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MessaggioInviato: mer feb 20, 2008 13:08 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:06 pm
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• Oggi si parla molto di petrolio che ieri sera ha superato i 100 $ al barile. Nel prezzo di un barile di petrolio ormai ci sono 35/40 dollari dovuti alla speculazione, sui mercati finanziari ormai si scambiano ogni giorno una quantità di petrolio pari alla produzione di un anno. Ma la situazione è grave su tutte le materie prime, dove i prezzi stanno subendo una violenta accelerazione, come si vede dal grafico sotto del CRB, un indice ponderato di questo settore.
Il problema centrale è che le materie prime sono state finanzia rizzate, sono diventante un prodotto d’investimento come le azioni le obbligazioni, gli immobili. Una volta questo ruolo era riservato all’oro all’argento, oggi non c’è differenza, hedge fund, fondi pensione, investitori privati hanno nei loro portafogli di tutto: rame, grano, mais, alluminio ecc.
A questi operatori si aggiungono i fondi sovrani, cioè quei fondi controllati dai governi che investono sui mercati finanziari. Con una disponibilità di risorse superiore ai 1000 miliardi di dollari sono diventati i grandi protagonisti dei mercati. Questi soggetti non investono solo con l’obiettivo di massimizzare i profitti, ma supportano la strategia geo- politica degli Stati che li controllano. Quindi assumono importanti posizioni in aziende minerarie, energetiche, compagnie di trasporti, istituzioni finanziarie internazionali.
Perché l’impennata dei prezzi di questi giorni. Il motivo è legato alla politica della banca centrale americana ormai succube dei mercati finanziari. I ripetuti tagli dei tassi che hanno portato i rendimenti del reddito fisso negativi, le grandi iniezioni di liquidità hanno fornito alla speculazione internazionale i mezzi per lanciare l’offensiva. Il porre in secondo piano il controllo dell’inflazione come priorità ha dato il via libera all’ondata di acquisti.
I soldi da qualche parte devono essere investiti e in questo momento le materie prime sono la strategia più redditizia. Dove sta il problema? Da un lato c’è un problema macroeconomico perché rischiamo di entrare in una fase di alta inflazione e bassa crescita. Dall’altro lato c’è un problema di stabilità finanziaria. Sulle materie prime si è creata una bolla speculativa importante, tutti sono “lunghi” cioè hanno posizioni rialziste. Quando dovranno uscire dal mercato, la possibilità di un violento crollo è molto realistica. Le materie prime rispetto agli indici azionari tendono a cambiare trend in modo repentino con inversioni a V e più di uno resterà con il cerino acceso in mano.

Grafico a 12 mesi
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 Oggetto del messaggio: Subprime americane, alle radici di una crisi
MessaggioInviato: ven feb 29, 2008 21:09 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
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[color=darkblue]COMMENTO

Subprime americane, alle radici di una crisi

Paolo Pamini *

Ci risiamo un’altra volta. Ripartono le critiche contro il capitalismo selvaggio che ci avrebbe condotto alla crisi delle subprime americane. Ma chiediamoci: perché mai una grossa banca, per sua natura orientata alla fiducia a lungo termine dei propri clienti, avrebbe interesse a fiondarsi in un buco finanziaro e rischiare il fallimento? E per di più: come è possibile che praticamente tutte le banche ci siano cascate?

Da sempre i mercati finanziari godono di una posizione privilegiata nella teoria economica. La ragione è molto semplice: nessun altro è più prossimo all’ideale del libero mercato. Altrove le reazioni di prezzo non sono dell’ordine di secondi, le informazioni non circolano così velocemente, ed i mercati non sono mondialmente così ben integrati. Chi dimostrasse che la finanza non funziona minerebbe la colonna portante del sistema capitalistico.

Subprime come fallimento del mercato? Puntando tutti il dito contro le banche di investimento, nessuno si chiede con quali soldi sia stato possibile fare questi errori. Pochi notano che tra il 2000 e la fine del 2007 la Federal Reserve, la banca centrale statunitense, ha quasi raddoppiato la massa monetaria, che da un anno abbondante si rifiuta di comunicare! D’altra parte, è strano incolpare il libero mercato quando il denaro e l’emissione creditizia sono un monopolio statale.

