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 Oggetto del messaggio: Ue, pazienti senza frontiere
MessaggioInviato: mer dic 19, 2007 14:17 pm 

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[color=darkblue]Oggi in Commissione la riforma su trattamenti e rimborsi
Basterà sostenere che all'estero le cure sono migliori e più rapide
Ue, pazienti senza frontiere
"Libertà di cura in tutti i paesi"

di ELENA DUSI

<B>Ue, pazienti senza frontiere
"Libertà di cura in tutti i paesi"</B>

ROMA - Finora si usava il brutto termine di "viaggi della speranza". In futuro la scelta di curarsi all'estero sarà ribattezzata in positivo: "diritto alla libertà di trattamento". La Commissione europea affronta oggi il testo della direttiva che garantisce una salute senza frontiere. Tutte o quasi le barriere che oggi limitano il rimborso delle spese sostenute in un paese straniero potrebbero cadere. Anche se la norma è suscettibile di cambiamenti prima della votazione, e il testo dovrà essere sottoposto all'approvazione dell'Europarlamento, la sua impalcatura è ormai ben solida. E le novità cospicue. Accompagnate però dal timore che dai paesi dell'Europa orientale, con sistemi sanitari meno organizzati, parta un flusso di pazienti pesante da sostenere.

Oggi un paziente intenzionato a curarsi fuori Italia deve presentare una richiesta alla sua Asl, allegando i pareri dello specialista che lo ha visitato. E dopo aver avviato la pratica deve attendere il responso dell'Azienda sanitaria. La risposta positiva è condizionata alla mancanza in Italia di strutture specializzate (è il caso di molte malattie rare). O alla lunghezza delle liste d'attesa. Il ministero della Salute ha fatto sapere che nel 1995 i "viaggi della speranza" erano stati 5.523 e che la cifra è calata a 559 dieci anni più tardi. Ma non è chiaro se la diminuzione è dovuta al calo delle richieste o all'aumento dei rifiuti delle Asl.

Con la nuova direttiva, se il caso del paziente rientrerà nelle condizioni giusta, non si potrà più negare il rimborso delle spese sostenute. La bozza fissa i confini entro cui si applicherà la "libertà di trattamento". Le frontiere si apriranno di fronte ai malati in tre situazioni. Se nel proprio paese non esistono medici o strutture capaci di affrontare il problema (è sempre il caso delle malattie rare). Se nel proprio paese le cure sono di livello inferiore o le liste d'attesa troppo lunghe (e questo sarà il motivo più comune, che maggiormente innova rispetto al presente). E infine se il paziente abita vicino al confine e l'ospedale e la clinica dall'altra parte della frontiera sono più comode da raggiungere. Non dovrebbe essere previsto alcun rimborso per i trattamenti nelle cliniche private, come la fecondazione assistita. L'apertura dello spazio comune sanitario si applicherà invece alla vendita dei farmaci. I medici saranno chiamati a compilare nuove ricette, in cui il nome del medicinale o del principio attivo siano riconoscibili anche dai farmacisti stranieri. E il paziente potrà comprare il suo prodotto in qualunque nazione del continente.

Gli effetti di questa apertura sui bilanci sanitari non sono ancora stati valutati e la preoccupazione di chi gestisce le casse degli ospedali è prevedibile. Ma la Corte di Giustizia nel passato ha parlato fin troppo chiaro, accogliendo diversi ricorsi di cittadini cui era stato negato il diritto al rimborso. Con la nuova direttiva basterà avanzare la "preferenza soggettiva" per un ospedale straniero, o dimostrare "il costo minore" del trattamento per vedersi garantito il diritto al rimborso.

"L'Italia ha il secondo miglior sistema sanitario al mondo e potrebbe diventare meta degli spostamenti. Ma non ci aspettiamo grandi problemi, perché già oggi assistiamo molti stranieri che risiedono nel nostro paese" spiega Emanuele Vendramini, che dirige il master in Public Management alla Bocconi di Milano. Attualmente il numero di europei che fanno le valigie rappresenta l'1 per cento della popolazione totale. "La direttiva prevederà sicuramente - dice Vittorio Mapelli, docente di Economia sanitaria alla statale di Milano e presidente dell'Associazione italiana di economia sanitaria - dei meccanismi di rimborso fra i governi, in caso di assistenza a cittadini stranieri. Ma l'Italia già oggi fa fatica a esigere i suoi debiti dall'estero, e questo sicuramente sarà un problema da correggere con la nuova direttiva".


