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 Oggetto del messaggio: Gian Antonio Stella Sanità e tessere, così fan tutti
MessaggioInviato: ven gen 18, 2008 12:46 pm 

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Padiglione per padiglione, reparto per reparto, corsia per corsia

Sanità e tessere, così fan tutti

Dalle intercettazioni su Mastella la conferma che la politica ha allungato le mani sulla sanità


«Cercasi radiologo targato Ds». «AAA. Cercasi pediatra vicino An». «AAA. Cercasi neurochirurgo convintamente Udc».

Dovrebbero avere l'onestà di pubblicare annunci così, i partiti: sarebbero più trasparenti. Perché questo emerge dalle intercettazioni della «Mastella Dynasty»: la conferma che la politica ha allungato le mani sulla sanità. Padiglione per padiglione, reparto per reparto, corsia per corsia. A donna Alessandrina, che oltre a preparare cicatielli con ragù di tracchiole si diletta di spartizione di poltrone, sarebbero servite «due cortesie: una in Neurochirurgia e una in Cardiologia». Il marito invece, a sentire lo sfogo telefonico del consuocero Carlo Camilleri, si sarebbe arrabbiato assai per «l'incarico di primario a ginecologia al fratello di Mino Izzo... Ma ti pare... Proprio il fratello di uno di Forza Italia che è di Benevento ed è contro di me... Ma non teniamo un altro ginecologo a cui dare questo incarico?». Vi chiederete: che se ne fa Clemente d'un ginecologo «suo»? E poi, con nove milioni di processi pendenti e i tagli folli ai bilanci dei tribunali e i giudici che si portano la carta igienica da casa, come faceva il ministro della Giustizia a trovare il tempo di occuparsi della bottega clientelare?

Ecco il punto: è in corso da anni, ma diventa sempre più combattuto e feroce, un vero e proprio assalto dei segretari, dei padroni delle tessere, dei capicorrente al mondo della sanità. Visto come un territorio dove distribuire piaceri per raccogliere consensi. Vale per il Sud, vale per il Nord. Per le regioni d'un colore o di un altro. Nella Vibo Valentia in mano al centrosinistra ardono le polemiche sulla decisione di distribuire 40 primariati (di cui 38 a compaesani vibonesi: evviva l'apertura alle intelligenze mondiali), 85 «primariati junior» e 153 bollini d'«alta specializzazione» in coincidenza con le primarie del Pd e il consolidamento del Partito Democratico Meridionale di Loiero, capace di folgorare un uomo noto in città come il primario del 118 Antonio Talesa, prima con An. Nel Veneto divampano quelle sull'«arroganza» (parola del capogruppo leghista in Regione Franco Manzato) di Giancarlo Galan. Il quale è messo in croce da un paio di settimane dai suoi stessi alleati del centro-destra per le nomine dei direttori generali nelle Asl. «Poltrone per la Lega, una. Per An, zero. Per l'Udc, zero. Per i fedelissimi del presidente, tutte le altre», ha riassunto un giornale non sinistrorso come Libero. «Un sistema feudale», secondo Raffaele Zanon, di An. In pratica, accusa Stefano Biasioli, il segretario della Cimo, la più antica delle sigle sindacali dei medici ospedalieri, additata come vicina ai moderati, «Galan ha nominato 23 fedelissimi su 24 direttori. Tranne che a Bussolengo (lì ha dovuto cederne uno al sindaco di Verona Tosi) sono tutti suoi. Di Forza Italia...».

