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 Oggetto del messaggio: ULIVONE E SOCIALISMO (Parte 2)
MessaggioInviato: lun ott 29, 2007 22:33 pm 

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Hobsbawm Eric :il Mercato Uccide le Democrazie

ANTICIPAZIONE L' allarme dello storico inglese: le privatizzazioni indeboliscono le istituzioni e la politica Decadono gli Stati nazionali.Se il mercato uccide la democrazia. E così l' unità di Italia, Spagna e Gran Bretagna è a rischio
Oggi «il popolo» è il fondamento e il punto di riferimento comune di tutte le forme di governo statali eccetto quella teocratica. E ciò non è soltanto qualcosa di inevitabile, ma è qualcosa di giusto, perché per avere un qualunque scopo il governo deve parlare in nome e nell' interesse di tutti i cittadini. Nell' epoca dell' uomo comune, ogni governo è un governo del popolo e per il popolo, anche se chiaramente non può essere, in nessun senso funzionale, un governo esercitato direttamente dal popolo. Tale principio non si basa solo sull' egualitarismo dei popoli, che non sono più disposti ad accettare una posizione di inferiorità in una società gerarchica governata da uomini superiori «per diritto naturale», ma anche sul fatto che finora i sistemi sociali, le economie e gli Stati nazionali moderni non hanno potuto funzionare senza l' appoggio passivo, ma anche la partecipazione attiva e la mobilitazione, di moltissimi dei loro cittadini. Questo principio rappresenta l' eredità del XX secolo. Ma sarà ancora la base dei governi popolari, incluso quello liberaldemocratico, nel XXI? La mia tesi è che la fase attuale dello sviluppo capitalistico globalizzato lo sta minando alle radici, e che ciò avrà - anzi, sta già avendo - serie implicazioni per quanto riguarda la democrazia liberale come viene intesa oggi. L' odierna politica democratica, infatti, si fonda su due assunzioni, una morale - o, se preferite, teorica - e l' altra pratica. Moralmente parlando, essa richiede il supporto esplicito del regime da parte della maggioranza dei cittadini, che si presume costituiscano il grosso degli abitanti dello Stato. Ma per quanto fossero democratici gli ordinamenti in vigore per la popolazione bianca nel Sudafrica dell' apartheid, un regime che privava permanentemente del diritto di voto la maggior parte della sua popolazione non può essere considerato come democratico. Gli atti con cui si esprime il proprio assenso alla legittimità di un sistema politico, come votare periodicamente alle elezioni, possono essere poco più che simbolici. Di fatto, è da molto tempo un luogo comune tra i politologi dire che solo una modesta minoranza di cittadini partecipa costantemente e attivamente alla vita del proprio Stato o di un' organizzazione di massa. Ciò torna a vantaggio di coloro che comandano; e, in effetti, è da tempo che i pensatori e i politici moderati si augurano la diffusione di un certo grado di apatia politica. Ma questi atti sono importanti. Oggi ci troviamo di fronte a un' evidentissima secessione dei cittadini dalla sfera della politica. La partecipazione alle elezioni appare in caduta libera nella maggior parte dei Paesi liberaldemocratici. Se le elezioni popolari sono il primo criterio di rappresentatività democratica, in che misura è possibile parlare di legittimità democratica per un' autorità eletta da un terzo dell' elettorato potenziale (la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti) o, come è avvenuto di recente per le amministrazioni locali britanniche e il Parlamento europeo, da qualcosa come il 10 o il 20 per cento dell' elettorato? O per un presidente americano eletto da poco più di metà del 50 per cento degli americani che hanno diritto di voto? Sul lato pratico, i governi dei moderni Stati nazionali o territoriali - qualunque governo - si basano su tre presupposti: primo, che abbiano più potere di altre unità operanti sul loro territorio; secondo, che gli abitanti dei loro territori accettino, più o meno volentieri, la loro autorità; e terzo, che tali governi siano in grado di fornire ai cittadini quei servizi ai quali non sarebbe altrimenti possibile provvedere, perlomeno non con la stessa efficacia (come «legge e ordine», per riprendere un' espressione proverbiale). Negli ultimi trenta o quarant' anni, questi presupposti hanno progressivamente perso la loro validità. In primo luogo, pur essendo ancora di gran lunga più potenti di qualunque rivale interno, anche gli Stati più forti, più stabili e più efficienti hanno perso il monopolio assoluto della forza coercitiva, non ultimo grazie alla marea di nuovi strumenti di distruzione portatili, oggi facilmente accessibili ai piccoli gruppi dissidenti, e all' estrema vulnerabilità della vita moderna di fronte agli sconvolgimenti improvvisi, per quanto leggeri possano essere. In secondo luogo, hanno iniziato a vacillare anche i due pilastri più solidi di un governo stabile, ossia (nei Paesi che godono di una legittimità popolare) la lealtà dei cittadini e la loro disponibilità a servire gli Stati, e (nei Paesi dove questa legittimità popolare manca) la pronta obbedienza a un potere statale schiacciante e indiscusso. Senza il primo pilastro, le guerre totali basate sulla coscrizione obbligatoria e sulla mobilitazione nazionale sarebbero state impossibili, così come sarebbe stata impossibile la crescita degli introiti erariali degli Stati fino all' odierna percentuale dei Pil (introiti che possono oggi superare il 40 per cento del Pil in alcuni Paesi e il 20 per cento anche negli Stati Uniti e in Svizzera). Senza il secondo pilastro, come ci mostra la storia dell' Africa e di ampie regioni dell' Asia, piccoli gruppi di europei non avrebbero potuto mantenere per generazioni il controllo sulle colonie a un costo relativamente modesto. Il terzo presupposto è stato minato non solo dall' indebolimento del potere statale ma anche, a partire dagli anni Settanta, da un ritorno, tra i politici e gli ideologi, a una critica dello Stato basata su un laissez-faire ultraradicale, secondo la quale il ruolo dello Stato stesso dev' essere ridimensionato a tutti i costi. Questa critica afferma, più per una sorta di fede teologica che non sulla base di evidenze storiche, che ogni servizio che le autorità pubbliche possono fornire o è qualcosa di indesiderabile, oppure potrebbe essere fornito in modo migliore, più efficiente e più economico dal «mercato». A partire da quel periodo, la sostituzione dei servizi pubblici con servizi privati o privatizzati è stata massiccia. Attività caratteristiche di un governo nazionale o locale come gli uffici postali, le prigioni, le scuole, l' approvvigionamento idrico e anche i servizi assistenziali e previdenziali sono stati ceduti a (o trasformati in) imprese commerciali; i dipendenti pubblici sono stati trasferiti ad agenzie indipendenti o rimpiazzati con subappaltatori privati. Anche alcune parti dell' apparato bellico sono state subappaltate. E, naturalmente, il modus operandi delle aziende private - che mirano alla massimizzazione dei profitti - è diventato il modello al quale ogni governo aspira a uniformarsi. E nella misura in cui ciò avviene, lo Stato tende a fare affidamento su meccanismi economici privati per sostituire la mobilitazione attiva e passiva dei propri cittadini. Allo stesso tempo, è impossibile negare che nei Paesi ricchi del mondo gli straordinari trionfi dell' economia mettono a disposizione della maggior parte dei consumatori più di quanto i governi o l' azione collettiva abbiano mai promesso o fornito in tempi più poveri. Ma il problema sta proprio qui. L' ideale della sovranità del mercato non è un complemento, bensì un' alternativa alla democrazia liberale. Di fatto, esso è un' alternativa a ogni sorta di politica, poiché nega la necessità di decisioni politiche, che sono esattamente le decisioni sugli interessi comuni o di gruppo in quanto distinti dalla somma di scelte, razionali o meno che siano, dei singoli individui che perseguono i propri interessi personali. Si aggiunga che il continuo processo di discernimento per scoprire che cosa vuole la gente, processo messo in atto dal mercato (e dalle ricerche di mercato), deve per forza essere più efficiente dell' occasionale ricorso alla grezza conta elettorale. La partecipazione al mercato viene a sostituire la partecipazione alla politica; il consumatore prende il posto del cittadino. Francis Fukuyama ha di fatto sostenuto che la scelta di non votare, così come la scelta di fare la spesa in un supermercato anziché in un piccolo negozio locale, «riflette una scelta democratica fatta dalle popolazioni. Esse vogliono la sovranità del consumatore». Senza dubbio la vogliono, ma questa scelta è compatibile con ciò che abbiamo imparato a considerare come un sistema politico liberaldemocratico? Così, lo Stato territoriale sovrano (o la federazione statale), che forma la cornice essenziale della politica democratica e di ogni altra politica, è oggi più debole di ieri. La portata e l' efficacia delle sue attività sono ridotte rispetto al passato. Il suo comando sull' obbedienza passiva o il servizio attivo dei suoi sudditi o cittadini è in declino. Due secoli e mezzo di crescita ininterrotta del potere, del raggio d' azione, delle ambizioni e della capacità di mobilitare gli abitanti degli Stati territoriali moderni, quali che fossero la natura o l' ideologia dei loro regimi, sembrano essere giunti al termine. L' integrità territoriale degli Stati moderni - ciò che i francesi chiamano «la Repubblica una e indivisibile» - non è più data per scontata. Fra trent' anni ci sarà ancora una singola Spagna - o un' Italia, o una Gran Bretagna - come centro primario della lealtà dei suoi cittadini? Per la prima volta in un secolo e mezzo possiamo porci realisticamente questa domanda. E tutto ciò non può non influire sulle prospettive della democrazia. * * * Dibattito Francis Fukuyama, Norbert Elias e Moisés Naím sono alcuni degli autori di cui Hobsbawm discute le tesi nei saggi contenuti all' interno del volume «La fine dello Stato». Il brano pubblicato qui accanto è tratto da una conferenza tenuta dallo storico britannico al club Athenaeum di Londra * * * L' autore e le opere Timori e interrogativi oltre il «Secolo breve» Il testo pubblicato in questa pagina è un estratto dal nuovo libro di Eric Hobsbawm (nella foto) «La fine dello Stato» (traduzione di Daniele Didero, pagine 123, 9) in uscita il 7 novembre per Rizzoli Il volume raccoglie e rielabora alcuni testi in cui lo storico britannico discute problemi cruciali del nostro tempo, dal destino delle nazioni al futuro della democrazia, fino alle nuove forme assunte dalla violenza politica Eric Hobsbawm, nato ad Alessandria d' Egitto da genitori ebrei austriaci, ha compiuto novant' anni lo scorso 9 giugno. Vive dal 1933 in Gran Bretagna, dove presiede il Birkbeck College dell' Università di Londra Storico di formazione marxista, ha acquisito una grande notorietà internazionale con i suoi studi sull' età contemporanea: «Le rivoluzioni borghesi. 1789-1848» (Laterza), «Il trionfo della borghesia. 1848-1875» (Laterza), «L' età degli imperi. 1875-1914» (Mondadori), «Il secolo breve. 1914-1991» (Rizzoli). La sua opera più recente tradotta in Italia è «Imperialismi» (Rizzoli)

