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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: l'italia in europa,ma...........
MessaggioInviato: dom dic 09, 2007 12:30 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:05 pm
Messaggi: 52
e' pazzesco che non se ne sia fatta parola,e' propio vero che se e',qualche proibizionista,(anche se a me la parola mi sa molto di provincialismo surreale...) a emandare nessuno fa niente,sospetto che il proibizionismo in se,nasconda qualche losco interesse
tipo lobby farmaceutiche,e tutto quello che ne consegue economicamente,talmente grande il giro di affari che nessuna "casta"osa scardinare quello che per noi consumatori,(e lo dico senza remore)e' la "pazzia fatta a legge"(prendo spunto dalla 49/2006)
la terapeuticita' del tetraidrocannabinolo e' in fase sperimentale e quindi il suddetto prodotto non sara' piu'considerato tale,ma stupefacente e quindi non piu'
richiedibile da parte del Min della sanita'..
(grazie Turco per aver fatto qualcosa!)
ditemi voi se non e' pazzesco!?
poi si rischia di piu,oggi,con 2Gr.di cannabis,che con la cocaina,questa e' l'amara realta'.....
io,personalmente conosco molte realta' che non riuscirebbero nemmeno in presenza di vitalizi da parte di industrie,o apparati per rieducazione sociale
ad ammettere una realta' del genere,non capisco l'italia,avra' molti problemi,anche piu' gravi(non lo so)ma come contrastera' nell'immediato futuro la microcriminalita derivante da tossicodipendenze non curate o non riabilitate socialmente,ma aggravate da carcerazioni preventive?
se qualcuno puo' spiegarmelo,lo ringrazio!!

È passata nel silenzio più assoluto da parte degli organi di informazione, salvo rarissime eccezioni, la sentenza n. 387 della Corte Costituzionale che, il 19 novembre scorso, si è pronunciata in merito al ricorso presentato dalle Regioni Umbria, Lazio, Liguria, Piemonte, Toscana e Emilia Romagna in materia di "Stupefacenti e sostanze psicotrope"(legge 49/2006, meglio nota col nome di "legge Fini Giovanardi").

L'esito di questo pronunciamento – pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 46 del 28 novembre – riguarda essenzialmente due aspetti: il trasferimento di competenza alle Regioni sulla scelta dei luoghi di cura privati convenzionati con le strutture pubbliche e la facoltà, attribuita alle stesse Regioni, di stabilire come spendere le erogazioni liberali percepite per il recupero dei tossicodipendenti (anche, eventualmente, destinandole ad altre finalità).

Non viene dunque in alcun modo intaccato l'impianto della normativa vigente. Ciò che cambia, in sostanza, è il fatto che, da ora in poi, non sarà più lo Stato, a livello centrale, a determinare quali saranno le strutture private autorizzate e convenzionate per il recupero dei tossicodipendenti, ma saranno, invece, le Regioni, in piena autonomia, a decidere in questo senso. Per quanto riguarda il secondo punto affermato dalla sentenza della Consulta, il vincolo di destinazione rispetto alle entrate costituite da erogazioni liberali disposte direttamente in favore delle Regioni non esisterà più, perché – spiega il relatore Silvestri – questa predeterminazione «è lesiva dell’autonomia finanziaria, costituzionalmente protetta, delle Regioni e delle Province autonome».

Pochissimi sono stati anche i commenti in merito a questa sentenza, sulla quale il mondo politico e, in particolare, gli esponenti della maggioranza di Governo hanno preferito far calare una cappa di silenzio. Moderatamente soddisfatto Carlo Giovanardi, il "papà" della legge che tra meno di due mesi festeggerà il suo secondo compleanno, proprio perché «il primo assalto delle Regioni con le giunte rosse alla legge sulla droga non ha prodotto i risultati da loro sperati», dato che «la Corte ha sostanzialmente confermato l’impianto della normativa». Secondo Marco Contini, Segretario di Antiproibizionisti.it, «pur riconoscendo la fondatezza di alcune delle questioni che le Regioni – nell'ambito di quanto è di loro competenza – avevano sollevato, la sentenza della Corte Costituzionale non è certo risolutiva del quadro catastrofico determinato dalla legge attualmente in vigore. In mancanza di una precisa volontà politica da parte di una maggioranza che non rispetta il contenuto del suo stesso programma elettorale, non si può certo aggirare l'ostacolo confidando esclusivamente nelle sentenze della Consulta o in quelle (seppure di diversa natura, ma pur sempre importanti e, peraltro, numerose in quest'ultimo periodo) della Corte di Cassazione, al fine di apportare qualche correttivo a una legislazione che necessita di essere modificata in maniera sostanziale. Questa classe politica – conclude Contini – non può continuare ad abdicare al proprio ruolo: pittosto che elaborare documenti programmatici "per iniziare a pensare a come modificare la Fini-Giovanardi", è urgente che Governo e Parlamento, ciascuno nel rispetto delle proprie funzioni istituzionali, intraprendano, assumendosene la responsabilità, iniziative concrete e precise, capaci di incidere profondamente su una situazione che rischia altrimenti di diventare irrecuperabile».


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