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 Oggetto del messaggio: Sulle nuove pensioni di vecchiaia c'è un silenzio allarmante
MessaggioInviato: ven mar 07, 2008 22:57 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:08 pm
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Signor Ministro Visco,
leggo su uno dei maggiori quotidiani nazionali che l’extra gettito di 12 miliardi di Euro per il 2007 la rende, giustamente, felice ed orgoglioso. Tutti noi Cittadini riconosciamo l’importanza fondamentale della lotta all’evasione fiscale in un Paese il cui debito pubblico è molto alto e la disposizione a pagare le tasse non altrettanto. Ma come si può conciliare in un Paese civile, questa oggettiva e riconosciuta capacità di far pagare i giusti tributi allo Stato con quella di far "cassa" ad ogni costo anche sottraendo legalmente ma arbitrariamente, a chi aveva maturato tutti i diritti, l’assegno di pensione di vecchiaia per alcuni mesi ? La nuova disciplina per la pensione di vecchiaia , con l’introduzione delle "finestre" costituisce, nei fatti, una sottrazione temporanea ed indebita della rendita pensionistica di Cittadini che versando contributi previdenziali obbligatori durante l’attività lavorativa , hanno maturato il diritto alla citata rendita. Il disagio materiale e morale causato dagli effetti della nuova legge è ancora maggiore se si considera che , di fatto, sono solo i pensionandi senza OCCUPAZIONE ad esserne vittime, poiché per gli altri, quelli occupati, è stata trovata una soluzione che non li priverà del reddito. Ma Voi tutti, Governo, parti sociali, rappresentanti di imprese, avevate previsto questo effetto iniquo sui più deboli ? Lei si rende conto che questa privazione di reddito sofferta e subita dai più deboli, in condizione di impotenza e frustrazione, è vissuta come un’azione di violenza ingiustificata , ancora più incomprensibile perché esercitata con il crisma della legalità di Stato ? Qualcuno, a dire il vero più di un sindacato o patronato, ci ha chiesto di chiedere –temporaneamente- un’indennità di tipo assistenziale , ma non Vi rendete conto che è una proposta umiliante per chi ha maturato a tutti gli effetti dei diritti di natura previdenziale che sono ben altra cosa rispetto all’assistenza di Stato esercitata verso i più indigenti ? Il fatto è che , e noi ne siamo purtroppo consapevoli, quando avete deciso nel luglio 2007 i provvedimenti in materia previdenziale che hanno abolito lo "scalone" Maroni sostituendolo in modo favorevole (per i pensionandi di anzianità) con gli "scalini", intorno al tavolo della concertazione c’erano tutti, meno qualcuno che tutelasse i diritti dei pensionandi di vecchiaia, senza lavoro. Perché questi ultimi, sui quali avete scaricato l’onere di rimpinguare le casse previdenziali squilibrate dall’introduzione degli "scalini"per le pensioni di anzianità, non sono in realtà più lavoratori e non sono neanche pensionati, quindi sono esseri invisibili per le parti sociali ed inesistenti per il governo. E’ questa la dura realtà. A lei che pensa sempre e solo a far quadrare i conti , io voglio dire ancora che, nessuna esigenza di natura economico-finanziaria , come quella del risparmio previdenziale sollecitato dalla UE, può giustificare e rendere accettabile , in un Paese civile in cui esiste una Stato di diritto, un atto che lede profondamente i principi giuridici di uguaglianza di fronte alla legge, con un danno oggettivo materiale e morale per i più deboli ed indifesi. Per anni le casse previdenziali del nostro Paese hanno erogato danari in quantità , spesso in modo improprio, per assistenza , impoverendosi e snaturando la primaria funzione previdenziale. Ora Voi chiedete ulteriori sacrifici a chi li ha già fatti e privo di lavoro ha consumato i suoi risparmi per arrivare dignitosamente alla data della pensione di vecchiaia. Ci sono e ci sono stati nel nostro Paese , per anni, ingenti risorse destinate agli ammortizzatori sociali, talvolta elargite a qualche fascia di lavoratori privilegiati, scartati da aziende importanti che avevano fatto accordi con governo e sindacati. Sappiamo tutti che ci sono stati imprenditori che ne hanno approfittato con la scusa dello svecchiamento del personale , in vista di inderogabili ristrutturazioni aziendali, pagate di fatto con danaro pubblico. Ci sono stati lavoratori over 50 posti in mobilità triennale per essere poi accompagnati docemente alla pensione a 57 anni (FIAT, Telecom). Prossimamente, stessa musica varrà per Alitalia e Malpensa. Si può anche capire che lo Stato Sociale si prenda cura di diminuire i disagi dei lavoratori 48enni , in pensione anticipata, del settore siderurgico; ma gli over 60, in attesa di pensione di vecchiaia e per giunta senza lavoro, cosa sono "carne da macello " ? E adesso si decide di fare economie, davvero, mettendo a digiuno chi è già a dieta rigida da lungo tempo, i pensionandi disoccupati di lungo termine che hanno raggiunto 60 e 65 anni (donne e uomini), e che hanno già maturato il diritto alla pensione di vecchiaia ? Si tratta di un nuovo tipo di Stato Sociale, esattamente capovolto rispetto a quello che noi conoscevamo ? Allora Signor Ministro Visco, cerchi insieme ai suoi colleghi di rimediare all’errore fatto (errore è un giudizio tra i più benevoli !) , tra l’altro c’è l’extra gettito di 12 miliardi, orgoglio del governo uscente, una cui parte sarebbe giusto a questo punto utilizzare per evitare una grande ingiustizia sociale: quella della sottrazione indebita di alcuni mesi di rendita pensionistica ai neopensionati (e pensionandi) di vecchiaia senza lavoro che altrimenti, oltre a provocare un grave danno economico, lascerà un profondo senso di amarezza e sfiducia verso lo Stato. Grazie per l’attenzione.

