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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: "Magistrati, fate autocritica"
MessaggioInviato: sab gen 12, 2008 17:18 pm 

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CRONACA

Il pm si rivolge ai colleghi: troppo protagonismo, mai un'autocritica

"Siamo diventati una corporazione, serve pulizia tra di noi"

Lo sfogo di Ilda Boccassini

"Magistrati, fate autocritica"

di CINZIA SASSO


MILANO - Come quindici anni fa. Anche stavolta l'attacco arriva a freddo, inatteso, proprio ora perfino impensabile. La rabbia è la stessa, anzi, forse di più. Perché "tanto tempo è passato ma niente è cambiato, come fossimo nella Palermo del principe di Salina". Per Ilda Boccassini la maturità, però, è una conquista e un grande alleato, e allora oggi per alzare la voce, per puntare l'indice, per suggerire disperatamente attenzione, bastano poche righe.

Messe nero su bianco. Oggi non occorre un microfono in mano. Ilda Boccassini quelle righe le ha scritte alla metà di dicembre, sono le sue dimissioni dall'Anm. E non sono la stizza di chi si è sentito scavalcato; non è, anche se a molti fa comodo leggerle semplicemente così, l'invidia contro un collega che è anche un amico. Le sue dimissioni, rese note dal Corriere della Sera, parlano solo di motivi "maturati nel tempo". Ma dietro c'è un preciso atto d'accusa contro la sua associazione che "non ha mai fatto autocritica", che "non ha il coraggio di guardare dentro se stessa", che non pretende da tutti "professionalità, rigore, indipendenza, autonomia". Che fa, insomma, "come fanno i napoletani con la monnezza: la colpa è sempre degli altri, loro non c'entrano mai".

Tra poco sarebbe toccato a lei: Ilda Boccassini - magistrato-simbolo, l'unica conosciuta e invitata anche all'estero, implorata dalle tivù per un'apparizione, corteggiata per un'intervista - sarebbe diventata uno dei procuratori aggiunti della Repubblica a Milano, la città dove ha lavorato di più. Ma lei, ancora una volta, ha spiazzato tutti: non vuole più quel posto, non le interessa "fare carriera".

"Io sono un soldato", dice, un magistrato che vuole fare i turni esterni, perché quelli, solo quelli, sono un bagno nella realtà, sono il modo per amministrare la giustizia dei semplici; la giustizia non sono solo i processi a Berlusconi. Dunque non è la gelosia per una promozione mancata: a concorrere per il posto da aggiunto appena assegnato c'erano lei e Francesco Greco, il collega che ha la stanza proprio di fronte alla sua. Stesso punteggio a tutti e due, ma poi, stavolta, ha fatto premio l'anzianità. Ed è passato Greco, il pubblico ministero delle inchieste finanziarie. Di certo, però, al prossimo turno sarebbe toccato a lei.

Ma, ecco, alla Boccassini questa è sembrata l'occasione giusta per riprendere il discorso cominciato quindici anni fa. Era il '92, l'aula magna del palazzo di giustizia di Milano stracolma. Di fronte a una folla di colleghi che ricordavano Giovanni Falcone, Ilda prese il microfono e puntò il dito: "L'avete fatto morire voi - disse - con le vostre critiche, la vostra indifferenza, la vostra diffidenza". Era un atto d'accusa violento contro una categoria. Quella categoria che non l'ha mai amata perché lei non è mai stata un cavallo da scuderia e non ha mai accettato briglie sul collo. Che ufficialmente l'ha portata ad esempio, ma che ha ritardato le sue promozioni. Che l'ha avuta come emblema, ma che sotto sotto l'ha vissuta come un peso da cui liberarsi: lei, una donna, per giunta, che con la sua ostinazione a celebrare a tutti i costi qualsiasi processo sembrava essere diventata la causa della rappresaglia della politica contro la magistratura, non già la paladina di un principio costituzionale.

Perché la carriera dei magistrati è ingessata, prigioniera di logiche di corrente, svincolata da valutazioni sulla professionalità e sul rendimento, passa chi deve passare per questioni di equilibrio interno. La carriera dei magistrati, pensa la Boccassini, "è un mercato"; e a volte, ma solo a volte, vincono i migliori. Ed è questo quello che le sue dimissioni dal sindacato dei magistrati, da "una corporazione ripiegata su se stessa", vogliono dire. "Facciamo autocoscienza, guardiamo dentro noi stessi. Abbiamo il coraggio di dire che ci sono sacche di ignoranza, di scarsa produttività, anche di corruzione". Un appello disperato: "A me - dice Boccassini - interessa solo il mio lavoro, la credibilità delle istituzioni".