Ma non diverse sono le accuse, a parti rovesciate, contro la gestione delle Asl «unioniste» toscane, umbre, emiliano-romagnole, «solo che lì il "partito" è così forte che se ne stanno tutti quieti e zitti», rincara Biasioli. Per non dire dei veleni intorno alla distribuzione di cariche nella sanità campana, cuore delle inchieste di oggi. O degli scontri interni alla destra per l'accaparramento dei posti in Sicilia, dove su tutti svetta l'Udc di Totò Cuffaro. Il quale non casualmente è un medico in una terra in cui i medici (compresi quelli legati alla mafia come Michele Navarra o più recentemente Giuseppe Guttadauro) hanno sempre pesato tantissimo. Quanto questo peso sia attuale si è visto, del resto, alle ultime comunali di Messina. Quando tra i candidati c'erano almeno 111 medici. In buona parte ospedalieri. Tra i quali, in particolare, una ventina del «Papardo», la più importante struttura peloritana: il primario di oculistica e quello del laboratorio analisi, il primario di medicina e quello di neurologia, il primario di pneumologia e quelli di chirurgia vascolare, cardiologia, rianimazione. Quasi tutti schierati con An. E indovinate a che partito apparteneva il direttore generale? Esatto: An. «Li hanno militarizzati tutti», accusò indignato Nunzio Romeo, il candidato del Mpa. Peccato che lui stesso fosse medico e presidente dell'Ordine dei Medici e guidasse a nome del medico Raffaele Lombardo una lista con 41 medici.

Pietro Marrazzo, il governatore del Lazio, dice che basta, per quanto lo riguarda è ora di finirla: «Se vogliamo marcare una svolta di sistema io ci sto. Sono qui. Disposto a rinunciare già domani mattina alla facoltà di nominare i direttori generali». Ma quanti colleghi lo seguirebbero? E cosa direbbero i partiti che sostengono la sua giunta all'idea di rinunciare alla possibilità di incidere su un settore chiave come questo? E' una tentazione comune a tutti, accusa Carlo Lusenti, segretario dell'Anao: «Se non sempre, la politica mette il naso 9 volte su 10. Per carità, non c'è solo la politica. Ci sono le lobby universitarie, le cordate, i sindacati... Però...». «E' un'intrusione massiccia. Capillare», conferma Biasioli, presidente della Società ligure di chirurgia Edoardo Berti Riboli: «Nel nostro ambiente si procede soltanto grazie al partito. Fra destra o sinistra non faccio differenze. Hanno la stessa voracità, solo che la sinistra è molto più strutturata». Capita nell'«azzurra» Lombardia dove la stessa Padania scatenò due anni fa una campagna contro «lo strapotere di Comunione e Liberazione negli ospedali regionali». Arrivando a pubblicare un elenco di «primari ciellini» e un'indimenticabile lettera di Raffaele Pugliese. Lettera in cui il primario del Niguarda ricordava ai «suoi» pazienti quanto fosse fantastica la sanità lombarda. Quindi? «Mi permetto di suggerirLe di sostenere la rielezione dell'attuale presidente della giunta regionale Roberto Formigoni». E torniamo al tema: alcuni saranno bravi, altri geniali, altri straordinari. Ma perché dovremmo affidare la nostra pelle a un medico scelto per la tessera? E se il «mio» chirurgo fosse un fedelissimo trombone?

Gian Antonio Stella
18 gennaio 2008

da corriere.it


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MessaggioInviato: ven gen 18, 2008 14:56 pm 

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se quello che sta venendo fuori è vero mastella e company devono pagare e la devono pagare cara,
in campania ormai si fa quello che si vuole altro che camorra li c'è mafia politica, non piu emergenza rifiutti ma ben si emergenza delle istituzzioni politiche mi auguro che prodi in vecce di difendere mastella prenda in mano il problema e si faccia qualcosa.
sulla sanita non si scherza è se per caso anno meso nelle asl delle persone non capaci,in somma nessuno vuole tornare al tempo di musolini.


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 Oggetto del messaggio: Sanità, Marrazzo: ''Su nomine Asl ecco le mie proposte''
MessaggioInviato: mer gen 23, 2008 02:10 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:02 pm
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''Il dibattito deve proseguire principalmente nelle sedi istituzionali''

Sanità, Marrazzo: ''Su nomine Asl ecco le mie proposte''

Lettera aperta al 'Corsera' del presidente della Regione Lazio: ''La politica cancelli in fretta l'opinione che la tessera di partito sia viatico negli incarichi''.

Il ministro Lanzillotta: ''Avviare una riflessione''.

Anaao: ''Albo dei manager buona idea ma difficile da attuare''.

