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 Oggetto del messaggio: Reddito minimo per abitare in città
MessaggioInviato: sab nov 17, 2007 15:07 pm 

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[color=darkblue]Reddito minimo per abitare in città

CITTADELLA. La firma del sindaco di Cittadella, Massimo Bitonci, è arrivata ieri mattina. Un po’ a sorpresa, perché era attesa per lunedì. E ora gli sceriffi leghisti di Verona, Flavio Tosi, e di Treviso, Gian Paolo Gobbo, sono chiamati a inseguire. «Io vado avanti», la battuta a caldo di Bitonci. Dal comando di polizia municipale arrivano otto pagine, fitte di riferimenti giuridici, in particolare al decreto legislativo 30/2007. L’iscrizione anagrafica sarà condizionata, a Cittadella, per gli stranieri comunitari e gli extracomunitari con carta di soggiorno in corso di rinnovo.

Sarà condizionata alla presenza del lavoro o di una fonte di reddito lecito, a un’abitazione dotata dei requisiti igienico sanitari e allo status di «non pericolosità sociale». In realtà è così ovunque, ma a Cittadella la pretesa del rispetto di questi requisiti è particolarmente enfatizzata. L’ordinanza è una risposta a un «fenomeno migratorio che - secondo l’amministrazione comunale - potrebbe assurgere a connotati di vera e propria emergenza sotto il profilo della salvaguardia dell’igiene e della sanità pubblica, nonchè dell’incolumità dell’ordine e della sicurezza nella più ampia accezione del termine». Vediamo nel dettaglio l’editto bitonciano sui requisiti ulteriori per ottenere la residenza cittadellese.

Primo capitolo, il reddito. I cittadini comunitari e extracomunitari, nel caso in cui non dimostrino di avere un lavoro, dovranno avere «risorse economiche sufficienti» a vivere. Si è scelto come parametro l’assegno sociale. Il singolo o una coppia dovrà quindi percepire almeno 5.061 euro annui, di fonte ovviamente lecita; una famiglia di tre o quattro persone, 10.123 euro. E così via. Come per i pensionati «con la minima», si considera sufficiente un reddito di 420 euro al mese, una quindicina al giorno.


L’obbligo di dimostrare di avere un reddito riguarda il cittadino dell’Unione Europea che decida di soggiornare in Italia senza svolgere un’attività lavorativa o di studio o formazione professionale. Per gli altri cittadini dell’Ue, per l’iscrizione anagrafica, è richiesta la documentazione attestante l’attività lavorativa subordinata o autonomamente esercitata. Per i lavoratori subordinati viene chiesta copia dell’ultima busta paga o del contratto di lavoro con i dati Inps ed Inail. «I cittadini della Romania e della Bulgaria - continua l’ordinanza - dovranno inoltre esibire il nulla osta rilasciato dallo sportello unico per l’i mmigrazione nei settori diversi da quello agricolo, turistico alberghiero, lavoro domestico e di assistenza alla persona, edilizio, metalmeccanico, dirigenziale e altamente qualificato, lavoro stagionale».

Secondo capitolo, i malavitosi. Nel caso venga accertato uno status di pericolosità sociale tale da porre a rischio il mantenimento e la salvaguardia della sicurezza pubblica, preventivamente all’iscrizione anagrafica, verranno informate Prefettura e Questura; la «pericolosità» potrà essere dedotta da precedenti penali o da informazioni raccolte direttamente dal Comune. Dovranno poi essere le autorità padovane a dire al sindaco cosa fare.

Terzo capitolo, la casa. Chi chiede la residenza deve indicare anche dove abita (e questo vale per tutti). Qualora l’� abitazione non risulti salubre non potrà essere negata l’i scrizione all’anagrafe ma, con successivo e diverso provvedimento, potrà essere vietato abitare in quella casa, «nell’interesse» del nuovo cittadino che quindi o si troverà una residenza sana o dovrà andare via.