(19 dicembre 2007)[/b]


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 Oggetto del messaggio: Re: Ue, pazienti senza frontiere
MessaggioInviato: mer dic 19, 2007 14:21 pm 

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francescopf ha scritto:
"L'Italia ha il secondo miglior sistema sanitario al mondo e potrebbe diventare meta degli spostamenti.

Una doverosa rettifica.
Non è affatto vero che siamo i secondi al mondo.
E' la salute degli italiani, per meriti genetici ed alimentari, ad essere tra le migliori del mondo, dopo i francesi.
Ma il nostro sistema sanitario comparato a quelli dell' occidente è uno dei piu' disomogenei, inefficenti e socialmente iniqui, mal finanziato, tanto che è difficile vedere europei che si recano da noi per le cure.
Abbiamo buone eccellenze al Nord ma non comparabili con quelle dei nostri vicini.
Io credo che sarà piu' facile vedere italiani andare all'estero (come capita da 40 anni a questa parte) che l'inverso. E non solo per la fecondazione assistita.

Ciao,
Francesco


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 Oggetto del messaggio: Re: Ue, pazienti senza frontiere
MessaggioInviato: gio dic 20, 2007 01:03 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:07 pm
Messaggi: 528
francescopf ha scritto:
Con la nuova direttiva, se il caso del paziente rientrerà nelle condizioni giusta, non si potrà più negare il rimborso delle spese sostenute.


Ottima cosa, l'Europeismo è molto più importante di quanto non sembri e questo ne è un ottimo esempio.

Ma se qualcuno prova a ricordare che l'europeismo è LA strategia a lungo termine del centrosinistra e del PD, la gente spesso neanche capisce di che si parli...


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 Oggetto del messaggio: Re: Ue, pazienti senza frontiere
MessaggioInviato: gio dic 20, 2007 08:17 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
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centine ha scritto:
francescopf ha scritto:
Con la nuova direttiva, se il caso del paziente rientrerà nelle condizioni giusta, non si potrà più negare il rimborso delle spese sostenute.


Ottima cosa, l'Europeismo è molto più importante di quanto non sembri e questo ne è un ottimo esempio.

Ma se qualcuno prova a ricordare che l'europeismo è LA strategia a lungo termine del centrosinistra e del PD, la gente spesso neanche capisce di che si parli...

Se il 62% dei ragazzi delle nostre scuole medie non sa rispondere adeguatamente alla domanda PISA sul giorno e la notte, non mi meraviglierei se pari percentuale di adulti non comprendesse quando si parla di una strategie europeiste.

Ciao,
Francesco


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 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: lun gen 07, 2008 13:29 pm 

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Senato: approvato di DDL per la lotta contro il dolore
Il Senato ha dato il via libera al Disegno di Legge del Ministro della salute recante “Disposizioni per la semplificazione degli adempimenti amministrativi connessi alla tutela della salute”. Il provvedimento prevede norme dirette a facilitare la prescrizione di farmaci contro il dolore stabilendo anche l'abolizione di molti certificati che risultano oramai obsoleti. Questo determinerà oltetutto un notevole risparmio di tempo e denaro per i cittadini. Il DDL prevede anche nuove norme per combattere l'abusivismo sanitario e per l'apertura di nuove farmacie.

(Data: 01/01/2008 - Autore: Roberto Cataldi)
Ciao
Paolo11


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 Oggetto del messaggio: CAVIGLIA INFORTUNATA, MA RADIOGRAFIA A CLAVICOLA
MessaggioInviato: mer gen 09, 2008 00:06 am 

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2008-01-06 18:47

CAVIGLIA INFORTUNATA, MA RADIOGRAFIA A CLAVICOLA


Un uomo si presenta al pronto soccorso dell'ospedale Belcolle di Viterbo con una sospetta frattura alla caviglia sinistra.

Viene 'parcheggiato' otto ore in sala d'attesa.

Infine viene spedito a fare una radiografia. Ma non alla caviglia infortunata bensì alla clavicola destra.

L'uomo è stato così costretto a fare ritorno al pronto soccorso, aspettare altre tre ore, riferire dell'inconveniente al medico di turno, che gli ha prescritto la radiografia giusta.

A quel punto, dal momento dell'incidente erano trascorse tra le 12 e le 13 ore.

A svelare l'episodio, avvenuto alcuni giorni fa, è stato oggi il sindaco di Viterbo, Giancarlo Gabbianelli, in una lettera inviata al direttore sanitario della Asl, Alessandro Compagnoni. Nella missiva, Gabbianelli definisce "insostenibile" la situazione del pronto soccorso dell' ospedale di Belcolle, e sollecita provvedimenti immediati. "Sono centinaia le persone - scrive - che lamentano l'inaccettabile funzionamento del servizio.

