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MessaggioInviato: mer mag 14, 2008 23:32 pm 

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Vai, vai avanti.


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 Oggetto del messaggio: scettico?
MessaggioInviato: mer mag 14, 2008 23:40 pm 
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""Vai, vai avanti.""

---------

... che a te vien da ridere?

ggiannig


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 Oggetto del messaggio: Re: scettico?
MessaggioInviato: gio mag 15, 2008 00:58 am 

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ggiannig ha scritto:
""Vai, vai avanti.""

---------

... che a te vien da ridere?

ggiannig


No, ci mancherebbe.

Son altri che mi fanno ridere (anche se nella circostanza ho riso).


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 Oggetto del messaggio: Paolo Barnard. Considerazioni sul V-day
MessaggioInviato: gio mag 15, 2008 11:21 am 
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Ho ricevuto e vi segnalo:



Considerazioni sul V-day

di Paolo Barnard


Cari amici,
sono Paolo Barnard, giornalista ex inviato di Report e scrittore (Perché ci Odiano ecc.), impegnato da molti anni nei temi che ci stanno a cuore. Queste righe sono un appello molto più che accorato, sono piuttosto un grido per ostacolare la rovinosa deriva nella quale la Società Civile Organizzata italiana* è franata, e di cui il terribile V-day di Beppe Grillo è solo l’espressione più visibile.

Sta accadendo che noi, la Società Civile Organizzata di questo Paese, ci stiamo facendo annullare dai metodi e dalle strutture di rapporto di alcune personalità divenute nostri leader, e dal fumo negli occhi che costoro sono riusciti a soffiarci. Siamo ridotti oggi a poca cosa, ci stiamo auto consegnando all’irrilevanza, nonostante l’apparenza sulla superficie sembri dimostrare l’esatto contrario. Eravamo invece l’unica speranza rimasta a fronteggiare il trionfo internazionale del Sistema massmediatico e neoliberista, davvero l’ultima spiaggia. L’annullamento di quella speranza è per me una tragedia enorme, ma è indicibilmente più tragico che questa rovina si stia consumando per mano dei nostri stessi leader alternativi e con il nostro pieno ed euforico consenso. Questo, mentre il Sistema se ne sta tranquillo a guardare in piacevole stupore (il Sistema, amici, quello vero, quello che non sta a Palazzo Chigi).

E’ accaduto che noi, gli antagonisti, abbiamo riprodotto al nostro interno le medesime strutture del Sistema che volevamo contrastare.

* per Società Civile Organizzata si intendono sia i pochi attivisti che i tanti simpatizzanti raccoltisi attorno ai Movimenti e ai gruppi di protesta italiani.

L’annullamento verticale
Anche fra noi dilaga oggi la struttura chiamata Cultura della Visibilità, che è la cultura dei Personaggi, cioè dei Vip, e che nel nostro caso è rigorosamente alternativa, certo, ma sempre identica all’equivalente struttura del Sistema massmediatico. E cioè la nefasta separazione fra pochi onnipresenti famosi, e tanti seguaci. Ne siamo pervasi totalmente.
I nostri Personaggi e gli eventi che essi gestiscono (i Grillo, Travaglio, Guzzanti, Strada, Zanotelli, Ciotti, Moretti ecc., con le loro marce, manifestazioni, spettacoli di piazza, film ecc.) producono singolarmente cose (talvolta) egregie, ma collettivamente fomentano quella struttura compiendo un danno devastante, e che pochi ancora comprendono nella sua ampiezza e implicazioni. Quale danno? Essi di fatto svuotano l’Io dei loro seguaci impedendogli di divenire singole entità autonome e potenti, rendendoli (rendendoci) un esercito di anime incapaci, dunque minando la Società Civile Organizzata e la speranza che essa rappresenta. Ecco come:

1) I Personaggi, ponendosi come tali, inevitabilmente ci trasmettono la sensazione di sapere sempre più di noi, di poter fare più di noi, di contare più di noi, di aver sempre più carisma di noi, più coraggio, più visibilità. E più sapere, capacità, importanza, carisma, coraggio e visibilità noi gli attribuiamo meno ne attribuiamo a noi stessi. Il paragone inevitabile fra la nostra (generalmente fragile) autostima e l’immagine di ‘grandezza’ dei Personaggi, fra il nostro limitato potere e quello invece di chi è famoso, è ciò che finisce per annullarci. Tantissimi di noi infatti pensano “ma da solo cosa posso mai fare? cosa conto? chi mi ascolta?”, e in sol colpo ci auto annulliamo. Smettiamo così di pensare e di agire autonomamente e corriamo ad affidarci ai suddetti Personaggi, che prontamente ci forniscono un pensare e un agire preconfezionati, che noi fotocopiamo in un’adesione adorante e acritica. E questa è, insieme, una rovina per noi e la salvezza del Sistema, per le ragioni che esporrò a breve.

Riguardatevi la folla del V-day di Bologna e ragionate solamente su tutte quelle mani alzate e sulle ovazioni. Cosa trasmettevano se non una colossale attribuzione di potere a coloro che cavalcavano quel palco?
Abbiamo così ricreato una verticalità e nuove Caste. E’ tutto lì, la cosa peggiore è proprio questa. La loro imponenza, cultura, e visibilità rimpiccioliscono noi, che deleghiamo loro praticamente tutto.
E infatti in assenza dei personaggi, delle loro analisi e delle loro iniziative, la maggioranza di noi diviene inerte, anzi, scompare. Ecco perché le migliaia di noi che si riversano nelle piazze ogni anno sembrano regolarmente sparire nel nulla all’indomani. Ecco perché questa Società Civile non cambierà alcunché.