Si tratta ora di capire se siano stati superati gli scogli giuridici paventati da più parti: le prime due pagine dell’o rdinanza, la «premessa», sono una summa di riferimenti a testi normativi e giurisprudenziali, e mirano a superare le obiezioni sollevate in questi giorni. Querelle giuridica a parte, resta alta la temperatura del dibattito politico: con l’ordinanza sull’i scrizione anagrafica, Bitonci ha dettato l’agenda del Carroccio - e non solo - a livello regionale. Le opposizioni, a Cittadella, si sono organizzate per replicare: il 3 dicembre, consiglio comunale «ordinario», con i gruppi di Forza Italia-Pne e centrosinistra-liste civiche uniti per chiedere al sindaco un maggior dialogo, e un percorso condiviso con le minoranze sul tema della sicurezza.

(17 novembre 2007)[/b]
http://mattinopadova.repubblica.it/dett ... dRegionale


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 Oggetto del messaggio: Re: Reddito minimo per abitare in città
MessaggioInviato: dom nov 18, 2007 16:48 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:04 pm
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francescopf ha scritto:
[color=darkblue]Reddito minimo per abitare in città



Voglio vedere se qualcuno ha il coraggio di dire che sia un provvedimento razzista.

saluti Perrynic


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 Oggetto del messaggio: Re: Reddito minimo per abitare in città
MessaggioInviato: dom nov 18, 2007 17:14 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
Messaggi: 3234
perrynic ha scritto:
Voglio vedere se qualcuno ha il coraggio di dire che sia un provvedimento razzista.

Beh, qualcuno ci ha provato (ogni opinione è lecita) ma pare che il tema in fondo non interessi piu' di tanto. Solo repubblica lo ha riportato (con un breve forum interno) mentre se ho visto bene corriere, la stampa ed unità hanno glissato sulla notizia, per ora.
Da notizie raccolte in rete sembra che anche nei paesi nordici, noti per essere le società piu' inclusive, valgono le stesse regole.

Poi sembra anche che in Cina avvenga la stessa cosa: ogni volta che uno straniero arriva in una nuova città gli chiedono reddito e cose simili.

A parte il rifugiato politico, che ha uno statuto internazionale specifico, per ogni altro straniero vale il concetto generale che o entra per un visto turistico, o per studio oppure per lavoro. Per chi è in pensione vale il concetto che avrà un reddito dipsonibile e dimostrabile.

La mobilità è una bella cosa ma ha dei limiti. Se non ci sono case libere, non si puo' andare ad abitare in un comune.
Ogni richiesta di residenza ufficliale va fatta indicando la casa in cui questa residenza si esplica (una casa che abbia l'abitabilità, ovviamente). Questo in ogni paese che sia civile e dotato di una minima capacità organizzativa. Baracche abusive, come per gli ecomostri, vanno abbattute.

Le dolenti note sono sul rovescio della medaglia.
In USA ed in ogni paese europeo (salvo italia, portogallo e grecia) vige il reddito minimo (o in alternativa l'imposta negativa) per chi chi non ha reddito sufficente riceve (a sussidi di disoccupazione scaduti) una integrazione assitenziale dalla collettività proporzionata al numero di componenti del nucleo familiare, che in moltissimi casi prevede anche l'alloggio (sussidiato). Questo necessita di una pianificazione e di un controllo, per evitare il fenomeno del turismo assistenziale, per cui le municipalità e le giurisdizioni che offrono queste prestazioni assistenziali chiedono anche il reddito ai neo residenti e possono rifiutare la residenza a chi diventerà un caso sociale.

Da noi invece mancano le spese per i sussidi di disoccupazione e per l'assistenza agli indigenti.
Per contro in Italia preferiamo spedere 35 miliardi di euro per le pensioni di anzianità, anche se la pacchia ora sta per finire e quindi avremo gradualmente risorse per il vero welfare.

Forse il vero fascismo è far entrare tutti e lasciarli nelle baraccopoli, senza servizi igenici, senza riscaldamento, senza servizi sociali, sfruttati dal lavoro nero, mentre cinquantasettenni se la godono in pensione ... e magari tuonano contro gli stranieri!

Ciao,
Francesco


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 Oggetto del messaggio: NO ALLE BARACCHE! ma...
MessaggioInviato: mar nov 20, 2007 12:55 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:06 pm
Messaggi: 129
No alle baracche va bene.