Tedesco (Puglia): ''Da noi è già realtà''.

Garattini: ''Sì a commissione tecnica indipendente per nomine''. Sirchia: ''Contro lottizzazione urge commissione super partes''.


Roma, 21 gen. (Adnkronos/Ign) - "Se la politica vuole essere autorevole e vicina alla gente comune, deve cancellare in fretta, e prima che sia troppo tardi, l'opinione diffusa che la tessera di partito sia il solo e più sicuro viatico per ottenere un incarico nella pubblica amministrazione". Lo scrive in una lettera aperta al 'Corriere della Sera', il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo(nella foto), che avanza così "due modeste proposte" su come si potrebbero gestire le nomine nella pubblica amministrazione, con specifico riferimento ai vertici delle Asl.

"Si potrebbe immaginare - scrive Marrazzo - un organismo terzo che redige e tiene un elenco dal quale attingere i curricula dei direttori generali delle Asl, scelti per competenze e professionalità. Oppure - continua - dichiarare fin dalla campagna elettorale quali saranno i tecnici, ove vige la discrezionalità di nomina, che accompagneranno il candidato presidente in ruoli di amministrazione, scelta e decisione: sollevando così il velo dell'ipocrisia e condividendo con gli elettori la scelta di manager che hanno come unici referenti i cittadini-azionisti".

"E' di sicuro - scrive ancora il governatore del Lazio - un dibattito che deve proseguire principalmente nelle sedi istituzionali, e che penso debba essere affrontato anche dalla Conferenza dei Presidenti di Regione".

Le proposte di Marrazzo hanno avuto una vasta eco.

"Mi sembra che sia una proposta saggia comunque si tratta di avviare una riflessione sul rapporto tra potere politico, potere politico di indirizzo e gestione della sanità", osserva il ministro degli Affari regionali e delle Autonomie locali Linda Lanzillotta, a margine del convegno 'Le liberalizzazioni e i loro amici' in corso al Palazzo dell'Informazione di piazza Mastai. ''La Conferenza Stato-Regioni è una sede più concertativa e decisiva; ma certo o in una sede istituzionale o in una sede politica questa riflessione deve essere avviata", aggiunge.

Manager delle Asl scelti in un 'albo' di professionisti competenti? ''Un'idea buona, basata su un criterio chiaro di trasparenza, che farebbe fare un passo avanti alla sanità - commenta all'Adnkronos Salute Carlo Lusenti, segretario nazionale del sindacato dei medici ospedalieri Anaao Assomed - Ma è un progetto che ha davanti a sé molti ostacoli''. "Temo - dice - che non sarà facile il cammino di questa proposta. Le Regioni si sono già opposte a un albo nazionale nel corso del dibattito che ha preceduto il disegno di legge sull'ammodernamento del servizio sanitario. Questo perché l'albo non consente alle Regioni di avere le mani completamente libere''.

L'idea di un 'albo' dei manager è "una via percorribile'' per Silvio Garattini, direttore dell'Istituto farmacologico Mario Negri di Milano, ''ma a patto che l'organismo deputato a stilare l'elenco dei nomi sia a sua volta nominato su basi non politiche". Da sempre sostenitore della regola della trasparenza in ogni settore della sanità, lo scienziato non condivide invece la seconda idea del governatore: dichiarare già in campagna elettorale quali tecnici accompagneranno il candidato presidente nei vari ruoli 'chiave'. "Asl e ospedali - sottolinea - hanno un ruolo talmente importante nella sanità italiana da non poter tollerare che la scelta dei loro direttori si basi sul credo politico". Garattini chiede di istituire ''una commissione tecnica dedicata: un gruppo di esperti che rediga una lista di persone con le opportune competenze professionali, da cui selezionare una rosa di nomi fra i quali attuare poi la scelta finale. Tuttavia - puntualizza - perché questo meccanismo funzioni come deve, è fondamentale trovare un modo che permetta di nominare in modo assolutamente indipendente dalla politica anche l'organismo tecnico in questione".

