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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Detassazione buoni pasto
MessaggioInviato: ven feb 22, 2008 11:02 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:10 pm
Messaggi: 1
Buongiorno,
da semplice cittadina lavoratrice dipendente, mi permetto di segnalare un problema che ormai si protrae da molti anni e riguarda tutte le categorie dei lavoratori dipendenti: l'adeguamento dell'importo del buono pasto che non è soggetto a tassazione.

"Ai sensi dell'art. 51, comma 2, lett. c), del T.U.I.R. (gia'art. 48, comma 2, lett. c) non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente "le somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro, nonche' quelle in mense organizzate direttamente dal datore di lavoro o gestite da terzi, o, fino all'importo complessivo giornaliero di lire 10.240 (5,29 euro) le prestazioni e le indennita' sostitutive corrisposte agli addetti ai cantieri edili, ad altre strutture lavorative a carattere temporaneo o ad unita' produttive ubicate in zone dove manchino strutture o servizi di ristorazione".

Questo importo è rimasto fermo nel tempo da almeno 15-20 anni.

La mia proposta è di riuscire ad aumentare questa detassazione almeno fino a 10 euro.

E' una piccola cosa, ma mi sembrerebbe un bel segnale verso tutti i lavoratori dipendenti, i quali, ogni volta che si vedono tassati i buoni pasto, restano basiti.

Buon lavoro.


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 Oggetto del messaggio: lontani dalla realtà...
MessaggioInviato: sab feb 23, 2008 15:01 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:07 pm
Messaggi: 5
Cara Mara,

quando si parla di una classe politica lontana dalla vita della gente comune si parla di queste cose... e se mi permetti non è solo la classe politica, in questo caso, ad essere lontana anni luce, lo è soprattutto la triplice sindacale che parla così così e razzola malissimo...
sicuramente le indennità dei politici e dei dirigenti pubblici per i pranzi di servizio sono aumentate negli ultimi anni, ma per i barboni dipendenti non ce n'è bisogno, probabilmente perchè pensano che l'essere parchi sia la via migliore per l'elevazione della spiritualità :D

Un adeguamento del valore detassato dei buoni pasto sarebbe necessario e sarebbe anche utile che quei poveri pirla di lavoratori dipendenti che non hanno i buoni pasto e lavorano in ditte senza mensa aziendale avessero una quota del loro stipendio detassato, di uguale importo a quella dei buoni pasto.

Perchè adesso se io e te prendiamo lo stesso stipendio lavorando in due ditte differenti, la tua che elargisce i buoni pasto, la mia no, a fine anno io mi trovo ad avere un imponibile di oltre 1000 euro superiore al tuo e quindi, a seconda dell'aliquota, a pagare dai 250 ai 500 euro di tasse in più, alla faccia dell'equità fiscale...

Il rinnovamento della politica non passa solo nel mettere capolista qualche 27enne e pensionare i dinosauri, la politica nuova è anche saper analizzare i problemi concreti delle persone ed agire di conseguenza...


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 Oggetto del messaggio: Re: Detassazione buoni pasto
MessaggioInviato: sab feb 23, 2008 15:24 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
Messaggi: 3234
Mara.G ha scritto:
Buongiorno,
da semplice cittadina lavoratrice dipendente, mi permetto di segnalare un problema che ormai si protrae da molti anni e riguarda tutte le categorie dei lavoratori dipendenti: l'adeguamento dell'importo del buono pasto che non è soggetto a tassazione.

"Ai sensi dell'art. 51, comma 2, lett. c), del T.U.I.R. (gia'art. 48, comma 2, lett. c) non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente "le somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro, nonche' quelle in mense organizzate direttamente dal datore di lavoro o gestite da terzi, o, fino all'importo complessivo giornaliero di lire 10.240 (5,29 euro) le prestazioni e le indennita' sostitutive corrisposte agli addetti ai cantieri edili, ad altre strutture lavorative a carattere temporaneo o ad unita' produttive ubicate in zone dove manchino strutture o servizi di ristorazione".

Questo importo è rimasto fermo nel tempo da almeno 15-20 anni.

La mia proposta è di riuscire ad aumentare questa detassazione almeno fino a 10 euro.

E' una piccola cosa, ma mi sembrerebbe un bel segnale verso tutti i lavoratori dipendenti, i quali, ogni volta che si vedono tassati i buoni pasto, restano basiti.

Buon lavoro.

Ciao, d'accordo che in Italia è tutto alla rovescia (soprattutto il fisco) ma che il contribuente italiano sia abituato a stare a testa in giu' e lo consideri normale ... è tutto dire.

Normalmente nei sistemi tributari seri ogni elemento che contribuisce al reddito è tassato come tale.
Quindi anche i buoni pasto. Prendi un cameriere che lavori per un ristorante e che riceva anche pasti ed alloggio gratis. Pasti ed alloggio sono elementi di reddito ed ovunque sono tassati, per essere in parità di trattamento con gli altri lavoratori che non avessero pari condizioni.
E' chiaro il concetto che la legge è uguale per tutti oppure berlusconi ha contagiato anche noi?
Parimenti per ogni fonte di reddito (sto ancira parlando die paesi seri) sono previste detrazioni relative a quella produzione di reddito, quindi se uno per lavorare deve mangiare e/o dormire fuori casa potrà detrarre dall'imponibile alcune spese (solitamente forfettarie).
Quindi la via maestra è data dalla imponibilità dei buoni pasto come se fossero un elemento di reddito (per chi li ha) e dalla detrazione della spesa per vitto (per tutti, sia chi ha buoni pasto e chi no) uguale per tutti (salvo il caso della mensa, che a questo punto è neutra e non sicarica come reddito e non dà diritto a detrazioni).

