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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Il PD sta delineando il proprio cielo...
MessaggioInviato: ven ott 26, 2007 20:45 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:02 pm
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... non ascoltiamo i ragli d'asino.

ciaooooooooo


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POLITICA

Tra i 2841 eletti alla Costituente nazionale del Pd c'è il drappello dei 22 stranieri

Molta Africa, un po' d'India, e poi albanesi, iraniani, un iracheno, un boliviano

L'orgoglio di Sibi Mani e la forza di Hajrije

I delegati stranieri: "Vogliamo fare e contare"

Per la prima volta ammessi al voto ed eleggibili, le storie degli immigrati dimostrano che l'Italia è già multietnica e interculturale.

"Grati al partito per questa grande opportunità"

di CLAUDIA FUSANI


ROMA - C'è Sibi Mani, l'ex portiere indiano a servizio fino a pochi mesi fa in un palazzo molto borghese del quartiere Parioli, il cuore ricco di Roma, che quando è stato eletto è stato chiamato al telefono "dal governatore del Kerala del Partito del Congresso. Mi ha fatto i complimenti. Mi ha anche detto, orgoglioso, che nello stesso giorno un altro indiano originario del Kerala era diventato governatore della Louisiana". C'è Tharsan - "tamil" dello Sri lanka, precisa - che ha un ristorante nel cuore di Palermo e ancora cerca "Giada, la bambina che in prima media alla scuola Giuseppe Piazzi mi fece posto nel banco il primo giorno di scuola. E' anche merito suo se sono rimasto in Italia e se adesso sono un costituente del partito democratico". C'è Osama, 24 anni, tunisino, eletto in Lombardia. E Hajrije, 20 anni, albanese, il cui nome significa "tanta felicità", che ha sbancato nelle primarie in Friuli. E poi Esohe, nigeriana, Farzaneh Yekani, iraniano, Kyenge Kashetu, originaria del Congo, che si fa chiamare Cecile.

Giovani e immigrati, uno dei richiami per le primarie del partito democratico. Non si sa ancora che fine faranno, cosa resterà di Tharsan, Cecile e degli altri nei libri della cronaca politica, se tra loro salterà fuori un Fiorello La Guardia o un Rudolph Giuliani, emigrati o figli di emigrati dall'Italia a New York di cui poi sono diventati "i grandi" sindaci. Se qualcuno, insomma, ce la farà. Quello che è certo è che domani, nel padiglione 16 della Fiera Rho di Milano, tra le quasi tremila teste dell'assemblea costituente del Pd ci saranno anche loro, il drappello dei 22 stranieri-immigrati. Una goccia rispetto ai tre milioni di stranieri regolari che vivono in Italia, mezza goccia in nome di quel milione che ha meno di diciotto anni o di quel mezzo milione che frequenta le nostre scuole dell'obbligo. Ma qualcosa è sempre meglio di nulla.

Loro ci credono e ce la mettono tutta. I racconti su come sono arrivati fin qui e cosa si aspettano dal padiglione 16 raccontano un'Italia che è già quello che la politica istituzionale ancora non contempla: un paese con tante razze e altrettante culture. Una veloce istantanea, intanto, ci dice che gli immigrati in Costituente sono 22 di cui undici donne. La maggior parte vengono dalle liste di e per Veltroni. Ma tre sono in carico alla Bindi e altrettanti a Letta. Ci sono indiani, cingalesi, albanesi (2), nigeriani, iraniani. E, ancora, hanno rappresentanti il Congo e il Camerun, l'Ucraina e l'Iraq della guerra, la Bolivia, il Senegal, la Tunisia.

Rispondono al telefono un po' timorosi ma sorridenti, la sensazione di stare per fare qualcosa di "importante", emozionati perché orgogliosi di rappresentare il loro paese, preoccupati che finisca tutto in un bicchiere d'acqua. Condividono tre posizioni: anche se vengono da liste diverse, nessuno si sente "avversario di Veltroni", tutti sono qui "per partecipare, fare e decidere", ringraziano l'Italia per questa "grande opportunità". .

L'ex portiere dei Parioli, ad esempio. Si chiama Sibi Mani Kumaramangalam, ha 40 anni, vive in Italia da quando ne ha 17 ed è una scoperta di Enrico Letta. "Sono emozionato come dovessi andare a un esame, sono un costituente, io lo so cosa vuol dire, ho studiato". E' il rispetto che nasce quando la consapevolezza del significato delle parole è una conquista. Sibi Mani si è licenziato, non fa più il portiere e investirà la liquidazione per finire il corso di laurea in ingegneria. La politica, per lui, è un modo di "partecipare alle scelte del paese in cui ho scelto di vivere". Per questo ha seguito i seminari di Praxis, per questo ha conosciuto il lettiano Amedeo Piva che gli ha dato il posto come capolista. Di Prodi pensa che "voglia fare una rivoluzione per far ripartire l'Italia". Ma per questo servono sacrifici e "gli italiani non ci sono abituati". Sibi Mani non è minimamente attraversato dal dubbio: "Il governo deve andare avanti, una crisi sarebbe una iattura".

