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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: alcune considerazioni
MessaggioInviato: gio nov 08, 2007 19:28 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:06 pm
Messaggi: 15
La sicurezza (seconde me):
1) controllo del territorio;
2) controllo di chi attraversa il territorio:
3) espulsione di chi si introduce irregolarmente nel territorio;
4) reclusione di chi recidiva e si introduce nuovamente nel territorio, dopo l'espulsione, magari con l'aggravante di false generalita';
5) regole chiare, trasparenti;
6) certezza della pena e della corretta applicazione delle norme;
7) pene severe e sanzioni elevate per gli imprenditori che sfruttano il flusso di queste povere anime facendoli lavorare al di fuori delle regole e delle leggi vigenti;
8 ) chiusura dei centri di accoglienza;
9) sistematico pattugliamento delle coste (circa oltre 7000 km) al fine di dissuadere, contrastare, soccorrere, arrestare gli scafisti, respingere al mittente;
10) coinvolgimento della Comunita' Europea in materia con fermo richiamo al diritto di non ingerenza sugli 'affari interni' che attengono la sicurezza del Paese;
11) chiarire, una volta per tutte, che le richieste inoltrate dai cittadini, in modo civile, al fine di legiferare chiare regole volte a consentire la permanenza nel Paese esclusivamente degli stranieri che abbiano la possibilita' di mantenersi economicamente (come avviene in molte altre realta' vedi U.S.A. Australia ecc..), non sono comportamenti razzisti;
12) sostengo essere razzisti gli ipocriti buonisti che raccomandano l'accoglienza quando si sa' bene che non c'e' piu' "trippa per gatti", e che agli immigrati irregolari per sopravvivere non resta che delinquere o alimentare le fila del lavoro illegale, o della mafia;
13) i Responsabili di questo disastro nel Paese sono stati tutti i politici di tutte le fazioni che si sono adeguati ai messaggi subliminari e a volte espliciti del Vaticano che non perde occasione per porre ingerenze in affari di politica estera su cui non ha titolo;
14) messaggi chiari e fermi rivolti ai paesi da cui provengono i flussi migranti al rispetto delle regole e delle possibili implicazioni e complicazioni dei rapporti internazionali che potrebbero sorgere nel caso di mancati provvedimenti da parte dei governi di quei Paesi a contrastare il fenomeno;
15) dichiarare senza esitazioni che la mancata collaborazione di questi Paesi a contrastare il fenomeno potrebbe essere considerato un atto OSTILE nei confronti dell'Italia;
16) la sottovalutazione di questo problema, negli ultimi anni sta realmente creando un problema d'ordine pubblico a cui lo Stato non sta fornendo una risposta efficace ed a cui si associa un pericolo di gravi derive razziste e antidemocratiche;

Nel mio post sul Manifesto del partito democratico ho scritto tra le altre:

"Non uso il termine tolleranza perche' odioso.
Infatti suona ipocrita contenendo gia' in se il preconcetto intrinseco di un senso di fastidio che deve essere represso e/o non ostentato. Ne consegue il risultato di un falso valore. Di una immagine di una apparenza.
Siamo ritornati sotto certi aspetti alla cultura della immagine e della convenienza."

Questo per chiarire che le regole certe sono l'unica garanzia di un Paese che vuole essere sicuro.
Poi dopo aver riconquistato la sicurezza, possiamo ridiscutere di tutto.
In questo momento, a proprio rispettoso parere non c'e' piu' spazio per la faziosita' e la demagogia.
Il problema coinvolge tutti, nessuno escluso.

Cordiali saluti
giox60


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MessaggioInviato: ven nov 09, 2007 01:55 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:06 pm
Messaggi: 45
Sottoscrivo in toto e i sindaci democratici di alcune grandi città, alle prese con piccola e grande criminalità, con spacciatori, prostitute, con quartieri ghetto e con i vari Bronx d'Italia l'hanno capito da tempo quanto sia importante garantire all'onesto cittadino la sicurezza di cui ha diritto lasciando da parte le pagliacciate dei centri sociali.

Guardo, ma sono solo esempi, a Cofferati a Bologna o al sindaco di Padova, che ha eliminato il quartiere ghetto di via Anelli.