Hobsbawm Eric

( da Corriere della Sera )


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MessaggioInviato: sab dic 22, 2007 00:36 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:00 pm
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LA CRISI DEL SISTEMA ITALIA E LA CRISI DELLA CLASSE POLITICA

Le costituenti in essere sono 3, è questo è un fatto sicuramente positivo.
Il fatto negativo è il TRASFORMISMO, ma in particolare è il TRASVERSALISMO il fatto negativo.
Molti politici di professione stanno nella costituente in cui è garantita una poltrona, indipendentemente dai valori di riferimento.
Inoltre con il trasversalismo la proposta A è bloccata nella costituente A dagli oppositori interni ma trova dei fans nella costituente B , questo IMPLICA la mancanza di VALORI FONDATIVI entro le singole costituenti.
Questa mancanza di una cultura progettuale e programmatica è trasversale a tutte e 3 le costituenti.
La definizione dell’Unione come un soggetto politico con un minimo comune denominatore era anche quello di trovare un luogo di verifica e di confronto in cui le componenti si univano su valori reali e non su bandiere formali e politicistiche.
Le primarie quindi sono il confronto non tra partiti ma tra linee di tendenza che vanno oltre le barriere partitiche.
Il successo delle primarie del PD dimostra questa affermazione.
Mentre la presenza di Testimonial di piccoli partiti alle primarie vinte da Prodi e la conseguenza di ritardi spaventosi nella elaborazione politica ed alla base delle difficoltà dell’attuale governo.