C'è troppa confusione, in giro. Troppi silenzi quando bisognerebbe alzare la voce, e troppo clamore quando sarebbe necessario tacere. Come se la magistratura fosse diventata "un Grande Fratello". Anche ieri, alla segreteria del pm, sono arrivate richieste di partecipazione a trasmissioni tivù. E anche ieri, con cortesia ma fermezza, sono state respinte. "Un magistrato non va in televisione - si inalbera la Boccassini - e c'è perfino stato chi ha avuto il coraggio di paragonarsi a Falcone": un riferimento alla collega Forleo. Se c'era un'attenuante, fino a qualche tempo fa, quando il governo Berlusconi aveva dichiarato guerra alla magistratura e dunque l'esigenza primaria era quella di difendersi coi denti, oggi quell'attenuante non vale più.

Non esiste un governo amico - perché la forza della magistratura sta nella sua indipendenza - ma oggi, secondo lei, la categoria dovrebbe riprendere la battaglia anche dentro se stessa. Avere il coraggio di liberarsi dalla logica delle correnti. Trovare la forza di imporre quelle quattro, semplici parole, che sono sempre state il suo unico motto: "Professionalità, rigore, indipendenza, autonomia".

(11 gennaio 2008)

da repubblica.it


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 Oggetto del messaggio: I giudici milanesi: «Siamo inutili»
MessaggioInviato: sab gen 12, 2008 17:19 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:02 pm
Messaggi: 25475
Lettera denuncia per l'apertura dell'anno giudiziario

I giudici milanesi: «Siamo inutili»

«Il 70% dei processi riguarda "fantasmi" o reati coperti da indulto»


MILANO — «Noi giudici del dibattimento? Lavoratori socialmente inutili. Ci sentiamo come i lavoratori americani degli anni Trenta, quando la logica economica del New Deal creava occupazione solo per consentire di percepire lo stipendio da spendere per far ripartire l'economia depressa: oggi pm, avvocati e giudici percepiscono lo stipendio (tutti dallo Stato) per fornire una giustizia penale del tutto inutile». In vista dell'inaugurazione dell'anno giudiziario a fine mese, a levarsi dalle toghe di Milano non è più neanche una protesta, ma «uno stato d'animo: di inutilità». Descritto da una lettera attorno alla quale in questi giorni sta coagulandosi l'umore dei 70 giudici dell'ufficio del dibattimento. Ciascuno di loro, «nonostante le limitazioni alla trattazione delle udienze e le condizioni "preistoriche" in cui lavoriamo», nel 2007 ha «deciso 200 processi monocratici, quasi 14.000 processi». Solo che, rimarca la sconfortata riflessione maturata da giudici delle varie sezioni del Tribunale, «per un buon 30% di processi si tratta di assolvere o condannare delle impronte digitali: stranieri mai identificati, che anni fa fornirono alla polizia un nome, ma che sono rimasti "fantasmi"».

Poi ci sono gli imputati «identificati ma irreperibili», ignari di giudizi in contumacia che peraltro la Corte Europea ritiene contrari al «giusto processo». Ma il senso di inutilità «si aggrava se si considera l'altro 40% di processi che, pur contro imputati identificati e avvisati, riguardano reati per i quali il destino è o la prescrizione o l'indulto in caso di condanna ». Capolinea anche di molti gravi reati di competenza invece collegiale, «che impegnano ogni giudice per 8/10 udienze al mese, circa 100 giorni l'anno, in media dalle 9 alle 17», per definire nel complesso «in un anno circa 750 processi, una media di 30 per ogni collegio ».

Processi nei quali, dal maggio 2006 dell'indulto, «facce più rilassate accolgono una condanna ad una pena rilevante con buona indifferenza, perché tanto non porterà mai alla carcerazione. L'unico servizio che provoca condanne e carcere » è «la bolgia dantesca» del «turno delle direttissime: una trentina di arresti al giorno per reati bagatellari, commessi quasi solo da stranieri irregolari che determinano condanne tra i 3 e i 12 mesi», le uniche «tutte rigorosamente espiate». Sia chiaro, spiegano i giudici, «non vogliamo carcere per tutti, né siamo stati tutti contrari alle ragioni dell'indulto». Ma «un sistema repressivo che non reprime», esemplifica il giudice Ilio Manucci Pacini, «è una fabbrica che non produce, è un ufficio che non rende un servizio che gira a vuoto». Con «lo Stato che paga magistrati, amministrativi, strutture, interpreti, difensori d'ufficio, notifiche: tutto per sentenze il cui senso ci sfugge». Sottile, affiora qui anche una insofferenza per l'enfasi posta dal dibattito pubblico quasi solo sui processi sotto i riflettori: «Molti di noi non sono mai andati sui giornali e non ci tengono, non si tratta di desiderio di notorietà. Vorremmo invece che nel dibattito sulle sorti della giustizia si considerassero non solo i processi importanti, ma il funzionamento della macchina nel suo complesso, e le cause delle disfunzioni».

