogozin, per la sua dichiarazione senza nessuna responsabilità". "In Kosovo i russi non sono presenti, e non fanno niente per aiutare i kosovari", ha dichiarato subito dopo Burns commentano la forte replica della Russia, che non ha escluso di usare la forza militare in Kosovo se le missioni della EU e della NATO non rispetteranno la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Conoscendo bene, dunque, i modi del "professore" Burns, anche Rogozin ha risposto allo stesso modo. "Consiglio al Signor Burns di farsi preparare meglio i suoi commenti la prossima volta, di usare fonti più sicure per le proprie informazioni, e così non farà diffamazione e dirà evidenti falsità", dichiara Rogozin. Nicolas Burns, reso cieco dai soldi che devono arrivare dal Kosovo nelle sua tasche, ha perso i freni che, nella diplomazia e nella professione, devono sempre esistere. Il suo prossimo lavoro dovrebbe essere come rettore dell'Università, ma a Pristina, perché la sua consulenza - come è stato facile constatare - non serve a nessun altro, ma solo ai kosovari.
Biljana Vukicevic
............
Tanto per sentire altre campane.
Ciao
Paolo11


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 Oggetto del messaggio: Altro consiglio
MessaggioInviato: lun feb 25, 2008 18:07 pm 

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marinodesaraca ha scritto:
Non desidero essere il difensore di nessuno...ma trovo insopportabile questo modo di esprimersi!

Se ci sono toni insopportabili sarebbe meglio porre la questione al moderatore.
Grazie
Francesco
(moderatore)


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 Oggetto del messaggio: Re: Altro consiglio
MessaggioInviato: lun feb 25, 2008 18:28 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:08 pm
Messaggi: 24
francescof ha scritto:
marinodesaraca ha scritto:
Non desidero essere il difensore di nessuno...ma trovo insopportabile questo modo di esprimersi!

Se ci sono toni insopportabili sarebbe meglio porre la questione al moderatore.
Grazie
Francesco
(moderatore)


sorry
ha raggione, ho sbagliato i termini, però non sopporto chi giudica, pensando di essere, come ho già detto, portatore insano di verità


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 Oggetto del messaggio: a proposito del sondaggio sul Kosovo indipendente
MessaggioInviato: mer feb 27, 2008 22:02 pm 

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Messaggi: 4
vorrei segnalare un articolo di Lucio Caracciolo apparso Domenica 24 su Repubblica, dove con molta lucidità si dice:
" Abbiamo esasperato una crisi credendo di chiuderla una volta per tutte. Invece di avvitarci nella discussione su cosa sarebbe stato giusto fare, stabiliamo come affrontare la realtà che abbiamo contribuito a creare. Ostiniamoci a opporre la prospettiva del dialogo diretto tra i contendenti. Serbi e albanesi non sono matti, anche se talvolta sembrano convincerci del contrario. Sanno che i loro destini sono incrociati e che non possono permettersi il lusso del confronto permanente. Oggi, in parte per colpa nostra o almeno negligenza, pare l'abbiano dimenticato. Vale la pena di ricordarglielo."
Mi riconosco pienamente in queste parole e ripeto l'Europa non DEVE permettere guerre entro i suoi confini, è un principio semplice da perseguire con coerenza !


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 Oggetto del messaggio: GASDOTTI COME CONTINUAZIONE DELLA POLITICA?
MessaggioInviato: mer feb 27, 2008 23:12 pm 

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GERARDO MORINA
Se adattato alla situazione balcanica odier­na ( in particolare Serbia e Kosovo), il ce­lebre detto di Karl von Clausewitz suona così: i gasdotti sono la continuazione della po­litica con altri mezzi. Mosca, in questa come in altre aree in cui vorrebbe esercitare la sua influenza, non pensa infatti alla guerra, ma usa la sua potenza di grande erogatrice d’ener­gia come arma per fare avvertire una presen­za neo-imperiale e offrire ai suoi potenziali al­leati proposte che non possono rifiutare. L’oc­casione le è fornita oggi dal grande sgarbo che avverte di fronte alla proclamazione unilate­rale d’indipendenza ( e sostenuta da buona parte dei Paesi occidentali) del Kosovo dalla Serbia, alla quale la lega la forte solidarietà slavo-ortodossa.

