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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Omosessuali Precari
MessaggioInviato: dom feb 24, 2008 02:04 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:10 pm
Messaggi: 30
Uno dei motivi che impedisce in Italia ed in particolare nel meridione la realizzazione di un movimento di massa degli omosessuali, paragonabile a quello spagnolo, francese è inglese non è l'eccessiva ingerenza della chiesa come molti pretendono per creare false contrapposizioni ideologiche.

Il problema principale degli omosessuali, più che per gli altri cittadini italiani, è decisamente la precarietà del lavoro.

Non basterebbe una legge sui Pacs o sul Matrimonio gay a garantire infatti le persone o le coppie omosessuali, ma neppure una vaga legge contro l'omofobia perché la precarietà del lavoro è una forma molto sottile che permea l'esistenza dei gay e delle lesbiche lasciandoli in balia di un mondo che li respinge.

Non parlo dei transessuali, respinti già nelle scuole, per la maggior parte dei quali esiste solo la prostituzione come possibile fonte di sostentamento primario e voluttuario (cioè per la vita corrente e per le spese derivanti dalle cure ormonali e dalle operazioni di chirurgia estetica). L'Italia garantisce solo la gratuità dell'operazione di transizione dei genitali esterni, ma questa coinvolge in realtà solo il sette per cento dei trans senza pesare affatto sul grave scompenso economico e sociale dettato dalla profonda e precoce esclusione sociale.

Per omosessuali e lesbiche, sia che possano nascondersi sia che vogliano dichiararsi in pubblico, sia che non possano evitare sospetti per il loro comportamento, la precarietà del lavoro è il limite tra un'esistenza al di sotto delle proprie reali capacità e l'esclusione sociale, vissuta come più dura perché evitabile a prezzo di negare sé stessi in pubblico.

Già nelle famiglie, soprattutto nel meridione, i figli omosessuali e le figlie lesbiche vivono di sotterfugi per celare il proprio orientamento sessuale ed evitare di perdere l'unica fonte di sostentamento primario, soprattutto quando si tratti di giovani universitari. Il negare la propria omosessualità non sempre evita atti di omofobia però nemmeno tra le mura domestiche perché anche in assenza di evidenze o di prove certe è possibile capire gli orientamenti sessuali di una persona anche quando questi lo nega pervicacemente.

Questo percorso di sfida tra l'omofobia del gruppo di sostegno e l'omosessualità negata in pubblico diventa più forte nel campo lavorativo perché, tranne in alcune professioni ghetto, ancora oggi dichiararsi gay o essere percepiti come persone omosessuali è una buona ragione per ridurre all'esclusione sociale o al mobbing una persona. Dal lavoro deriva però l'intera possibilità di sostentamento per un omosessuale che non può contare sull'eventuale sostegno legale di un partner (a meno di prostituirvisi), né dei figli durante soprattutto durante l'età avanzata e la vecchiaia.

Il lavoro per un omosessuale assume allora anche la valenza di un'assicurazione per la vecchiaia, che sarà tanto più solitaria ed emarginata a sua volta perché a paragone di eterosessuali single o vedovi senza figli questi vedranno negata la propria sensibilità da parte di chi gli potrà fornire assistenza sociale per evitare il ridicolo dei propri sentimenti associati all'età avanzata.

Il mito di Zeus che rapisce Ganimede infatti continua a vedere l'omosessualità legata a figure giovani o mature, generalmente maschili, mentre le donne lesbiche, che sopravvivono più degli uomini gay, saranno per esempio trattate da anziane in modo improprio o come vedove o come zitelle.

Ecco chiarito anche perché non esiste una prospettiva verticale in Italia tra generazioni di solidarietà tra omosessuali, essendo la precarietà del lavoro, dei rapporti con la famiglia, e del trattamento incongruo da parte dell'assistenza sociale nell'età avanzata, una serie distinta di problematiche relazionali e sociali di cui la politica ideologizzata non riesce a percepire la difficoltà.