Luigi Ferrarella
12 gennaio 2008

da corriere.it


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 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: sab gen 12, 2008 18:17 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:07 pm
Messaggi: 528
Come nel caso dei sindacati, anche nel caso della Magistratura è importante che si percepisca l'inadeguatezza della propria struttura, nonché la sua parte di responsabilità nel degrado civile.

Ripeto, vorrei vedere la stessa consapevolezza di corresponsabilità nel degrado, soprattutto ai vertici dei partiti.


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 Oggetto del messaggio: Processi anche la domenica o di notte ??
MessaggioInviato: mar gen 15, 2008 20:31 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:07 pm
Messaggi: 4
ALLELUIA !! :D :D qualcuno che ha avuto il coraggio di dire IL RE E' NUDO !

Che la magistratura ed il SISTEMA giudiziario si siano collocati in un limbo tutto proprio al di fuori delle difficoltà in cui si dibatte la NAZIONE tutto il popolo italiano lo pensa E DA MOLTO TEMPO.
Malgrado le affermazioni fatte (durante le interviste) "ABBIAMO PIENA FIDUCIA...." da tutti i poveri infelici - colpevoli o innocenti che siano - che hanno la DISGRAZIA di doverne attendere i servizi... TUTTI abbiamo letto sulle loro facce e pensato "poveracci loro"

L'ultima cosa che mi ha fatto rivoltare le "budella" è l'affermazione di una agitazione degli avvocati di Napoli che "Udite Udite !!" non gradiscono di dover fare UDIENZE il Sabato per snellire processi che tengono in ostaggio un INTERA REGIONE "riguardano aspetti del problema RIFIUTI".

MA DOVE VIVE QUESTA GENTE ! :x MA DI CHE NAZIONE FA PARTE!! :x MA QUESTI PROCESSI DOVREBBERO AVERE UNA TALE PRIORITA' CHE SI DOVREBBERO FARE ANCHE DI NOTTE PER METTERE LA PAROLA FINE A VICENDE INFINITE....

BAH NON CAPISCO ... poveracci i campani e poveracci NOI TUTTI visto che i rifiuti sono ormai un problema nazionale.


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 Oggetto del messaggio: caso Mastella
MessaggioInviato: gio gen 17, 2008 10:30 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:07 pm
Messaggi: 4
Scrivo mentre ancora non conosco i fatti ed ancora non so se il ministro si à dimesso o ha revocato la sua decisione.
Ho sentito ieri a porta a porta la critica degli applausi dei parlamentari (della "casta" per alcuni), critica ribadita dal ministro Di Pietro.
Ancora una volta però (indipendentemente dai fatti) nessuno critica UN'ALTRA CASTA quella dei magistrati che NON sono in GRADO di fornire il nostro paese di un livello di servizio ACCETTABILE per un paese moderno.
Un piccolo esempio... da un piccolissimo paese...
Un depuratore del sistema fognario del paese A viene accusato di inquinare e di non rispettare gli standard.
Giustamente il magistrato ne BLOCCA qualsiesi attività.
Ciò comporta che in quel piccolo paese si è costretti ad incaricare una ditta per "aspirare tutti i liquami e con autobotti trasferirli ad un altro depuratore. Costo dell'operazione...? catastrofico per i cittadini del paese.

Voi pensate che qualcuno sia potuto intervenire velocemente a fare gli aggiustamenti tecnici affinché il depuratore potesse ripartire ?? NOOOOO !!!
La situazione è rimasta ferma nel BLOCCO TOTALE per ben 6 mesi. Solo dopo tale lasso di tempo il magistrato ha deciso che il comune potesse intervenire, ma non a riattivare, badate bene, ma solo a fare lavori di correzione per permettere di sanare il funzionamento del depuratore !!!

PER QUALE MOTIVO...? A CHE GLI E' SERVITO TUTTO QUESTO TEMPO ...?? NON POTEVA FAR PRIMA A CONSENTIRE L'AZIONE CORRETTIVA ?? I cittadini del paese di A ancora se lo chiedono anche perché loro dovranno pagare tutti i 180 giorni in cui l'autobotte ha lavorato per aspirare i liquami e trasportarli dove dovuto.


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