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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: LA FAME DIVORA IL FUTURO DI MILIONI DI BIMBI
MessaggioInviato: gio gen 17, 2008 17:19 pm 

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2008-01-17 09:02

LA FAME DIVORA IL FUTURO DI MILIONI DI BIMBI


ROMA - La fame divora corpo e mente di un esercito disarmato di milioni di bambini cancellando il loro futuro entro i primi due anni di vita, arrestandone la crescita per sempre e con lei le possibilità di vivere in salute e avere successo nello studio e nel lavoro, gli unici strumenti per affrancarsi dalla prigionia della povertà cui sono stati condannati dalla nascita. Se sono infatti circa 3,5 milioni l'anno i bimbi morti per fame nel mondo (oltre un terzo dei 10 milioni di bimbi sotto i 5 anni che muoiono annualmente), è incalcolabile e molto più alto il numero di quelli che sopravvivono ma con danni enormi e irreversibili perché non si è intervenuti in tempo, nei primi due anni di vita per far ripartire la loro normale crescita corporea, ha spiegato Caroline Fall del Medical Research Council Epidemiology Resource Centre presso l'Università di Southampton in Gran Bretagna sulla rivista britannica The Lancet che questa settimana è dedicata al grave problema della malnutrizione materna e infantile.

Eppure con interventi precisi che raggiungano le popolazioni, come supplementazione dei nutrienti fondamentali per la crescita (vitamine principali), circa un quarto di queste morti sarebbero evitate, si ridurrebbe del 36% il deficit di sviluppo corporeo a 36 mesi, si ridurrebbe del 25% la disabilità associata al deficit di sviluppo corporeo. A soffrire di malnutrizione nel mondo sono 178 milioni di piccoli sotto i 5 anni ovvero il 32% di tutti i bambini di questa età, secondo il dato riferito all'ANSA da uno degli autori degli articoli, Robert Black della Johns Hopkins School of Public Health, Baltimora. Il problema si annida più ostile in una ventina di paesi, dove si concentra l'80% dei bimbi malnutriti: Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Kenia, Madagascar, Nigeria, Sud Africa, Sudan, Uganda, Tanzania, Egitto, Yemen, Afghanistan, Bangladesh, India, Myanmar, Nepal, Pakistan, Indonesia, Filippine, Vietnam. Per farsi un'idea di quante giovani vite si potrebbero facilmente risparmiare, ha riferito Black, basta considerare che solo nel 2005 le carenze di vitamina A e zinco sono state responsabili di 0,6 milioni e 0,4 milioni di morti rispettivamente; che l'allattamento al seno non ottimale invece ha fatto 1,4 milioni di piccole vittime, per non parlare della malnutrizione in gravidanza che praticamente 'arresta' lo sviluppo intrauterino portando a milioni di nati sottopeso e gravemente sottosviluppati.

Forse il quadro più scioccante viene dall'analisi compiuta dalla Fall sull'associazione tra malnutrizione materna e infantile e minaccia al capitale umano nei paesi a basso e medio reddito. Semplici indicatori di malnutrizione quali altezza e peso a due anni sono strettamente legati ai successi futuri nello studio e nel lavoro, nonché a numerosi fattori di rischio per gravi malattie. L'associazione più forte è stata riscontrata tra altezza molto sotto la media a due anni e ridotta produttività economica e basso livello di istruzione in età adulta. In sostanza la fame divora il capitale umano di un paese già entro i primi due anni di vita. Per questi bambini poi c'é un futuro di malattie e disabilità e per le femminucce ci saranno anche problemi di fertilità e probabilità di partorire bimbi sottopeso. "Il danno sofferto nei primissimi anni di vita per malnutrizione quindi - ha dichiarato la Fall - porta a menomazioni permanenti e minaccia le future generazioni. Interventi adeguati, quindi, non solo porterebbero benefici in termini di salute, ma anche a livello di istruzione ed economico per i paesi".

da ansa.it


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MessaggioInviato: lun gen 21, 2008 17:51 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:07 pm
Messaggi: 67
Anoressia, bulimia o fame nel mondo?
Intanto che noi ci scanniamo e stramalediciamo i nostri politici, il Papa, la Binetti e Mastella, il mondo va avanti per conto suo.
Avete mai guardato in faccia qualcuno che soffre la fame? Io si.
E' triste: nell'era del fast-food c'è ancora chi muore di fame.
Dal campo di concentramento, 60 anni fa, ad oggi... c'è ancora chi muore di fame. Non è cambiato niente. Non c'è ancora abbastanza amore per sfamare i bimbi del terzo mondo e le loro mamme che muoiono di fame e di sete.