Peccato che in UE con Schengen non vi puó essere controllo alcuno (no passaporti, no carta di identitá), specie sui treni.

Avete mai viaggiato in inter rail o preso un treno da paese schengen a paese schengen?
Nessunissimo controllo.

Quindi decade pure ogni possibilitá in merito al controllo sociale di cittadini di questi paesi che abitano da noi.
AMEN.

Tranne che quelli (una esigua minoranza, per fortuna, che vivono in baracca).

Giusto una precisazione...molti di quelli che vivono in baracca sono zingari italiani.(con carta di identitá italiana)....

Basta col popolismo, anche sul forum.
Leggete le leggi e la realtá prima di inventarvi un mondo piú giusto e pulito.

Saluti e auguri,
Luca Silvestrini


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 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: mar nov 20, 2007 19:10 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
Messaggi: 848
io ho l'uovo di Colombo per risolvere il problema dei baraccati delle bidon-ville...

Penso che sarebbe fattibile e molto meno costoso che fare esclusivamente opera di controllo o repressione o, ancora, gestione dell'emergenza realizzare un semplice provvedimento legislativo che consenta alle Amministrazioni Comunali di disporre per l'immenso patrimonio pubblico esistente e dismesso, molte volte in condizioni di degrado e fatiscente così come di un altrettanto immenso patrimonio privato spesso in condizioni anche peggiori al limite del pericolante.

Su questo patrimonio edilizio sia consentito alle amministrazioni Comunali di predisporre interventi di recupero da realizzarsi attraverso la creazione di cooperative di lavoratori che anelino a una abitazione decente (immigrati e cittadini italiani senza distinzione alcuna) e consentendo loro di realizzare fisicamente le loro ambizioni... fornendo loro il supporto tecnico progettuale e di direzione lavori e i soli materiali da costruzione...

Mantenendo la proprietà pubblica e stabilendo dopo un certo numero di anni e la stabilizzazione sociale degli abitanti il giusto equo affitto.

Negli anni '60 molti lavoratori si costruivano la casa da se... non vedo perché non potrebbe esserci oggi qualcosa del genere...

p.s - mio padre e mia madre sono stati per me un esempio in questo senso.


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 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: mar nov 20, 2007 19:12 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:06 pm
Messaggi: 9
Tutti siamo d’accordo che comincino a vivere un po’ di regole chiare e precise in questo paese. È indispensabile che lo stato, e cui sottolineo lo stato, abbia delle politiche degne di questo nome, un quadro legislativo completo e non frammentario e una visione di come la vogliamo l’Italia del futuro. Ci sono persone che sono nate in Italia, cresciute e istruite nelle scuole italiane ma non possono avere la cittadinanza. Citiamo molto la distinzione con i rifugiati ma non sottolineiamo mai l’inesistenza di una legge organica che regoli il diritto d’asilo in Italia. È triste vedere come nella culla della civiltà giuridica di tutto il mondo ci sia assenza di leggi o presenza di leggi fortemente discriminatorie come quella sull’immigrazione. La politica, il partito democratico deve essere all’altezza di rispondere a queste esigenze degli italiani di passaporto e quelli di fatto che vivono e contribuiscono alla ricchezza di questo paese. Arrivare a fare paragoni con la Cina è decisamente fuorviante e poco significativo, non sono due realtà paragonabili. Mi piace moltissimo invece quando si citano i paesi nordici. A questo proposito vi inviterei a leggere un’interessante articolo sul numero di questa settimana di “internazionale”; a quanto pare il problema nei paesi scandinavi è come attirare la manodopera straniera e rendere questi paesi apettitibili per gli immigrati. Togliendo di mezzo questi paragoni che comunque non ci aiutano molto, volevo sottolineare di come sia molto importante agire contemporaneamente sia con il pugno duro con i criminali, delinquenti e chi commette reati, ma nello stesso tempo essere nello stesso modo duri e decisi nel rendere la vita più semplice e offrire più diritti a quelli che hanno fatto dell’Italia la loro patria. L’immigrazione ha il merito di non portare problemi nuovi in Italia, ma semplicemente di fare da cartina di tornasole a problemi già esistenti. Anche gli stranieri come gli stessi italiani chiedono quasi in ginocchio allo stato che ci sia : la certezza della pena, uno snellimento delle procedure burocratiche, una partecipazione più larga alle scelte di interesse pubblico, maggiore sicurezza, certezza delle regole di una buona convivenza, un sistema scolastico migliore, un sistema sanitario efficiente…e potrei continuare a lungo.