''Un'idea suggestiva'' quella di istituire un albo, ''che in Puglia, in un certo senso, è già realtà'' rileva Alberto Tedesco, assessore alla Salute della Puglia, che spiega: ''In Giunta esiste un elenco, consultabile da tutti i cittadini, in cui sono inseriti i curricula dei direttori generali, sanitari e amministrativi delle aziende sanitarie e ospedaliere".

Sulla questione interviene anche l'ex ministro della Salute, Girolamo Sirchia, che contro "la lottizzazione'' propone di seguire la strada della British Medical Association che suggerisce qualcosa di "simile", ma di "più ampio" rispetto a quanto proposto da Marrazzo. "I medici inglesi consigliano cioè l'istituzione di una commissione super partes a più 'voci' - sottolinea Sirchia - composta da rappresentanti delle istituzioni, ma anche del mondo medico-scientifico e dei cittadini. Un organismo incaricato di gestire le nomine dei vertici della sanità, e che abbia inoltre compiti di verifica sulla base di criteri trasparenti e condivisi da fissare a livello centrale, a opera del Parlamento o del ministero competente".

Un 'albo' di professionisti ''è una buona soluzione per riportare un po' di trasparenza e un clima di fiducia tra cittadini e Istituzioni'' secondo Cittadinanzattiva, un'idea da approfondire, che potrebbe trovar spazio nel Ddl sull'ammodernamento del Ssn" per il senatore Cesare Cursi (An), ex sottosegretario alla Salute del Governo Berlusconi, una proposta "onorevole e accettabile" per il senatore Antonio Tomassini (Fi), presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, convinto che sul tema tutti pecchino di "una grandissima ipocrisia". "La politica nelle nomine - spiega - è sempre entrata. Il problema non può essere quello di eluderla. Anche perché una parte della politica, soprattutto nella scelta dei direttori generali delle aziende sanitarie, ha il diritto-dovere di assumersi la responsabilità, e quindi la scelta".

Marrazzo ''pone un problema concreto'' sottolinea all'Adnkronos l'ex assessore alla Sanità della Calabria Doris Lo Moro - Sarebbe un'opportunità costruire un albo a cui possano accedere le Regioni di tutta Italia: ciò consentirebbe una verifica dei requisiti valida su tutto il territorio e fatta in modo appropriato. Le abitudini della politica sono talmente radicate che c'è bisogno di una sterzata per sradicarle".

da adnkronos.com


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 Oggetto del messaggio: «Federico II», un primario ogni tre pazienti
MessaggioInviato: ven feb 01, 2008 01:54 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:02 pm
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Organico da Guinness, due medici e due infermieri per ogni ricoverato

«Federico II», un primario ogni tre pazienti

Il record dell'ospedale universitario di Napoli: sono 220. Al Policlinico di Padova ne bastano 67...


All'ospedale universitario della «Federico II» di Napoli, nella incessante dedizione alla sofferenza dell'umanità, hanno deciso di mettere a disposizione dei pazienti un primario ogni tre ricoverati scarsi.

Direte: si guarisce meglio che coi dottori semplici? No, ma vuoi mettere la soddisfazione? Adagiata nella zona ospedaliera alle spalle del centro storico tra il «Cardarelli», il «Cotugno» e il «Monaldi», l'«Azienda Ospedaliera Universitaria», non godeva in verità già prima di fama cristallina. Per carità: non sono mai mancate le eccellenze, figlie della straordinaria tradizione medica partenopea. La clinica ostetrica, ad esempio, è da sempre considerata dalle campane che devono partorire molto affidabile. Ma anche se non sono mai esplosi scandali paragonabili a quelli del «Cardarelli» (come quelli dei decessi dovuti a sciatteria o della ventina di dipendenti denunciati perché si facevano timbrare il cartellino da colleghi «pianisti» e poi se ne andavano a spasso o ancora quello del centralista che anni fa lasciò la postazione senza alcuno che rispondesse al telefono finché fu sorpreso dai carabinieri sulla spiaggia di Licola) le storture sono sempre state tante.