Più volte - aggiunge - il Comitato di rappresentanza dei sindaci si è occupato dell'argomento, chiedendo una soluzione dignitosa. Ma la situazione, nonostante le ripetute assicurazioni da parte dell' Asl, è rimasta invariata se non è addirittura peggiorata".

da ansa.it


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 Oggetto del messaggio: Ospedale di Vibo: tutti primari
MessaggioInviato: lun gen 14, 2008 16:49 pm 

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Sono 153 i medici con la qualifica di «alta specializzazione»

Ospedale di Vibo: tutti primari

I numeri choc della struttura nota per la malasanità: all'Asl oltre 1.900 dipendenti


Amate il brivido? Venite a farvi ricoverare a Vibo Valentia. Dove c'è perfino un chirurgo che s'è fatto esentare dalla sala operatoria perché ha un debole per il vino ma è stato premiato lo stesso con l'«alta specializzazione». Concessa, dalla generosa Asl vibonese, alla bellezza di 153 medici. Oltre ai primariati di serie A, a quelli di serie B, alle direzioni varie... La più alta densità planetaria di luminari. La storia dell'ultimo anno, in realtà, dice qualcosa di diverso. Basti ricordare il caso di Federica Monteleone, la sedicenne morta dopo un blackout elettrico mentre era sotto i ferri per una banale appendicectomia. O quello di Eva Ruscio, l'altra ragazzina deceduta un mese fa dopo il ricovero per un ascesso alle tonsille. O ancora quello di Orazio Maccarone, il vecchio morto il giorno di Santo Stefano dopo quattro ore al pronto soccorso, ore che il figlio Michele ricorda per la difficoltà di parlare con certi medici dall'approccio «superficiale e strafottente». Insomma: un ospedale inaccettabile in un Paese civile. Sgarrupato. Sporco. Come buona parte delle strutture sanitarie calabresi. Al punto di spingere la stessa Livia Turco a scendere la vigilia di Natale a Lametia Terme per incontrare i familiari delle vittime. E sono gli stessi medici (meglio: una parte dei medici) a denunciarlo. Come Michele Soriano, il primario di ortopedia che a metà ottobre mandò una lettera al presidente regionale: «L'ospedale è in coma». Colpa degli organici gonfiati. Dei direttori generali «addomesticati» via via «inviati da Catanzaro a sbarcare il lunario». Dei sindacati medici «lontani anni luce dalla gente che lavora ». Parole dure quanto quelle del direttore sanitario Pietro Schirripa, vicino al vescovo di Locri Giancarlo Bregantini: «Abbiamo almeno 400 esuberi nel settore amministrativo ». O ancora del neurologo Domenico Consoli: «Purtroppo la classe medica vibonese, con le debite eccezioni, non è libera. È debitrice verso gli elargitori di prebende di carriera». Il governatore Agazio Loiero ha promesso «piazza pulita». Le autorità hanno chiuso un po' di reparti a rischio. Il comando regionale dei Carabinieri è stato allertato per 98 «documenti di rilevante interesse» e informato di 132 contestazioni disciplinari contro singoli dipendenti e ditte appaltatrici. L'attività di qualche sala operatoria è stata fermata per «mancanza di anestesisti».