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MessaggioInviato: dom nov 25, 2007 17:06 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:06 pm
Messaggi: 6306
[color=darkblue]La Procura si scaglia contro l’editto Bitonci
Silvia Bergamin

Usurpazione di funzioni, sindaco indagato: il Comune non può valutare i precedenti penali
«E’ una forzatura contro un atto che tutti vogliono» CITTADELLA. Avviso di garanzia. Clamoroso colpo di scena nella vicenda dell’editto «anti-sbandati» del sindaco di Cittadella, Massimo Bitonci. Un’informazione di garanzia per l’ipotesi di reato di usurpazione di funzione pubblica gli è stata notificata nel tardo pomeriggio di ieri. Ovviamente, in relazione all’ordinanza che fissa per gli stranieri dei tetti di reddito minimi dimostrabili per ottenere la residenza nel comune patavino. Contestualmente, è stata requisita la copia originale dell’ordinanza, quell’ordinanza che ha fatto - o sta facendo - il giro d’Italia. L’atto è stato emesso dalla procura della Repubblica di Padova.
«Lo trovo un atto un po’ forzato nei confronti di un sindaco», il commento a caldo di Bitonci, che vede nelle indagini «una forzatura atta a bloccare l’espansione di un provvedimento che è stato chiesto da centinaia di comuni». Al centro degli accertamenti avviati dalla procura patavina c’è la parte dell’ordinanza in cui si fa riferimento alla costituzione di una commissione interna comunale, di cui il sindaco è uno dei membri, che è chiamata a valutare le richieste. Un controllo che porterebbe anche a far emergere eventuali situazioni di persone con precedenti penali. Nello specifico, il passaggio «incriminato» è quello che prevede «un’apposita commissione interna, costituita dall’ufficiale d’Anagrafe, da un funzionario dell’Ufficio demografico e da un appartenente la Polizia Locale, con il compito di esaminare le singole richieste e ove ne sussistano i motivi, stabilire la necessità di inoltrare l’informativa preventiva al Prefetto ed al Questore di Padova». «Nell’ordinanza - spiega il sindaco - non c’è alcuna sostituzione di ruoli; infatti, è demandata alla Prefettura e alla Questura ogni ulteriore valutazione sui possibili casi rilevati. Volevamo solo segnalare delle situazioni, non fare attività sostitutiva a quella svolta dalle forze dell’ordine. Io sono comunque sereno e a disposizione per tutti i chiarimenti del caso». «La nostra - conclude Bitonci, riappellandosi al sentire della gente - è una ordinanza che ha trovato il consenso popolare e che voleva dare una mano alle forze dell’ordine».
Intanto, i vertici della Lega Nord si schierano subito con il sindaco. Il vicepresidente del Veneto Luca Zaia affida a un’ironia tagliente il proprio commento sull’informazione di garanzia notificata ieri al sindaco di Cittadella: «Per non far perdere inutilmente tempo ai procuratori della Repubblica invito tutti i sindaci che hanno firmato un’ordinanza simile a quella sottoscritta da Bitonci a presentarsi direttamente nelle caserme dei carabinieri». Si dice «stupito, amareggiato e deluso» l’esponente leghista del provvedimento della magistratura. «Esprimo al sindaco di Cittadella - sottolinea Zaia - tutta la mia solidarietà. Quando ho appreso il fatto mi è subito venuto in mente l’avviso di garanzia che ho preso nel 1998 in piena campagna elettorale per le quote latte. Dico che, come al solito, si usano due pesi e due misure. Si colpiscono con provvedimenti giudiziari - prosegue il vicegovernatore - i sindaci che fanno il proprio dovere per il bene dei loro cittadini e si lasciano per strada impuniti i contestatori che distruggono le città».
Per Zaia «non ci sarebbe da meravigliarsi se lo strumento dell’avviso di garanzia fosse ora utilizzato proprio nei confronti di altri sindaci visto che in moltissimi stanno adottando questo tipo di ordinanze. La stagione degli avvisi di garanzia l’abbiamo già conosciuta e abbiamo visto che serve a far perdere ai cittadini la fiducia nelle istituzioni e a far perdere di vista l’obiettivo principale rappresentato dalla buona amministrazione». Resta il fatto eclatante: l’ordinanza è stata requisita. In un certo senso, arriva uno «stop» alla cavalcata trionfale per Bitonci. A settembre l’annuncio delle ronde padane «armate»; e poi un’escalation di provvedimenti: l’accordo con le categorie economiche per i rangers a pagamento (armati), il giro di vite sui phone center (fatti chiudere per mancanza dei requisiti igienico sanitari), l’ordinanza «proibizionista», il divieto di «accampamento» a Cittadella, contro i nomadi; infine l’editto anti-sbandati, che riprende il decreto legislativo 30/2007 emanato dal governo di centrosinistra. Un’ordinanza lanciata con toni tali da essere subito bollata di incostituzionalità; poi, ad un’analisi attenta, è emerso come il documento non sia che una ricognizione puntuale della normativa esistente. Intanto sabato protesta di Rifondazione comunista contro l’ordinanza. Domenica replica leghista, sotto il municipio.(22 novembre 2007)[/b]