Basti ricordare la storia del medico e del tecnico smascherati da Striscia la notizia mentre incassavano cinquanta euro da un «paziente» per farlo passare davanti a tutti nella lista d'attesa e fargli lasciare il Policlinico con in tasca il certificato medico di una visita neurologica mai fatta. O ancora la solenne inaugurazione nel luglio scorso, alla presenza del ministro della Salute, del nuovo edificio per l'intra- moenia, cioè dedicato alle prestazioni fornite dai medici al di fuori dell'orario di lavoro usando le strutture ambulatoriali e diagnostiche dell'ospedale, che concorda le tariffe coi professionisti. Un gioiello costato sette milioni di euro che lasciò Livia Turco di sasso: «Mai vista una palazzina interamente dedicata all'intra-moenia». Peccato che, dopo l'inaugurazione, non sia mai stata aperta. E che i 90 posti letto, tutti in confortevoli stanze con tv e aria condizionata, siano sempre rimasti vuoti. Come vuoti restano in gran parte i mille letti teoricamente a disposizione della struttura ospedaliera.

Il sito internet, che precisa come i metri quadrati a disposizione siano 440.000 (quanto la superficie del Vaticano) non spiega quanti siano i ricoverati medi giornalieri. L'ex direttore generale Carmine Marmo, rimosso il 31 dicembre alla vigilia del cenone di fine anno (forse perché «senza tessere in tasca», dicono gli amici) parla di circa 700 letti occupati al giorno. I sindacati stanno più bassi. E dicono che no, i numeri sono inferiori: cinquecento ricoverati. Se le cose stanno così, i dati messi «on line» dall'azienda (800 dirigenti medici e odontoiatri, 170 dirigenti sanitari, 1.150 infermieri più 1.280 tecnici, ausiliari e amministrativi) offrono un quadro che la dice lunga sull'organizzazione del lavoro. Fatti i conti, risulterebbero infatti quasi due medici più due infermieri (abbondanti) più quasi tre addetti vari per ogni ricoverato.

Si dirà che poi ci sono gli ambulatori e il day-hospital e tante altre cose. Vero. Ma si tratta comunque di rapporti abissalmente lontani da quelli, per fare un esempio, del Policlinico di Padova. Ricco di eccellenze ma retto su numeri totalmente diversi. E in questo contesto cosa hanno deciso, i vertici dell'Azienda? Di andarsi a riprendere ciò ritenevano fosse stato loro sottratto. Il numero dei primari era stato ridotto da 197 a 167? Bene: la delibera ha stabilito di aggiungerne d'un colpo altri 53. Così da salire alla somma stratosferica di 220 primari. Uno ogni quattro medici. O se volete, come dicevamo, ogni tre ricoverati scarsi.

Ma no, ma no, ha spiegato ad Alessandra Barone del Corriere del Mezzogiorno il neo direttore generale Giovanni Canfora: «L'atto aziendale è stato approvato dagli organi universitari e dall'ex manager prima del mio arrivo. Quando lo studierò e lo capirò in fondo, potrò esprimermi». Però, ha insistito, «questa è una grande struttura dove ci sono persone preparate e si offre un'ottima assistenza ospedaliera ». Ma no, ma no, «non si chiamano primari!», ha corretto il preside di Medicina, Giovanni Persico: si chiamano «responsabili di area funzionale». Di più: non fanno solo le 18 ore di attività in corsia o al capezzale dei malati. Devono anche tenere lezioni agli studenti. Quindi? Quindi lo scandalo non è poi così scandaloso. Grazie. Ma nel confronto con Padova, dove l'insegnamento di medicina sarebbe addirittura precedente alla fondazione dell'Università, la quale secondo la tradizione risale al 1222, i conti non tornano. I primari o «responsabili di area funzionale» che dir si voglia sono infatti 79. E oltre ad insegnare seguono 1.759 posti letto, occupati mediamente per oltre il 90%. Risultato: un primario ogni venti ricoverati medi. Sette volte meno che alla «Federico II». Come mai?