NOTA SURREALE - Una nota (surreale) ha disposto che «il primario anestesista dovrà essere in servizio, anche come seconda unità, rispettando rigorosamente l'orario », come se non lo facesse mai. E da Roma dovrebbe arrivare oggi il prefetto Achille Serra, mandato a guidare una commissione d'inchiesta sulla sanità calabrese composta di persone in larghissima parte estranee alla Regione e alla politica locale. Politica toccata appena due giorni fa dall'ultima condanna: cinque anni a Giorgio Campisi, del-l'Udc, riconosciuto colpevole con Armando Crupi, già direttore generale dell'Azienda sanitaria, di un giro di tangenti che ruotava intorno all'appalto per il nuovo ospedale di Vibo Valentia. Un panorama da incubo. Tanto più che il «nuovo ospedale» era già stato promesso da un ventennio. Di più: gli allora responsabili della Asl, Michelangelo Lupoi e Rodolfo Gianani, assicurarono nel 1999 al vostro cronista che di ospedali nuovi ne avevano in mente due: uno a Nicotera (a 40 chilometri di tornanti dall'autostrada) per farne «un "Gaslini" del Sud ed evitare i viaggi della speranza al Nord» e uno appunto a Vibo per un totale di cento miliardi di lire: «Anche noi come a Padova abbiamo previsto di metterci un anno e mezzo a costruirlo!», spiegava l'uno. «Un anno e mezzo!», gli faceva eco l'altro. Un decennio dopo, non è stata ancora posata la prima pietra. E non sono stati ancora chiuse le decrepite strutture ospedaliere di Vibo e Nicotera più quelle (un po' di ricoveri, un po' di day hospital, un po' di ambulatori) di Soriano, Tropea, Serra San Bruno e Pizzo Calabro. Dove svetta immortale l'opera incompiuta più incompiuta del pianeta: un ospedale iniziato nel '49 (l'anno del debutto a teatro del Quartetto Cetra) e mai aperto nonostante i premurosi amministratori avessero già comprato centinaia di scarpe per le infermiere da assumere. Scarpe col tacco alto, da spogliarellista. Sono ancora tutte lì, quelle sei strutture ospedaliere. Esattamente come 10 anni fa: sei per una provincia di 170 mila abitanti. Per questo Vibo è il posto giusto. Perché qui puoi vedere, in un contesto allucinante con radici nel passato che neppure le persone di buona volontà sono riuscite a cambiare, come sia stata stravolta la «nuova organizzazione dell'ospedale moderno ». Ricordate? Si era detto: basta poltrone a vita, basta baronie, basta automatismi. D'ora in avanti, ai medici, solo incarichi a tempo da 3 a 5 anni. Premi in carriera e in denaro ai meritevoli. Valutazioni periodiche. Rimozione e retrocessione per gli scadenti. E massimo riconoscimento alle capacità professionali con l'introduzione di sei «fasce di responsabilità professionale».

TUTTI DIRIGENTI - Tutti «dirigenti», ma con peso crescente in base alla preparazione. Spiegare ogni fascia non ha senso. Basti dire che grossomodo le tre superiori sono: dirigente di struttura semplice (una specie di vice-primario), dirigente di struttura complessa (il primario di una volta), dirigente dipartimentale con incarichi direttivi. Cosa è successo, nel tempo? Che come in altri casi (si pensi ai 3.769 dirigenti ministeriali tutti benedetti con la valutazione «ottimo») i premi sono stati spartiti e distribuiti a pioggia. Per dare qualche soddisfazione. Per garantire un ritocco agli stipendi. Per consolare i depressi. Fatto sta che (anche per colpa del «caos valutativo», denuncia Stefano Biasioli, segretario nazionale della Cimo, il sindacato dei medici schematicamente considerato a destra che recentemente se l'è presa anche con le nomine dei direttori generali «amici» fatte da Giancarlo Galan) è successo un po' ovunque. Dalla Lombardia alla Sicilia. Al Sud, però, in forme abnormi. Prendiamo appunto l'Asl di Vibo Valentia, dove secondo l'avvocato Giuseppe Pasquino, c'è nel mondo sanitario «un carrierismo sfrenato, sostenuto da politica e massoneria, che porta ai vertici più alti gente spesso incapace». Sapete quanti sono i dipendenti? Oltre 1.900. Dei quali 386 medici (115 in ospedale, gli altri «fuori sul territorio»), 680 infermieri e tecnici (220 in ospedale, gli altri «fuori»), 140 ausiliari (16 in ospedale, gli altri «fuori»), 650 impiegati amministrativi e tecnici, dei quali solo 10 (dieci!) in ospedale. Il tutto per un totale di 200 letti e 191 ricoveri medi giornalieri. «Non è una Asl, è uno spezzatino — sorride Carlo Lusenti, segretario nazionale dell'Anaao —. Noi a Reggio Emilia, con lo stesso numero di persone, mandiamo avanti una struttura col quadruplo di letti, servizi d'avanguardia e professionisti di livello internazionale ». Anche a Vibo, sulla carta. I numeri dell'Asl sono sfolgoranti: 40 primari, 85 dirigenti di strutture semplici e 153 medici ad «alta specializzazione ». Compresi molti che, allo stesso tempo, non possono esercitare perché hanno il certificato di inidoneità. Al dipartimento materno infantile ad esempio, tra medici e infermieri, sono circa la metà: il 45%. Ma che te ne fai di un ostetrico che non può assistere ai parti?