Cosa sono le tre costituenti ( PD, Costituente Socialista e la Cosa Rossa)?
Sono 3 piccole Unioni in sostanza mentre la Grande Unione era il luogo delle Diversità e conseguentemente il luogo della CREATIVITA,
le attuali 3 piccole unioni in negativo sono il luogo del corporativismo politico, della globalizzazione del CONVENZIALISMO.

1)La costituente del Partito Democratico.

Alcune componenti hanno come VALORE FONDATIVO il mercantilismo settecentesco.
Il mercato non come uno strumento dello sviluppo dell’economia ma il mercato come una ideologia fondante.
Il modello economico che hanno in mente è l’Inghilterra del postfeudalismo .
L’arrivismo sociale e la cultura del denaro sono la loro religione.
Fanno l’occhiolino alle lobby neoliberiste e ai poteri ‘forti’ ogni giorno.
Avrebbero voluto vendere l’Alitalia ai Hedge Fund in nome del prezzo come ordinatore unico dei fatti economici.
Poco importa se sono strumenti solo di natura finanziaria.
Sono innamorati dei Fondi Sovrani. In particolare del Fondo Sovrano della Repubblica Cinese che finanzia il deficit pubblico degli Stati Uniti e la guerra in Iraq.
Sono coinvolti ( conflitto di interessi) con i prodotti derivati che hanno indebitato nel lungo periodo gli enti pubblici italiani e naturalmente adesso li vogliono privatizzare.
Del resto nel PD ci sono anche altre componenti piu vitali e dinamiche della società civile italiana.
Queste componenti sono le piu innovative in Italia.

2)La costituente Socialista.

Emanuele Macaluso uno dei padri attuali del socialismo italiano ha scritto che la costituente socialista sul lavoro è inesistente.
Il prolungamento del patto di prova ad un anno è la dimostrazione che questi ‘ socialisti ’ stanno al socialismo come un asino (inteso come animale) sta alla luna .
Sono gli unici sostenitori di Blair rimasti nel pianeta dopo la sua cacciata per manifesta incapacità al pur che minimo ragionamento sulla politica sociale .
Questi socialisti sono anche loro sostenitori del capitalismo postfeudale ( questo è il TRASVERSALISMO ) ed oggi si chiamano riformisti, il loro riformismo consiste nella libertà di licenziamento in cambio di un compassionevole reddito dello stato .

Ma all’interno della Costituente Socialista o nei …dintorni ci sono personaggi ed idee che si rifanno al socialismo costituente di Riccardo Lombardi e di Vittorio Foa e cioè ad un modello politico economico sistemico che vede l’integrazione dell’economia pubblica e lo sviluppo dell’economia privata , una sintesi Keynesiana integrata con una moderna economia delle Offerta, relazioni industriali di tipo tedesco basate sulla cogestione , sviluppo di modelli autogestiti e di capitalismo associativo.
Infine questi socialisti conoscono il liberalismo di Carlo Roselli di Norberto Bobbio di Amartya Sen , la complessità delle problematici diritti individuali e collettivi , libertà politica e libertà economica che non ha nulla a che vedere con il ‘neoliberismo compassionevole ’ della vulgata ‘ o meglio della sintesi fumettistica.

3)La costituente Cosa Rossa .

Questa costituente è la più difficoltosa.
Non tanto sulla contrapposizione socialisti comunisti che ormai appartiene al passato ma la difficoltà si trova nel nesso governo-movimenti.
I socialisti nascono per elaborare una CULTURA DELLA GESTIONE , ( in inglese UNA CULTURA DEL MANAGEMENT ) , nella versione macropolitica è una CULTURA DEL GOVERNO .
I socialisti francesi e i socialdemocratici tedeschi promuovono una cultura della Governace e una cultura della Governament sia quando sono al governo sia quando sono all’opposizione.
Il movimentismo socialista storicamente appartiene ai movimenti socialisti basati su modelli di autogestione e per la promozione dei diritti delle persone e dei diritti civili MA non sono mai movimenti culturalmente di opposizione mai movimenti CONTRO ma movimenti per promuovere una cultura del fare , una cultura della trasformazione dell’esistente.

LEGGE ELETTORALE

La legge elettorale è un altro aspetto della verifica di governo .
E neccessaria una legge maggioritaria con la presenza di una buona componente proporzionale per i veri partiti quelli della Costituzione.

Per i veri socialisti questa è l'unica opzione possibile, nell' etica della governament.
Mentre il proporzionale alla tedesca è il frutto della MEDIOCRITA dei politici di professione.
Chi vuol confrontarsi con la cultura del governo intesa come cultura della trasformazione della società e non come cultura del potere deve misurarsi con il fenomeno Vendola.
Di fronte alla possibilità di essere ( il governo di una regione) i mediocri preferiscono l'avere ( la carega ).

I movimenti che possiamo definire antagonistici e anticapitalistici sono posizionati strategicamente contro una cultura del fare e del risultato come obiettivo di strategia politica.
Si tratta di una contrapposizione frontale e totale.
In questo contesto citare Riccardo Lombardi e come un prete che dopo aver visto una ragazza prendere il sole dice 100 ave marie .

E difficile se non impossibile che santo Riccardo Lombardi faccia il miracolo dentro Cosa Rossa , speriamo che nella verifica di governo a gennaio santo Riccardo Lombardi riesca a proporre una qualche Riforma di Struttura altrimenti ci teniamo i nostri ‘ riformisti ‘ con la vendita dell’acqua calda nei supermercati.


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 Oggetto del messaggio: LE ELEZIONI E IL MODELLO SOCIALE ( parte 1 )
MessaggioInviato: mar mar 11, 2008 21:56 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:00 pm
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Modello neorenano, Economia delle Conoscenze e Crisi Della Classe Politica.