Beppe Grillo, come tutti i trascinatori, fa crescere (o piuttosto fanatizza?) alcuni suoi attivi seguaci ma contemporaneamente svuota centinaia di migliaia, ed ecco il fumo che egli ci getta negli occhi quando ci convince invece che tanto sta accadendo.
E non fatevi ingannare dal fatto che i nostri Personaggi denunciano cose spesso sacrosante, o che alcune loro iniziative sono anche benefiche. Questo vi oscura una visione più obiettiva, poiché siete assetati di qualcosa che finalmente spezzi il Sistema e vi gettate con entusiasmo sulla prima offerta disponibile che ‘suoni’ come giusta. Ma il giusto che costoro invocano e operano è ben poca cosa di fronte al danno che nell’insieme (e più o meno consapevolmente) essi causano attraverso l’annullamento di così tanti. Esattamente come nel caso, a voi noto, dell’ingannevole giustezza e natura benefica dei cosiddetti aiuti al Terzo Mondo: ineccepibili e sacrosanti all’apparenza, ma nella realtà essi sono la vera causa della rovina e della morte di milioni di derelitti nel mondo.

2) Tutti i sopraccitati Personaggi, dai comici ai preti ai giornalisti, hanno dato l’avvio in Italia a una forsennata industria della denuncia e dell’indignazione, ovvero la febbre della denuncia dei misfatti politici a mezzo stampa o editoria, con tanto di pubblici inquisitori che ne sfornano a ritmo incessante, nella incomprensibile convinzione che aggiungere la cinquecentesima denuncia alla quattrocentonovantanove in un martellamento ossessivo serva a cambiare l’Italia. Eppure, che la politica italiana fosse laida, ladra e corrotta, milioni di italiani lo sapevano benissimo già prima che molti di questi industriali dell’indignazione nascessero, e assai poco è cambiato. Allora, a che serve procedere compulsivamente ad aggiungere denuncia e denuncia e indignazione a indignazione? In realtà questo modo di agire serve a giustificare (oltre agli incassi degli autori) l’auto assoluzione di masse enormi di italiani, noi italiani come sempre entusiasti di incolpare qualcun altro, e mai noi stessi e la nostra becera inerzia, per ciò che accade. E badate bene che è proprio questa auto assoluzione scodellataci dai nostri Personaggi che ci annulla ulteriormente, poiché ci impedisce di imbatterci nell’unica verità in grado di farci agire, e cioè che alla fine della strada la responsabilità ultima per tutto quello che accade di sporco e corrotto in questo Paese è nostra. Direbbe Truman: The buck stops here.

La vera Casta in Italia sono i milioni di bravi cittadini che evadono più di 270 miliardi di euro all’anno, quelli che fanno politica una volta ogni cinque anni, quelli che ogni cinque anni consegnano masse di potere a pochi rappresentanti e poi si occupano solo dei fatti propri (come affidare a un bambino le chiavi del magazzino della Nutella e non controllarlo più, e poi lamentarsi che il bimbo ha finito col papparsela tutta). Ma anche quelli che, e parlo ora delle adoranti folle del V-day, si sentono 'belle anime' in lotta per Un Mondo Migliore perché si riversano nelle piazze ad applaudire l'istrione egomaniacale di turno, ma che chissà perché non compaiono mai nei luoghi del grigio vivere quotidiano a fare il lavoro noioso, paziente, un po' opaco dell'impegno civico, del controllo sui poteri, della partecipazione continua, del reclamo incessante di standard morali e democratici, e della creazione di consenso fra la vera Casta.
E invece a braccetto con l’industria della denuncia e dell’indignazione ci auto assolviamo e ci ri-annulliamo.
Si doveva fare altro.

La struttura orizzontale*. Solo Fonti, non Star.
Dovevamo invece essere aiutati a crescere per divenire ciascuno singolarmente il Personaggio di se stesso, il Leader di se stesso, il Travaglio-Grillo-Ciotti-Zanotelli ecc. di se stesso. Dovevamo imparare a ‘scrivere’, ciascuno di noi a suo modo, il ‘libro’ della propria denuncia dei fatti e della propria analisi accurata dei fatti, dovevamo imparare a fare ogni giorno il nostro personale Tg, ad essere i presidenti del consiglio di noi stessi, i politici di noi stessi, unici e soli referenti di noi stessi, a credere solo nella propria verità, senza mai, mai e mai aderire acriticamente alla verità di alcuno, chiunque esso/a sia, qualunque sia la sua fama, provenienza, carisma o potere. Ciascuno di noi sul proprio palco, sotto i propri riflettori, in prima serata, non importa quanto colti, quanto intelligenti, quanto connessi, poiché l’unico motore del nostro agire doveva essere la fede nell’insostituibile importanza di ciascuno di noi.

Non dovevamo permettere la nascita di Star alternative perennemente citate, adorate, ospitate in tv, inseguite nelle piazze fin al delirio da stadio, e detentori del ‘cosa si deve fare’, se non addirittura dell’organizzazione nostro futuro. Semmai esse dovevano invece fungere da semplici individui che si mettevano a nostra disposizione unicamente come fonti. Semplici fonti, da consultare con sana distanza, da usare come si usa Google, ovvero pagine fra le tante di una enciclopedia che può esserci utile ma il cui ruolo doveva rimanere più modesto. A scintillare non dovevano essere i Grillo e i Travaglio, doveva essere ogni singola persona comune, per sé, in sé. Tutto ciò, in un rapporto sempre e solo orizzontale.