Distinti saluti.

Vittorio Ascalone; vascalo@fastwebnet.it


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 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: ven mar 21, 2008 15:21 pm 

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http://www.decidere.net/home/2008/3/16/ ... -i-gi.html


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MessaggioInviato: lun mar 24, 2008 19:34 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:08 pm
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Grazie a Davide da Pisa per avere citato l'intervento critico del radicale Capezzone alle scelte in tema di pensioni, del Governo Prodi. In sostanza, ci ricorda Capezzone, mentre tutti i governi tendono all'innalzamento dell'età pensionistica, Prodi modificando il decreto Maroni (lo scalone) , ha abbassato da 60 a 58 anni l'età per il raggiungimento della pensione di anzianità, per il 2008.Allo stesso tempo il Governo Prodi, però, dopo avere accontentato i Sindacati (che avevano forzato la mano per abolire il decreto Maroni) introducendo i più dolci "scalini", ha voluto dare una dimostrazione di grande equilibrio e giustizia previdenziale , innalzando l'età pensionabile della vecchiaia di un periodo da tre a sei mesi, per i lavoratori dipendenti.Come dire andando a togliere dalle tasche dei futuri pensionati, i pensionandi, da tre a sei mesi di pensione. Che bella dimostrazione di forza ! Come andare a rubare in chiesa ! Sarà difficile convincere questa gente DERUBATA LEGALMENTE a votare per il centro-sinistra ovvero per il PD !


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 Oggetto del messaggio: Gli scaloni, gli scalini, i coefficienti...
MessaggioInviato: mer mar 26, 2008 18:00 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:10 pm
Messaggi: 74
http://www.radicalipisa.it/node/78

Sappiamo che il tema delle pensioni non è argomento facile e neppure di quelli che riempiono le sale di giovani (anche se universitari). Eppure è di quelli che riguardano in primo luogo proprio coloro che stanno per entrare o sono appena entrati nel mondo del lavoro. Noi ci proviamo a fare un po’ di informazione su un argomento che al di là di alcuni termini tecnici (lo scalone, gli scalini, i coefficienti, ecc..) è materia puramente politica e ci parla, usando un linguaggio caro ai materialisti storici, di un conflitto tra classi, ancorché generazionali.
La profonda mutazione demografica che ci porta verso una società con molti anziani e pochi giovani mina alla base i sistemi pensionistici a ripartizione attivati negli anni ’60, quelli cioè che sono basati sull’equilibrio del rapporto tra lavoratori attivi e pensionati e che scaricano il costo delle pensioni sulle generazioni successive. Sono sistemi che hanno richiesto implicitamente la definizione di un contratto sociale tra generazioni, i cui termini però sono sempre stati scritti dai beneficiari. I pensionati e i pensionandi. I grandi esclusi sono i lavoratori attivi, le giovani e le giovanissime generazioni, fino ai non nati. Nessuna di queste gene­razioni ha mai sottoscritto alcun patto. In Germania tale conflitto è stato superato dai socialdemocratici votando un in­nalzamento dell'età pensionabile che è si graduato nel tempo ma sale a 67 anni, ben dieci oltre la soglia oggi vigente da noi. In Italia una buona strada per i liberali dei due schieramenti sarebbe quella di considerare la proposta di legge volenterosa (prime firme: Capezzone, Tabacci, Della Vedova, Urso, Mellano, Poretti, Beltrandi, Turco, D'Elia) che alza l'età pensionabile di un anno ogni due anni (fino ad arrivare a 65 anni nel 2018), con, a quel punto, un risparmio a regime di 7 miliardi di euro annui: un “tesoretto” più che sufficiente a realizzare un vero sistema di ammortizzatori sociali (oggi, in Italia, su 100 persone che perdono il lavoro, solo 17 hanno una qualche forma di tutela ) e anche ad elevare le pensioni minime.
Abbiamo chiamato a discutere di questi temi alcuni esperti con formazioni ed idee diverse. Tra questi anche il giovane Michele De Lucia, membro della direzione di Radicali italiani e consulente della Commissione Attività produttive della Camera (quella presieduta da Daniele Capezzone), che sul tema si cimenta da anni, raccogliendo dati e documenti su welfare all’italiana, sindacati e, appunto, pensioni


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