Gian Antonio Stella
31 gennaio 2008

da corriere.it


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MessaggioInviato: dom feb 10, 2008 14:17 pm 

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Secondo me è oramai delittuoso e connivente il continuare a descrivere tutti i casi di malasanità senza ricercare la soluzione definitiva a questo enorme problema sociale!
E' indubbio che l'attuale organizzazione del servcizio sanitario deve essere completamente estromessa dal controllo operativo della politica.
Una possibile soluzione potrebbe essere quella di trasformare il servizio sanitario nazionale (od i singoli Servizi Sanitari Regionali)in una Spa del tipo delle public company.
Ogni cittadino alla nascita diventa titolare di una azione. Acquisirà le altre azioni in proporzione a quello che pagherà per l'assistenza nell'arco della sua vita. Come azionista parteciperà alle assemble della società e sceglierà il Consiglio di Amministrazione che risponderà a sua volta del proprio operato ai cittadini-soci.
In questo modo il governo operativo dela Sanità verrebbe totalmente estromesso dal controllo della politica.
Questa dovrebbe soltanto avere un ruolo di indirizzo generale.
Questo tipo di organizzazione andrebbe forse allargata anche a tutti gli altri servizi (dalla nettezza urbana ai trasporti, all'approvvigionameto idrico ed energetico, etc.).
Tutti questi settori sono ugualmnte inquinati dalla politica e molto spesso non rispondono alle necessità dei cittadini.


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MessaggioInviato: dom feb 10, 2008 14:18 pm 

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Secondo me è oramai delittuoso e connivente il continuare a descrivere tutti i casi di malasanità senza ricercare la soluzione definitiva a questo enorme problema sociale!
E' indubbio che l'attuale organizzazione del servcizio sanitario deve essere completamente estromessa dal controllo operativo della politica.
Una possibile soluzione potrebbe essere quella di trasformare il servizio sanitario nazionale (od i singoli Servizi Sanitari Regionali)in una Spa del tipo delle public company.
Ogni cittadino alla nascita diventa titolare di una azione. Acquisirà le altre azioni in proporzione a quello che pagherà per l'assistenza nell'arco della sua vita. Come azionista parteciperà alle assemble della società e sceglierà il Consiglio di Amministrazione che risponderà a sua volta del proprio operato ai cittadini-soci.
In questo modo il governo operativo dela Sanità verrebbe totalmente estromesso dal controllo della politica.
Questa dovrebbe soltanto avere un ruolo di indirizzo generale.
Questo tipo di organizzazione andrebbe forse allargata anche a tutti gli altri servizi (dalla nettezza urbana ai trasporti, all'approvvigionameto idrico ed energetico, etc.).
Tutti questi settori sono ugualmnte inquinati dalla politica e molto spesso non rispondono alle necessità dei cittadini.


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MessaggioInviato: dom feb 10, 2008 14:20 pm 

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Secondo me è oramai delittuoso e connivente il continuare a descrivere tutti i casi di malasanità senza ricercare la soluzione definitiva a questo enorme problema sociale!
E' indubbio che l'attuale organizzazione del servcizio sanitario deve essere completamente estromessa dal controllo operativo della politica.
Una possibile soluzione potrebbe essere quella di trasformare il servizio sanitario nazionale (od i singoli Servizi Sanitari Regionali)in una Spa del tipo delle public company.
Ogni cittadino alla nascita diventa titolare di una azione. Acquisirà le altre azioni in proporzione a quello che pagherà per l'assistenza nell'arco della sua vita. Come azionista parteciperà alle assemble della società e sceglierà il Consiglio di Amministrazione che risponderà a sua volta del proprio operato ai cittadini-soci.
In questo modo il governo operativo dela Sanità verrebbe totalmente estromesso dal controllo della politica.
Questa dovrebbe soltanto avere un ruolo di indirizzo generale.
Questo tipo di organizzazione andrebbe forse allargata anche a tutti gli altri servizi (dalla nettezza urbana ai trasporti, all'approvvigionameto idrico ed energetico, etc.).
Tutti questi settori sono ugualmnte inquinati dalla politica e molto spesso non rispondono alle necessità dei cittadini.


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