Solo il percorso sopraccitato avrebbe garantito la nascita di un insieme di cittadini capaci di agire sempre, indipendentemente da qualsiasi cosa, capaci di combattere anche da soli, anche in assenza dei trascinatori, per sé e con sé, dunque potenti, affidabili e durevoli, sani in una dialettica sociale sana. Gente in grado di analisi attente e indipendenti di ogni evento, alla ricerca della giusta soluzione, e che mai si farebbe trascinare dall’errore fatale dell’adesione acritica all’analisi di qualcun altro.

Questo avrebbe fatto tremare i palazzi, questo li avrebbe spazzati via, questo e solo questo avrebbe cambiato la nostra Italia.
* ho preso in prestito il termine ‘orizzontale’ da uno scritto di Gherardo Colombo, che ringrazio. nda

Il gregge e il precipizio.
Fra i nostri Vip alternativi si agitano alcuni personaggi meschinamente in malafede, ed è davanti agli occhi di tutti. Altri sono meno equivoci, ma tristemente incapaci di vedere una verità che vale la pena ripetere: non possono incitare le persone ad agire mentre, per i motivi sopraccitati, li svuotano della capacità di agire. Il V-day e i suoi Vip hanno offerto uno spettacolo indecente quando incitavano la cittadinanza a fare politica dopo averla per anni annullata fino all’intontimento. Ed eccolo l’intontimento risultante: sentiamo e accettiamo da costoro cose che solo pochi anni fa ci avrebbero fatto trasecolare e indignare, come:

- le proposte di omologazione culturale degli immigrati che neppure Le Pen ha mai fatto;
- l’esaltazione del criminale di guerra Tony Blair come leader illuminato (sic) e della Fallaci come “unica vera giornalista italiana”;
- la schedatura del DNA;
- l’assoluzione delle condotte disumane e dei crimini internazionali d’Israele perché “sappiamo di cosa sono capaci gli arabi”;
- l’inammissibile retorica sull’esistenza di un presunto ‘regime’ in Italia, che offende la memoria dei milioni che sono morti sotto le vere torture nelle vere carceri dei veri regimi, e che espone la frode di certi nostri attuali ‘oppositori del regime’ perennemente in prima serata Tv, o nei salotti letterari, o nelle piazze o sui maggiori quotidiani nazionali, quando non mi risulta che Steve Biko o Santiago Consalvi o ancor prima Gramsci o i fratelli Rosselli si siano mai opposti in quel modo ai rispettivi regimi;
- e poi guazzabugli sgangherati di concetti come democrazia e partecipazione, con, solo per citare un esempio recentissimo, sconsolanti assurdità come questa (profferta da una fra i nostri idoli in prima serata): “L’Italia non è una democrazia, lo dimostra il fatto che dopo ogni inchiesta di Report non accade mai nulla!”. E’ desolante che questa opinion leader alternativa confonda una trasmissione Tv col risultato di un referendum. E’ a questo livello di competenza che affidiamo le nostre convinzioni? E non si tratta di bazzecole; immaginate solo come avrebbe ironizzato quella stessa opinion leader se Calderoli avesse detto “L’Italia non è una democrazia, lo dimostra il fatto che dopo ogni denuncia della Padania non accade mai nulla!”.
- cadute di stile terribili, come l’augurio di morte al politico urlato dal palco e accolto dall’applauso scrosciante (sic) del pubblico dei ‘giusti e nuovi cittadini’;
- tirate isteriche all’insegna del miglior imperialismo culturale in pieno stile Bush/Huntington spacciate per difesa dei diritti umani e della legalità in Afghanistan;
- intolleranza ed esclusione delle opinioni dissidenti espresse dall’interno da parte dei grandi paladini anti imperialisti come Lettera 22 o Peacereporter o il Manifesto, o Diario, o Liberazione o Radio Popolare, esattamente come accadrebbe su Libero, il Foglio, Matrix o a Porta a Porta;
- il noto programma d’inchiesta “coraggioso” che sopravvive e prospera 4 anni in prima serata Tv sotto il governo Berlusconi, mentre il noto ‘oppositore del regime’ pontifica che “chi non ha il guinzaglio in televisione in questo momento non lavora e chi ci lavora in un modo o nell’altro un suo guinzaglio ce l’ha….”, salvo poi rifiutarsi con spregio e arroganza di spiegare questa contraddizione;
- il giornalista moralizzatore che salta dalla RAI a Mediaset alla RAI al parlamento europeo a suon di denaro pubblico e con mandato popolare, per poi dire grazie tante e piantarci in asso per riprendersi il suo giocattolo preferito alla faccia del nostro mandato e dei nostri soldi;
- il quotidiano ‘diverso’ e i suoi fans che abbracciano l’eroe Calipari perché ha salvato una di loro, ma che alla domanda “cosa avreste detto di questo ‘sbirro’ se fosse morto salvando Quattrocchi o Agliana?” si rifiutano sia di rispondere che di aprire una riflessione tremendamente importante;
- i preti attivisti che chiedono ai potenti del mondo il ripudio, senza se né ma, dell’imperialismo, del capitale selvaggio, dei mercati di armi, delle mafie, in quanto irriformabili e osceni, ma che non accennano ad alcun ripudio senza se né ma del loro Vaticano, non meno irriformabile e osceno;
- gli insulti a raffica come strumento dialettico del nuovo Guru, in totale sintonia con le dialettiche ‘celoduriste’;
- il pressappochismo delle denunce, le sparate nel mucchio, l’urlo come garante di affidabilità di un’affermazione, che ha rimpiazzato del tutto l’analisi critica con cui dovremmo sezionare ciascuna affermazione prima di promuoverla a verità. E tanto, tristemente, altro.

