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 Oggetto del messaggio: VICENZA Preoccupazione sospetta...
MessaggioInviato: dom set 23, 2007 23:47 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:02 pm
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Il senatore leghista teme per la menifestazione europea dal 13 al 15 dicembre contro il Dal Molin.

Manda un fax ad Amato e gli scrive «Ministro, in città si rischiano gravi disordini»

Conte: «Non si può aspettare il primo scontro violento».

Trupia: «Responsabilità nel centrodestra».

Venosi: «Posizioni autoritarie»


Il fax l'ha spedito l'altro ieri, la lettera la spedirà domani.

Ma il senatore della Lega, e segretario del carroccio vicentino, Paolo Franco ha già in tasca l'istanza da portare al ministro Amato, al quale ha chiesto urgentemente un incontro. «La manifestazione del 15 dicembre deve essere fermata ha spiegato il senatore Vicenza è troppo piccola per ospitare questa cosa che ha un rischio violenza molto alto».

E mentre in questi giorni il tema della sicurezza sta diventando il cavallo di battaglia per più esponenti del centro-destra, una fascia del centro-sinistra sposta il tiro esattamente nell'altra direzione. «Mi sembra che gli unici disordini fino ad ora siano arrivati da un certo Cioni con il suo peperoncino ha chiosato Lalla Trupia, deputata di Sinistra democratica

Invece di rivolgersi ai movimenti ed al questore, il senatore e Conte dovrebbero andare da Hullweck e dai loro compari del centro destra, i veri responsabili di aver tolto la serenità alla città, militarizzandola senza dire niente ai cittadini». Il nome di Giorgio Conte non è uscito a caso. Il parlamentare di An ha infatti appena presentato un'interrogazione al ministro degli Interni per la mano tesa dal questore di Vicenza Dario Rotondi al leader dei centri sociali Luca Casarini. «Non ci si può ogni volta rallegrare solo perché non succedono violenze, e non si deve aspettare il primo scontro violento per accorgersi di aver sbagliato in passato ha precisato Conte Non poi condivido il metro di giudizio della Trupia e cioè che l'operato del questore si valuti sulla base dello spargimento di sangue o meno».

Le pietre, insomma, per ora piovono solo da una parte e dall'altra della politica vicentina, e di sicuro il dibattito si infiammerà ancora di più nei prossimi giorni. Franco, vuole invitare altri colleghi nella sua campagna, parla di «Lanzichenecchi che scenderanno da tutta Europa, chiamati - continua il senatore - dai comitati del no ringalluzziti da ogni passo indietro dalla prefettura».

Ma il segretario provinciale dei Verdi Erasmo Venosi risponde a tono: «Quella di Franco non è altro che l'emergere di un rigurgito di posizioni autoritarie, espressioni che caratterizzano gran parte della Lega Nord, un mettere le mani avanti sperando negli incidenti per poi criminalizzare».

Altra musica, invece per il senatore della Lega: «I comitati hanno passato la misura, il livello della giusta delibera del dissenso: questa manifestazione, in una data prossima al Natale, provocherà danni enormi al commercio». Il botta e risposta è senza fine: «Franco ogni tanto esce dal letargo e dice le cose senza sapere cosa dice, siccome siamo in democrazia si può dimostrare quanto si vuole, se si dimostra con coscienza», replica Lalla Trupia. «La Trupia e gli altri, se fossero coerenti, provvederebbero a ritirare la fiducia al governo Prodi, da una parte manifestano contro e dall'altra lo tengono su», rincara Franco. «Che Franco si informi controbatte la deputata - non solo il parlamento italiano non ha deciso niente, ma non ha deciso niente nemmeno il consiglio dei ministri».

Pietro Rossi

da gazzettino.it


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 Oggetto del messaggio: Vicenza, «il movimento c'è, ora serve la politica»
MessaggioInviato: lun dic 03, 2007 23:37 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:02 pm
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Vicenza, «il movimento c'è, ora serve la politica»

Paola Zanca


La sala della Fiera di Vicenza dove domenica 2 dicembre si è tornati a protestare contro la base americana all’aeroporto Dal Molin, è strapiena.

