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 Oggetto del messaggio: LETTERA APERTA
MessaggioInviato: sab mar 08, 2008 15:06 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:11 pm
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LETTERA APERTA

Le sempre più difficili condizioni di lavoro in cui operano i dipendenti degli uffici giudiziari inducono a scrivere queste poche note sulla situazione della Giustizia italiana e dei luoghi ove essa si amministra.
In primo luogo, rivolgiamo un invito pressante a tutta la classe politica perché prendano atto che di questo passo l’intero sistema è destinato a collassare entro brevissimo tempo…sia per la mancanza di adeguate risorse che per i necessari strumenti.
A partire dal 2000, a seguito di diverse riforme (tutte a costo zero), il carico di lavoro complessivo, per numero di procedimenti iscritti e provvedimenti emessi, è aumentato del 40% circa. Di pari passo, il numero complessivo dei magistrati è aumentato, mentre il personale amministrativo è notevolmente diminuito: si è passati, infatti, dalle 51.200 unità circa del 1999 a meno 40.700 unità!!!
Il risultato è che ogni lavoratore si trova a dover gestire un carico di lavoro cresciuto del 75%, utilizzando mezzi e strumenti, anche informatici, sempre più inadeguati e scarsi.
Allora, non si stupisca il cittadino se i tempi della Giustizia sono lentissimi e che, al danno patito per la durata biblica di una causa, segua la ineluttabile beffa di non vedere eseguita la sentenza … per mancanza di personale amministrativo.
Purtroppo, sono questi i risultati perversi che si ottengono quando il “servizio giustizia” viene visto come un costo da tagliare e non già come una risorsa per la collettività sulla quale investire.
Peraltro, non ci ha mai “appassionato” il fatto che i nostri governanti continuino a dedicare particolare cura per razionalizzare i costi: infatti costoro si arrabattano per racimolare qualche centesimo da destinare alla Giustizia senza avvedersi di essere comodamente seduti su un forziere d’oro che non sanno aprire. Le stime ufficiali dicono che i crediti vantati dallo Stato, a seguito delle sentenze di condanna con pene pecuniarie e simili, si aggirano intorno ad oltre due miliardi di euro!
Perciò verrebbe da chiedere a questi governanti, succedutesi nel tempo: come mai non abbiano consentito l’assunzione di nuovo personale per svolgere un servizio di cancelleria così redditizio ma anche e, soprattutto, per evitare che i crediti erariali si prescrivano con il decorso del tempo?
Viene da pensare che tutto ciò sembra essere una condizione creata ad arte per giustificare la consegna ai privati di pezzi sempre più consistenti del servizio giustizia sebbene sia dimostrato che questo tipo di privatizzazione ha costi per la collettività più che raddoppiati.
In tutto questo marasma, il personale giudiziario, benché additato da più parti come fannullone assenteista e improduttivo, si arrabatta e riesce a dare al cittadino, malgrado tutto, un servizio dignitoso … pagato tuttavia a duro prezzo:
• lo stress da lavoro è tra i più alti nella pubblica amministrazione e, anche volendo tacere sul mobbing, sono sempre più frequenti i casi di malattie di carattere psico-somatico che comportano ricoveri ospedalieri;
• il lavoratore giudiziario, oltre a sopportare un’assurda flessibilità di mansioni imposta dal vigente ordinamento professionale, è spesso sfruttato in compiti superiori a quelli per cui è stato assunto e retribuito proprio per la necessità di assicurare il servizio che non tiene conto della cronica carenza di personale;
• oltre a questo particolare aspetto definibile come vero e proprio lavoro-nero, denunciamo in modo fermo il fatto che i lavoratori giudiziari sono fortemente demotivati e delusi in quanto, oltre a dover assistere impotenti allo sfascio della Giustizia, non hanno avuto la possibilità di migliorare la propria posizione nemmeno attraverso un sacrosanto avanzamento di carriera.
Ricordiamo a tutti che è dal lontano 1998 che aspettiamo la c.d. “riqualificazione”. E, su questo tema, molte promesse e molte chiacchiere sono state fatte da governanti, sigle sindacati, ministri, parlamentari … senza mai concludere nulla.