E noi in deliquio per questa roba, la chiamiamo rivoluzione, democrazia, giustizia.
Ma proprio più nessuno si sta rendendo conto che il V-day è stato lo scioccante apogeo di questa disastrosa deriva? O che Beppe Grillo è andato fuori di testa, detto come va detto, che si sente e si pone come l’Unto del Signore che salverà l’Italia (vi ricorda qualcuno?). Quell’uomo dilaga e straripa e mescola e pasticcia e spara e si contraddice e impera e fa e disfa, e persino delira di un futuro a sua immagine per tutti, e ce lo sta imponendo a urli e insulti.
Noi persone civicamente impegnate siamo finiti a berci tutto questo senza neppure più vederlo. E il pericolo è che un affidamento così sciagurato a figure così ipertrofiche con tali metodi e con quella struttura di relazione verticale ci sta portando tutti insieme nel baratro, al loro seguito.

I sonni tranquilli del Potere.
Vi prego di riflettere. Credete veramente che il Potere sia così sciocco e impreparato da poter essere, non dico sconfitto, ma anche solo disturbato da questo sgangherato esercito alla deriva? Ma credete veramente che coloro che in soli 35 anni hanno saputo ribaltare due secoli e mezzo di Storia, coloro che hanno reso di nuovo plausibile l’inimmaginabile nella quotidiana vita di 800 milioni di cittadini occidentali, coloro che muovono 1,5 trilioni di dollari di capitale al giorno, coloro che tengono ben salde nelle loro mani tutte le leve della nostra Esistenza Commerciale stiano perdendo anche un singolo secondo di sonno per noi e per i nostri Guru? Ma avete un’idea di come lavorano questi? Dovete capire, proprio visualizzare, il potere di chi è riuscito in un attimo della Storia a compattare migliaia di destre economiche eterogenee sotto un’unica egida e sotto un pugno di semplicissime ma ferree regole, per poi travolgere il pianeta ribaltandolo da cima a fondo. Il Potere è ed è stato coeso, annullando ogni individualismo fra i potenti, è ed è stato disciplinato all’inverosimile, ossessivamente preciso in ogni analisi, immensamente competente, sempre silenzioso, al lavoro 24 ore su 24 senza mai un respiro di pausa, comunicatore raffinato, con a disposizione i cervelli più abili del pianeta e mezzi colossali. Aprite gli occhi. Secondo voi questa immensa macchina infernale può preoccuparsi dell’incedere di un nugolo di personaggi o istrioni più o meno credibili con al seguito una minoranza di adepti/fans/seguaci persi nell’ingenua buona fede quando non già del tutto disattivati dei loro stessi leader?
E allora capite la mia disperazione nel vedere che forze già così fragili e sparute come le nostre vengono eviscerate e si fanno eviscerare dall’interno? Vi prego, fermatevi, fermiamoci tutti.

L’unica speranza.
Dobbiamo fermarci, fermare tutta la nostra macchina di oppositori civici, Movimenti inclusi, e guardarci dentro. Forse non siamo tanto migliori o differenti dal Sistema che vorremmo contrastare, dalle persone che tanto detestiamo. Forse abbiamo replicato il loro sciagurato modello di rapporti, e per alcuni dei nostri leader alternativi vale la considerazione di Brecht che “Il nemico talvolta marcia alla vostra testa”.
Io ho suggerito una strada, che è quella descritta precedentemente, e cioè il percorso di crescita individuale in consapevolezza e in autostima di ciascuna persona in assenza di Guru e di Vip, e in assoluta orizzontalità critica. Ma con un’aggiunta: è ora di piantarla con questa febbre autoassolutoria nutrita dall’industria della denuncia per nutrire le sue Star e che paralizza noi. Lo sappiamo già alla nausea cosa non va, basta. E’ ora di farsi carico, e prima di tutto

- FARSI CARICO DEI PROPRI TALENTI, NON IMPORTA SE MOLTI O POCHI, CON PARI DIGNITA' RISPETTO A CHIUNQUE ALTRO

- FARSI CARICO DELLE PROPRIE RESPONSABILITA', SENZA SCARICARE LE COLPE SOLO SUI POTENTI

- E POI ACCETTARE CIASCUNO DI NOI DI PAGARE OGNI PREZZO LUNGO LA STRADA PER UN MONDO MIGLIORE

- E INFINE CREARE CONSENSO FRA LA GENTE SUI VALORI COMUNI E SU QUEI PREZZI DA PAGARE

- DIVENIRE IN ALTRE PAROLE CITTADINI ADULTI CHE, SENZA GURU E SENZA VIP, SAPPIANO PARTECIPARE IN ORIZZONTALE


Grazie per avermi letto.

