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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Regolamentazione delle prestazioni sanitarie
MessaggioInviato: dom feb 10, 2008 14:37 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:10 pm
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Liberalizzazione dell’accesso alle prestazioni specialistiche

Oggi l’accesso del cittadino alle prestazioni specialistiche è regolamentato da convenzioni apposite che lo Stato (attraverso regioni ed ASL) intrattiene con strutture private accreditate e convenzionate secondo tariffari e nomenclatori di prestazioni che spesso sono inadeguati sia dal lato economico (sono ancora in vigore tabelle del millennio scorso, addirittura del 1996 ed in alcune regioni del 1992!) sia dal lato qualitativo (la tecnologia fa progressi talmente rapidi che oggi buona parte delle prestazioni strumentali più moderne non sono previste nei nomenclatori).
Se la Costituzione prevede il diritto del cittadino alla ‘libera scelta’, la politica deve adoperarsi per garantire tale diritto (altrimenti abbia l’umiltà e la coerenza di cancellarlo dalla Carta Costituzionale) consentendogli di rivolgersi al professionista od alla struttura che egli ritiene adeguati .
Un meccanismo adeguato potrebbe consistere nel prevedere prestazione per prestazione un tabellare con gli importi che lo Stato riconosce per ogni singola prestazione come credito di imposta che il cittadino riscuoterà in sede di dichiarazione dei redditi, dietro presentazione della corrispondente ricevuta fiscale quietanzata .
Con tale organizzazione si otterebbe di :
1) rispondere meglio alla domanda di salute
2) migliorare la competitività del settore
3) non gravare più su professionisti ed imprese per i ritardi nelle liquidazioni delle spettanze da parte delle ASL.
In alternativa od in associazione si potrebbe prevedere la totale detrazione di imposta per i premi pagati dal cittadino per polizze assicurative destinate all’uopo (con articolato da prevedere con specifica normativa per utenti e società di assicurazioni).


Rideterminazione della disciplina dell’IVA nel settore sanitario


Secondo la normativa vigente chi esercita la professione medica è soggetto ad una discriminazione vera e propria rispetto ai professionisti di altri settori.
Infatti, il Legislatore si è preoccupato di esentare dall’IVA le prestazioni mediche, nel lodevole e condivisibile intento di non gravare ulteriormente sulle tasche del cittadino che è costretto a spendere per la propria salute.
Nella filosofia strutturale del fisco l’IVA è un’imposta che colpisce il consumatore finale, non i gradi intermedi della produzione.
Ebbene nel settore sanitario non è così in quanto il medico paga l’IVA su tutto ciò che gli occorre per esercitare la propria professione (dai materiali di consumo, ai servizi, agli strumenti) e non può riscuoterla dal suo cliente finale (che è esentato).
Tutto questo comporta che in realtà nel settore sanitario il cliente finale (cioè quello che paga l’IVA) è il medico, figura di contribuente discriminato rispetto a tutti gli altri!
Naturalmente lo stato attuale delle cose comporta due ordini di conseguenze importanti :
1) il medico è costretto, comunque, ad aumentare le tariffe dovendo sostenere
costi aggiuntivi del 20% e questo si ripercuote comunque sulle tasche del
cittadino
2) l’esposizione finanziaria del medico aumenta.

La risoluzione di tale situazione contradditoria può prevedere due alternative :
a) il medico viene esentato anch’egli dall’IVA in tutti gli acquisti per la
propria attività oppure
b) l’IVA pagata viene riconosciuta come credito d’imposta e detratta dai
redditi per intero

Verrebbero così a crearsi le condizioni per una riduzione delle tariffe delle prestazioni mediche.