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 Oggetto del messaggio: Unicef: ogni anno muoiono quasi 10 milioni di bambini
MessaggioInviato: mer gen 23, 2008 02:09 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:02 pm
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22/1/2008 (11:8)

- DAI 12 AI 132 DOLLARI L'ANNO PER SALVARE UNA VITA

Unicef: ogni anno muoiono quasi 10 milioni di bambini

Principali cause di morte: malnutrizione, guerre e malattie facilmente curabili


ROMA
Ogni giorno ben 26 mila bambini nel mondo con meno di cinque anni muoiono per cause del tutto evitabili come le malattie infettive e le diarree. È il dato principale che emerge dal rapporto annuale dell’Unicef sulla condizione dell’infanzia nel mondo, presentato oggi, dedicato quest’anno al diritto alla salute («Nascere e crescere sani»).

Un bambino su quattro nel mondo è sottopeso. Nei paesi meno sviluppati lo è uno su tre. E in Asia meridionale quasi uno su due. Emerge dal rapporto annuale dell’ Unicef, presentato oggi. La malnutrizione è uno dei fattori all’origine del 50% dei decessi dei bambini con meno di cinque anni. Si tratta di circa cinque milioni di bambini.

Per la prima volta nel 2006, le morti dei bambini sono scese sotto i 10 milioni (erano 20 milioni nel 1960); 72 morti ogni mille nati vivi, il 23% in meno rispetto al 1990. Tuttavia, sono ancora tante le morti, 9,7 milioni. Quasi la metà dei decessi sotto i cinque anni di vita avvengono nell’Africa sub-sahariana, anche se solo un quarto dei nuovi nati sono in quest’area.

Le cause? Le principali sono le complicazioni neonatali (36%), la polmonite (19%), la diarrea (17%), la malaria (8%), il morbillo (4%), l’Aids (3%). Di diarrea, ad esempio, muoiono circa 2 milioni di bambini l’anno. Rilevante anche la malnutrizione che è il principale fattore della metà delle morti di bambini. La mancanza di acqua potabile e servizi igienico-sanitari adeguati sono all’origine dell’88% dei decessi dovuti a malattie diarroiche, ossia a oltre 1,5 milione di morti l’anno. Se si migliorasse l’accesso ai servizi, si ridurrebbe di un terzo la morbilità associata alla diarrea.

Il dossier segnala anche le ricadute che i conflitti producono nella qualità della vita delle persone, bambini compresi. Attualmente oltre 40 paesi, il 90% dei quali a basso reddito, sono coinvolti in conflitti.

La mortalità infantile risente inoltre delle condizioni di vita delle madri ed anche in questo caso le informazioni non sono incoraggianti. Mezzo milione di donne muore ogni anno per motivi legati al parto o alla gravidanza. Nei paesi in via di sviluppo un quarto delle donne incinte non riceve nemmeno una visita medica prima del parto.

Alcuni paesi in via di sviluppo come Cuba (7 morti ogni mille nati vivi), Sri Lanka (13) e Siria (14) hanno ottenuto i massimi risultati nella riduzione della mortalità infantile. Per contro, Sierra Leone (270) e Angola (260), insieme all’ Afghanistan (257), continuano ad avere i tassi più alti al mondo. All’ultimo posto della classifica per tasso di mortalità infantile ci sono la Svezia e Singapore (189/o posto). L’Italia è agli ultimi posti, al 175/o.

Dove ci sono stati interventi si sono prodotti significativi cambiamenti. I dati derivanti da oltre 20 programmi attuati in Etiopia, Malawi e Sudan tra il 2000 e il 2005 indicano che questi programmi hanno determinato tassi di guarigione di quasi l’80% e hanno ridotto i tassi di mortalità fino al 4%. I costi di questi programmi - segnala l’Unicef - sono accessibili: vanno dai 12 dollari ai 132 dollari l’anno per una vita salvata.

L’Unicef sollecita alleanze comunitarie per combattere le morti dei bambini e ribadisce l’obiettivo prefissato entro il 2015 che prevede la riduzione di due terzi della mortalità infantile ricorrendo a politiche mirate, in particolare, contro le infezioni e per l’assistenza al parto. I costi - precisa - non sono altissimi. Si stima, ad esempio, che nell’Africa sub-sahariana l’applicazione di un "pacchetto-minimo" di interventi essenziali, in grado di ridurre la mortalità infantile di oltre il 30% e la mortalità materna di oltre il 15% potrebbe avere un costo aggiuntivo, rispetto ai programmi attuali, di 2-3 dollari procapite.

da lastampa.it


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