Migliaia di vicentini, ma non solo, hanno risposto all’appello che aveva come obiettivo quello di rilanciare l’unità del movimento contro la base. Obiettivo raggiunto. «Siamo molto soddisfatti – racconta Giovanni Rolando, capogruppo di Sinistra democratica al Comune di Vicenza ed agguerrito oppositore del progetto americano – ora ci aspettiamo che le istituzioni, a partire dal nostro Sindaco, capiscano che la nostra è una battaglia giusta».

Una battaglia che va avanti da un anno e mezzo, diciotto mesi in cui «migliaia di donne e uomini dedicano la propria quotidianità a contrastare la realizzazione di una nuova base Usa, fanno riunioni, assemblee, manifestazioni, azioni, rischiano, in alcuni casi, denunce, o, come è accaduto durante i blocchi, di farsi male». Una descrizione che sembra epica ma non lo è per niente. È scritta nel documento con cui i No Dal Molin chiedono al Parlamento l’immediata attuazione di una moratoria in merito all'inizio dei lavori per la costruzione della base. Lo chiedono da giugno, e stanno iniziando ad arrabbiarsi. «Non possiamo negare qualche vena polemica nei confronti del governo – spiega ancora Rolando – chiediamo alla sinistra dell’Unione di fare il possibile: il movimento c’è, serve uno sbocco politico».

Giovanni Rolando è un moderato, ma c’è anche chi minaccia metodi più irruenti. I No dal Molin saranno a Roma il prossimo 9 dicembre per dire quello che pensano ai leader della Cosa Rossa che si riuniranno per i loro primi Stati generali. «Adesso il tempo delle promesse è finito – scrivono in una nota i più agguerriti dei No Dal Molin – O i parlamentari dei partiti della sinistra radicale e i loro membri del governo pongono la discriminante a Prodi sul No al Dal Molin e sulla moratoria, e lo fanno entro la grande manifestazione del 15 dicembre, oppure significa chiaramente che, per stare aggrappati al potere, sono disposti a cedere anche su questo».

La kermesse di domenica, voluta dal Coordinamento dei comitati cittadini contrari alla base e dalla Cgil vicentina, dall’Arci, dalla Rete Lilliput e dai Beati Costruttori di Pace, di politica non ne ha voluto sapere. Pochissimi parlamentari invitati – tra cui Vladimir Luxuria, che ha tenuto uno spettacolo – per il resto la protesta ha suonato a tempo di musica, con cabaret, teatro e incontri culturali. Dalle 16 fino alla mezzanotte la Sala Palladio della Fiera di Vicenza ha visto alternarsi sul palco musicisti come Enrico Captano, Tuzza, Renato Franchi e l'Orchestrina del suonatore Jones, il vicentino Luca Bassanese e i Tetes de Bois, ma anche attori-narratori come Ulderico Pesce e Andrea Rivera.

La lotta dei No Dal Molin è soprattutto una lotta per la pace e per l’ambiente. Ma ora comincia a serpeggiare qualche dissenso anche tra chi ha a cuore i propri interessi economici. «Il progetto originario – spiega ancora Giovanni Rolando – prevedeva la cosiddetta ipotesi “ad est” (ovvero, l’ampliamento della base nella zona est dell’aeroporto, ndr). Un’ipotesi disastrosa, contro la quale protestiamo da un anno e mezzo. Bene, ora sia il Comune di Vicenza che il comando americano hanno ammesso che qualche difficoltà in quella zona ci sarebbe, e hanno deciso di spostare il progetto “ad ovest”. Questo – prosegue l’esponente dei No dal Molin – provocherebbe il blocco dell’aeroporto civile per almeno quattro anni, perché bisognerebbe letteralemente girare la pista di atterraggio. Il Dal Molin è un aeroporto di dimensioni modeste, ma certo anche lì ci sono categorie economiche che hanno importanti investimenti: se anche la camera di commercio, l’associazione degli industriali e quella degli artigiani si iniziano a mettere contro il progetto, per noi è una bella vittoria».

Pubblicato il: 02.12.07
Modificato il: 02.12.07 alle ore 21.02
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MessaggioInviato: mar dic 04, 2007 09:41 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:06 pm
Messaggi: 2624
I rapporti con gli USA devono essere tutelati dai governi, siano essi di DX o SX.

Se c'era un accordo ribadito dall'attuale governo,la base si deve fare.

Se invece si era contrari si doveva dire subito,sempre con autorevolezza e fermezza.

Paolo


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