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 Oggetto del messaggio: Bufera sul mais italiano: è rischioso?
MessaggioInviato: gio nov 15, 2007 13:12 pm 

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LA REPLICA: ACCUSE SPECIOSE»

Bufera sul mais italiano: è rischioso?

Un gruppo di scienziati accusa l'Inran di aver occultato dati sulla sua «tossicità»


ROMA- Bufera sul mais italiano e sui suoi possibili danni alla salute. Secondo gli scienziati del Sagri (Salute, AGRicoltura, Ricerca) )metà del mais italiano dovrebbe essere considerato fuorilegge.
Il dato emergerebbe da uno studio condotto per conto dell'INRAN (Istituto Nazionale Ricerca Alimenti e Nutrizione), secondo il quale nel mais convenzionale sarebbe presente un contenuto allarmante di fumonisine, superiore alle soglie consentite dalla normativa europea. Questo valore si sarebbe dimostrato 100 volte superiore a quello del mais Ogm resistente alla piralide (mais Bt) coltivato nello stesso campo sperimentale. Le fumonisine sono sostanze cancerogene e teratogene, prodotte dal fungo Fusarium, che prolifera in presenza della piralide. Questo parassita e le tossine che si accumulano in sua presenza rappresentano un problema cronico per la maiscoltura italiana.
Gli esponenti del Sagri, un coordinamento che riunisce diversi scienziati e Associazioni favorevoli all'agricoltura biotech, fra cui l'Associazione Luca Coscioni per la libertá di ricerca scientifica, lo hanno denunciato a Roma il 13 novembre durante un congresso.

«SCANDALO USO DI SOLDI PUBBLICI» - «Uno scandalo tanto più grave in quanto la sperimentazione ha utilizzato 6,2 milioni di euro dei contribuenti italiani. E alla fine - ha sottlolineato Gilberto Corbellini, storico della scienza all'università La Sapienza di Roma - a un docente universitario è stato chiesto di non diffondere alcuni dati. Quelli che evidenziavano i vantaggi, per la salute umana, del mais Ogm in cui erano presenti meno tossine, con un rapporto di uno a cento rispetto al granturco tradizionale». Gli scienziati italiani avrebbero verificato il fatto con lo stesso ricercatore dell'ateneo di Milano costretto al silenzio, Tommaso Maggiore, che ha confermato la fondatezza dei risultati nascosti al Sagri, «Le istituzioni che nascondono dati scientifici in loro possesso andrebbero commissariate», ha commentato Cinzia Caporale, presidente del Comitato intergovernativo di bioetica dell'Unesco (Igbc) e componente del Comitato nazionale di bioetica (Cnb), attaccando l'Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (Inran) che, secondo la Sigra avrebbe occultato i dati positivi sull'uso di mais biotech.

CANNELLA(INRAN): «ACCUSE SPECIOSE» - «Si tratta di un'accusa speciosa. Se fosse stato vero sarebbe stato gravissimo», ha commentato il professor Carlo Cannella, direttore dell'Inran, confermando che il professor Tommaso Maggiore ha effettivamente partecipato a una ricerca con l'Inran, ma non quella di cui si parla. «Un'altra ricerca è stata invece effettuata dalla professoressa Marina Miraglia, non sul mais in commercio, ma su un campo sperimentale. Ne è risultato un valore al di sopra della soglia per il 20% del mais normale, e questo dato - sempre secondo il professor Cannella - non è stato ritenuto tanto significativo da essere pubblicato». «Nessuno ha svolto indagini per conto nostro sulle micotossine, se non il Laboratorio deputato dell'Istituto Superiore della Sanità - precisa Cannella -. E non si è ritenuto di comunicare l'unico dato riscontrato oltre la norma sui numerosi campioni in quanto appunto isolato e non attendibile». «Un solo dato anomalo - conclude Cannella - non significa che tutta la produzione italiana di mais sia inquinata. Per la cronaca, nelle analisi svolte dal Laboratorio dell'Iss risultava che anche i campioni di mais Ogm non erano esenti da micotossine».