La tesi qui sostenuta è che esiste in una parte della Comunità Europea un modello qui definito ‘neorenano’ che in parte è in essere in parte è da sviluppare e soprattutto da sperimentare.

Il modello ‘neorenano’ è formato da tre stati europei Italia, Francia e Germania.
Il primo risultato clamoroso di questo modello neorenano è stato la moneta.
L’estate 2003 sembra segnare la quasi scomparsa dall’ Europa ( area Non Euro ) della moneta mondiale per transazioni commerciali , questa moneta era il dollaro.
Sembra che la differenza di valore monetario tra Euro e Dollaro sia superiore se confrontate con monete di paesi ‘terzi’ e sembra che questi risultati siano stabili e di tendenza di lungo periodo.

La Società delle Conoscenze basata sulla memoria storica.

La società delle Conoscenze nel modello neorenano si base su una capacità di costruire una superiore capacità di elaborazione, di costruzione dell’entità società e quindi dello stato con differenze sostanziali rispetto al modello anglosassone e al modello neoamericano .
Il ‘cervello sociale’ che alimenta lo stato ( qui inteso come entità unica che comprende Italia Francia e Germania).
Nasce da aspetti storici e sociali.
In Italia il riferimento è alla Resistenza che è alla base della nascita società italiana e al Movimento del 1968.
Questi due eventi hanno costruito il tessuto delle conoscenze sociali della Società Italiana Francese e Tedesca.
Inoltre questi 2 eventi hanno costruito le Classi Politiche ( anche quelle di Destra sia per adesione che per contrapposizione),
La Costituzione Italiana e in genere lo Stato Costituzionale sono per cosi dire il profilo giuridico del ‘ cervello sociale’ che ispira e sviluppa il modello economico sociale neorenano.

La Società Delle Conoscenze basate sulla memoria storica ed il Sistema Maggioritario.

In estrema sintesi vi è in Italia una sottovalutazione dei cambiamenti introdotti dalla introduzione del nuovo sistema politico anche se vi sono ancora dei problemi aperti ( rappresentanza e partecipazione alla vita politica, astensionismo ).
In un sistema maggioritario la politica si trasforma è da momento e luogo dall’azione legislativa, spazio dell’agire giuridico diventa anche momento di rappresentanza diretta dell’agire, agire in senso astratto e quindi generale più semplicemente agire su tutto: area politica, area sociale, ed area economica.
La novità del sistema maggioritario è l’agire nello spazio dell’ economia da parte dello stato ma anche da parte del governo
Anche i governi di Centro Sinistra nel sistema proporzionale hanno avuto un inteventismo sul piano economico ma con metodi e situazioni storiche completamente diverse.
La situazione storica era di emergenza dovuta alla ricostruzione dopo la guerra ( le economi di guerra o di ricostruzione richiedono economie di emergenza ) e comunque la metodologia consisteva nella centralità del modello della politica sul periferico modello economico.
Questa era la sensazione che aveva la classe politica ma non gli economisti del tempo ( Saraceno, La Malfa ).

Classi Politiche e Modello Maggioritario .

L’attuale Classe Politica deriva dal modello proporzionale e questo significa che è una Classe Politica che è nata dentro la società delle Conoscenze basta sulla memoria storica come si è sviluppata in Italia.
E una classe politica quindi nata dalla resistenza e dal movimento del 68 .
Questa Classe Politica può gestire il modello neorenano con la Francia e la Germania ?
Questa Classe Politica può gestire la nuova politica intesa come un agire in senso astratto che quindi comprende anche l’agire nello spazio economico ?

In riferimento invece ad :

1) un nuovo ruolo della Università è assolutamente fondamentale
2) Gestione Sociale Delle Risorse Umane
3) Pubblic Management
4) Controllo Sociale Di Qualità
5) Ruolo dei Corpi Intermedi

Questa Classe Politica NON è in grado di interagire , di proporsi come soggetto autonomo di riferimento;
Questa Classe Politica NON ha gli strumenti oggettivi per Gestire L’INNOVAZIONE politica.

La Società Basata su ‘ Economia delle Conoscenza’ e ruolo dello stato neorenano ( Italia, Francia e Germania).

Il tentativo è di analizzare i ‘fondamentali’ di quella che può essere un modello di ‘Economia delle Conoscenze’ anche in confronto comparato con gli Stati Uniti :

1) Università : Il punto centrale dell’Economia Delle Conoscenze è l’Università .
In Italia ( ma anche se in modo diverso Francia e Germania ) esiste una Università come sistema generalizzato per un sistema delle conoscenze.
Negli Stati Uniti esistono delle vere e grandi università la cui produttività è molto elevata ma la generalità del sistema è fatta non di università ma di college non di lauree ma di diplomi, per arrivare ad un qualche risultato è necessario ovviamente essere bianchi e ricchi di famiglia o di colore ..in questo caso è necessario essere dei buoni atleti ed essere molto veloci nelle corse di Atletica leggera.

2) Scuola : l’economia delle conoscenze’ nasce nelle scuole pubbliche e nella capacità di integrare culture diverse entro un grande contenitore che è il diritto .
3) Negli Stati Uniti nella Scuola Pubblica non vi sono insegnanti ( sono mal retribuiti ) e l’insegnamento è alquanto scadente e l’amministrazione americana sta cercando di intervenire.

4) Gestione Delle Risorse Umane : Questo è il punto debole del modello neorenano . L’ origine di questa debolezza sta :
a) nel modello tedesco che ha preferito metodologie di standardizzazione controllata.
b) Nel modello italiano basato sulla piccola industria ( con una gestione paternalistica ) o di grandi aziende pubbliche ( a gestione clientelare ) o private ( ma con una gestione basata su modelli fordistici ).

Negli Stati Uniti invece anche per un diverso ruolo del sindacato e soprattutto per una maggiore presenza di grandi pubblic company la gestione risorse umane è molto più sviluppata..
Anche se è necessario negli Stati Uniti dividere le politiche di gestione delle Risorse Umane di lungo periodo ( basate sul nesso Qualità del Lavoro Produttività ) e politiche di Gestione Risorse Umane di Breve Periodo ( Risorse Umane e e redditività degli Investimenti ).

