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 Oggetto del messaggio: Rifiuti, Berlusconi:"Crisi finita"....BALLE!!!!
MessaggioInviato: mer lug 16, 2008 15:30 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:07 pm
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fonte: Repubblica di Napoli

Il presidente Berlusconi rivela di avere espugnato l´emergenza infinita. «A 58 giorni dal primo Consiglio dei ministri, venerdì annuncerò a Napoli che il problema rifiuti è risolto in tutta la Campania». Così in serata il premier conferma l´appuntamento di Napoli per dopodomani e offre il suo titolo per quella data. Sarà la sua quinta trasferta campana in due mesi; e la seconda in cui Napoli fa da dependance a Palazzo Chigi, dopo il Consiglio dei Ministri del 21 maggio. Berlusconi dovrebbe visitare anche Pompei, la cui area archeologica è stata appena commissariata. «In Comune lo attendiamo, abbiamo anche spedito un fax a Palazzo Chigi, speriamo trovi il tempo. Sono un iscritto del Pd, ma sarei felicissimo di ospitare nella mia città il governo», gongola il sindaco, Claudio D´Alessio.

[b]Il premier troverà strade certo più pulite, ma ancora tonnellate di immondizia da smaltire e un clima incandescente: tra l´opposizione a oltranza dei territori che circondano Chiaiano; il conflitto in corso tra enti locali sulla "rogna" dei Cdr e dei consorzi che passeranno alla gestione delle Province; e il colpo di coda di cartelli malavitosi che si oppongono al superamento della crisi. Lo dimostra l´incendio che ieri, ad Ottaviano, ha distrutto 2500 contenitori che servivano per l´imminente avvio della Differenziata porta a porta. Un episodio che fa indignare il sindaco, Mario Iervolino. Che minaccia le dimissioni. «Questo è un attentato alla civiltà da parte di una frangia di facinorosi. Bruciare 2500 contenitori vanifica gli sforzi in termini economici e di risorse umane, pregiudica il progetto su cui Ottaviano è impegnata. - aggiunge il sindaco - In tali condizioni non si può lavorare. Sono pronto a lasciare, se è questo che vogliono: e tornare a svolgere con soddisfazione il ruolo di direttore sanitario».


Intanto i comitati di Chiaiano occupano per 3 ore la cattedrale, condannando a voce alta l´incoraggiamento bipartisan che Sepe rivolse al premier nel loro ultimo incontro. Tensioni anche sulla gestione futura degli impianti Cdr. Se n´è riparlato a Palazzo Salerno, con il sottosegretario Bertolaso, il suo capomissione Marcello Fiori, il generale Franco Giannini. Nel solco della legge regionale che, ben prima del decreto poi tramutato in legge, delegava alle Province la guida di stabilimenti e consorzi, lo staff di Bertolaso annuncia la nomina di 7 commissari ad acta, che avranno il compito di «traghettare nei prossimi mesi impianti e personale verso la gestione diretta delle Province».
[/b]

Una decisione contro la quale tornano ad opporsi in una nota congiunta, i cinque Presidenti. «Il conto finale è servito alle Province - scrivono - Con il rischio di ridurle in bancarotta e di far pesare sui cittadini la mancata erogazione di servizi e gli ulteriori costi». Ma, da Palazzo Salerno, il capomissione Marcello Fiori ribadisce che «la nomina dei commissari ad acta è uno strumento normativo che viene proprio incontro alle riserve e alla richiesta di tempo avanzata dai presidenti e da noi accolta». Scoglie un altro dubbio, Fiori: «Qui nessuno sta commissariando le Province. Ciascun commissario dialogherà con loro in vista della definitiva assegnazione del ruolo». Il conflitto vero si consuma tra le Province e la Regione. L´assessore regionale Ganapini ieri va anche oltre e detta nuovi tempi: «Entro 30 giorni le Province dovranno dotarsi di società in grado di eseguire questo lavoro». Un braccio di ferro in pieno corso.

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Berlusconi dopo aver eliminato dalle televisioni italiane il problema sicurezza, decide di eliminare anche quello dei rifiuti. Secondo lui la crisi è stata superata. Incredibilmente è riuscito in 2 mesi a fare quello che il resto del mondo non è riuscito in 15 anni. Ossia raccontare la più grande cazzata che ci possa essere!
L'emergenza non è affatto passata perchè le strade è vero che sono più pulite, soprattutto a Napoli mentre in provincia la situazione è più complicata, grazie all'apertura di nuove discariche, ma non è stato completato ancora nessun termovalorizzatore, la differenziata è solo agli inizi e in più ci sono i problemi sopra riportati.
Berluscò raccontane un'altra.


Ultima modifica di Ospite il lun set 15, 2008 19:35 pm, modificato 1 volta in totale.

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MessaggioInviato: gio lug 17, 2008 14:01 pm 
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Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:02 pm
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Ma va? Sea sienti ammmè tu hai le traveggole.

Convincitene dai in fondo a te che ti costa? Ti sentirai meglio. Respirerai a pieni polmoni e c'è il sole il mare il mandolino la pizza.... in una parola Napuleeee

sylvia


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MessaggioInviato: gio lug 17, 2008 15:23 pm 

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sylvia hai dimenticato forse una delle cose più importanti:
'A SFUGLIATELL!!!!