TRE MILIONI DI FIRME CONTRO OGM - La polemica sullo studio del'Inran è esplosa nello stesso giorno in cui Mario Capanna ha annunciato dalla sede della Fondazione Diritti Genetici di aver collezionato tre milioni di firme per testimoniare che gli italiani sono contrari agli Ogm. Dalla sua parte una gruppo di Associazioni e organizzazioni, tra cui Coldiretti e Coop, che sostengono che «L'Italia ha tutto da guadagnare a difendere un'agricoltura di qualità, sana e libera da Ogm».
Secondo Andrea Ferrante, presidente dei produttori di biologico: «la coesistenza fra ogm e biologico non può esistere». Coesistenza,invece propugnata dai sostenitori degli Ogm.
«Porteremo sui tavoli della Commissione europea gli oltre tre milioni di firme raccolte dalla Consultazione nazionale sugli Ogm., ha detto il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Paolo De Castro: «L'azione politico diplomatica che l'Italia sta portando avanti in Europa, in particolare in modo sinergico con la Francia, sta continuando - sottolinea il Ministro - nell'intento di allargare al massimo il fronte dei Paesi contrari alle aperture sugli organismi geneticamente modificatI».

RIPERCUSSIONI ECONOMICHE - «Che cosa succederá al comparto del mais italiano, che rappresenta il 30% di quello europeo, e che supera le soglie massime consentite? Che fine fará l'economia di tante aziende italiane?» commenta Roberto Defez , esperto del Cnr di Napoli. Sulla stessa linea Amedeo Pietri, dell'Istituto di scienze degli alimenti e nutrizione dell'universitá Cattolica di Piacenza, avverte: «Nel mais italiano tradizionale anno dopo anno cresce la presenza delle fumosine. E senza guardare gli aspetti di sicurezza alimentare ma solo quelli economici - aggiunge - nel 2005 le aziende agricole hanno perso un miliardo di euro di mancati introiti per aver scelto le colture tradizionali e non le biotech. Con possibili pesanti ripercussioni sull'export italiano e sull'immagine del Belpaese».

RICERCA - Almeno per la liberalizzazione della ricerca si pronunicano diversi altri scienziati: «Negare persino la ricerca equivale a riperte lo stesso errore fatto 20 anni fa con il nuclerare» ha sottolineato Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano. «Lo stop alla ricerca di base non è solo un attentato alla libertà della scienza, ma un regalo alle multinazionali». Sulla stessa linea Edoardo Boncinelli, genetista dell'Istituto San Raffaele di Milano. «Non c'è pericolo per la salute. Lo ripeto da quando ho iniziato a scrivere di questi argomenti, 10 anni fa. E nel frattempo nessuno fra coloro che hanno mangiato il cibo Ogm nel resto del mondo ha sperimentato controindicazioni di qualche tipo». Boncinelli spiega che nel «partito pro-cibo biotech» confluisce tutta la comunità scientifica italiana. «Le uniche resistenze sono da parte della politica e di chi si trova nel mezzo, come per esempio le associazioni, gli agitatori e i movimenti d'opinione. Da loro vengono le obiezioni. Ma gli scienziati non hanno mai detto niente che possa alimentare la paura dei cittadini per gli Ogm».

PRINCIPIO DI PRECAUZIONE - Secondo il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio deve però valere sempre il principio di precauzione, contestato invece da Carla Caporale come «strumento politico di oppressione scientifica, bocciato nel 2005 dall'assemblea dell'Unesco, cioè dall'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di scienza. E sostenuto solo da qualche Paese dell'Europa continentale tra cui l'Italia per via delle sue valenze protezionistiche».


14 novembre 2007(ultima modifica: 15 novembre 2007)

da corriere.it


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