La Gestione Sociale delle Risorse Umane.

Si tratta di sperimentare all’interno degli assetti costituzionali la capacità di gestione di una nuova classe politica che deve essere il frutto di un complesso processo sociale di Gestione Risorse Umane.
Si tratta di coniugare la democrazia sostanziale e rappresentativa con le elezioni e la produttività necessaria del sistema politico.
Non vi è contrapposizione tra i due aspetti ma integrazione nel sistema maggioritario in cui i canditati sono per cosi dire preselezionati.
Questo processo di preselezione può essere definito un processo sociale di gestione risorse umane, si tratta di scegliere i candidati che hanno i requisiti culturali e tecnici per la gestione e realizzazione del programma.
Il programma determina la scelta della classe politica con un mix tra valori cultura ed efficienza tecnica.
L’aspetto sociale è fondamentale in quanto ‘misura’ la capacità di essere soggetto collettivo e misura la presenza dei ‘valori di riferimento’.
Se il programma prevede una ristrutturazione della Pubblica Amministrazione con una riduzione del Personale è necessario un sindacalista di grande esperienza che sappia gestire una fase molto delicata con equilibrio ed equità.
Se vi è un programma di sviluppo di grandi progetti e una politica di sostegno agli investimenti è necessario un grande economista di fede keynesiana.
Se vi è un programma di grande sviluppo di grandi momenti culturali ( cinema, teatro, musei) ci vuole un professore filosofo .
L’ articolazione e la complessità del programma può determinare la quantità di ‘risorse’.
Anche se può sembrare banale, alle luce delle ultime esperienze , forse è meglio essere…banali.
I governi D’Alema e l’attuale Governo sono lontanissimi da una corretta gestione sociale della Risorse Umane ( con alcune eccezioni ) con danni che oltre l’Italia colpiscono la Francia e la Germania. Indebolendo la competitività di tutto il modello neorenano.
( continua)


Ultima modifica di overlord59 il sab ott 15, 2011 12:46 pm, modificato 1 volta in totale.

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 Oggetto del messaggio: Le elezioni e il modello sociale ( parte 2 )
MessaggioInviato: dom mar 16, 2008 10:21 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:00 pm
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Pubblic Management e Ristrutturazione Stato - Pubblica Amministrazione.


Questo è uno degli aspetti principali di crisi irreversibile della attuale classe politica italiana.
Il modello neorenano richiede una qualità dello stato come regolatore e gestore di servizi ad altissimo valore aggiunto .
Questo richiede una totale cambiamento della Pubblica Amministrazione.
Uno Stato che acquista aziende in fase di fallimento per salvare l’ occupazione ( solo quando i posti di lavoro sono più di 2.000 per esempio ) le ristruttura e le rimette nel mercato richiede un personale di altissima competenza .
Questo è il Pubblic Management, che esce dall’Università pubblica unica ed unitaria per l’amministrazione dello stato., risponde del suo operato gerarchicamente ad un collegio di professori universitari e funzionalmente alla classe politica , ma in totale autonomia in quanto il suo referente diretto è l’università.
Questo richiede una totale e completa ristrutturazione della Pubblica Amministrazione, la ricetta della destra neoliberista è semplice, qualche loro esponente parla di 2 milioni di licenziamenti.
Queste proposte dimostrano che una parte della classe politica italiana manca di quel aspetto sociale che è alla base della definizione di Classe Politica.
La capacità di una nuova classe politica sta nel trasformare lo stato renderlo più leggero come era nel programma dell’ulivo che aveva vinto le elezioni trasformando figure professionali obsolete e assolutamente demotivate senza nessun tipo di formazione coinvolgendole in progetti di Nuovo lavoro NON dentro lo stato ma PER lo stato ( utilizzando per esempio il lavoro cooperativo) avendo un rapporto di lavoro privatistico più dinamico e molto più remunerativo ( la legge prevede un 20% in più di reddito) con possibilità di nuove forme integrative di reddito ( divisione plusvalenze ) con una stabilità del lavoro diversa da quella statale ma comunque con una stabilità sostanziale.
Lo stato e la pubblica amministrazione sarebbero innovati radicalmente e i dipendenti sarebbero più motivati sia professionalmente che economicamente.


Controllo Sociale Di Qualità

L’Economia delle Conoscenze’ ha un proprio esercito formato dai ‘Corpi Intermedi’, i corpi intermedi sono gli ambasciatori della Società basata sull’Economia Delle Conoscenze; questo trasforma il rapporto tra Stato e Cittadino.
Mentre prima lo stato esercitava oltre alla forza legittima derivata dal diritto anche il dispotismo assoluto nella capacità di gestione e di erogazioni di servizi.
In questo contesto i ‘Corpi Intermedi’ sono colore che hanno capacità e conoscenze per controllare la qualità dei servizi sociali che ricevono dallo stato.
E necessario sperimentare forme organizzative ma anche nuove norme giuridiche che possono rendere concreto e produttivo questo controllo sociale.

Ruolo Dei Corpi Intermedi

Sono la nuova Classe Operaia, nel senso che nella loro individualità formano entità collettiva ( in un certo senso classe)
Che a secondo delle idee si aggregano ma anche ritornano nella loro individualità .
Operaia in quanto nell’economia della conoscenza il lavoro manuale è sostituito dal lavoro intellettuale ma sempre per grandi masse, anche se l’agire può essere nella solitudine della moltitudine.
La classe politica che non conquista i ‘Corpi Intermedi’ può governare ma non ha possibilità di trasformare la realtà . Quindi può solo gestire l’ordinaria amministrazione.
I Corpi Intermedi non sono management, sono una multitudine di saperi e di conoscenze, sono autonomi ed indipendenti , sono il soggetti attivi della ‘Economia delle Conoscenze.


Nuovo Diritto Societario, Corporate Governance e Sindacato

Questo argomento richiede delle riflessione e degli approfondimenti ed necessità di un proprio spazio.
In Una società basata sulla ‘Economia delle Conoscenze ‘ con un proprio popolo formato da ‘Corpi Intermedi’ come li abbiamo definiti ,
Questo Sindacato è pronto ad intercettare queste multidudini ?
E soprattutto è pronto per gestire i processi di corporate governance ?