Chi ogni giorno è al contatto con i cittadini l'ha capito, e sono sicuro che anche Veltroni l'ha ben presente.


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MessaggioInviato: sab nov 10, 2007 14:27 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:06 pm
Messaggi: 26
Forse Veltroni l'avrà anche capito (forse) ma è Prodi che governa. E Prodi sicuramente non l'ha capito.
Non so se il problema è semplice come sostiene Rick89. E non so nemmeno se la questione si risolva con i punti elencati da Giox60.
Per esempio sono molto più convinto che invece di aumentare i provvedimenti non applicati ci si debba chiedere perchè tanti provvedimenti rimangano sostanzialmente inapplicati.
Cmq mi pare che l'emergenza sicurezza ormai non sia che una delle tante emergenze (lavoro, energia, ecc) non gestite, non affrontate.


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MessaggioInviato: dom nov 11, 2007 12:48 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:06 pm
Messaggi: 6306
Esiste anche un modo "europeo" di affrontare le questioni, che mi sembra piu' ragionevole ed efficace e che andrebbe rafforzato.
Altri 9 stati europei entrano nello spazio Schengen di libera circolazione (Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovenia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Malta). E' un fatto positivo anche perche' non abbiamo avuto mai problemi con questi Stati. Bisognerebbe pero' convincersi che ormai l'Europa e' una realta', non solo economica e bancaria, ma anche sociale. La logica conseguenza sarebbe, quindi, di rafforzare la sovranita' sovra-nazionale, afiidata ad istituzioni democratiche e non solo burocratiche. Ma su questo i politici nazionali non ci sentono, troppo preoccupati di dover cedere pezzi del loro potere.

Ecco, a conferma, l'intervista di Barroso che mi sembra suggerisca anche un altro modo di guardare a questi problemi.

[color=darkblue]Emergenza rom, Barroso accusa
"L'Italia non ha mai chiesto i fondi"
dal nostro inviato ANDREA BONANNI


VENEZIA - Il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, è famoso per la sua calma olimpica. Eppure su questa vicenda dell'immigrazione rom e della lettera che gli hanno inviato i premier di Italia e Romania chiedendo alla Commissione di fare di più, la sua irritazione tracima oltre le rotondità del linguaggio diplomatico.

Presidente Barroso, domani lei incontra Prodi a Roma. Che cosa risponderà alla lettera del capo del governo italiano e del rumeno Tariceanu? "Innanzitutto mi compiaccio della buona cooperazione che, adesso, si è stabilita tra Italia e Romania: questa lettera ne è la prova. Vedo che, ora, hanno anche deciso di avviare una collaborazione tra forze di polizia e autorità giudiziarie. Per quanto riguarda la Commissione, siamo pronti ad appoggiare gli sforzi degli stati membri. Ma vorrei ricordare che, innanzitutto, c'è una responsabilità nazionale e anche delle regioni e delle autorità locali".

In che senso? "Sarebbe inconcepibile attendersi che siano le autorità europee a promuovere l'integrazione sul territorio. Questo è soprattutto uno sforzo nazionale, regionale e locale".

E voi? "Noi abbiamo messo in campo strumenti finanziari e normativi. Il fondo sociale europeo prevede programmi specifici per l'integrazione della comunità rom. In totale abbiamo già stanziato 275 milioni di euro e in più dato sessanta milioni a Bulgaria e Romania per questo obiettivo nella strategia di pre-adesione. Per la Spagna sono stati pagati 52 milioni di euro, per la Polonia 8 milioni e mezzo, per la Repubblica Ceca oltre 4 milioni, per l'Ungheria quasi un milione.

E per l'Italia?
"Per l'Italia, zero. L'Italia non ha mai chiesto di accedere a questi programmi. Certo noi siamo prontissimi a pagare, ma dobbiamo farlo sulla base delle richieste nazionali. Tocca ai governi chiedere i finanziamenti. Noi non possiamo certo imporli".

Passiamo alle direttive.
"Quanto agli strumenti normativi, la legislazione europea, con la direttiva del 2004, stabilisce meccanismi che consentono di agire quando un cittadino di un altro stato membro minaccia l'ordine pubblico, e anche di rimpatriarlo. Infine abbiamo quella che viene definita, con un termine che io non amo, la race directive, la direttiva numero 43 del 2000, che garantisce ai rom il diritto all'assistenza sanitaria, al lavoro, all'alloggio".