Un po' più ruspante sembra l'altro cittadino del subcontinente indiano, Sivatharsan Mahadevar, detto Tharsan, trent'anni, leader della comunità tamil di Palermo e della Sicilia dove è arrivato quando aveva undici anni. Era il 1988. "Mio padre era in Italia da quattro anni. Ha cercato casa, lavoro e poi ha chiesto il ricongiungimento familiare. Siamo arrivati noi, la mamma e cinque fratelli. Io sono il più piccolo, quindi il più fortunato perché ho potuto studiare, le elementari e poi le superiori". Anche Tharsan è stato reclutato dai lettiani, scelta non difficile visto che a Palermo Tharsan è una specie di leader: ristorante in piazza Politeama, mediatore culturale, ditta di import ed export. Aveva un sogno: "Volevo conoscere a tutti i costi Massimo D'Alema: l'ho realizzato nel 2005". Quando gli hanno detto "prova" si è messo quasi a ridere, "poi ho visto che la comunità straniera ci teneva", un rappresentante per identificarsi e non essere più invisibili. E, sai com'è, "quando mi sento considerato do l'anima, mi sono messo a fare campagna elettorale e sono riuscito a battere gente come Sergio Mattarella e Crescimanno". Adesso Tharsan sta facendo un book con i ritagli dei giornali che parlano di lui: "Lo devo mandare a mio padre che è emigrato in Canada, nel 2001, per trovare lavoro perché qui non bastava più e adesso è molto fiero di me. Prova a pensare: lui legge di me e dice "mio figlio ce l'ha fatta". E Tharsan si emoziona un po'.

In Piemonte la lista "A sinistra con Veltroni" ha eletto due donne: Farian Sabahi, 40 anni, iraniana di madre italiana, giornalista professionista e autrice di saggi sul medio oriente; Esohe Aghatise, 44 anni, nigeriana, in Italia da quindici anni e presidente di Iroko onlus, associazione in favore delle donne vittime di violenze e della tratta. Esohe non è nuova a incarichi amministrativi, "ma non mi sono mai occupata di politica a livello istituzionale. Ero molto incerta - confessa - poi mi sono detta: provaci, se veramente ti fanno fare, ti ascoltano, è un'occasione unica". Esohe vive ogni giorno la violenza contro le donne, "ce n'è tantissima, da non credere, e non solo contro le straniere. Io posso portare questo contributo di testimonianza quotidiana. Spero che riusciremo a fare, non vorrei solo parlare. C'è tanto bisogno di fare". In Lombardia c'è stato il pieno: l'albanese Bruna Mekbuli e la poetessa ucraina Olha Vdovychenko (Bindi), l'iraniano Farzaneh Yekani, la boliviana Bayon Berta e Barbara Blasevich. La lista Melandri-Veltroni ha puntato su Osama al Saghir, tunisino di 24 anni, studente di Scienze politiche e presidente da tre anni del Gmi (Giovani musulmani d'Italia). Osama, già navigato alla politica, crede in una società italiana che diventi "interculturale e non multietnica", che mescoli veramente e non crei ghetti, e ammette: "Sabato? Non succederà nulla salvo conoscerci, guardarsi in faccia, parlare, ma anche questa è la politica". Se Osama ce l'ha fatta, è andata male, invece, a Roma a Tobia Zevi, il suo omologo alla guida dei Giovani ebrei italiani. In Friuli c'è una ragazzina albanese di Durazzo che ha vent'anni e s'è portata a casa il trenta per cento dei voti della regione. Hajrije è arrivata in Italia dieci anni fa, vive ad Aviano, studia legge e parla con una dolcissima cadenza del nordest: "Sabato vorrei andare lì per partecipare e non solo per fare la bella statuina. Tanti ragazzi, soprattutto italiani, mi hanno votato perché sono una che si dà da fare: rappresento anche loro oltre che i miei connazionali. Ecco, spero che il Pd sia il partito del fare. I giovani sono stufi di vedere tutto paralizzato da veti e correnti".

Bologna ha eletto il camerunense Dessi Raymond, giornalista, voce della radio; Modena porta Kyenge Kashetu, nata a Kambowe, Congo, 43 anni fa, si fa chiamare Cecile, è un oculista e insegna all'università di Lubumbashi e di Reggio Emilia. Firenze manda a Milano Bushra Ibrahim (Sinistra per Veltroni) che viene da Bagdad; le Marche hanno eletto Seck Oulimata, senegalese. Ci saranno Jennifer Preite (in Puglia con la lista Veltroni), la francese Christine Lang (eletta nel Lazio con la Bindi) e la connazionale Leila Kechoud che vive in Abruzzo. Si metteranno tutti in viaggio tra stasera, i più lontani, e domattina, i più vicini a Milano. Sperano che li porti lontano. Buon viaggio.

(26 ottobre 2007)

da repubblica.it


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