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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Non si vende la terra sulla quale si cammina..
MessaggioInviato: mar gen 01, 2008 21:09 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:04 pm
Messaggi: 4697
[b][b]Non si vende la terra sulla quale si cammina..[/b][/b]

di Gaetano Alessi

Non si vende la terra sulla quale si cammina e non s’insegna la religione dei padri.Questa nasce dentro come un vulcano in eruzione, ti avvolge, ti libera, ti purifica. Il cerchio della vita ti gira attorno e solo il grande spirito può decidere quando la ruota deve essere spezzata.

Noi siamo legati a quello che ci circonda, siamo un tutt’uno con gli alberi, con gli animali e il vento ci parla… dobbiamo solo ritornare ad ascoltalo
”.

Con queste parole Cavallo Pazzo, capo indiano Lakota e “uomo strano”, spiegava ai suoi guerrieri la strada da seguire per conservare la spiritualità. Lo faceva dentro una tenda, a pochi giorni dalla sconfitta degli ultimi ribelli nativi e dal suo assassinio.

Nei mesi che seguirono il governo americano, assecondato dall'ondata d' odio nell'opinione pubblica suscitata dalla sconfitta di Custer al Little Big Horn imposero, unilateralmente, al popolo sconfitto diversi accordi. Gli stessi che oggi i Sioux definiscono: "parole senza senso su carta priva di valore".

Così gli indiani Lakota hanno deciso di stracciare i trattati firmati dai loro antenati con il governo Usa.

"Abbiamo 33 trattati con gli Stati Uniti che non sono stati rispettati - afferma Phyllis Young, organizzatore nel '77 della prima Conferenza su diritti degli indigeni

- Ogni giorno perdiamo una parte della nostra cultura.

Questo deve finire"."Rischiamo di diventare delle fotocopie sbiadite dei bianchi" dice Russell Means attore, musicista, pittore e personaggio politico di grande rilievo del popolo Lakota.

" I patti estorti con la violenza sono sabbia al vento, noi non siamo più cittadini statunitensi e tutti coloro che vivono nell'area dei cinque Stati del nostro territorio sono liberi di unirsi a noi".

Il grido di guerra della nazione indiana si alza dal Nebraska, North Dakota, South Dakota, Montana e Wyoming.
Là da quelle grandi praterie Russel Means,colui che ora parla a nome del popolo dei "Sette Fuochi del Consiglio", alza il tiro: "a coloro che rinunceranno alla nazionalità statunitense, saranno consegnati nuovi passaporti e patenti di guida e, nella nuova entità statale, non si dovranno più pagare le tasse".

Un popolo, quello Lakota, distrutto da una disoccupazione dilagante e da una povertà che ha portato ad un dato di mortalità infantile allucinante.I giovani, spesso emarginati, reietti e privati anche della speranza scelgono spesso la strada del suicidio.

La storia dei Sioux è l'emblema del genocidio indiano perpetuato da parte del Governo statunitense, che nell'arco di due secoli ha da prima portato via tutte le terre ai nativi e poi ha tentato in ogni modo di cancellarne la cultura rendendo le varie nazioni ospiti a casa loro.

Una grande visione è necessaria. L’uomo che la possiede deve seguirla, come l’aquila segue il blu più profondo del cielo”.

Per questo il popolo che ha sconfitto Custer cerca di riprendere il suo cammino. Serve un simbolo e questo è rappresentato dalla parola "libertà".

Un'idea, quindi, come un universo parallelo. Un luogo nomade, non fisso. Perché la stanzialità è la città: la negazione della libertà, della sicurezza, della poesia della natura. Il luogo quindi è un non luogo, è un’idea che supera i confini, perché la fraternità tra i popoli non dovrebbe avere muri a separarla. Allora tutti coloro che si battono per la propria identità, e la propria libertà, dovrebbero sentirsi fratelli dei Lakota e meticciare e meticciarsi con loro, cercando di apprendere la spiritualità.

Perché: “compito di colui che si affida alla spiritualità è occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a se stesso e soprattutto dei bambini, il futuro dell'umanità”.

Russel Means e l'American Indian Moviment, cercano di ridare dignità al loro popolo, nella maniera più semplice: facendolo sentire tale.

La storia dirà se la "grande visione" di Oyate Wacinyapi, “Colui che aiuta la gente” (vero nome di Means) avrà un futuro o sarà ancora una volta soffocata dalla violenza, fisica e psicologica dei visi pallidi.

www.gaetanoalessi.blogspot.com

25/12/2007

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Anche la "bella America" dovra' fare i conti con il suo passato come pure con il suo presente :shock: .

I nodi, prima o poi, vengono sempre al pettine anche se, nel caso specifico, con molta fatica.

Che sia uno degli effetti positivi della globalizzazione? Mah... :wink:


un salutone


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