Paolo Barnard
dpbarnard@libero.it

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MessaggioInviato: gio mag 15, 2008 12:32 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:05 pm
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Fiuuuuuuuuu............ CHE LEZIONCINA.

Ottimo.

Mi pare che sia un buon viatico all'iniziativa suggerita da ggianning.


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MessaggioInviato: gio mag 15, 2008 15:28 pm 

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Non vorrei essere fuori dal coro ma è un intervento che non mi entusiasma minimamente.

Non perchè non abbiano un qualche fondo di verità le rampogne contro certi personaggi. Anche se andrebbe fatta qualche distinzione tra Grillo,Guzzanti e Zanotelli, Ciotti o Strada ed altri.

Mi dispiace parafrasare un commento di Bertinotti, della cui analisi anche del fenomeno Grillo non condivido quasi nulla. Ma mi sembra efficace quando osserva che invece di parlare del dito dovremmo forse occuparci della luna.

E se proviamo a guardare la luna, con un pò di disincanto e senza pregiudizi, non possiamo non accorgerci che esite obiettivamente il problema della gestione immorale del potere.

Ciò non significa, come tuona Grillo (ma ho detto che non ci interessa il dito), che sono tutti ladri, corrotti e delinquenti. Ma che siano ormai ampiamente diffuse e consolidate nei palazzi del potere pratiche, culture, riti e comportamenti immorali ed improntati ad una intrinseca illegalità (anche quando non "penalmente rilevanti") è un dato di fatto che non vede solo chi non vuole o non ha interesse a vedere.

Dire poi che la vera casta è costituita dall'esercito degli evasori è simmetricamente strumentale come lo sono le accuse di disonestà lanciate solitamente ai politici dall'evasore per giustificare se stesso. Non c'è priorità di un fenomeno sull'altro, nè l'uno può giustificare l'altro.

Non c'è dubbio infine che le adunate di Grillo non serviranno a molto. Forse non proprio a nulla, a giudicare dalle misure di isolamento mediatico messe in campo dai "potenti". Ma, concordo, non sono certo la soluzione.

Ed allora tocca a noi, ed è questa la vera responsabilità che ciascuno deve assumersi, senza eludere la questione attraverso le facili critiche a Grillo ed al suo qualunquismo, di trovare i modi e le vie più efficaci per condurre una battaglia culturale prima ancora che politica per la legalità e per l'autentico rispetto delle nostre istituzioni democratiche: che vengono infangate non solo e non tanto quando un comico chiama Morfeo il capo dello stato o un giornalista ricorda che la seconda carica ha intrattenuto amicizie e relazioni alquanto dubbie. Istituzioni che vanno piuttosto rispettate attraverso l'applicazione "calvinista" dei principi costituzionali e l'assoluta trasparenza della loro gestione.

Quale migliore risposta da dare a Grillo, sarebbe per esempio la rendicontazione su web delle spese del Quirinale, al pari di quella in uso in Inghilterra per i costi della Corona?


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MessaggioInviato: gio mag 15, 2008 15:49 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:06 pm
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Mi è stata posta una domanda in privato, cui sono stata invitata a rispondere in privato o in pubblico:
"Mi piacerebbe conoscere cosa ne pensi tu dell'ulivo possibile oggi e soprattutto domani"
Approfitto di questo post, che ritengo il luogo più appropriato per rispondere.
Ma per rispondere, dovrei prima capire cosa sia l'Ulivo.
COme ho detto più volte il mio avvicinamento alla vita politica "attiva" è cosa recente. Inizialmente davo per scontato, ad esempio, che questo fosse il forum dell'ulivo, diventato naturalmente forum del PD... ma credo di avere sbagliato valutazione.
Credevo che il PD fosse conseguenza naturale del PD, per cui immaginavo il futuro dell'Ulivo quasi in atto, con il completamento della creazione di questa nuovo riferimento politico rappresentato dal PD.
Capisco adesso che l'Ulivo si sente "altro" dal PD.
E allora vi chiedo di spiegarmi: cosa è l'Ulivo?
Perchè se è quello che vedo dalle discussioni che sono in corso, e dalle diverse posizioni, dalle forti divergenze di vedute... temo che l'Ulivo sia solo un residuo di qualcosa che non hatrovato una sua collocazione nel PD e non riesce a darsi un luogo preciso, perchè animato da spiriti troppo diversi per riuscire ad arrivare ad una comunione di vedute.
SOno certa che la mia percezione sia sbagliata. Aiutatemi a capire.


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MessaggioInviato: gio mag 15, 2008 21:07 pm 
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Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:03 pm
Messaggi: 3862
Ieri (in sintesi da approfondire):

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'Ulivo

« In un periodo concitato e difficile per il centro sinistra italiano, come i primi anni Novanta, furono in tanti a capire ben presto che l'Ulivo - pianta mediterranea, molto radicata, con radici complesse e tronco contorto - era la risposta alla nuova sfida che la profonda crisi politica italiana poneva al sistema. »
(Romano Prodi)


L'Ulivo è stato il nome di un'importante esperienza politica di centro-sinistra della Repubblica Italiana presente ininterrottamente, pur sotto forme diverse, tra il 1995 e il 2007, nella XIII, XIV e XV legislatura. Sulla "radice" dell'Ulivo è sorto il 14 ottobre 2007 il Partito Democratico, che ha deciso di conservare nel proprio simbolo il ramoscello d'ulivo utilizzato già dal 1996.