Belle parole. Però poi vivono nelle baraccopoli.
"Ma se uno stato membro lasciano che si creino delle favelas, che cosa vuole che faccia la Commissione? Lo ripeto: è una responsabilità nazionale e locale. Del resto noi abbiamo già inviato solleciti di chiarimento sulla mancata applicazione di questa direttiva a quattordici Paesi, tra cui l'Italia. Non possiamo certo negare la cittadinanza europea ai rom. Noi abbiamo disposto tutti gli strumenti per favorire la loro integrazione. Certo, però, bisogna che anche loro si diano da fare per integrarsi. Ma non spetta certo alle istituzioni comunitarie promuovere l'inclusione a livello locale".

Insomma, è tutta colpa nostra se ci troviamo in crisi?
"Guardi io ho piena fiducia nel presidente Prodi e sono assolutamente certo che non farà mai una legge che sia in contrasto con i principi europei".

Però non sembra molto contento della lettera che le ha spedito. "Sono certo che non era nelle intenzioni di Prodi e di Tariceanu, ma non vorrei che si avesse l'impressione che, ogni volta che c'è una crisi, la colpa è dell'Europa. In questo caso si può fare molto a livello nazionale e a livello locale. Se ci sono dei criminali che passano la frontiera, il minimo che si possa fare è avvisare le autorità del Paese vicino. Ma, anche in materia di cooperazione tra le varie polizie, tocca ai governi occuparsene. Da tempo io mi batto per un approccio comune a questi problemi in Europa. Purtroppo ci sono alcuni stati membri che fanno resistenza".

Quali?
"Per esempio nell'ultimo trattato il Regno Unito si è opposto a una cooperazione più integrata in materia di polizia e giudiziaria. Hanno addirittura ottenuto un opt-out in questo settore. La resistenza alle proposte della Commissione per una piena integrazione delle politiche giudiziarie, di polizia e di immigrazione è molto forte. Eppure questa crisi non ci ha colto di sorpresa. E' da tempo che avvertiamo i leader europei del pericolo che la pressione demografica di certe migrazioni determini reazioni xenofobe e razziste. E' da tempo che diciamo che il fenomeno richiede un approccio comune. Non facciamoci illusioni: in avvenire i flussi migratori in Europa e verso l'Europa aumenteranno. Io lo dico da tempo: è assurdo avere 27 politiche sull'immigrazione in Europa. Dobbiamo avere una politica unica che tenga conto sia dei problemi di migrazione interna sia dei problemi di immigrazione dall'esterno".

Però non ce l'abbiamo? Perché?
"Perché gli stati membri si ricordano che esiste una dimensione comunitaria solo quando scoppia una crisi. In condizioni normali se ne dimenticano volentieri. Per esempio sulla legalizzazione degli immigrati clandestini, e qui non farò nomi perché non sarebbe molto elegante, ci sono stati governi che hanno regolarizzato gli illegali senza consultare e senza neppure avvertire i paesi vicini. Niente impediva a Italia e Romania di stabilire questa cooperazione bilaterale prima che scoppiasse la crisi: era ampiamente prevedibile che questo problema sarebbe esploso".

Per la verità Amato ci aveva provato a chiedere la collaborazione di Bucarest. Ma fino alla crisi non aveva ottenuto molto. "Appunto. Quello che non posso accettare è l'idea che sia tutta colpa dell'Unione europea. Questo è falso. Ed è pericoloso, perché rischia di mettere in discussione principi che considero fondamentali".

Quali? "Vorrei ricordarne tre. Il primo, rivolto sia ai governi sia alle opposizioni, è che queste questioni vanno affrontate con grande senso di responsabilità e di misura se non si vuole mettere a rischio la stessa natura democratica dei nostri sistemi. Il secondo principio è di non attribuire mai responsabilità collettive. Fin dai tempi dell'antica Grecia la capacità di distinguere tra responsabilità individuale e responsabilità collettiva è stato uno dei fondamenti della civiltà europea. Se c'è un crimine, non è di un Paese, o di un popolo, o di una famiglia, ma di uno specifico individuo che lo compie.
Il terzo principio è che quanto sta accadendo non è colpa dell'allargamento. Le cifre di cui disponiamo dimostrano che c'è stata più immigrazione rumena in Italia prima dell'adesione di Bucarest che dopo. E l'esperienza dimostra che proprio l'ingresso nella Ue, facendo salire il livello economico dei nuovi paesi, contribuisce a riassorbirne l'emigrazione. L'allargamento, insomma, come Romano Prodi sa bene, non è la causa del problema, ma la soluzione".


