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 Oggetto del messaggio: Dindo, detenuto modello, espulso per forza
MessaggioInviato: dom dic 16, 2007 19:40 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
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[color=darkblue]Dindo, detenuto modello
espulso per forza
LA STORIA di Dindo Sanin è come quella di un ammalato grave che, dopo essersi completamente ristabilito dopo un lungo ricovero, venga dimesso dall'ospedale e obbligato a trascorrere le notti al freddo. Per Dindo Sanin l'ospedale è stato il carcere, la terapia è stata lo studio dietro le sbarre. Le notti al freddo saranno, se non si troverà una soluzione, l'allontanamento dall'Italia, dal lavoro, dagli affetti.

E' una vicenda davvero triste quella di Dindo Sanin. S'intravvede una strana forma di autolesionismo, un autolesionismo istituzionale. Una volta tanto che la pena esercita la sua funzione, i meccanismi della legge prevedono una nuova emarginazione del condannato solo perché è un cittadino extracomunitario. Un insensato spreco di tempo e di risorse.

Dindo Sanin, che ha la cittadinanza bosniaca, è stato uno dei giovani devianti che contribuiscono a incrementare le statistiche della criminalità. Ha commesso reati gravi: furti e anche rapine finché, nel marzo del 2003, è stato arrestato e recluso nel carcere di Pisa. Poi a Livorno e a Porto Azzurro. Il seguito l'ha scritto lui in una lettera al suo avvocato, Tiziana Pedonese del foro di Lucca: "Un cambio di rotta che ha di fatto segnato il mio ritorno alle origini, a quel ragazzo generoso e onesto che, prima dell'inizio della guerra, era sempre tra i primi della classe: a scuola, in famiglia, tra gli amici. Da allora sono passati quasi cinque anni... Oggi mi sento un uomo fortunato. Se potessi ringrazierei il destino e le coincidenza della vita che mi hanno salvato conducendomi in carcere".

Durante la detenzione Dindo Sanin ha conseguito il diploma di scuola media, poi si è iscritto al liceo scientifico, quindi, dopo la scarcerazione, è passato a studiare economia aziendale in un istituto economico turistico di Lucca e ha trovato un lavoro come operaio specializzato nella falegnameria sulle imbarcazioni da diporto. I giudizi degli insegnanti, del datore di lavoro, tutti positivi, sono documentati in una serie di relazioni e di dichiarazioni scritte.

Paradossalmente è il successo del percorso riabilitativo a mettere in discussione il futuro di Dindo Sanin. Scarcerato nel gennaio del 2007 in applicazione dell'indulto, è stato sottoposto per un anno alla sorveglianza speciale. Ed è stata proprio questa misura di sicurezza a legittimare la sua permanenza in Italia. Scadrà il 2 gennaio e difficilmente sarà prorogata o trasformata, per esempio, in libertà vigilata. Dunque quello stesso giorno, in base alla legge Bossi Fini, il pregiudicato Dindo Sanin sarà espulso. Della possibilità che ottenga un permesso di soggiorno, non se ne parla proprio. E le ragioni sono, in generale, perfettamente comprensibili: se infatti lo si accordasse a un soggetto con quella fedina penale, si creerebbe un precedente pericoloso. Il fatto è che esistono delle eccezioni. E il caso di Dindo Sanin, come sottolinea il suo avvocato, rientra in questa categoria.

Occuparsene potrebbe apparire, nel crescente clima xenofobo dell'Italia calderoliana, una esercitazione di 'buonismo'. Ma, a pensarci bene, ci sono anche delle ragioni molto concrete e molto banali. Se allo straniero detenuto si preclude in assoluto la possibilità di rifarsi una vita, gli si sta indicando come unico percorso possibile quello della devianza. Con gli effetti facilmente immaginabili.
(glialtrinoi@repubblica.it)

(16 dicembre 2007)[/b]
www.repubblica.it


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MessaggioInviato: dom dic 16, 2007 23:41 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:07 pm
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Visto chè s'è offerto un ruolo di "testimonial", immagino retribuito, a chi ha sterminato colla macchina un gruppo di amici, si potrebbe almeno far offrire all'ex-detenuto effettivamente "risanato" un incarico di "testimonial", da parte di un qualche corpo preposto a un qualche aspetto della pubblica sicurezza.

Sarebbe un lavoro regolare che giustificherebbe la necessaria "eccezione" ed eviterebbe l'espulsione.


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MessaggioInviato: lun dic 17, 2007 23:12 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
Messaggi: 3234
centine ha scritto:
Visto chè s'è offerto un ruolo di "testimonial", immagino retribuito, a chi ha sterminato colla macchina un gruppo di amici, si potrebbe almeno far offrire all'ex-detenuto effettivamente "risanato" un incarico di "testimonial", da parte di un qualche corpo preposto a un qualche aspetto della pubblica sicurezza.

Sarebbe un lavoro regolare che giustificherebbe la necessaria "eccezione" ed eviterebbe l'espulsione.

Mi sembra un'ottima idea.

Francesco


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