L'Ulivo ha rappresentato il raggruppamento di forze riformiste riunito attorno a tre sosteanziali idee-cardine: la cultura socialista-socialdemocratica, quella cattolico-democratica e quella liberaldemocratica, cui facevano poi seguito il convinto impegno ambientalista ed europeista. Al progetto riformista dell'Ulivo si apparentò attraverso "accordi di desistenza" anche l'area della sinistra di matrice eurocomunista. Il raggruppamento ulivista è stato al governo negli anni 1996-2001 (governi: Prodi I, D'Alema I, D'Alema II e Amato II) e 2006-2008 (governo Prodi II). Ha inoltre dato l'appoggio esterno al governo Dini (1995-1996).

Sorto per iniziativa di Romano Prodi come sintesi tra le esperienze dei Progessisti e quelle del centrista Patto per l'Italia, ha avuto una storia lunga e spesso contorta, fatta di aggregazioni a titoli diversi, ma caratterizzate sempre dal medesimo obiettivo: riunire sotto la sua unica bandiera del diverse anime del riformismo italiano di centrosinistra. La denominazione "L'Ulivo" infatti nel tempo si è riferita a: una coalizione politica nata nel 1995 e confluita nel 2004 nella nascente L'Unione; una lista comune presentata tra alcuni soggetti della stessa Unione alla elezioni europee del 2004 ed alle elezioni regionali del 2005; una federazione tra partiti tra il 2004 e il 2005; il progetto unitario costituente del Partito Democratico tra il 2006 e il 2007.

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Oggi:




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Il futuro dell'Ulivo:




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Partendo da ieri l'Ulivo è la parte del PD che deve scrivere, con la "partecipazione" di una Base consapevole e impegnata, in quegli spazi bianchi una politica nuova per un Paese nuovo.

Paese diverso da quello che oggi è sotto gli occhi di tutti. Diverso anche nei politici che pretendono di rappresentarci senza essere stati votati da noi.

L'Ulivo è anche ricerca in noi stessi.

ggiannig

Segue...


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MessaggioInviato: gio mag 15, 2008 22:52 pm 

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Credo che mammamaria, come quasi tutti noi, sappia bene cosa sia stato l'Ulivo.

Il punto che mi sembra ponga giustamente e che provo a schematizzare sia il seguente:

se lo sbocco naturale dell'Ulivo è stata la costituzione del PD, che senso ha parlare del futuro dell'Ulivo come cosa da venire e non già in progress nel Partito Democratico?

Non è forse questo richiamo nostalgico ad un "passato ulivista", al quale ognuno dà significati e contenuti diversi, solo un modo per rendere più suggestive le insoddisfazioni e le critiche al PD?

Se ho ben interpretato i dubbi di mammamaria, credo che essi non siano privi di fondamento. E non credo che esistano risposte univoche. Tant'è che alcuni avvertono il bisogno di un approfondimento ed un confronto.

Dal mio punto di vista, che ripeto è solo uno dei tanti possibili, pur essendo vero che il PD è un passaggio conseguente all'esperienza ulivista, è pur vero che qualcosa di quell'esperienza è andata perduta in tale passaggio.

Tra le originalità dell'Ulivo, oltre quelle di contenuto (essenzialmente l'incontro e la sintesi dei diversi riformismi italiani), vi era anche quella costituita dal contenitore.

L'Ulivo, credo, ha avuto una capacità attrattiva per il suo essere qualcosa di diverso e di più dei partiti che si riconoscevano in esso. Basti dire che il suo stesso fondatore e leader, era una figura assolutamente atipica rispetto ai tradizionali capi dei partiti. Anzi la sua forza, insieme forse alla sua debolezza, era proprio quella di non avere nessun proprio partito alle spalle.

Ciò ha dato al nuovo soggetto una credibilità ed una apertura nei confronti di numerose componenti della società, che guardavano con diffidenza ai partiti politici tradizionali, i quali versavano e versano tuttora in una profonda crisi dei radicamenti sociali.

Come era probabilmente inevitabile, nel passaggio alla forma partito, gran parte della suddetta originalità dell'Ulivo è andata perduta. E ciò non solo, ma im buona parte anche, per le modalità con le quali i vertici dei due partiti fondatori hanno gestito la cosiddetta "fusione fredda". Uno dei problemi con i quali credo occorra misurarsi, è appunto come il PD possa riuscire a recuperare quella caratteristica originale dell'Ulivo, che ne ha costituito un tratto essenziale di novità, nel nuovo contesto.

Ovviamente, ripeto che questo è solo uno dei problemi attinenti al tema del "patrimonio ulivista per una politica nuova", che credo vadano affrontati ed al quale il PD, al di là delle definizioni di "partito liquido", "partito rete" ecc. mi sembra non abbia ancora dato una risposta.