(11 novembre 2007) [/b]


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 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: mar nov 13, 2007 20:30 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:06 pm
Messaggi: 1
concordo con quanti hanno scritto domenica la sicurezza si basa su dei principi condivisi ed etica condivisa da tutti se manca è impossibile governare sul tema della sicurezza.non bisogna a vere paura di essere troppo severi ma bisogna essere giusti e quando ci sono delle emergenze tipo gli stadi come campi di battaglia e le città messe sottosopra allora questi valori non sono condivisi da tutti e qindi procedere con pugno di ferro: Platone già insegna libro VIII la Repubblica
ciao maryjo


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 Oggetto del messaggio: CARO PLATONE
MessaggioInviato: gio nov 15, 2007 11:13 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:06 pm
Messaggi: 129
Cara Marinetta,
forse sei ancora piccoletta, e non sai che Platone di cazzate ne sparava veramente tante (o non sarai a favore anche della comunione delle donne e dei figli??).
Non a caso venne imprigionato 3 volte a Siracusa, dove si improvvisó politico.

In effetti Artistotele abbandonó il maestro e lo superó anche in politica.

Ti dico infine che uno dei tipici libri che amavano i fascisti era proprio la repubblica di platone.
Solo che alla fine hanno creato quella di Saló.


Infine ho letto prima che la Chiesa cattolica "non ha diritto di esprimersi"...
Ecco, questo e' fascimo allo stato puro.

Datevi una bella calmata tutti quanti,
vi consiglio la tisana della nonna,
saluti e auguri,

Luca


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 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: gio nov 15, 2007 12:14 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:06 pm
Messaggi: 15
Cita:
luca1984 Inviato: 15 Nov 2007 10:13 Oggetto: CARO PLATONE

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Cara Marinetta,
forse sei ancora piccoletta, e non sai che Platone di cazzate ne sparava veramente tante (o non sarai a favore anche della comunione delle donne e dei figli??).
Non a caso venne imprigionato 3 volte a Siracusa, dove si improvvisó politico.

In effetti Artistotele abbandonó il maestro e lo superó anche in politica.

Ti dico infine che uno dei tipici libri che amavano i fascisti era proprio la repubblica di platone.
Solo che alla fine hanno creato quella di Saló.


Infine ho letto prima che la Chiesa cattolica "non ha diritto di esprimersi"...
Ecco, questo e' fascismo allo stato puro.


Datevi una bella calmata tutti quanti,
vi consiglio la tisana della nonna,
saluti e auguri,

Luca

Premesso che ciascuno e', ovviamente, libero delle proprie opinioni che bisogna rispettare anche quando non si condividono, le ingerenze e ripeto le ingerenze negli affari interni Italiani da parte di uno stato estero quale il Vaticano non sono assimilabili al diritto di espressione, cosa ben diversa. Ad esempio diritto di espressione sono il mio pensiero, il Suo, che probabilmente non eserciteranno nessuna ingerenza ne influenza.
Diverse sono le costanti pressioni del Vaticano attraverso la Chiesa per influenzare i "giuochi politici".
Le nostre esternazioni sono infatti sono solo un innocuo passatempo per scambiare quattro chiacchere; noi tutti siamo ben consapevoli che i giochi sono stati fatti, le decisoni gia' prese.
Cerchiamo, quindi, di non fare come i "Capponi di Renzo" ossia beccarci tra di noi senza alcuna possibilita' di cambiare o richiedere cambiamenti, legati ad un medesimo destino.
Premesso questo credo che nessuno abbia il diritto di insultare e permettersi di consigliare nel "tono" e con gli aggettivi che Lei ha usato.
Le ricordo che proprio l'atteggiamento che Lei usa e' tipico della era a cui Lei si riferisce e che si figuri non gradisco nemmeno nominare. :!:
La invito pertanto ad iniziare Lei a moderare i toni e ponderare in modo piu' garbato le sue idee.
Vedra' che con un po' di impegno riuscira' ad esprimersi in modo piu' educato.