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 Oggetto del messaggio: un momento
MessaggioInviato: ven feb 22, 2008 00:15 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:04 pm
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I medici in regime di libera professione "godono" delle tariffe minime stabilite dall'ordine professionale, tariffe che non sono nè basse, nè diminuite, per cui l'IVA alla fine può dirsi tutto sommato recuperata. Ad altri lavoratori- che devono operare in concorrenza- questo non accade!
Sulla "libera scelta", vi è da dire che studi matematici ed osservazionali hanno mostrato che le spese aumenterebbero in maniera quasi esponenziale, a fronte di un miglioramento più illusorio che reale, baato soltanto s fatti esteriori e non sulla qualita' vera degli interventi


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 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: sab feb 23, 2008 18:31 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:10 pm
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Allora si abbia il coraggio di cancellara dalla Costituzione il diritto del cittadino alla libera scelta!
Del resto di fatto questo diritto è solo enunciato, ma non riconosciuto.
Basta guardare le liste di attesa!


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 Oggetto del messaggio: libera scelta
MessaggioInviato: sab feb 23, 2008 21:30 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:04 pm
Messaggi: 1700
Dunque, l'economia sanitaria impone per legge matematica che le risorse siano usate "al limite massimo delle loro possibilità", come in una catena di montaggio, pper certi aspetti.
In più "produrre salute" è un processo le cui spese sono quasi tutte fisse:
per gli esami radiologici (tac, risonanze, lastre, ecografie)costa moltissimo di più coprare, aggiustare i macchinarii che pagare gli stipendi dimedici e tecnici addetti (stipendi INDIPENDENTI dal numero di prestazioni fatte, non 2a cottimo"). Una tac che non fa più di un esae alla settimana e costa quasi quanto una che fa cento esami al giorno! quindi ecco perchè devono lavorare al 100%...
anche per i ricoveri in ospedale più o meno valgono le stesse cose: le spese fisse sono molto più grandi delle variabili.
Ciò ai cittadini piace poco, perchè vuol dire liste di attesa lunghe, fare code (pensate essere il 99° delle lista di 100), avere un servizio con pochi 2fronzoli", ma questo è un modo "razionale" di spendere il pubblico denaro
esempio: si stabilisce che in un quartiere da 50 mila abitant servano 30 posti letto di medicina Generale, ed una tac.(con una richiesta diciamo di 5000 esami ogni anno). Prchè metterne un'altra privata? Alla fine la pubblica avra' fatto si e no 2500 esami invece di 5000, le spese per la pubblica saranno le stesse, in più ci saranno i rimborsi per chi è andato dalla privata (che non saranno pochi euro).ecco perchèl libera scelta fa a pugni con l'economia


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 Oggetto del messaggio: Re: un momento
MessaggioInviato: mar feb 26, 2008 18:21 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
Messaggi: 3234
diffidente ha scritto:
Sulla "libera scelta", vi è da dire che studi matematici ed osservazionali hanno mostrato che le spese aumenterebbero in maniera quasi esponenziale, a fronte di un miglioramento più illusorio che reale, baato soltanto s fatti esteriori e non sulla qualita' vera degli interventi

Permettimi di dissentire ampiamente.
Non so che cosa questi studi abbiano studiato ma vivendo in un paese in cui c'è la libera scelta (ed anche il diritto alla doppia prova) so per esperienza ventennale diretta che la qualità aumenta notevolmente (ma tu li vedi mai milioni di tedeschi e svizzeri che fanno la fila per farsi curare in Italia?) assai piu' di quanto aumentino i costi.
In Italia i costi sono bassi perché c'è una incredibile compressione di costi e prestazioni (e di spese messe a carico del cittadino) altrove i costi sono piu' elevati ma le prestazioni sono migliori e comunque gratuite per tutti. Ovvio che poi c'è sempre qualcuno che paga, anzi pre-paga.

Ogni cittadino deve avere il diritto ad andare dal dottore che preferisce ed il tam tam tra le persone è micidiale a proposito di bravi dottori e di dottori incapaci.
La libera scelta non puo' che migliorare la qualità, anche se crea ovviamente la necessità di una certa sovrabbondanza di offerta. Con la sovrabbondanza io posso scelgliere ... e soprattutto scartare (se mi hanno detto che un tal medico non è bravo oppure ho esperienza diretta sulla cosa). La possibilità di essere scartartati obbliga le strutture a migliorarsicotantemente, a dare il massimo, persone comprese.
Vero comunque che vanno posti dei limiti alla sovrabbondanza di offerta.
In ogni caso un sistema sanitario rimborsa le prestazioni veramente fatte, non i letti rimasti vuoti. Quindi ... se un ospedale con la pessima reputazione rimene semideserto, non prenderà una cicca dal sistema sanitario. Idem per una struttura privata convezionata.