L’idea è sì quella di creare una forte identità slava nei Balcani che funga da avamposto difensivo degli interessi russi in Europa. Ma, soprattutto, di fare perno sulle proprie forniture energetiche per assicurarsi la fedeltà di Paesi che considera di importanza altamente strategica. Sotto questa luce va in­quadrato il recente viaggio a Belgrado dell’at­tuale vice- primo ministro russo(nonché aspi­rante alla successione di Putin) Dmitri Med­vedev, ritornato a Mosca a mani piene. Non soltanto, infatti, ha avuto modo di ribadire il sostegno morale a Belgrado e le fermezza rus­sa sulla spinosa questione kosovara.

Ma, sul piano materiale ed economico, Medvedev (che,non va dimenticato, è presidente della Gazprom, la più grande compagnia statale russa per l’estrazione del gas naturale) ha as­sistito, con il premier serbo Kostunica, alla fir­ma di un’intesa per dare vita ad una società russo-serba il cui scopo è di curare il transito in terra balcanica di South Stream, un gasdotto del valore di 10 miliardi di euro progettato dalla Russia insieme con l’ Italiana ENI. Ma c’è di più. Il recente accordo con Belgrado completa quello più generale firmato da Rus­sia e Serbia il 25 gennaio scor­so, in base al quale Gazprom è riuscita ad assumere il con­trollo di NIS, la maggiore azienda gas-petrolifera stata­le ex-jugoslava.

Un’operazio­ne, questa, che suona come un abile baratto. Perché da un lato Mosca è riuscita a spun­tare un prezzo d’acquisto di estremo favore (una somma che si aggira intorno ai 500 milioni di euro,più di ottocen­to milioni di franchi),ottenen­do in cambio quello che può essere considerato un patroci­nio russo sulla questione ko­sovara e ,nel contempo, assi­curando a Belgrado un ruolo strategico per la Serbia sulle rotte dell’energia. In altre pa­role, Mosca accelera i suoi le­gami di business di fronte a quello che considera «l’orribi­le precedente» instaurato dal­l’ Occidente nel sostenere la causa kosovara, nel timore che il Kosovo inneschi un effetto domino e che la reputazione russa di grande potenza ven­ga gravemente danneggiata nell’area che le interessa di più,ovvero gli Stati ex-sovieti­ci.

Di fronte a tale minaccia, Putin non esita a far balena­re un’opzione di natura offen­siva, imperniata sui problemi che può creare per ritorsione all’ Europa come fornitore di gas e petrolio, proprio nel mo­mento in cui la dipendenza dal gas russo, già fortissima, diventa per gli europei più cruciale dati i rincari del pe­trolio e la crisi mondiale in at­to. Un’ Europa che da parte sua potrebbe trovarsi non so­lo sguarnita in mancanza di una politica energetica comu­ne ma anche frustrata nel suo progetto Nabucco (promosso da Stati Uniti e UE) e volto a diversificare le fonti e a cerca­re di ridurre la dipendenza da Mosca.

Al consorzio, che pren­de il nome dall’opera verdia­na, hanno aderito finora sei soci di altrettanti Paesi: Au­stria, Germania, Ungheria, Bulgaria, Romania e Turchia. La costruzione di questo ga­sdotto prevede il trasporto del gas dall’ Asia centrale e dalla regione del Caspio attraverso la Turchia e i Balcani fino in Europa. Ma, come nota il si­to paginedidifesa.it ,il piano diventa realizzabile a patto che si concretizzino le integra­zioni all’ Unione soprattutto di Turchia e Balcani, mentre la realtà è tutt’altra: l’indipen­denza del Kosovo non fa che rafforzare un’instabilità bal­canica e l’incertezza legata ai tempi di ingresso nella UE di Ankara non favorisce certo la situazione.