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Ho letto l'articolo postato di Paolo Barnard contemporanemente all'articolo di Paolo Flores d'Arcais nell'ultimo MicroMega.
Devo dire che l'articolo di Barnad coglie davvero il problema principale della sinistra italiana e che quello di MicroMega coglie al contempo le conseguenze e le cause del primo.
Se riguardo indietro colgo nell'articolo di Barnard una maledizione vera che coglie la parte migliore di questa società da quarant'anni ad oggi. Mi è subito sovvenuto il ricordo dei disastri che comportò il leaderismo sessantottesco, quel rendere inutile l'approfondimento e la coscienza critica. Una cultura vera e profonda capace di radicarsi nella e rendersi società.
Mi è capitato a volte di sollevare il problema di come stesse mutando il mondo conservatore ed i poteri dagli anni '80 in poi, l'ho appreso un po' per mestiere per il mio lavoro in azienda. Ho visto ed imparato come le aziende di mercato hanno fortemente permeato ogni spazio sociale e culturale nella società, di come si siano dimostrate assolutamente vincenti, di come bisognasse anche capire quei meccanismi perché dietro quelle vittorie (che portarono alla caduta del muro) c'era una concezione del mondo spesso evolutiva e capace di dare risposte efficaci e vincenti. All'epoca ero schierato un po' più a sinistra e le mie richieste di dialogo su questo tema caddero nel nulla.
In altri post ho parlato anche dell'egemonia culturale della sinistra negli anni oramai lontani, quell'egemonia si è spenta nell leaderismo del '68. (detto fra noi uno di quei leader non riesco proprio ad ascoltarlo senza l'orticaria, anche perché le proprie idee per me le prepara proprio male).
Devo dare ragione anche a Flores d'Arcais perché una classe politica autoreferenziale ha gestito il gestibile ed ha accuratamente evitato ogni processo di crescita della cultura e delle persone. Ne è stato al tempo stesso l'ovvio epilogo e la causa stessa di questo epilogo.
Io nell'Ulivo avevo e vedo proprio questo: la ripresa della costruzione di una analisi e di una nuova capacità di rappresentanza politica che non può prescindere dalla partecipazione attiva di ogni intelligenza, questo nascendo dalla pancia, da quei sentimenti sentiti e che potevano unire tutti i riformisti. Bisognava mettere punto e a capo e fare tutto nuovo.
Per questo l'articolo di Barnard è illuminante, perché siamo noi che nell'analisi e nel dialogo dobbiamo costruire. E' vero che anche fra i signori delle tessere ci sono fini intelligenze ma senza la partecipazione delle intelligenze sociali non possono trovare un bel nulla, se non la propria perpretazione, ma con questa non si diventa governo di una società.
Quindi l'idea di costituire strutture pensatoio è fondamentale, purché il pensatoio non rimanga tale e non si traduca anche in azione politica.
Due cose ancora.
Circa non essere corrente ma saper essere cultura di ispirazione si è avuto l'esempio in Italia di Aldo Moro, che usciva vincitore dai congressi DC senza avere le tessere degli squali della balena bianca.
Poi l'articolo di Barnard mi ha ricordato il giovin Pannella e la sua cultura di imparare a dire io, della responsabilità personale nell'agire.


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 Oggetto del messaggio: LA RELAZIONE DI WALTER VELTRONI ...
MessaggioInviato: ven mag 16, 2008 10:42 am 
Amministratore

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LA RELAZIONE DI WALTER VELTRONI AL CORDINAMENTO NAZIONALE DEL PARTITO DEMOCRATICO DEL 15 MAGGIO 2008...

... dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, quanto sia importante che le tesi uliviste del fare "insieme", rimangano l'impegno sociale e politico che è necessario far crescere all'interno del PD.

Il progetto dell'unione che sotto forma di coalizione è stato fatto naufragare deve, a mio avviso, lievitare nel PD in modo costruttivo e senza creare intralci al cammino che Veltroni e chi con lui collabora e lo affianca (diverso affiancare dal collaborare), debbono compiere prima di tutto per definirci come struttura organizzativa attraverso la quale far scorrere le mosse tattiche (che oggi sono le più criticabili) e le strategie costruttive.

Ed è la strategia, che gradatamente si definirà per il futuro del PD, che ci vedrà co-protagonisti.

Sempre che sia corretta e benefica al NOSTRO paese la ricerca del bipolarismo realizzato. Altrimenti ci sono altre strade magari parallele ma certo meno promettenti per il PD.

ggiannig

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PS: Grazie Darwin. Una intelligenza dotata di una limitata cultura (come la mia) ha bisogno di amici che la sostengano.


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MessaggioInviato: ven mag 16, 2008 12:27 pm 