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 Oggetto del messaggio: Re: Reddito minimo per abitare in città
MessaggioInviato: sab dic 01, 2007 13:10 pm 

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Messaggi: 3
ogni opinione è lecita


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 Oggetto del messaggio: Re: Reddito minimo per abitare in città
MessaggioInviato: sab dic 01, 2007 13:14 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:06 pm
Messaggi: 3
francescopf ha scritto:

Da noi invece mancano le spese per i sussidi di disoccupazione e per l'assistenza agli indigenti.

Ciao,
Francesco


Scusa ma da voi a Lugano non ci sono sussidi per la disoccupazione e per l´assistenza agli indigenti?

O dove?

OG


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 Oggetto del messaggio: Re: Reddito minimo per abitare in città
MessaggioInviato: sab dic 01, 2007 19:14 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
Messaggi: 3234
oriundogelmini ha scritto:
francescopf ha scritto:

Da noi invece mancano le spese per i sussidi di disoccupazione e per l'assistenza agli indigenti.

Ciao,
Francesco


Scusa ma da voi a Lugano non ci sono sussidi per la disoccupazione e per l´assistenza agli indigenti?

O dove?

OG

Scusa ma dico "da noi" riferendomi all'Italia, al nostro paese, e non certo a quello in cui abito da 20 anni.
Mi pare implicito, discutendo tra noi sul forum che faccia riferimento all'Italia.
Comunque sussidi di disoccupazione ed assistenza agli indigenti per quanto mi risulta ci sono ovunque in Europa ed nordamerica, salvo Grecia, Portogallo ed Italia.

Ciao,
Francesco


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 Oggetto del messaggio: Re: Reddito minimo per abitare in città
MessaggioInviato: dom dic 02, 2007 15:52 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:06 pm
Messaggi: 3
francescopf ha scritto:
oriundogelmini ha scritto:
francescopf ha scritto:

Da noi invece mancano le spese per i sussidi di disoccupazione e per l'assistenza agli indigenti.

Ciao,
Francesco


Scusa ma da voi a Lugano non ci sono sussidi per la disoccupazione e per l´assistenza agli indigenti?

O dove?

OG

Scusa ma dico "da noi" riferendomi all'Italia, al nostro paese, e non certo a quello in cui abito da 20 anni.
Mi pare implicito, discutendo tra noi sul forum che faccia riferimento all'Italia.
Comunque sussidi di disoccupazione ed assistenza agli indigenti per quanto mi risulta ci sono ovunque in Europa ed nordamerica, salvo Grecia, Portogallo ed Italia.

Ciao,
Francesco


Non c´e´ praticamente nulla neanche in Romania, Albania, Polonia, Slovacchia ed altri posti, eppure sono Europa anche la´.

Lugano e´ Europa o dove???

OG


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