Ne deriva che an­che agli osservatori più distrat­ti risulta evidente come tali progetti siano correlati a im­portanti implicazioni politi­che e come quindi l’attuale at­teggiamento del Cremlino pos­sa farsi sempre più insidioso.
Gerardo Morina
www.cdt.ch


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 Oggetto del messaggio: Kossovo
MessaggioInviato: ven feb 29, 2008 19:53 pm 

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/italia.etleboro
27.02.2008 - Balcani: il punto cieco del sistema economico occidentale
Il dollaro tocca i suoi minimi storici, mentre il petrolio sfiora record mai raggiunti, mentre l'OPEC propone di passare all'euro e abbandondare definitivamente la moneta statunitense. In tutto questo lo stravolgimento dei Balcani è assolutamente necessario sia all'Europa che agli Stati Uniti per riaffermare la loro egemonia geopolitica, prima che il mercato finanziario li abbondoni del tutto.
I rincari del prezzo del petrolio sembrano non cessare più, e dopo aver raggiunto il record assoluto storico dei 101,70 dollari si attesta al nuovo record di 102,08 dollari sul mercato di New York. Un'escalation che segue di pari passi la svalutazione del dollaro, che per la prima volta nella storia, è arrivata a 1,5057 dollari. Le premesse sono alquanto critiche, al punto che l'OPEC potrebbe presto abbandonare il dollaro per scegliere l'euro come moneta ufficiale di scambio, a partire dalla prossima consegna del Middle East Economic Digest (MEED). L'annuncio è stato fatto dall'attuale segretario generale dell'OPEC, il libico Abdallah al Badri, riportato dall'agenzia britannico Reuters, ed ha avuto subito evidenti conseguenze: fissare in euro il prezzo del petrolio attirerebbe sulla moneta europea una tale massa di capitali che decreterebbe la totale svalutazione del dollaro. D'altro canto, la sola dichiarazione di Abdallah Badri, ha accelerato la rimonta dell'euro sino a 1,48 dollari, per giungere poi a sfiorare il suo massimo storico. L'accentramento dei capitali sulla zona euro, porterà alle stelle la percentuale di inflazione e le stesse operazioni speculative, oltre a capovolgere di fatto il baricentro del sistema finanziario e petrolifero.
È chiaro che il controllo del petrolio, e così delle pipeline e delle contrattazioni, rischia di passare nelle mani dell'Europa, sulla scia di una "bolla monetaria" che sta portando l'euro a livelli storici mai toccati. Parliamo di "bolla monetaria" in quanto questi rialzi, improvvisi e a ritmi così sostenuti, sono innaturali e dettati da manovre speculative che causano un eccessivo scambio di moneta virtuale: uno shock esogeno, come il ribasso delle borse asiatiche, avrebbe un impatto sui mercati finanziari europei amplificati, bruciando una maggiore massa monetaria a causa dell'elevata volatilità. Si può inoltre parlare di bolla monetaria, in quanto, in questo momento, l'euro è solo lo specchio del fallimento del dollaro, perché cresce e si rafforza solo in funzione dell'indebolimento di un'alta moneta, e non perché la sua economia si espande e diventa meta di investimenti esteri. Al contrario, l'Unione Europea si sta allargando sempre di più al fine di trarre un vantaggio economico nello sfruttamento delle economie emergenti dell'Europa Orientale, e degli Stati "cuscinetto" rispetto alla Russia. Per tale motivo assistiamo all'evoluzione del "nuovo sistema Europa" che sta agendo anche come "entità politica" sovranazionale, cercando di porsi al di sopra delle Nazioni Unite. Ci riferiamo ovviamente a quanto sta accadendo nei Balcani, dove la Repubblica della Serbia viene aggredita per creare al suo interno un protettorato euro-atlantico, o meglio un vero e proprio Stato "apolide". Il Kosovo si presta a divenire l'ennesimo stato fantoccio attraverso il quale far transitare traffici illeciti ed operazioni di riciclaggio di denaro sotto la stretta sorveglianza delle entità economiche europee e statunitensi, come affermato dallo stesso Rappresentante russo presso la Nato Dmitri Rogozin.