Senza rancore.

Cordialita'
giox60


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 Oggetto del messaggio: arroganze in crescita...
MessaggioInviato: gio nov 15, 2007 12:44 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:02 pm
Messaggi: 25475
... in effetti si nota un certo aumento di frasi arroganti, portate nel forum.

Sono certo la "Moderazione" (nostro arbitro e supervisore) saprà gestire al meglio questi inconvenienti, evitando "bisticci" tra forumisti.

ciaoooooooooo


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 Oggetto del messaggio: ER PUGNO DE FERO
MessaggioInviato: gio nov 15, 2007 14:24 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:06 pm
Messaggi: 129
Mi scuso con quanti si siano sentiti lesi dalle mie parole scritte su questi forum, ma la polemica fa parte della democrazia.

L'espressione PUNGO DI FERRO non l'ho usata io.
Per me anzi e' estremamente offensiva e, come mi sono scusato io, chiedo le scuse anche di chi ha usato una tale espressione.

Ritengo inolte che il Duce usasse tale espressione molte volte, in pubblico, e confermo che aveva letto, insieme a diversi gerarchi, con estrema attenzione la "repubblica" di platone (come qualcun altro in URSS).

Saluti e auguri,

Luca


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 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: gio nov 15, 2007 17:36 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:02 pm
Messaggi: 25475
luca1984,

un autore e un libro lo si valuta da cosa esprime o da chi lo legge?

Io (che notoriamente non sono un erudito) dal "mito della caverna" di Platone (repubblica) ho tratto delle considerazioni utili al mio lavoro.

Se non altro ho capito perchè Imprenditori che avevo aiutato a sollevarsi da terra, per uscire dalla caverna, mi hanno "eliminato".

ciaoooooo


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 Oggetto del messaggio: PLATONE: NE' BUONO NE' CATTIVO
MessaggioInviato: gio nov 15, 2007 17:46 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:06 pm
Messaggi: 129
Beh, ma allora il Mein Kampf?

Io non censurerei nulla: e infatti il Mein Kampf esiste in italia.
E' anche vero che se i piú grandi dittatori del novecento (o i loro "filodofi") hanno tratto giustificazioni o , peggio, ispirazioni per le loro politiche che oggi tutti diciamo CRIMINALI, questo deve fare riflettere tutti.

Detto questo, solo il filosofo (o chi puó dirsi tale, anche con molta umiltá) puo' avere le chiavi di lettura ottimali per alcuni testi ostici.
Nella fattispecie, a me la repubblica non é sembrata particolarmente ostica, anzi si legge facilmente.
Forse troppo.
Nel mio caso (ho studiato ingegneria e non filosofia) avrei avuto bisogno di un buon filosofo che me lo spiegasse interamente.

Personalmente il mito della caverna (ed altre teorie riguardanti la reincarnazione) mi provocano una grandissima ammirazione per Platone.

Trovo peró che in poltica le sue idee abbiano portato molti piú danni che benefici.
Attenzione alle utopie, senza mai per questo smettere di sognare...

Luca


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 Oggetto del messaggio: un rispettoso "contrario"...
MessaggioInviato: gio nov 15, 2007 18:07 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:02 pm
Messaggi: 25475
""Attenzione alle utopie, senza mai per questo smettere di sognare...""


luca1984,

io preferisco: attenzione ai sogni, senza mai smettere di battersi per quelle che sembrano utopie.

ciaooooooooo


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 Oggetto del messaggio: OK! SIAMO D' ACCORDO!
MessaggioInviato: gio nov 15, 2007 23:46 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:06 pm
Messaggi: 129
VOLERE E' POTERE,

se su questo siamo d'accordo, evitiamo i sofismi, colleghi!
E UNIAMOCI CONTRO TUTTI I FASCISMI (piccoli e grandi) DELLE NOSTRE SOCIETA' POST-INDUSTRIALI IN DECLINO!

Luca


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 Oggetto del messaggio: Non solo fascismo...
MessaggioInviato: ven nov 16, 2007 00:19 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:02 pm
Messaggi: 25475
Super market mafia

di Peter Gomez

Cento milioni l'anno.