Eppure il conto è semplice ed è lo stesso che vale per l'emancipazione femminile: le garanzie sul lavoro, date le evidenti differenze, questa volta legate solo all'esclusione sociale in tutte le sue forme, da quelle esplicite a quelle subdole, dai licenziamenti ai maltrattamenti o al mobbing, sono le uniche armi utili per rendere sicura l'esistenza delle persone omosessuali ed allo stesso tempo per dargli modo di vivere apertamente se stessi in tutte le possibili forme sociali, fino appunto alla partecipazione politica attiva.

www.manliok.blogspot.com


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 Oggetto del messaggio: Re: Omosessuali Precari
MessaggioInviato: mar feb 26, 2008 18:42 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:03 pm
Messaggi: 5
Mahh !
In Italia c'è ormai un popolo sempre più ampio di precari, perché dovrebbero costituire specie protetta quelli omosessuali ?
Io credo che sia corretto richiedere pari diritti civili per tutti, indipendentemente da orientamenti religiosi, politici, sessuali,... come giustamente dice la costituzione.
I PACS basterebbero eccome, anche se questo PD non li farà.

Io sono un uomo, eterosessuale e precario da 15 anni, a tuo dire sono giuste le tutele per le donne, per gli omosessuali, per i biondi, i pelosi, io ho sono glabro e castano per cui m'attacco.
Suvvia cerchiamo di essere seri.

L'esclusione sociale, la solitudine e quant'altro sono preoccupazione per tutti i precari, la lotta alla precarietà è trasversale : uomini, donne di ogni nazione, religione, orientamento sessuale.


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 Oggetto del messaggio: non confondiamo
MessaggioInviato: mar feb 26, 2008 19:37 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:10 pm
Messaggi: 30
Intanto le porgo tutta la mia solidarietà nella speranza che il PD vinca in modo da legiferare per i precari anche se forse non potrà fare lo stesso per le coppie gay.
Io però sto parlando di esclusione sociale e in questo siamo d'accordo: uomini donne trans gay etero bianchi neri... tutti uguali.

Però il nostro è un sogno non è la realtà: un omosessuale, una lesbica e va da sè un trans vengono regolarmente licenziati per il loro orientamento sessuale, tranne in alcune nicchie di mercato e subiscono il mobbing più facilmente di altre persone; a parità di merito non ricevono lo stesso stipendio né hanno accesso alle stesse possibilità di carriera.

Se non si ha un titolo di studio e si è transessuale o effemminato non si può fare il carpentiere o l'operaio...
Se un pediatra o un avvocato sono gay o lesbiche non avranno lo stesso numero di clienti e nel pubblico avranno comunque più problemi dei loro colleghi anche quando sono single...

E' di questo che una legge sul precariato a mio avviso non può non tener conto: delle maggiori difficoltà oggettive che soprattutto i transessuali, ma anche i gay e le lesbiche al di fuori delle nicchie protette, incontrano nel mondo del lavoro in tutti i livelli sociali, soprattutto quando sono precari o hanno un basso o nessun titolo di studio!


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 Oggetto del messaggio: Re: non confondiamo
MessaggioInviato: sab mar 01, 2008 09:07 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:03 pm
Messaggi: 5
Credo che bisogna essere realisti caro il mio koilnam, questi non sono tempi per leggi etiche moderne, il Vaticano oggi ha un'influenza sulle componenti politiche enorme, e sui cittadini pure a quanto pare (a giudicare dall'esito dei referendum sulla procreazione assistita).
Dobbiamo guardare a cos'è e com'è composto oggi il PD, la componente teodem è la componente più radicale e rumorosa (e sarà la prima a tradire a mio modo di vedere).
Non mi aspetto prossimamente leggi a favore dei gay, coppie di fatto o procreazione assistita un po' meno che medievali.

Glielo dico con tutta la mia simpatia, ho partecipato al gay pride di Roma nel 2000, ed a quello di Padova qualche anno fa, come spesso accade i cittadini italiani sono molto più avanti dei loro politici, bisogna portare pazienza.

Saluti


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