Nei Balcani oggi si sta giocando non solo una partita politica tra le forze occidentali e quelle russe, ma anche uno scontro economico, in quanto i progetti dei gasdotti europei passano proprio attraverso la sfera politica. Infatti, mentre l'Europa annuncia il dispiegamento della Eulex nel Nord del Kosovo, la Serbia rafforza la collaborazione economico-energetica con la Russia, ratificando l'accordo tra Gazprom e la NIS per la realizzazione del tratto serbo del South Stream. Secondo il portavoce di Gazprom Sergei Kouprianov, la costruzione del gasdotto verrà terminata nel 2012 ed il South Stream sarà messo in servizio in 2013, esattamente quando entrerà in funzione il progetto Nabucco. L'antagonismo tra i due progetti viene tuttavia compromessa dalla constatazione della stretta dipendenza degli Stati europei che dovrebbero costruire il Nabucco rispetto ai rifornimenti della Russia. Così, nella giornata di lunedì il Primo Ministero ungherese Ferenc Gyurcsany firma un accordo con le controparti russe affermando che i due progetti non si escluderebbero tra di loro e che vi sono tutte le condizioni per creare una joint-venture per la costruzione del troncone ungherese del gasdotto South Stream. Allo stesso tempo, Kouprianov ha annunciato che Gazprom sarebbe ormai disposto a studiare tutte le proposte di partecipazione al gasdotto Nabucco, "sebbene non veda ancora l'utilità economica di questo progetto al quale manca una reale base di risorse". Infatti, sebbene l'euro cresca rapidamente, l'Unione Europea non è ancora riuscita ad assicurarsi una fonte di energia adeguata per sostenere in eguale modo la sua economia.
Qualsiasi tentativo di risolvere l'empasse, viene invalidato dalla Russia che muove le sue pedine "diplomatiche" ed energetiche per chiudere l'Europa su se stessa. È un circolo vizioso che sembra non avere fine e rischia di divenire assurdo. Consideriamo infatti che Gazprom controlla il 70% dei rifornimenti di gas che giungono in Europa attraverso i suoi gasdotti, e che si sta muovendo per sabotare pian piano tutti i progetti che riescano a bypassare la Russia. È giunta così in Serbia, in virtù di un tacito accordo Mosca-Belgrado che concede il passaggio dei gasdotti a fronte del sostegno in sede del Consiglio di Sicurezza dell'ONU contro la proclamazione del Kosovo. Ben presto giungerà anche in Georgia, considerando che il Cremlino sta ora appoggiando le richieste dell'ex-repubbliche secessioniste sovietiche dell'Abkhazia e dell'Ossezia del Sud per ottenere l'indipendenza dallo Stato georgiano e l'annessione alla Russia. Una mossa strategica che darebbe alla Gazprom un trampolino di lancio per stabilire l'ennesimo collegamento tra Mar Caspio e Mar Nero e fare concorrenza alla pipeline anglo-turca-americana , Bakou-Tblissi-Ceyan, che aggira la Russia.
Non dimentichiamo infine il Kosovo, che, pur non avendo risorse petrolifere, è un tassello importante per questo complicato rebus geopolitico. Stiamo assistendo infatti alla militarizzazione del territorio kosovaro da parte degli Stati Uniti che, nel giugno del 1999, dopo il bombardamento della Jugoslavia, hanno occupato un terreno di 1,000 acri nel Kosovo del sud-est ad Urosevic, vicino il confine macedone, e hanno costruito il Campo Bondsteel, la più grande base militare degli Stati Uniti fin dalla guerra in Vietnam. La base militare di Bondsteel è, inoltre estremamente importante per proteggere uno dei più importanti corridoi di collegamento tra l'Occidente e l'Oriente, in cui il gasdotto AMBO - il gasdotto trans-balcanico che instraderà il gas demar Caspio - sarà il principale baricentro.
Non vi è dubbio, dunque, che lo stravolgimento dei Balcani è assolutamente necessario sia all'Europa che agli Stati Uniti per riaffermare la loro egemonia geopolitica, prima che il mercato finanziario li abbondoni del tutto. La Comunità Europea, le commissioni e i comitati di esperti, nonché gli Stati Uniti con il suo braccio armato, hanno dato vita ad un precedente catastrofico al solo scopo di proteggere i propri interessi, il proprio sistema politico ed economico ormai in completo fallimento.
Fulvia Novellino
.........
Tanto per sentire un po tutti.
Ciao
Paolo11


