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 Oggetto del messaggio: I tre paletti di Bagnasco
MessaggioInviato: mer set 24, 2008 23:08 pm 

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I tre paletti di Bagnasco


Maurizio Mori*


Quando circa 20 anni fa, prima associazione in Italia, la Consulta di Bioetica lanciò la proposta del testamento biologico (Biocard, la chiamavamo) sembrava un’idea balzana di persone stralunate, come provenienti da un altro pianeta. Ma le cose cambiano in fretta, ed oggi anche il cardinale Bagnasco riconosce ufficialmente l’esigenza che il testamento biologico abbia “valore legale”. Lo fa, forse, con la recondita speranza che il Parlamento faccia in fretta una legge in modo da bloccare la soluzione del “caso Eluana”, o comunque dietro la pressione suscitata da questo caso, ma lo fa. E questo è sicuramente un passo decisivo. Riconosce, infatti, due punti cruciali: a) che il cittadino abbia la facoltà di dare direttive anticipate circa la propria vita e la propria morte; b) che il Parlamento abbia la facoltà di legiferare sulla vita e sulla morte.

Sul piano dei principi il cardinale ha attraversato il Rubicone: ha abbandonato la sacralità della vita, riconoscendo che l’interessato ha il sacrosanto diritto di decidere su ciò che riguarda la propria vita (e morte) - come pare del tutto ovvio che sia e debba essere a chi come me difende l’etica della qualità della vita. Per questo Il Foglio è deluso ed osserva che «Il capo dei vescovi molla una posizione strategica sul tema della vita». Sempre per questo in molti hanno osservato che si è passati da un netto e chiaro non possumus a una posizione più possibilista, indice di una cauta apertura in materia.

Se ci si chiede come mai, al di là dei motivi contingenti, il cardinale Bagnasco abbia imboccato questa via, la risposta più immediata sta nel dato sociologico. Si ripete spesso che la chiesa cattolica è presente sul territorio ed ha un solido contatto con la gente, e probabilmente questo è vero in questo caso: Bagnasco sa bene che oltre l’80% degli italiani sul “caso Eluana” è favorevole alla soluzione stabilita della Cassazione, la quale a sua volta ha semplicemente interpretato le leggi vigenti alla luce del nuovo “paradigma bioetico” che assegna il dovuto valore all’autodeterminazione intesa come applicazione della libertà. I cittadini vogliono esercitare la libertà anche in campo sanitario: l’articolo 13 della nostra Costituzione: «La libertà personale è inviolabile» vale in tutto il territorio nazionale, ospedali compresi. Non è che all’ingresso degli ospedali ci sia un cartello con scritto: «Lasciate ogni libertà voi che entrate, qui decidono i medici ciò che è bene e male per voi!». Il cardinale Bagnasco sa che il pericolo sta in questa nuova ansia di libertà apportata dalla bioetica e già ampiamente diffusa nei cittadini: se dovesse trovare avvallo sul piano giuridico sarebbe una debacle per la sacralità della vita, che verrebbe immediatamente soppiantata.

Per questo si affida alla biopolitica per fare una legge che limiti la libertà al riguardo. Così, dopo aver concesso il principio e riconosciuto in via generale ed astratta che il testamento biologico ha valore giuridico (e quindi è moralmente buono e rispettabile), viene a dettare le condizioni di validità, ossia il contenuto della legge. Non posso entrare qui nel dettaglio e vedere in modo puntuale le varie indicazioni specifiche che il cardinale ha dato.

Val la pena, comunque, indicare tre punti precisi. Il primo è che il cardinale non si limita a ribadire tesi circa la dottrina morale (cattolica o “umana” che dir si voglia), ma si spinge ben oltre con considerazioni precise di tipo giuridico. Afferma infatti che «ogni coscienza illuminata» dovrebbe volere che nella futura legge sul testamento biologico sia «esaltato ancora una volta quel favor vitae che a partire dalla Costituzione contraddistingue l’ordinamento italiano». Sono parole che mostrano come il cardinale vada al di là della competenza morale che la chiesa cattolica pretende di avere, per fissare i paletti del campo d’azione del Parlamento. Prudenza avrebbe consigliato che fossero i costituzionalisti e gli altri organi competenti dello Stato italiano a dare valutazioni al riguardo. Inoltre, colpisce il riferimento alla “coscienza illuminata”, così che chi desse una interpretazione diversa della Costituzione sarebbe subito qualificato come oscurantista o nichilista... Se questo non è ricostruire i tradizionali steccati, che cos’altro è?

Il secondo punto riguarda la richiesta di «dichiarazioni inequivocabili, rese in forma certa ed esplicita» tali da riconoscere al medico il «compito - fuori da gabbie burocratiche - di vagliare i singoli atti concreti e decidere in scienza e coscienza». In altre parole, al cittadino è imposto di seguire un iter burocratico rigoroso per vedere riconosciuti i propri diritti, mentre il medico deve avere la libertà di decidere che cosa fare per il favor vitae. È bene ricordare che alcune proposte di legge prevedono che il testamento biologico sia rinnovato di frequente, così da imporre al cittadino un ulteriore onere: non solo il bollo dell’automobile ecc., ma anche andare dal notaio per poter aver garantito il diritto di disporre circa le terapie... Siamo al capovolgimento della logica del normale vivere civile, in cui l’esercizio dei diritti civili dovrebbe essere agevole e privo di inghippi burocratici. Tutti questi paletti servono per rendere inapplicabile una futura eventuale legge.

Infine, l’ultimo punto riguarda il fatto che le dichiarazioni anticipate «non avranno la necessità di specificare alcunché sul piano dell’alimentazione e dell’idratazione, universalmente riconosciuti ormai come trattamenti di sostegno vitale, qualitativamente diversi dalle terapie sanitarie». Altra barriera enorme che risulta inapplicabile dal momento che in molte circostanze cliniche sarebbe a danno di molti comuni pazienti non sospendere la terapia nutrizionale la cui continuazione aggrava la patologia e il dolore. Ma la cosa che più colpisce è la “negazione di realtà” operata dal cardinale laddove dà come «universalmente riconosciuto» che l’idratazione e l’alimentazione artificiali non siano una terapia. Questo infatti è palesemente falso, in quanto in molti Paesi la terapia nutrizionale è un medical treatment e quindi una terapia come le altre. Insomma, non solo il cardinal Bagnasco dà indicazioni circa la Costituzione e l’ordinamento giuridico, ma anche sulla medicina...

L’“apertura” del cardinal Bagnasco sul testamento biologico si spiega come il tentativo di ritardare il processo storico di affermazione dell’autodeterminazione e dell’autonomia dei cittadini. Alla fine ammette solo una legge fortemente restrittiva della libertà dei cittadini in campo sanitario, e poi ci vorranno anni prima che la corte costituzionale ne verifichi l’illegittimità. La coscienza civile ha superato il vitalismo ippocratico del cardinal Bagnasco inneggiante al valore del favor vitae come valore prioritario. Peccato che la voglia di libertà e di autodeterminazione degli italiani non trovi una voce forte sul piano politico che dia ad essa adeguata visibilità e risonanza.

* Presidente della Consulta di Bioetica Università di Torino




Pubblicato il: 24.09.08
Modificato il: 24.09.08 alle ore 8.15
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