Ciao,
Francesco


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 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: mar feb 26, 2008 19:18 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:10 pm
Messaggi: 17
Caro Francesco finalmente trovo qualcuno che la pensa come me!
Diffidente mi pare che abbia fiducia solo nei sistemi destinati allo sperpero eterno, mentre è ..............molto diffidente nei confront delle 'innovazioni' (si fa per dire visto che le soluzioni da te descritte sono state ampiamente sperimentate con successo da altri popoli!).


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 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: lun mar 10, 2008 00:20 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:08 pm
Messaggi: 14
sequoia54 ha scritto:
Caro Francesco finalmente trovo qualcuno che la pensa come me!
Diffidente mi pare che abbia fiducia solo nei sistemi destinati allo sperpero eterno, mentre è ..............molto diffidente nei confront delle 'innovazioni' (si fa per dire visto che le soluzioni da te descritte sono state ampiamente sperimentate con successo da altri popoli!).



Un paio di osservazioni, non proprio critiche

Per definizione, almeno sino ad oggi quello della sanità / salute sembra essere un “mercato” di certo poco trasparente, dal punto di vista di molteplici aspetti; senza andare nei dettagli in una situazione di questo tipo, non è detto che la possibilità di scelta porti a miglioramenti del sistema, e a risultati migliori per gli stessi pazienti – che spesso scelgono / operano anche con criteri non del tutto razionali -.


L’estremo esempio della libertà di scelta è quasi sicuramente il Sistema Americano – per quelli che possono scegliere -, che però per definizione non è universalistico, è il meno efficiente ed uno fra i più iniqui fra quelli dei paesi più sviluppati.




Posto quindi che anche alla libertà di scelta di devono porre dei limiti, meglio sarebbe un insieme chiaro e solido di regole che definiscano i limiti del Pubblico e del Privato costituendo un solido, razionale ed equo sistema sanitario; le regole dovrebbero monitorare ad agire in modo rendere l’offerta di servizi in generale, ma soprattutto pubblici sempre più efficace ed efficiente ed allo stesso tempo limitino le possibilità di free ridership da parte del privato.

Il tutto passa proprio per una maggior organizzazione su base nazionale (altro che regionale), ad un monitoraggio “reale” che porti ad una maggior trasparenza.

Sono d’accordo sul fatto che assicurazioni sanitarie, come le assicurazioni di categoria (fenomeno in crescita) possano portare in quella direzione.


saluti
michele


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 Oggetto del messaggio: Domande
MessaggioInviato: sab mar 22, 2008 19:59 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:07 pm
Messaggi: 127
Ciao,

qualche domanda per approfondire i concetti esposti:

1. la libertà di scelta del cittadino è già riconosciuta dalla legge. Alla base di questo principio è posto quello dell'accreditamento istituzionale (mi viene in mente la Joint Commission). Avete tenuto conto di questo aspetto? Avete considerato l'applicazione di quelle norme?

2. l'IVA, il discorso non fa una piega. Allo stesso tempo le indagini della Guardia di Finanza degli ultimi anni (sono iniziate qualche anno fa ora danno i loro frutti migliori) dimostrano un livello di evasione fiscale apprezzabile, quantomeno apprezzabile. Avete considerato anche questo aspetto?

3. si è parlato di qualità: esistono studi di vari istituti e livelli che dicono svariate cose. Cosa ne pensate della qualità della prestazione resa? Parlo della qualità media e, inoltre, della qualità percepita ...

4. sostenibilità del sistema complessivo pubblico - privato?

Ciao

Gian Michele.


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