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 Oggetto del messaggio: Si allarga il fronte del riconoscimento
MessaggioInviato: ven feb 29, 2008 21:07 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
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Intanto anche il solitamente prudente ed abbotonatissimo (e ultra-neutrale) governo svizzero ha annunciato il riconosciento del kosovo.

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Dichiarazione del Presidente della Confederazione Pascal Couchepin
Berna, 27.02.2008 - Riconoscimento del Kosovo e instaurazione di relazioni diplomatiche


Su proposta del DFAE e dopo aver consultato le Commissioni della politica estera del Consiglio degli Stati e del Consiglio nazionale, il Consiglio federale ha deciso oggi di riconoscere e di instaurare relazioni diplomatiche e consolari tra i nostri due Paesi.

A questo proposito il Consiglio federale ha preso atto della Dichiarazione d'indipendenza adottata dall'Assemblea del Kosovo il 17 febbraio scorso nonché dell'invito formale a riconoscere il Kosovo indirizzata al Governo svizzero dal Presidente e dal Primo ministro del Kosovo in quella stessa data.

Il Consiglio federale si è in particolare rallegrato per il fermo impegno delle autorità del Kosovo, dichiarato nei due documenti surriferiti, a rispettare nella loro totalità - anche per quanto concerne la protezione delle minoranze e la supervisione dell'indipendenza da parte di una presenza internazionale civile e militare - gli obblighi derivanti dalla Proposta globale di regolamento recante statuto del Kosovo dell'Inviato speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per lo statuto del Kosovo, Marti Ahtisaari.

Il Consiglio federale ha parimenti rilevato che le autorità del Kosovo intendono cooperare con la presenza militare della NATO, la KFOR, sulla base della Risoluzione 1244/1999 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

In una situazione dove la posta in gioco emotiva è importante e gli interessi contraddittori, non vi è una soluzione ideale. Il Consiglio federale ritiene tuttavia che questa nuova tappa nella ricostituzione politica della regione sia preferibile a qualsiasi alternativa. Ritiene inoltre che, tenuto conto delle circostanze specifiche del caso del Kosovo, tale riconoscimento non costituisca un precedente.

Il chiarimento dello statuto del Kosovo costituisce una condizione per la stabilità e lo sviluppo economico e politico dell'intera regione dei Balcani occidentali. Il Consiglio federale esprime la sua volontà di proseguire l'impegno della Svizzera e di partecipare attivamente agli sforzi internazionali nel Kosovo e nella regione.

La Svizzera ha sempre assunto posizioni equilibrate nei Balcani, tenendo in considerazione gli interessi legittimi di tutte le parti interessate. Il Consiglio federale si premura di rilevare che il riconoscimento del Kosovo va oggi di pari passo con la volontà di rinsaldare gli stretti rapporti che intrattiene con la Serbia e di rafforzare l'ottima cooperazione tra la Svizzera e la Serbia.[/b]


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 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: dom mar 09, 2008 18:21 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:10 pm
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cocchist ha scritto:
grazie Francesco, ma credo che sfuggano alcuni elementi importanti:
1. gli stati un tempo federati nella Jugoslavia avevano un diritto costituzionale di secessione, il Kosovo non è uno stato federato con la Serbia come non lo era nella Jugoslavia
2. la Serbia di oggi non è quella di Milosevic e la secessione del Montenegro (dove mi trovo in questo momento) ne è la dimostrazione
3. come già detto non siamo in presenza di nessuna emergenza umanitaria
4. l'autodeterminazione ha un senso in presenza di un oppressione coloniale o imperiale (magari in Tibet) ma non all'interno degli stati democratici europei
5. la divisione concordata tra Cechia e Slavacchia per esempio è un'altra cosa ancora
per queste ragioni ed altre legate alla pratica di imporre in questi conflitti interessi strategici di potenze esterne non concordo con la posizione di oggi del PD pur essendone iscritto
basta guerra in kosso e bosnia- erzegovina e mostar e pace adesso in serbia si dimesso premier koatunica adesso elezioni politiche 11 maggio non possiamo entrare nella ue


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 Oggetto del messaggio: Re: kosovo indipendente ?
MessaggioInviato: lun mar 10, 2008 19:26 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:10 pm
Messaggi: 4
paolo11 ha scritto:
cocchist ha scritto:
propongo un pronunciamento sul tema : è opportuno che l'Italia riconosca il Kosovo come Stato indipendente?

SI o NO ?

sono per un NO secco, la soluzione dell'autonomia amministrativa è la più corretta. Può essere declinata in forme accentuate che garantiscano i diritti di maggioranza e di minoranza. L'indipendenza apre la strada a conflitti destinati a moltiplicarsi e la stella polare per l'Europa è di evitare guerre e conflitti interni e lo sfaldamento non concordato degli Stati esistenti è un potente fattore di conflitto. Inoltre non siamo in presenza di alcuna minaccia per la popolazione albanese del Kosovo, al contrario ad essere minacciata è oggi la minoranza serba in Kosovo.