Questo il tesoro del boss Lo Piccolo.

Investito nell'edilizia, nelle sale gioco e nella grande distribuzione.

Grazie ai legami in America e Sudafrica.

E ai rapporti tra i capi di Cosa nostra e il top manager del gruppo Sisa.

Il braccialetto tempestato di diamanti è stata l'ultima cosa che si è sfilato dal polso. Salvatore Lo Piccolo lo ha appoggiato con cura in una vaschetta di plastica del posto di Polizia di Boccadifalco, accanto a un altro bracciale, questa volta di cuoio, identico a quelli che indossavano suo figlio Sandro, e i due boss di Brancaccio e di Carini, Andrea Adamo e Gaspare Pulizzi, arrestati con loro.

Lunedì 5 novembre, guardando quegli oggetti, gli investigatori non avevano potuto fare a meno di chiedersi chi fossero davvero i quattro uomini appena catturati. Sui bracciali di cuoio c'erano incise immagini sacre, strani simboli religiosi, che spingevano a pensare che i quattro appartenessero a una sorta di setta. I diamanti invece... Beh, i diamanti erano tutta un'altra cosa. Profumavano di affari e di Sudafrica. Raccontavano la storia di uno che ce l'aveva fatta. Di uno che negli anni Settanta era uscito dall'inferno della borgata di Tommaso Natale per arrivare oggi, pistola in pugno, a trasudare milioni di euro. Milioni di euro da tutti i pori.

Sì, perché basta dare un'occhiata alla sua contabilità, la contabilità che Lo Piccolo si portava sempre appresso, per rendersi conto di quanto fosse ricco quell'uomo. Solo le scommesse clandestine fruttavano al padrone di Palermo dai 140 mila ai 200 mila euro la settimana. Altri 2 milioni, questa volta al mese, giungevano dal pizzo: centinaia e centinaia di commercianti, industriali, professionisti, da anni gli versano tangenti tra i 500 e i 10 mila euro ogni 30 giorni. In via Ugo La Malfa, la strada dove ci sono gli uffici e i grandi magazzini più importanti di Palermo, pagavano tutti. O almeno così raccontano indagini e pentiti le cui parole vengono adesso raffrontate con il contenuto delle agende, dei block notes che Lo Piccolo conservava in una valigetta 24 ore, per scoprire se in quegli elenchi figurano anche indicazioni sul comportamento tenuto da grandi aziende come Telecom e Mediaset. Di certo, in via La Malfa, Auchan allungava ai picciotti la 'mesata': il nome della multinazionale è lì. Scritto chiaro chiaro.

Poi ci sono le mazzette del 3 per cento sugli appalti pubblici. In particolare quelli assegnati dalle municipalizzate, dove Lo Piccolo sembrava poter decidere tutto: roba grossa, entrate che superavano anche i 200 mila euro per volta. Infine gli affari legali: le aziende di movimento terra che qualche mese fa hanno permesso al boss di incassare 2 milioni di euro in un colpo solo. In totale, esaminate le carte e riletto il contenuto dei rapporti ancora segreti dove sono riassunte ore e ore d'intercettazioni ambientali, tra gli investigatori c'è chi azzarda una stima: "Ogni mese Lo Piccolo e i suoi fedelissimi si mettevano in tasca qualcosa come sette, otto milioni di euro". Cento milioni all'anno, insomma. Tanto valeva l'uomo che sognava di diventare il nuovo Bernardo Provenzano.

Dove sono finiti tutti quei soldi? Una parte certamente a Palermo dove, lo scorso anno, il Gico della Guardia di Finanza ha sequestrato a dieci prestanome del clan beni per 334 milioni. Sono stati messi i sigilli a centinaia di villette in costruzione allo Zen, a decine di appartamenti di pregio. Sono stati arrestati un commercialista e un sensale, Salvatore Gottuso, un uomo d'onore specializzato nell'intermediazioni di terreni che aveva anche contatti politici di buon livello. La Procura ha poi bloccato il 20 per cento delle quote del Las Vegas, una delle sale Bingo più grandi d'Europa. Appartengono, dice l'accusa, a tre mafiosi di rango: Sandro Mannino, Rosario Inzerillo e Vincenzo Marcianò. Tre discendenti degli 'scappati', cioè delle famiglie di Cosa Nostra perdenti a cui i corleonesi di Totò Riina, dopo la mattanza dei primi anni Ottanta, avevano risparmiato la vita a patto che si rifugiassero all'estero e non mettessero più piede in città. Con Lo Piccolo in sella, 'gli scappati' sono tornati. E, d'accordo con il nuovo capo, hanno investito qui il denaro guadagnato in anni e anni trascorsi negli Stati Uniti. Tutto questo però non basta a spiegare che fine abbia fatto l'intero tesoro di Lo Piccolo, il boss che ha regnato su Cosa Nostra una sola estate. Dov'è questo tesoro?

