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 Oggetto del messaggio: Il Mercato del Lavoro in Italia oggi.
MessaggioInviato: gio mar 13, 2008 14:11 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:10 pm
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Competitività e rischi a breve termine
Dal punto di vista competitivo, questo fattore si dimostra un’evidente convenienza, dal momento che la dinamica salariale assicura un vantaggio in termini di costi: in Italia il costo medio in euro per un’ora lavorativa, stando ai dati forniti dallo Yearbook dell’Eurostat, è superiore solo a quello di Spagna, Portogallo e Grecia. Se si guarda poi al potere d’acquisto, l’Italia è davanti solo al Portogallo. Secondo l’Istituto, a gravare è stata l’inflazione, che di fatto ha “prosciugato i salari”. La modesta dinamica salariale italiana appare in armonia con gli auspici della Commissione europea, secondo cui nel nostro Paese “i costi unitari del lavoro devono essere mantenuti sotto la media europea”, così da consentire di “riguadagnare competitività. Tutti gli indicatori mostrano che nel 2006 ha prevalso la moderazione salariale e in futuro i rischi appaiono equilibrati”. Ci sono rischi a breve termine, ma le riforme del mercato del lavoro e la globalizzazione possono contribuire a contenere eccessive rivendicazioni salariali.
Salari al lordo e al netto
Secondo l’indagine dell’Eurispes, la posizione italiana nella classifica europea non cambia se viene considerato il salario lordo, che si differenzia dal costo del lavoro soprattutto per la quota di contributi previdenziali a carico del datore di lavoro: la posizione dell’Italia in classifica resta immutata al quartultimo posto, ma confrontando i dati si nota che al dipendente italiano spetta solo il 52% del salario lordo del lavoratore medio danese, perché nel nostro Paese i contributi previdenziali sono più gravosi che in Danimarca.
A causa del diverso peso di quella parte dei contributi sociali che è a carico delle imprese, si modifica anche, ed in maniera significativa, la classifica dei Paesi europei. Il cosiddetto cuneo fiscale varia da Paese a Paese e va dal 51% della Germania per un lavoratore senza famiglia a carico al 22,3% del dipendente irlandese con moglie e due figli a carico.
L’indagine dell’Eurispes evidenzia come la posizione del lavoratore italiano peggiori ancora nel caso si prenda in considerazione il reddito annuo netto: in tal caso l’Italia con 16.242 euro è penultima, nel 2006, tra tutti i Paesi europei, e la sua posizione è peggiorata negli ultimi 3 anni.


Borgetti Patrizio
borgettipatrizio@tiscali.it

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Ultima modifica di Ospite il mar apr 20, 2010 12:10 pm, modificato 1 volta in totale.

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 Oggetto del messaggio: Re: Il Mercato del Lavoro in Italia oggi.
MessaggioInviato: mer mar 19, 2008 15:19 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:10 pm
Messaggi: 75
borgetti patrizio ha scritto:
Competitività e rischi a breve termine
Dal punto di vista competitivo, questo fattore si dimostra un’evidente convenienza, dal momento che la dinamica salariale assicura un vantaggio in termini di costi: in Italia il costo medio in euro per un’ora lavorativa, stando ai dati forniti dallo Yearbook dell’Eurostat, è superiore solo a quello di Spagna, Portogallo e Grecia. Se si guarda poi al potere d’acquisto, l’Italia è davanti solo al Portogallo. Secondo l’Istituto, a gravare è stata l’inflazione, che di fatto ha “prosciugato i salari”. La modesta dinamica salariale italiana appare in armonia con gli auspici della Commissione europea, secondo cui nel nostro Paese “i costi unitari del lavoro devono essere mantenuti sotto la media europea”, così da consentire di “riguadagnare competitività. Tutti gli indicatori mostrano che nel 2006 ha prevalso la moderazione salariale e in futuro i rischi appaiono equilibrati”. Ci sono rischi a breve termine, ma le riforme del mercato del lavoro e la globalizzazione possono contribuire a contenere eccessive rivendicazioni salariali.
Salari al lordo e al netto
Secondo l’indagine dell’Eurispes, la posizione italiana nella classifica europea non cambia se viene considerato il salario lordo, che si differenzia dal costo del lavoro soprattutto per la quota di contributi previdenziali a carico del datore di lavoro: la posizione dell’Italia in classifica resta immutata al quartultimo posto, ma confrontando i dati si nota che al dipendente italiano spetta solo il 52% del salario lordo del lavoratore medio danese, perché nel nostro Paese i contributi previdenziali sono più gravosi che in Danimarca.
A causa del diverso peso di quella parte dei contributi sociali che è a carico delle imprese, si modifica anche, ed in maniera significativa, la classifica dei Paesi europei. Il cosiddetto cuneo fiscale varia da Paese a Paese e va dal 51% della Germania per un lavoratore senza famiglia a carico al 22,3% del dipendente irlandese con moglie e due figli a carico.
L’indagine dell’Eurispes evidenzia come la posizione del lavoratore italiano peggiori ancora nel caso si prenda in considerazione il reddito annuo netto: in tal caso l’Italia con 16.242 euro è penultima, nel 2006, tra tutti i Paesi europei, e la sua posizione è peggiorata negli ultimi 3 anni.

Borgetti Patrizio.


io credo che noi italiani diamo troppo spazio a cio' che avviene negli altri Paese europei. ognuno di questi ha una sua tradizione e soprattutto una propria filosofia di vita che male applica agli altri e cio' mi sembra giusto. gli istituti di ricerca demoscopica farebbero meglio, talvolta, ad occuparsi della raccolta delle carote!.
io piccolo imprenditore sembra alla ricerca di forza lavoro devo dire che non e' un problema di salario ma di: disponibilita', voglia di fare, e mancanza della conseguenza al sacrificio. voglio dire che si problemi di occipazione ve ne sono ma cio' che risulta eclatante e' proprio la VOGLIA DI VOLER LAVORARE, talvolta con sacrifici notevoli....
e' mai possibile che tra cinque candidati/e risulta al primo posto: in quale periodo andro' in ferie ?, ci sono i permessi retribuiti?, io il sabato non sono disponibile!. e allora si che debbo assumere un cittadino indiano che tra l'altro possiede una notevole cultura generale.
Infine vorrei specificare che la Commissione Europea...a proposito ma che ci sta a fare?
Scusate l'amaro sfogo.


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