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14 maggio - Minerbio
ore 20,25, RIunione del circolo locale del PD. Presente un dirigente del partito venuto ad ascoltare le nostre riflessioni e suggerire spunti.
Il dibattito ovviamente si concentrava sul "perchè abbiamo perso".
A prendere la parola sono state quasi sempre le stesse persone, quelle di "mestiere", alcune delle quali fanno parte della giunta.
Interventi molto interessanti, spesso poco mirati ma condivisibili: le tv, la percezione errata di scarsa sicurezza anche in una oasi di pace come quella in cui viviamo, gli errori dell'amministrazione.
Unica voce non "di mestiere" la mia:
"Credo che la stampa abbia contribuito molto al risultato di queste elezioni. Credo che molto abbia contribuito la sensazione di essere tutti in pericolo costante per la pressante presenza di immigrati. Credo che la difficoltà di comunicazione abbia lasciato sommergere quanto di buono fatto dal governo dal mare di polemiche interne costanti e continue. Credo che tutto quanto è stato detto sia vero... ma credo anche che ci sia qualcosa che non è stata affatto compresa.
Dalle primarie al giorno del voto, ad oggi qualcosa è successo: non è successo quello molti aspettavano. E questo ce lo dicono tutte quelle tessere di "fondatore" che non sono state ritirate da molte di quelle persone che con entusiasmo avevano partecipato alle primarie. Qualcosa ha deluso... ma cosa?
Io più che il mondo reale vivo il virtuale, sono un animale da web. Ma il web spesso è un ottimo specchio: concentra tutte le spinte che nella vita reale si presentano sparse e disordinate, consentendo un ottimo punto di osserazione. Tutta l'Italia in un sol colpo d'occhio: cosa che stando fermi a MInerbio, ma anche a ROma o MIlano non è possibile osservare.
Nel web, più che il sito del PD, che è una immagine parziale della realtà dell'elettorato di centrosinistra, preferisco l'ex forum dell'ulivo. Li trovo quelle persone che sono state più o meno convinte dal messaggio del PD, e in particolare di Veltroni. Li trovo tra gli altri quelle persone che hanno visto deluse le loro aspettative, che non riescono a vedere nel PD realizzato il loro sogno ulivista. QUelli che sentono tradito il loro entusiasmo iniziale, che li ha portati a spendersi per le primarie, ma che molto meno hanno sentito l'entusiasmo di operare per la campagna elettorale.
Non dico che abbiano ragione queste persone, ma sono queste, che pur avendo votato hanno bisogno di essere soddisfatte: non per vincere le prossime elezioni, ma per dare un senso al PD.
Io ho lasciato che Veltroni mi facesse sognare, come è accaduto 2 anni fa grazie a Prodi. E mi sono lasciata innamorare da quello che mi sembrava stesse creando... non mi aspettavo una vittoria, sinceramente, per cui non sono delusa dal risultato, anzi. MI ha entusiasmata invece il fatto che con le sue scelte sia riuscito a cambiare l'aspetto della politica di questo paese, pur se sento molto i rischi legati ad un nuovo governo Berlusconi.
Il Pd che ha proposto somiglia al partito che desideravo, per cui interrogarsi sulla sconfitta serve a poco, adesso bisognerebbe lavorare per portare a termine il lavoro. E da qui l'analisi della sconfitta ha una sua utilità, ma ancor di più è importante l'analisi di cosa stia scontentando quegli "ulivisti" che tentennano.
Una delle cose che mi ha entusiasmata e fatto sognare è stata la carta etica che il Pd si è voluto dare, e sulla base del quale si sarebbero dovute formare le liste. E qui il primo grosso errore.
Il PD si presenta come un partito di partecipazione, ma la partecipazione è stata scarsa: a parte pochi casi, come qui in Emilia ROmagna, le candidature sono venute dall'alto. Primo tradimento. Il secondo, grave, gravissimo, è stata la scelta di alcune candidature: voglio anche ritenere Carra Caffara e Papania persone di tutto rispetto, ma era proprio necessario candidarle? Quale il segnale inviato? Il tradimento innanzitutto della codice etico che ci si è dati! La sensazine dei soliti giochi di potere, visto che tra l'altro queste candidature sono venute "dall'alto", senza ascoltare minimamente la spinta che con prepotenza arriva dalla Sicilia! Messaggio che comunque è arrivato ben oltre la Sicilia e che ha fatto parlare e ragionare in tutto il Paese.
E si continua su questa strada, in maniera suicida.
Ma avete fatto caso che la parola Casta è entrata nel lessico di tutti, e che tutti ne hanno fatto uso? Lo stesso Berlusconi! Alla fine la sensazione è che la casta sia proprio nel PD.... si cade nel tranello del "veltrusconismo": non basta che si facciano passare per "fotocopie" i programmi del PD e della PDL... ci mettiamo il carico da 90!
A cosa mi riferisco? MI riferisco a scivoloni imperdonabili come quello della Finocchiaro: non una persona qualsiasi, ma il Capogruppo del PD al Senato! Rispondere a Travaglio difendendo Schifani?
Ma come credete che queste persone, e non solo loro, abbiano vissuto tutto questo, se non come il nuovo "inciucio"?
La verità è che si sentono i "vertici" troppo lontani dalla "base", incapaci di ascoltare le spinte che arrivano dal basso in quanto intenti a fare i propri giochi. I giochi vanno fatti partendo dal basso, se questo spirito di partecipazione deve essere alla base del PD. E se questo non viene fatto il PD non può che deludere, ed allora non saremo più qui ad interrogarci sul perchè del risultato di una campagna elettorale, ma saremo a chiederci dove sia finito tutto l'elettorato, anche quello che ci eravamo guadagnati!"

Qusta può essere una risposta alla tua domanda ggiannig?


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MessaggioInviato: ven mag 16, 2008 12:53 pm 
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Interesserebbe leggere anche il resoconto delle reazioni al tuo discorso del dirigente venuto ad ascoltare le riflessioni e offire spunti.

Grazie mammamaria

sylvia


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MessaggioInviato: ven mag 16, 2008 15:12 pm 
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Questa può essere una risposta alla tua domanda ggiannig?


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Si poteva esserlo se la domanda fosse stata: cosa ne pensi del PD d'oggi.

Resta la validità del tuo intervento. Grazie.

ggiannig


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MessaggioInviato: ven mag 16, 2008 15:16 pm 

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ggiannig ha scritto:
Questa può essere una risposta alla tua domanda ggiannig?


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Si poteva esserlo se la domanda fosse stata cosa ne pensi del PD.

Resta la validità del tuo intervento. Grazie.

ggiannig

Penso che il futuro dell'Ulivo potrebbe essere il PD, ma solo se questo rispondesse a quelle esigenze di cui parlavo nel mio intervento.


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