Quanto è emerso finora è sufficiente per farci esclamare: BASTA!
Quando parliamo con il cittadino comune viene naturale raccontare, con sdegno, che occorrono circa
venti stipendi medi di un lavoratore della giustizia per uno da parlamentare, ottanta per quello di un
ministro, quasi seimila per quello del Presidente di Confindustria …
Invece, per far funzionare la traballante macchina giudiziaria, il lavoratore viene obbligato, oltre a tutto il resto, a fare attività straordinaria. Purtroppo, il costante taglio dei fondi a partire dal 1994 comporta che solo il 20% degli straordinari è retribuito, mentre per il restante 80% il dipendente, suo malgrado, è costretto, nei fatti, a fruire del c.d. riposo compensativo.
Oltre al danno la beffa! … visto che questo meccanismo non determina alcun versamento a titolo di ritenuta previdenziale. In una parola, meno soldi nella pensione del lavoratore! A conti fatti inferiore di quasi un 10%.
Le risorse per la gestione quotidiana del servizio Giustizia sono passate, dati alla mano, dal 2002 al 2006 da 343.203.787 a 167.411.177 euro, quindi sono diminuite del 51%!
Il Ministero della Giustizia ha debiti consolidati che superano i 250 milioni di euro. Perciò non ci sono soldi né per le cose indispensabili (carta, toner, penne …) né per la manutenzione delle strutture giudiziarie. Quindi la maggior parte dei lavoratori è costretto ad operare in edifici fatiscenti, fuorilegge e insalubri tanto che molti sarebbero a rischio chiusura se solo si applicasse il D.Lgs 626/94.
Secondo i dati della Ragioneria generale dello Stato, il Ministero della Giustizia è quello che nel 2005 ha realizzato i maggiori risparmi nel settore delle retribuzioni con un calo complessivo del 9%. Chiaramente il peso è caduto tutto sulle spalle dei lavoratori (che bello!). Così hanno trovato la quadratura del cerchio ribaltando il famoso slogan degli anni 60: ora, infatti, si guadagna di meno, si lavora in pochi e ognuno produce per due.
E’ giunta l’ora che i lavoratori giudiziari, definiti da taluni assenteisti, un po’ fannulloni ed improduttivi da altri, invece, stacanovisti, fedeli servitori dello Stato, al servizio sempre del cittadino e …, ESCLAMINO INDIGNATI: Non ne possiamo più! Le cose non possono andare avanti così!
Se qualcuno (alcuni poteri politici ed economici!), pensa di affondare la giustizia italiana per perseguire propri fini troverà nei lavoratori e, crediamo, nei cittadini, la più ferma opposizione.
Mentre in questi giorni imperversa la campagna elettorale con il gioco delle coalizioni e degli schieramenti elettorali, AL GOVERNO CHE VERRA’ DICIAMO FIN D’ORA:
• non sono più rinviabili investimenti per il potenziamento delle risorse umane e strumentali;
• il lavoratore deve essere messo nella condizione di dare un servizio giustizia snello, rapido ed efficace, nell’interesse di tutto il paese;
• il sacrosanto diritto alla carriera deve essere immediatamente riconosciuto.
E DA SUBITO CHIEDIAMO…
• assunzioni di personale secondo i reali bisogni del sistema giudiziario;
• strutture adeguate;
• stop ai fatiscenti ed indecorosi locali, non degni di un paese civile;
• riqualificazione immediata per tutti i lavoratori giudiziari;
• retribuzioni adeguate al costo della vita e agli standard europei;
• perequazione dell’indennità di amministrazione per tutti i dipendenti del Ministero della Giustizia, soprattutto per evitare le attuali ingiustificate disparità di trattamento in materia previdenziale;
• internalizzazione dei servizi abbattendo così i costi.
La RdB P.I., a sostegno di queste rivendicazioni, metterà in campo nei prossimi giorni iniziative e manifestazioni invitando i Lavoratori, le RSU, i Cittadini, le Associazioni e i Politici ad intervenire: per una Giustizia celere ed efficiente al servizio della collettività; per il diritto dei lavoratori alla dignità - alla carriera – a salari adeguati.
E’ bene che si sappia: i lavoratori giudiziari non sono più disposti a tollerare che sulla loro pelle si facciano riforme a costo zero, né ad assistere impotenti al lento dissolvimento della Giustizia!

Roma, 18 febbraio 2008 RdB P.I. – Esecutivo Giustizia


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