Il Dibattito sulla competitività .

Il dibattito sulla competitività si è sviluppato in modo molto ..precario sulla flessibilità, sulla modifica dell’articolo 18 sul lavoro a chiamata, il progetto di riferimento è un progetto di cultura anglosassone e neoamericano.
In particolare il lavoro a chiamata ( job on call ) è alquanto mortificante per l’Italia ed è necessario una discussione approfondita sulla sua compatibilità con il sistema giuridico italiano e con l’eventualità di un referendum abrogativo.
E’ incredibile la superficialità di alcune forze del Centro Destra che hanno radici nella storia italiana.
Il job on call Nella realtà industriale italiana è assolutamente impraticabile è servirà agli extracomunitari per avere un permesso di lavoro ma non riuscirà a dare loro nemmeno un reddito di sussistenza e quindi avranno altre attività lecite o illecite esattamente come era prima della legge.
Questo tipo di riforme ci allontanano dal modello neorenano e ci portano ad una crisi strutturale irreversibile.
Parte della Confindustria dovrebbe avere una capacità di analisi più articolata, la Toyota come tutti sano anche coloro che non sono ‘corpi intermedi’ entra nelle scuole giapponesi illustra agli scolari la ‘community aziendale’ le strategie produttive per i prossimi decenni e propone un contratto di lavoro solo esclusivamente ‘ a vita’ per coloro che condividono il progetto e la mission aziendale. La confindustria italiana propone un contratto di lavoro ‘ad intermitenza’ ‘ a chiamata’ chi non si presenta gli chiede indietro i soldi della ‘pagheta a disposizione’’ come se gli stipendi non vengono pagati il mese successivo ma in modo… anticipato, ( e poi applicando la norma in modo retroattivo ).

Il Modello neorenano l’economia delle conoscenze e la competitività .

;
Una società basata su Stato Mercato Università con uno sviluppo di azienda di grandi dimensione gestite con modelli di corporate governanance e di piccole aziende in rete .
Una società che elabora progetti di lungo termine sostenuta da una moneta che ha un valore superiore al dollaro ( e che sta sostituendo il dollaro nell’area europea del dollaro ) ;
questa è terreno naturale per la crescita dei stakeholder all’interno della classe politica dei sindacati degli imprenditori e del management.
La competitività del modello neorenano nel futuro sarà misura dall’export dell’ industria del software inteso come industrializzazione di quel ‘cervello sociale’ di cui abbiamo trattato.
La Competitività potrà essere il risultato dell’intreccio tra memoria storica dell’ Europa con le metodologia derivante dalle nuove Economie delle Conoscenze, questa potrebbe essere la formula della produttività del sistema.


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 Oggetto del messaggio: GOODBYE EUROPA O GOODBYE GIAVAZZI e ALESINA ?
MessaggioInviato: dom mar 23, 2008 19:17 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:00 pm
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GoodBye Europa Di Giavazzi e Alesina : le problematiche del lavoro.( parte 1)

Due capitoli del libro di Gavazzi Alesina sono dedicati al lavoro .
Sono il capitolo 3 Americani al Lavoro ed Europei in vacanza
Ed capitolo 4 Licenziamenti proibiti e 14 milioni di disoccupati.

Sui titoli di questi 2 capitoli non ci dilunghiamo .

Americani al Lavoro ed Europei in vacanza .

I nostri autori scrivono : ' si possono fare 2 ipotesi, la prima è che gli europei apprezzino piu degli americani il loro tempo libero '

È vero ? è falso ? ci si aspetterebbe una analisi ' non so la psicologia dei consumi , qualcosa sulla qualità della vita .
Invece niente , neanche una parola , cambiando la sintassi potremmo dire ' agli americani il tempo libero NON piace '.
Sarebbe interessante che Giavazzi e Alesina ci spiegano perché agli americani non piace il tempo libero.
Un aneddoto : alcuni tassisti a New York lavorano 24 ore ( orario continuato) Perché?
Si tratta di un lavoro per cosi dire ' house car working in progress ' in pratica non hanno una casa è l'auto è anche la loro casa, dormono in auto .
Si può chiede al tassista ' in house car ' perché a lui il tempo libero non piace ?

Ci dicono gli autori ' noi adesso dobbiamo approfondire ' .

' L'altra ipotesi , ci dicono ' per cui gli europei lavorano meno sono le tasse sulle buste paga e la regolamentazione su orario di lavoro, ferie, straordinari età di pensionamento imposta dai sindacati .

Questo è l'approfondimento ....' Tutta colpa dei sindacati.....' .

In riferimento alle ferie

L' art. 36 della costituzione comma 3 : ' Il lavoratore ha diritto a ferie annuali retribuite E NON PUO RINUNCIARVI '.

Qui il sindacato non c entra nulla le ferie sono un diritto costituzionale, recentemente normato sia a livello europeo che italiano, l'obbligatorietà delle ferie è stata ribadita con nettezza e se non è rispettata vi possono essere alcuni reati penali nei confronti dei datori di lavoro , il buon Alesina e Giavazzi si fidino sono argomento per ' grandi ' la polemica con il sindacato non c entra nulla .

Non funziona cosi : ' io ti do 100 euro all'ora e tu mi lavori invece di fare le ferie !!!' .
No in Europa Non funziona cosi.
Eta di pensionamento , ma chi li ha finanziati i fondi pensione delle multinazionali americane ?
Un esempio in una multinazionale.
I fondi pensione USA avevano perso i soldi versati dai dipendenti americani , da prima furono rifinanziati stornando la reddività dagli azionisti ma l'anno successivo il problema si pose di nuovo e fu pagato dalle ristrutturazioni ( e con i licenziamenti in Europa ) ma cio nonostante i Fondi Pensione americani non garantiscono alcuna pensione che sia dignitosa
almeno nel caso specifico .

E veniamo alle tasse .

Ostregheta !!! ci sono tante tasse e gli italiani lavorano poco.