I pm Gaetano Paci e Nico Gozzo, che coordinano le indagini su di lui, seguono molte piste. Una è particolarmente significativa. Per scoprirla bisogna mettersi in macchina e dirigersi verso l'aeroporto. Sulla destra, pochi chilometri dopo Mondello, la spiaggia dei palermitani, ecco Carini: 25 mila abitanti, villette basse, un nugolo di stradine senza nome e molti imprenditori in odor di mafia. Alcuni di loro sono già finiti in manette: con una sorta di cassa comune targata Cosa Nostra stavano costruendo alberghi, avevano messo in piedi ditte di autotrasporti e di distribuzione di materiale elettronico. Le solite cose, insomma. Diverso era però l'istituto di credito cui si appoggiavano: una filiale della Popolare di Lodi, ora Popolare Italiana, dove il direttore e gli impiegati, prima di venir rimossi in seguito a un controllo interno, di fronte alla mafia chiudevano entrambi gli occhi. Da quelli sportelli entravano e uscivano borse piene di contanti. Soldi che a volte erano diretti in Svizzera.

I militari della Guardia di Finanza lo scoprono alle sei e mezza del pomeriggio del 29 aprile 2006, a Milano, quando in viale Bianca Maria bloccano il corriere polacco di una società svizzera, la Numisart di Lugano, specializzata in trasporto di valuta oltre frontiera. In mano l'uomo ha una borsa piena di banconote in parte ancora fascettate dalla Lodi: 450 mila euro. Niente di strano per uno spallone come lui, da sempre abituato a far la spola con Lugano, per far espatriare il nero di grandi aziende italiane. E in fondo anche questa volta l'uomo che gli ha appena dato la sacca dei soldi è un manager.

Si chiama Paolo Sgroi, ha 61 anni ed è membro del consiglio di amministrazione della Sisa, il colosso della grande distribuzione con sede a Carpi, che conta 730 soci e oltre 700 affiliati, e che fattura più di 4 miliardi di euro l'anno. Sgroi, proprio a Carini, presiede e dirige il Cida Sicilia, cioè l'azienda che si occupa di consegnare i prodotti Sisa agli affiliati dell'isola.

Il suo è un bel business, il giro di affari supera i 238 milioni di euro. Sgroi però, questa l'ipotesi della Procura di Palermo, non è solo un bravo dirigente. Ha anche un secondo lavoro: per conto dei vertici di Cosa Nostra ricicla i soldi dei clan. Il suo caso è tutto raccontato in un documento di 15 pagine che 'L'espresso' ha potuto leggere: la rogatoria inviata in Svizzera per ricostruire i movimenti di un conto cifrato, chiamato 100.264 Maroi, sul quale sono stati bloccati 2 milioni di euro. Dentro è narrata una vicenda da far tremare i polsi. Una vicenda che inizia non a Milano, ma a Palermo, addirittura sei anni fa.

È l'autunno del 2001. Bernardo Provenzano è ancora saldamente alla testa di Cosa Nostra e Totuccio Lo Piccolo, a quell'epoca latitante già da 19 anni, è solo il suo uomo di fiducia nella zona occidentale della città. Gli agenti della squadra catturandi della Questura già lo cercano disperatamente. Lo Piccolo, del resto, domina su un mandamento mafioso importante: quello di San Lorenzo, fino al 1993 tenuto saldamente in mano da Salvatore Biondino, l'autista di Riina. E nella mafia, si sa, guidare l'auto del capo dei capi non significa portarlo a spasso. A San Lorenzo, poi, il pizzo è la regola. A metà degli anni Novanta, per la prima volta, i magistrati si sono trovati in mano, proprio come accade adesso, il libro mastro del clan.