Da noi per semplificare (perché l'organizzazione tributaria è inadeguata) si è trovata la scorciatoia di detassare i buoni pasto ma essa è iniqua perché fa un regalo solo a chi ha i buoni pasto.

Ciao,
Francesco


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 Oggetto del messaggio: e vai con l'imponibile...
MessaggioInviato: dom feb 24, 2008 10:05 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:07 pm
Messaggi: 5
Caro Francesco,

seguendo il tuo ragionamento allora perchè non tassare anche gli sconti sugli acquisti che hanno i dipendenti delle società commerciali? I lavoratori dell'Ikea hanno uno sconto del 15% sugli acquisti fatti nei loro negozi, tassiamo pure anche quello, anzi magari suggeriamo a Veltroni di farlo diventare il tredicesimo punto del programma...
Il buono pasto detassato è uno dei pochi privilegi che hanno i lavoratori dipendenti, si tratta di estenderlo a tutti invece di toglierlo ai fortunati che lo hanno.
I paesi seri che dici tu sono quelli dove i lavoratori autonomi e gli imprenditori dichiarano molto di più dei lavoratori dipendenti, l'esatto contrario di quello che succede in Italia.
So benissimo che facendo come proponi tu, inserire il buono pasto come elemento del reddito e poi concedere una detrazione, equivale comunque a detassarlo, con un solo piccolo effetto collaterale e cioè l'aumento del reddito lordo dichiarato. E allora, in un paese poco serio come l'Italia, potrebbe succedere che quando si fa domanda per accedere all'asilo nido un dipendente medio si trovi tra i più ricchi tra quelli che fanno domanda, non perchè in realtà lo sia, ma perchè altri fanno i furbi.
Lo ribadisco, una sana immersione nei problemi di tutti i giorni della maggior parte degli italiani, potrebbe chiarire molte cose a chi vive un'altra realtà...


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 Oggetto del messaggio: Re: e vai con l'imponibile...
MessaggioInviato: dom feb 24, 2008 10:32 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
Messaggi: 3234
rainbow ha scritto:
Caro Francesco,

seguendo il tuo ragionamento allora perchè non tassare anche gli sconti sugli acquisti che hanno i dipendenti delle società commerciali? I lavoratori dell'Ikea hanno uno sconto del 15% sugli acquisti fatti nei loro negozi, tassiamo pure anche quello, anzi magari suggeriamo a Veltroni di farlo diventare il tredicesimo punto del programma...
Il buono pasto detassato è uno dei pochi privilegi che hanno i lavoratori dipendenti, si tratta di estenderlo a tutti invece di toglierlo ai fortunati che lo hanno.

L'idea è corretta sul piano logico ma di difficile attuazione pratica per cui nessun sistema tributario serio si impegolerebbe ad esaminare centinaia di giustificativi, a meno di non obbligare le aziende (come Ikea) a fornire annualmente un rendiconto degli sconti utilizzati dai dipendenti. Normalmente lo si fa (sempre nei sistemi seri) per i prelievi in merce del proprietario dell'azienda (il macellaio che mangia la carne del suo negozio).

Comunque hai detto bene, ognuno difende i propri previlegi (pochi o tanti che siano) ... andiamo avanti cosi', cercando come gistificazione il fatto che altri hanno previlegi e che altri farebbero i furbi, che non siamo come le altre nazioni (anche perché ci opponiamo a regole che ci avvicinerebbero alle altre nazioni).
Visto come è difficile cambar el'Italia?
Non basta cambiar egoverno, ha ragione Walter.

Ciao,
Francesco


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 Oggetto del messaggio: il primo passo
MessaggioInviato: dom feb 24, 2008 12:41 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:07 pm
Messaggi: 5
Il problema italiano è sempre quello del primo passo: nessuno lo vuole fare. Giocoforza lo hanno dovuto fare i lavoratori dipendenti in questi ultimi sessant'anni, è incontestabile che siano stati loro i maggiori contribuenti.
Lo indica l'ultimo rapporto Eurispes, che si riferisce al periodo 2000-2005, il livello dei salari Italia, in termini di potere d’acquisto è tra i più bassi d'Europa, inferiori a quelli della Grecia e della Spagna e superiori solo a quelli del Portogallo: questo dato dovrebbe far riflettere chi ci governerà molto più di tante altre istanze.
A mio avviso, la priorità è quella di ridare potere d'acquisto ai salari con misure semplici e quella di una parte del reddito detassata mi sembra la più immediata ed efficace: tu invece proponi quasi il contrario, figurati se posso concordare.
E' vero non basta cambiare governo, ma dire "ridurre le tasse ai contribuenti leali, ai lavoratori dipendenti e autonomi che oggi pagano troppo" è come dire volemmose bbbene e scurdammocce u passato.
La crisi dei consumi non riguarda i ceti a reddito medio-alto, riguarda i ceti a reddito medio-basso, che sono formati per la stragrande maggioranza da lavoratori dipendenti.
Per questo non mi stancherò mai di ribadire il concetto che sia i politici che i sindacalisti che gli imprenditori dovrebbero fare come quel "santo laico" marchigiano che dopo aver provato a vivere un mese con lo stipendio di un suo operaio ha concesso loro un aumento, perchè si è vergognato di non poter dare ai propri dipendenti il necessario per vivere dignitosamente.
Lo so tu starai già pensando che questa è demagogia pura, io continuo a pensare invece, che chi dirige questa nostra baracca sia troppo lontano dai problemi reali e che questo sistema bipolare tende ad appiattire le differenze tra uno schieramento e l'altro perchè si guarda troppo al centro e non si ha il coraggio di prendere posizioni nette.


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