I lavoratori dipendenti lavorano con un numero di ore settimanali stabilite dal contratto nazionale di lavoro di norma sono 40 ore .
Posso assicurare gli autori che anche se le tasse ( gli autori parlano di tasse dimostrando una conoscenza ' specialistica ' del diritto tributario ) tra noi ignoranti parliamo di imposta o imposta irpef o imposta ire comunque anche se l'imposta fosse del 92% oppure del 6% i lavoratori lavorerebbero in una settimana le ore stabilite dal contratto collettivo .
A questo punto arrivano le ore effettivamente lavorate .
Nella figura 3.2 pag.70 del libro le ore settimanali medie lavorate sembrano essere 20 con una aliquota marginale del 55 % .
Ora i lavoratori part time abbassano la media .
Comunque se le ore medie effettive annue di un lavoratore italiano sono piu di 1.600 come risulta nel libro un lavoratore italiano lavora mediamente a settimana 35 ore e non 20 .
In Italia oltre alle imposte le aziende e i dipendenti pagano contributi previdenziali ( circa il 40 % ) ma non è una decisione del sindacato ma dello stato ( non del governo ) ma dello stato italiano.
E questo vale anche per la Francia e per la Germania.
Le ore ' marginali ' in Italia si chiamano ore di straordinario il costo marginale di un ora di straordinario è data dalla progressività fiscale stabilità , dalla costituzione italiana articolo 53 .
I contriti previdenziali sono a percentuale fissa .
Una unita marginale ( ora di straordinario) ha incrementi minimi rispetto alla precedente ora di straordinario o rispetto ad una ora ' normale ' o contrattuale.
La differenza di costo che solitamente può essere del 15 , 25 o del 50 % rispetto ad una ora contrattuale dipendono dalle maggiorazioni contrattuali .
Sembra di capire che gli autori contestino queste maggiorazioni contrattuali,
ma dove vivono questi individui ?
se un lavoratore lavora la domenica non può avere una maggiorazione del 50 % ?
ma che cosa è la domenica per questi autori ?
ma cosa sono i riposi compensativi ?

Il dipendente non lavora di meno perché ci sono troppe tasse, in quanto il suo riferimento è lo stipendio netto e lo straordinario è premiato con una maggiorazione .

I nostri autori ci dicono ' l'aumento delle aliquote fiscali ....non basta ....a spiegare ...( minore ore lavorate in Europa )
Mha..mah ...davvero !!

Sembrano dire ' adesso dobbiamo approfondire '

Gran parte delle differenze che riguardano il numero di ore lavorate in una normale settimana gli autori ci dicono ' deriva infatti dalle regolazioni imposte per legge e dai contratti sindacali ma ha poco a che fare con la tassazione '
Sembra un ragionamento serio .

Poi i nostri 2 opinion leaders embrano fare una analogia tra sindacalizazione e maggior periodo di ferie tra Europa e America.

Maggiore sono gli iscritti al sindacato piu lungo è il periodo di ferie.

Per l'Europa ed in particolare per l'Italia non è vero.

Il contratto collettivo viene applicato secondo prassi erga omnes ( per tutti i lavoratori ) anche per i lavoratori non iscritti al sindacato.

La tesi è che in Europa si lavora meno a causa del sindacato.
Se c è da licenziare i lavoratori , i sindacati chiedono in casi molto estremi una diminuzione dell'orario di lavoro ( e una diminuzione degli stipendi integrati da ammortizzatori come i contratti di solidarietà ) e non si capisce perché questa diminuzione di orario imposta ma non accettata al sindacato sia controproducente.
I lavoratori italiani in questo caso lavorano meno per problemi aziendali .
Altro caso La Ducati azienda ad alta tecnologia di moto.
Gli operai italiani andavano a lavorare e lavoravano tanto ma tanto.....come vogliono i signori Gavazzi e Alesina , ma cosa è successo ?
Lavoravano troppo !! e quindi una parte di loro sono stati messi in Cassa Integrazione Ordinaria.
Producevano troppi modelli serie 2006 e quando sarebbero usciti i modelli 2007 i concessionari avrebbero avuto troppe scorte del modelli 'vecchi'.
Se lavoravano di meno non ci sarebbe stato un eccesso di scorte di magazzino .
Le ore di cassa integrazione NON sono dovute ai fannulloni operai che sognano di andare in cassa integrazione !!!!.

Ci dicono ' adesso dobbiamo approfondire '.

In Europa si studia troppo !! i giovani non vanno a lavorare a 17 anni e non fanno lavori umili.
Se Giavazzi ed Alesina hanno figli li mandino loro a lavorare a 17 anni !!!

Infine Giavazzi ed Alesina si lanciano in un inno al divorzio .

I coniugi europei , essi ci dicono , vogliono andare in ferie insieme !!!
Mha nooo,, che spreco !!!
Se un coniuge ha una settimana di ferie in meno , vuole avere le stesse ferie dell'altro per andare in ferie insieme, in una azienda media di 500 dipendenti in cui il dottor Giavazzi è consulente sono tutti divorziati , alquanto nervosi e passano il loro tempo lavorativo alla ricerca del dottor Giavazzi !!!.

Anche per questo in america sono tutti divorziati, si è vinto il referendum sul divorzio in Italia con motivazioni un po piu serie .

Questo è il verbo in riferimento all' orario di lavoro , tempo di lavoro e tempo libero o liberato.

Vediamo gli errori che sono presenti nel libro.
Si tratta di errori tecnici, senza alcun giudizio di valore soggettivo.