Leggendo hanno scoperto che anche la Fininvest di Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri versava i soldi alla mafia, anche se, spiegheranno i pentiti, non come tangenti, ma come regali.

Insomma, in quel 2001 ci sono molti buoni motivi per dare la caccia a Lo Piccolo. Per questo decine di microspie sono in funzione. Alle 12,38 del 17 novembre una di queste capta la discussione fra tre uomini di Lo Piccolo: un importante boss e due gregari. I tre parlano di Sgroi e della Sisa. Spiegano che quella è la strada giusta per fare soldi senza correre rischi e aggiungono che, in ogni caso, la Sisa non avrebbe avuto tanto successo se non avesse avuto dietro "quelli". "Ma loro non sono nessuno, ci sono quelli sopra loro", dicono. Poi fanno due nomi, o meglio due soprannomi: "Il più grosso" e "l'africano, quello delle miniere d'oro". Ovvero Provenzano e il suo alter ego in doppiopetto: Robert Von Palace, al secolo Roberto Vito Palazzolo. Negli anni Ottanta Palazzolo riciclava in Svizzera milioni di dollari sporchi di eroina. Oggi è residente in Sudafrica dove possiede le miniere di diamanti della Rbc Corporation; fornisce, grazie ai buoni rapporti con l'African National Congress, la propria acqua minerale, La Vie, agli aerei della compagnia di bandiera; e ha fatto affari, attraverso la Banca del Gottardo di Montecarlo, con un celebre amico, il conte Rocky Agusta. Lì per lì quella dei tre mafiosi sembra quasi una boutade. Ma nel corso degli anni le cose cambieranno. Adesso c'è Lo Piccolo che nei suoi pizzini parla del "nostro amico Sgroi" e lo descrive come uno al quale si possono chiedere favori. Poi c'è il capo dei capi, zio Bino, che nella corrispondenza sequestrata nel 2006 nel suo covo di Montagna dei Cavalli, lo include, assieme al re siciliano dei discount di detersivi, Giuseppe Ferdico, tra le persone su cui si può contare.

Così, a poco a poco nelle menti degli investigatori si affaccia un interrogativo: gli uomini di Provenzano, e Lo Piccolo è uno di loro, si stanno buttando sui supermercati? In fondo la mafia del vecchio boss corleonese è stata scoperta almeno due volte mentre tentava d'infiltrarsi, grazie agli appoggi della politica, nella costruzione di ipermercati. Lì però si parlava solo di appalti e della possibilità di ottenere in gestione dei negozi all'interno delle strutture. Qui la cosa sembra diversa. Nel 2006, pochi giorni dopo la cattura di Provenzano, la domanda si trasforma in un sospetto.

Anche nella Mercedes di Sgroi sono state nascoste delle microspie. E non appena i giornali locali pubblicano degli articoli in cui si dice che tra le carte del boss dei boss ci sono pizzini inviati da Lo Piccolo in cui si parla di grande distiribuzione, Sgroi va nel panico. Nessuno ha pubblicato il suo nome o quello della Sisa. Ma lui si riconosce lo stesso. A suo fratello dice più o meno: "Quel pizzino l'ho scritto io". E chiude la frase sussurrando: "Io non vedo l'ora che è domani... alle sei e mezza... consegno queste cose e tu sai perché". La mattina dopo parte con la moglie per Milano, incontra lo spallone polacco, gli dà la borsa coi soldi e viene fermato dalla Guardia di Finanza.

Svizzera, Sudafrica, Montecarlo. Ne ha fatta di strada Lo Piccolo, pensano i poliziotti che lo arrestano. A guardarlo, mentre, tra la sorpresa generale, si bacia sulla bocca con Gaspare Pulizzi, prima di essere portato in galera, sembra solo l'ultimo esponente di una mafia arcaica e un po' animale. Ma in fondo Pulizzi è di Carini. E quella bocca deve restare chiusa

(15 novembre 2007)

da espresso.repubblica.it


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MessaggioInviato: lun nov 19, 2007 07:28 am 

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Anche la mafia è a suo modo un potere fascista

Luca Silvestrini


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