I tassi di interesse, o meglio il loro livello generale, sono in larga misura dei prezzi politici fissati dall’autorità monetaria. Che tenendoli negli ultimi anni artificialmente bassi ha indirettamente reso attrattiva anche l’elargizione di crediti ipotecari a persone praticamente insolvibili. Ecco la chiave di volta: l’espansione creditizia di un’autorità statale (la banca centrale americana) ha messo a disposizione la liquidità necessaria per far questo pasticcio. Altro che fallimento del mercato. D’altra parte, la natura inflazionistica del problema salta subito all’occhio se si misura il prezzo del greggio in once d’oro: essenzialmente costante negli ultimi 8 anni malgrado il boom cinese!

Purtroppo nulla di nuovo (cfr. la «Austrian Business Cycle Theory» ed in particolare gli scritti del Nobel liberale Friedrich August von Hayek). Già nel 2002, l’Equity Research Europe della Schroder Salomon Smith Barney aveva pubblicato un interessantissimo studio sulle bolle finanziarie, che migrano da un settore economico all’altro.

Il mercato immobiliare (soprattutto giapponese) venne gonfiato dalla liquidità iniettata dopo il crash borsistico del 1987. Nei primi anni ’90 questa scoppiò in seguito al rialzo dei tassi in risposta a tendenze inflazionistiche. Si entrò in recessione, i tassi vennero tagliati e la liquidità alimentò la bolla (1992-93) sulle obbligazioni di stato, scoppiata nel 1994 (crisi messicana) quando i tassi vennero alzati in risposta al boom economico.

L’economia rallentò in mezzo agli anni ’90, i tassi furono tagliati e partì così la bolla dei mercati emergenti, che scoppierà nel 1997-98 (crisi asiatica + LTCM) quando i tassi verranno rialzati. Dopo questa crisi altro abbassamento di tassi più iniezione monetaria per la paura del fenomeno dell’anno 2000, ed emergenza della bolla tecnologica scoppiata nel 2001. Il fenomeno ora si è ripetuto.

Come nel passato, sempre sotto nuova veste, ma uguale nella sua essenza. I bassi tassi degli ultimi anni hanno artificialmente reso interessanti crediti ipotecari da far accapponare la pelle.
È difficile capire alla luce di tutto questo dove stia il fallimento del mercato. Purtroppo anche il ’29 fu la conseguenza di un’enorme espansione monetaria negli anni ’20. Poi, con le stesse scuse che sentiamo oggi, la vecchia America della libera impresa morì sotto il socialismo di Roosevelt (New Deal).

*) Economista all’Università di Zurigo e ricercatore associato del Liberales Institut di Zurigo.[/b]
www.cdt.ch


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MessaggioInviato: gio mar 06, 2008 11:29 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:06 pm
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Controllata Carlyle in default non riesce a finanziare margini
giovedì, 6 marzo 2008 9.40
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AMSTERDAM, 6 marzo (Reuters) - Carlyle Capital Corporation , fondo controllato dal gruppo di private equity Carlyle ha ricevuto un avviso di default non essendo riuscita a reintegrare i margini di garanzia.

Lo ha annunciato la stessa CCC. I depositi richiesti per i margini ammontano a oltre 37 milioni di dollari su sette entità e la società ha spiegato di non essere riuscita a coprire i margini di garanzia per quattro di queste controparti.

CCC, quotata ad Amsterdam dallo scorso luglio, ha detto che prevede di ricevere almeno un altro avviso di default. Tra il 28 febbraio e il 5 marzo, CCC è riuscita a reintegrare i margini di garanzia e a rispettare le richieste collegate per oltre 60 milioni di dollari.

Il fondo investe in titoli immobiliari a rating tripla A emessi dai due colossi del settore Fannie Mae e Freddie Mac. (..)

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Nel frattempo anche l'Italia è entrata nel mirino della speculazione internazionale. Ieri il differenziale di rendimento (spread) tra i BTP italiani e BUND tedeschi ha raggiunto livelli anomali 52 punti base. Con l'euro "in teoria" non dovrebbe esserci differenza tra l'investire in bund o btp.

Anche i tassi sull'euribor sono tornati in tensione e questo purtroppo ha impatto sui mutui a tasso variabile delle famiglie.