Caro cocchist.Concordo NO.Vi sono altre alternative,
abbiamo regioni autonome in Italia.Allora ETA palestinesi curdi ecccc...Niente!
Lo deve decidere ONU.Non qualche nazione, per far piacere agli USA.
Ciao
Paolo11
kosovo e della serbia no indipendente


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 Oggetto del messaggio: Kosovo
MessaggioInviato: lun mar 17, 2008 17:30 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:05 pm
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Kosovo, serbi si scontrano con Onu e Nato nel nord
lunedì, 17 marzo 2008 3.41
Versione per stampa
MITROVICA, Kosovo (Reuters) - Centinaia di serbi si sono scontrati oggi con la polizia dell'Onu -- che ha ricevuto l'ordine di ritirarsi -- e le forze Nato nel nord del Kosovo nei più gravi episodi di violenza avvenuti nel territorio da quando la maggioranza albanese ha dichiarato l'indipendenza nel mese scorso.
I disordini rappresentano una sfida per la Nato, le Nazioni Unite e la missione della Ue di poliziotti e magistrati, rafforzando i timori che il Kosovo vada verso la spartizione su linee etniche un mese dopo il distacco dalla Serbia.
I tumulti sono scoppiati nella città di Mitrovica, dopo che centinaia di poliziotti dell'Onu, sostenuti dai peacekeeper francesi della Nato, hanno fatto irruzione in un tribunale Onu della città, facendo sloggiare le decine di serbi che l'avevano occupato ieri.
L'Onu ha detto che almeno 25 suoi agenti sono rimasti feriti, ma la Serbia ha accusato la Nato e le Nazioni Unite di avere avuto la mano pesante e ha rafforzato la sicurezza alle sue frontiere, avvertendo del rischio di "pogrom" contro la minoranza serba in Kosovo di 120.000 abitanti.
La Russia, principale alleato della Serbia, ha detto che la responsabilità degli scontri ricade sulla "illegittima" secessione del Kosovo e ha invitato il contingente di polizia internazionale a non eccedere con la forza.
Il direttore serbo dell'ospedale di Mitrovica, Marko Jaksic, noto per il suo nazionalismo, ha detto che tre persone di nazionalità serba sono state gravemente ferite negli scontri.
Un portavoce della missione Onu in Kosovo, Unmik, ha detto che "è stato impartito l'ordine alla polizia di ritirarsi dal nord del Kosovo a causa delle violente rivolte in atto".
Le truppe Nato sono state fatte bersaglio di colpi d'arma da fuoco nel corso delle rivolte a Mitrovica, secondo quanto riferito a Reuters da un portavoce Nato, che lamenta otto feriti tra i militari francesi.
I rivoltosi serbi hanno attaccato tre automezzi delle Nazioni Unite, liberando 10 persone che erano state arrestate, hanno detto testimoni.
La polizia e le truppe Nato hanno sparato lacrimogeni per disperdere la folla, che ha lanciato pietre e fatto esplodere petardi. Del fumo è stato visto uscire da almeno due mezzi di trasporto della forza di pace della Nato, la Kfor, che conta 16.000 militari.
I dimostranti serbi avevano occupato ieri il tribunale nell'ennesimo atto mirante a assumere il controllo delle zone serbe del Kosovo, dopo la dichiarazione di indipendenza della maggioranza albanese del 17 febbraio.
Il ministro degli Esteri italiano, Massimo D'Alema "ha esortato i serbi del Kosovo a evitare ogni forma di violenza e... ha invitato le autorità di Belgrado a usare la loro influenza affinché i serbo-kosovari agiscano responsabilmente e pacificamente", si legge in una nota della Farnesina.
Circa 120.000 serbi sono rimasti in Kosovo, una piccola minoranza tra i due milioni di albanesi
I serbi del Kosovo, la metà dei quali vivono nel nord, non accettano la dichiarazione di indipendenza, che è stata invece sostenuta dall'Occidente.
Appoggiata dalla Russia, Belgrado ha promesso di non avallare mai la secessione e di estendere la sua autorità sulle zone serbe, soprattutto nel nord dell'ex provincia.
Reuters 2008.
...........
Questo lo si sapeva che succedeva!io si.
Speriamo non si vada oltre.
Ciao
Paolo11


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