In Francia la diminuzione dell'orario di lavoro ha aumentato il costo del lavoro.
E' un falso in quanto la diminuzione dell'orario di lavoro e stata accompagnata da una diminuzione di oneri sociali a carico delle aziende . ( Fonte McGuckin e Van Ark Performance 2002 .....).

in Europa non lavorano piu ore per le tasse, manca la dimostrazione e gli stessi autori ammettono l'infondatezza di questa tesi, l'utilità marginare di un ora lavorativa in Italia è pari al 55 %, è un calcolo completamente sbagliato l'unità marginale di un ora ( in Italia di straordinario può arrivare al 5 % in casi particolarissimi cambio scaglioni irpef , retribuzione molto elevate al 10 % ) al netto delle maggiorazioni che sono un incentivo al maggior lavoro .
La tesi che lavorare meno in Francia in Italia e in Germania non è una scelta dei lavoratori non è documentata ; per parere contrario ' In Francia , e in quasi tutti gli altri paesi dell'UE hanno scelto di avere piu tempo libero anziche lavorare di piu per guadagnare di piu ' Rifkin Il sogno europeo.
Ancora Rifkin : L'aumento del tempo libero a disposizione dei francesi ha anche fatto aumentare i consumi negli esercizi pubblici,.......è certo che se il governo francese non avesse adottato un ariduzione dell'orario, oggi il tasso di disoccupazione sarebbe piu elevato '.
Sempre Rifkin : ' Oggi il 37 % degli americani lavora piu di 50 ore alla settimana e 80% dei lavoratori maschi piu di 40 ore, ...non c è dunque da meravigliarsi che il 70 % degli americani con prole lamenti la mancanza di tempo da dedicare ai figli ( ndr non si parla di tempo per le moglie americane perché Giavazzi ed Alesina li hanno fatti divorziare tutti con le ferie ...separate ), che il 38 % affermi di ' sentirsi sempre sotto pressione ' e il 61 % ' di non avere mai tempo a disposizione '.

Altro capitolo in cui Gavazzi e Alesina si lanciano con il loro ' adesso è il momento di approfondire ' è la produttività
ma possiamo dire l'efficienza, quantitativa e qualitativa dei 'posti ' di lavoro .

Non sappiamo se la loro trattazione è più interessante o più divertente ma non possiamo abbandonarli a se stessi si cercherà di parlarne piu avanti, non solo libro ma un fondamentale intervento del dottor Alesina sul sole 24 ore sui ' nuovi ' lavori negli Stati Uniti .

' adesso dobbiamo approfondire ' ...


Ultima modifica di Cicchella il sab ott 15, 2011 12:50 pm, modificato 3 volte in totale.

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 Oggetto del messaggio: ALESINA : I nuovi lavori
MessaggioInviato: lun mar 24, 2008 01:56 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:00 pm
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ALESINA : I nuovi lavori in america.

Segnaliamo questo importante articolo del dott. Alesina pubblicato in prima pagina di un noto giornale italiano.

Il dott. Alesina arriva all’ aeroporto di Parigi , va nel parcheggio auto dell’ aeroporto è cerca l’omino a cui dare qualche euro per pagare il parcheggio .
Il dottor Alesina non trova l’omino è scrive in prima pagina ecco perché in Europa c è la disoccupazione !! non ci sono più gli omini di una volta !!
Invece di lavorare come omini parcheggiatori questi fannulloni preferiscono fare i disoccupati in Europa.
In america invece ?
In america negli aeroporti ci sono centinaia di omini che lavorano tu dai un dollaro ( svalutato) e loro di portano la macchina anche lavata e pulita.
Nelle statistiche del lavoro in america abbiamo la quasi piena occupazione grazie a milioni di omini parcheggiatori .
Il dottor Alesina forse parla dei parcheggiatori abusivi di Napoli che in Europa non entrano nelle statistiche del lavoro ma in america si.
Interessante analogia America Napoli .
Il dottor Alesina nel parcheggio dell’ aeroporto di Parigi da neoliberista compassionevole ha un impeto di compassione e grida :
‘omini parcheggiatori venite fuori vi do 10 euro e cosi avrete un lavoro ‘
Gli risponde la voce di un computer ‘ metti 5 euro nella fessura prendi il biglietto e sparisci ‘
Il dottor Alesina si lancia in una importante analisi sociologica ‘ecco i sindacati, ecco il lavoro dipendente, ecco lo stipendio a fine mese, ecco il costo del lavoro per questo i proprietari dei parcheggi non prendono gli omini parcheggiatori ma sostituiscono gli omini con i computer ‘.
E si lancia in un discorso luddista contro il computer ‘ maleducato ’ dell’aeroporto di Parigi.

Altri lavori in america.

Un altro fondamentale lavoro secondo l’opinionista è il ‘ trolley workers speedy service ‘ il lavoro consiste nel posizionarsi all’esterno dei supermercati e chiedere al consumatore se intende usufruire del servizio di spinta del carrello verso l’auto del cliente e del trasferimento dei colli dal carrello all’auto.
Il salario di questa attività è sempre di un dollaro.
Non va confusa con le richieste degli zingari fuori dai mercati in Europa.
Questi lavoratori indipendenti si diciamo liberi professionisti contribuiscono in modo significativo al grande incremento dell’occupazione in america.
Un manager straniero a Genova ha purtroppo letto l’articolo di Alesina e ha chiesto a 3 portuali genovesi se volevano lavorare ed essere assunti a chiamata per il ‘ trolley speedy service’.
I portuali non avevano intenzione di fare grandi discussioni chiesero le chiavi dell’ auto presero il malcapitato lo lanciarono in alto e il cliente cadde dentro il carrello.
Spinsero il carrello verso l’auto poi essendo la prima volta sbagliarono il layout della mansione.
Inserirono il consumatore nel portabagagli la spese al posto di guida del cliente e il carrello sopra il tetto dell’ auto.
Speriamo che il professor Alesina non arrivi alla conclusione che in Europa manca la formazione e la meritocrazia.


Ultima modifica di Cicchella il lun mar 24, 2008 18:08 pm, modificato 1 volta in totale.

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MessaggioInviato: lun mar 24, 2008 17:20 pm 

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su cosa sia questo forum
sul rapporto ad esempio tra quantità e qualità ne abbiamo discusso a lungo ne è stato scritto anche un libro
ti rimando tra l'altro a
PROGETTO ULIVO : COME VA QUESTO FORUM ?
http://www.forumista.it/forum/viewtopic ... highlight=

comunque trovo interessante il tuo INTEVENTO ( NO MESSAGGIO)


ciao


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MessaggioInviato: lun mar 24, 2008 20:22 pm 
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Quindi?

Con quel "ti rimando" che intendi?

ggiannig


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