Gian Antonio Stella
14 gennaio 2008

da corriere.it


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 Oggetto del messaggio: Quel pronto soccorso senza camici bianchi ( medici di Vibo)
MessaggioInviato: mar gen 15, 2008 16:51 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:02 pm
Messaggi: 25475
La replica

Quel pronto soccorso senza camici bianchi

Solo uno su 386 (molti dei quali primari) accetta di stare in trincea


A nome di chi scrivono, i medici di Vibo Valentia autori della lettera che chiede polemicamente la chiusura dell'ospedale? Questo è il punto.

Perché se scrivono a nome di tutti i colleghi (anche se non sembra visti gli accenni polemici ai «tanti» imboscati «grazie ad una raccomandazione politica») sbagliano mira.

Per carità, può darsi che i giornali e le televisioni talvolta abbiano calcato la mano pigliandosela frontalmente con gli errori di certi medici senza valutare appieno il contesto, cioè le strutture sanitarie disastrose nelle quali lavorano. Può darsi. Ma da qui al sentirsi vittime d'una sorta di immotivata e offensiva fobia collettiva («derisi, maltrattati, oltraggiati, offesi, aggrediti, intimiditi») ce ne corre. Che senso ha denunciare che quello di Vibo Valentia è «l'unico esempio tra gli ospedali italiani e d'Europa nel quale gli eventi infausti e le disgrazie portano alla persecuzione quotidiana e selvaggia di un'intera categoria di professionisti »?

Ma certo, gli «eventi infausti e le disgrazie» possono capitare ovunque. Anche nel più bello, nuovo, lindo, efficiente ospedale svizzero o svedese. Ma lì sì, l'invocazione del destino crudele è più facile da accettare: negli ospedali calabresi, diciamolo, il Fato ha più probabilità di incidere. Ci si può schiantare in curva sulla neve anche con una «4x4» perfetta con le gomme invernali e le catene: senza catene e con le gomme lisce, però, è più facile. O no? Questo è il problema, che persone di buon senso dello stesso «Jazzolino» hanno segnalato all'autorità giudiziaria: in una situazione come quella dell'ospedale di Vibo, «alla lunga incidenti non possono non avvenire ». E infatti sono avvenuti. Colpa dei giornali? Delle tivù? Dell'opinione pubblica? Ma per favore! Dietro il legittimo scoramento dei camici bianchi aggalla nella lettera la solita, vecchia, asfissiante tentazione di gridare al complotto. Del Nord contro il Sud, dei ricchi contro i poveri, delle province calabresi forti contro quelle deboli: «Vibonesi! Vogliono togliervi il Vostro ospedale!». Un passaggio colpisce su tutti. Quello in cui si lamenta che alla fine tutto va a ricadere sul Pronto Soccorso «povero di personale che colleziona turni su turni» lavorando «eroicamente, per garantire la salute dei cittadini, fra un avviso di garanzia ed una maledizione». È verissimo. Ma perché? Perché il Settentrione drena i soldi, Roma è spilorcia, la politica è impicciona e il governatore Agazio Loiero è un incapace?

Ma dai! Quel pronto soccorso ha un solo medico dipendente in organico (uno solo: uno!!!) più cinque giovani convenzionati part-time delle Guardie Mediche fino a un massimo di 36 ore settimanali perché su 386 dottori a carico della Asl non ce n'è un altro che accetti di stare lì, in trincea. Perché abbondano i «primari » (40), abbondano i dirigenti di struttura semplice (85, compresi servizi in-dis-pen-sa-bi-li come «tutela degli animali da affezione e lotta al randagismo») e abbondano i cervelloni ad «alta specializzazione» (153) ma non si trova un novello Ippocrate disposto a farsi carico delle emergenze. Il tutto in linea con un andazzo mortale: la scelta di dare la precedenza non all'utente ma alla gestione (politica e clientelare) dei posti di lavoro. Ed ecco che a Napoli non ha la precedenza il cittadino che non sa dove buttare i rifiuti ma i 20 mila spazzini (proporzionalmente 25 per ogni netturbino milanese) che devono essere assunti. A Palermo non il passeggero degli autobus urbani ma i 110 precari, tutti e 110 senza patente d'autobus, che vengono stabilizzati. A Vibo non il malato ma i 650 impiegati amministrativi e tecnici (e solo 10 vanno a timbrare il cartellino in ospedale!) tra i quali la stessa direzione segnala 400 esuberi. Aggiustino la mira sui veri colpevoli dello sfascio e della sfiducia, i medici di Vibo. E si accorgeranno di sentirsi meno soli. L'articolo di Gian Antonio Stella sul «Corriere» di ieri

Gian Antonio Stella
15 gennaio 2008

da corriere.it


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