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 Oggetto del messaggio: "Diritti e castigo", manca Garante contro la tortu
MessaggioInviato: mer gen 16, 2008 15:13 pm 

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"Diritti e castigo", manca Garante contro la tortura

Massimo Franchi


Hanno tempi lunghi i rapporti del Comitato per la Prevenzione della Tortura. L'organismo del Consiglio d'Europa, istituito nel 1989, deve attendere anni (tre questa volta) per veder reso pubblico il suo lavoro nei paesi che visita. I membri ogni quattro anni fanno incursioni nelle carceri, nelle strutture di polizia e di detenzione permanente per controllare che chi è rinchiuso non subisca violenza. L'ultima missione in Italia è del 2004. I tre anni che sono passati sono concessi ai governi nazionali per poter rispondere alle osservazioni e concedere il nullaosta (il dicastero degli Esteri, sentiti Giustizia, Interni e Sanità) per la pubblicazione.

Il Rapporto precedente era stato pubblicato da Adriano Sofri nel 2003. La visita era stata effettuata nel 1997.

Solo in caso di gravissime omissioni il Comitato può intimare la pubblicazione. Con l'Italia non è ancora successo. Ed anzi a presiedere il comitato c'è proprio un italiano: Mario Palma.

L'attualità dell'ultimo rapporto (pubblicato con il titolo "Diritti e castigo" a cura di Susanna Marietti di Antigone e di Gennaro Santoro, esperto di diritto penitenziario) sta in buona parte nel ritardo culturale e legislativo che il nostro paese sconta ancora. Il Rapporto nel 2004 denunciava la mancanza di una figura (il Garante, mutuandolo da altri ambiti e da altri paesi) che possa tutelare i diritti di chiunque sia in condizione di privazione di libertà.

«Una garanzia - precisa Palma - che non riguarda solo le carceri. Anzi, il livello di impermeabilità alla società e di trasparenza nei penitenziari italiani è, grazie alla presenza dell'associazionismo, molto meno problematico rispetto ai Centri di permanenza temporanea per immigrati o agli ospedali psichiatrici, peculiarità tutta Italia a causa della legge 180 sui manicomi».

Il nostro paese è quindi campione di «opacità» rispetto ad istituzioni come questa. Non ci piace essere giudicati, men che meno mostrare come «si lavora nel torbido» (Cpt, posti di Polizia, interrogatori di sospetti).

Lo dimostrano alcuni "gustosi" aneddoti raccontati da Palma.

«Nel 2000 alcuni componenti della Commissione hanno rischiato l'arresto da parte della Polizia ferroviaria di Bologna: una visita notturna a sorpresa non era stata tollerata. Ma nel 2004 alla Stazione Termini di Roma gli stessi sono stati bloccati per ore, il tempo necessario a trasferire alcuni fermati (evidentemente in modo contrario alle norme) detenuti nelle celle che si trovano nei sotterranei della stazione».

«L'Italia comunque dovrà adeguarsi perché il nostro paese ha sottoscritto la Convenzione, ma non l'ha ancora ratificata», annuncia Palma.

Al Senato è in discussione un disegno di legge che va in questa direzione, ma la strada è ancora lunga.

Lo dimostra innanzitutto la deriva securitaria che avanza anche nel nostro paese: dall'omicidio di Tor di Quinto agli attacchi all'indulto.

Ne sono coscienti il sottosegretario alla Giustizia Luigi Manconi e il capogruppo di Rifondazione comunista alla Camera Gennaro Migliore, intervenuti alla presentazione del libro.

«La deriva securitaria nasce dall'impotenza della politica nel risolvere i problemi - comincia Migliore -. Siamo di fronte all'ideologia dell'espulsione dei problemi: il migrante fa paura e allora lo si mette in prigione. Quando si dice che la sicurezza non è di destra né di sinistra si fa un'affermazione pericolosa. Dobbiamo portare avanti una battaglia culturale che contrasti questa deriva».

Per Manconi la china presa è figlia di una mancata occasione. «L'Italia ha una situazione in cui il tasso di razzismo sociale è minore rispetto a Francia e Inghilterra, ma in questi paesi il livello di integrazione è assai superiore. Fino a pochi anni fa ciò si traduceva anche partiticamente, non c'erano partiti razzisti: la Lega rivendicava il federalismo, poi l'espulsione degli extracomunitari. Bene, quello era il momento giusto per portare avanti politiche di integrazione. Ora invece la situazione è peggiorata».

«Il termine "tortura" - ha continuato Manconi - provoca rigetto, ma viene usato propriamente. Negli ultimi tempi nella politica il tema del corpo umano è diventato centrale: basti pensare all'aborto o all'eutanasia. Per affermare la pienezza del garantismo questo è un bene perché dobbiamo difendere l'autodeterminazione dei soggetti deboli (come i detenuti) e la loro integrità fisica. In primis contro la tortura, perché questa è presente nel nostro tempo e nella nostra società. Lo dimostra il grande dibattito americano: sulla "tollerabilità della tortura" in caso di notizie che possano salvare altre vite».


Pubblicato il: 15.01.08
Modificato il: 15.01.08 alle ore 21.48
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