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MessaggioInviato: gio mar 13, 2008 12:40 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:06 pm
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AMSTERDAM (Reuters) - Il titolo di Carlyle Capital Capital, partecipata dal fondo americano Carlyle, crolla del 70% per non aver trovato in extremis un accordo con i creditori. Il fondo, che investe tra l'altro in titoli immobiliari a rating tripla A emessi da Fannie Mae e Freddie Mac, ha precisato che si è trovato in default per un debito di circa 16,6 miliardi di dollari. I creditori, aggiunge, probabilmente prenderanno possesso degli asset che le rimangono in portafoglio: a ieri, solo titoli garantiti da mutui ipotecari con rating tripla A. Ha aggiunto di aver ricevuto appelli per i margini di garanzia per oltre 400 milioni di dollari, negli ultimi sette giorni di attività. La scorsa settimana il titolo era stato sospeso dalle autorità olandesi dopo aver ricevuto l'avviso di default perchè non aveva saputo reintegrare i margini di garanzia. Riammesso alle contrattazioni, nei giorni scorsi subiva pesanti perdite in borsa. Il gruppo Carlyle, che possiede il 15% del capitale, ha partecipato attivamente alle trattative con i finanziatori ed era disposta ad iniettare risorse fresche, se si fosse trovato l'accordo. Alle 9,50 il titolo cede il 70,36% a 0,83 euro.


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MessaggioInviato: gio mar 13, 2008 14:20 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:06 pm
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Nel complesso la crisi finanziaria è arrivata al punto che molti analisti anticipavano alcune settimane fa: la crisi dei margini. Che vuol dire? Significa che la speculazione nei mercati finanziari opera a credito, cioè dispone solo di una piccola parte dei capitali con cui opera.

Le modalità sono varie, sui futures ad esempio i margini sono normalmente inferiori al 10%. Ad esempio nel caso di un margine del 10% con 100 euro compro un future che vale 1000 euro. Se il future sale a 1100 ho raddoppiato il mio capitale iniziale, se scende a 900 ho perso tutto il mio capitale. Il problema dei margini dove sta’ ? Questi margini sono calcolati con modelli matematici complessi ma sono sempre una certa percentuale di cio’ che compro o vendo nel caso di posizioni ribassiste.

Riprendiamo l’esempio di prima, se il mio future da 1000 sale a 1050 la banca mi accredita a fine giornata 50 sul conto, se il future scende a 950 la banca mi toglie 50 dal conto. Avevo 100 mi ha tolto 50 mi è rimasto 50 sul conto. Il future però ora vale 950 quindi il margine del 10% è 95. La banca mi chiama e dice: caro trilogy lei ha “smarginato” mi deve versare 45 sul conto entro domani mattina per ripristinare la garanzia. Se non li verso la banca vende il mio future e mi restituisce quello che resta della garanzia iniziale. Questo meccanismo quando riguarda grosse posizioni speculative amplifica a dismisura i ribassi e può provocare veri e propri crolli per effetto di vendite obbligate.

Un altro meccanismo è quello di dare i titoli in garanzia. Pratica che è stata fatale a Carlyle e alla bresciana hopa ed ha provocato il crollo del titolo telecom nei giorni scorsi. Praticamente per finanziarsi hanno dato in pegno alle banche dei titoli. I titoli valgono 1000 la banca li prende in garanzia e mi presta 75
(margine del 25%). Se i titoli scendono e valgono 750 la banca si preoccupa e mi chiede anche qua il reintegro dei margini. Se non sono in grado di farvi fronte, la banca vende i titoli sul mercato, e il titolo crolla.

Di storie di questo genere se ne contano diverse in questi giorni, anche con alcune polemiche da parte di piccoli hedge fund rimasti fregati dai margini. Perché c’è polemica? Operare a margine per fondi speculativi di piccole e medie dimensioni, in situazioni di mercato difficili, è come giocare a poker con l’avversario che conosce le tue carte. La banca conosce quanto ti ha prestato, conosce che cosa hai in portafoglio. Quando sei ad un passo dal collasso ci vuole poco ad aprire una posizione speculativa contro il debitore dando una spallata ribassista ai titoli in garanzia, poi si chiede il reintegro dei margini, si procede alla vendita coatta, e sul crollo del titolo la banca ricompra a prezzi stracciati cio’ che in precedenza aveva venduto allo scoperto. Fantafinanza? ;)


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