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MessaggioInviato: gio lug 17, 2008 17:40 pm 
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Ah Sea...RICCIA però !!!

sylvia


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MessaggioInviato: gio lug 17, 2008 19:02 pm 

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Cara sylvia lascia che ti riporti la storia della SFOGLIATELLA NAPOLETANA liberamente tratta dal sito:
http://www.sfogliatella.it/storia.htm

"La storia non è quasi mai dolce. Ma ogni dolce ha la sua storia. A volte faticosamente ricostruita, in qualche caso spudoratamente inventata.

La storia della sfogliatella appartiene alla prima categoria.
ImmagineDi questo dolce tipicamente partenopeo si può tracciare una precisa topomonastica. Avete letto bene; topomonastica, perché il topos della sfogliatella è un monastero. Quello di Santa Rosa, sulla costiera amalfitana, fra Furore e Conca dei Marini. In quel sacro luogo si pregava tanto, ma, trattandosi di un convento di clausura, non si poteva andare da nessuna parte, e quindi di tempo libero ce n’era in abbondanza. Una parte di esso veniva speso in cucina, amministrata in un regime di stretta autarchia: le monache avevano il loro orto e la loro vigna, così da ridurre i contatti con l’esterno, e amplificare quelli con l’Eterno. Anche il pane le religiose se lo facevano da sole, cuocendolo nel forno ogni due settimane. Il menu era uguale per tutte (ci mancherebbe): soltanto le monache anziane potevano godere di un vitto speciale, fatto di nutrienti minestrine.

Un giorno di 400 anni fa (siamo nel 600) la suora addetta alla cucina si accorse che era avanzata un po’ di semola cotta nel latte. Buttarla, non se ne parlava proprio. Fu così che, ispirata dall’Alto, la cuoca ci buttò dentro un po’ di frutta secca, di zucchero e di liquore al limone. “Potrebbe essere un ripieno”, si disse. Ma cosa poteva metterci sopra e sotto?

Preparò allora due sfoglie di pasta aggiungendovi strutto e vino bianco, e ci sistemò in mezzo il ripieno. Poi, siccome anche in un convento l’occhio vuole la sua parte, sollevò un po’ la sfoglia superiore, dandole la forma di un cappuccio di monaco, e infornò il tutto. La Madre Superiora sulle prime fiutò il dolce appena sfornato, e subito dopo fiutò l’affare; con quest’invenzione benedetta (e ancor meglio fatta) si poteva far del bene sia ai contadini della zona, che alle casse del convento. La clausura non veniva messa in pericolo: il dolce veniva messo sulla classica ruota, in uscita. Sempre che, sia chiaro, i villici ci avessero messo, in entrata, qualche moneta. A questo dolce venne dato, inevitabilmente, il nome della Santa a cui era dedicato il convento. Come tutti i doni di Dio, la Santarosa non poteva restare confinata in un sol luogo, per la gioia di pochi. La divina Provvidenza è un po’ come la dieta: funziona, ma non bisogna darle fretta. La santarosa ci mise circa centocinquant’anni per percorrere i sessanta chilometri tra Amalfi e Napoli. Qui arrivò ai primi dell’800, per merito dell’oste Pasquale Pintauro. I napoletani staranno protestando: ma no!, Pintauro è un pasticciere, e non un oste. Invece nei giorni di cui stiamo parlando era effettivamente un oste, con bottega in via Toledo, proprio di fronte a Santa Brigida. Che rimase un’osteria fino al 1818, anno in cui Pasquale entrò in possesso, per una via che non è mai stata chiarita, della ricetta originale della santarosa. Quell’anno ci furono due conversioni: Pintauro da oste divenne pasticciere, e la sua osteria si convertì in un laboratorio dolciario.

Pintauro non si limitò a diffondere la santarosa: la modificò, eliminando la crema pasticciera e l’amarena, e sopprimendo la protuberanza superiore a cappuccio di monaco. Era nata la sfogliatella.
ImmagineLa sua varietà più famosa, la cosiddetta “riccia”, mantiene da allora la sua forma triangolare, a conchiglia, vagamente rococò (con una sola c, da non confondersi con il roccocò, altro famoso dolce napoletano). Oggi la sfogliatella si può assaggiare in tutte la pasticcerie di Napoli, con soddisfazione. Se si cerca l’eccellenza, la bottega di Pintauro sta sempre là: ha cambiato gestione, ma non il nome e l’insegna, e nemmeno la qualità. Che resta quella di quasi duecento anni fa."

Al viaggiatore che arriva alla stazione di Napoli, o che abbia almeno venti minuti fra un treno e l’altro, si consiglia di fare un salto da Attanasio, a Vico Ferrovia, che sforna sfogliatelle calde a getto continuo. Sulla sua “puteca” c’è scritto: “Napule tre cose tene belle: ‘o mare, ‘o Vesuvio, e ‘e sfugliatelle”. Un ‘avvertenza: storditi dal profumo della sfogliatella appena sfornata, ormai nelle vostre mani, evitate di addentarla voracemente. La caratteristica sfoglia lamellare è calda, ma il ripieno di ricotta è rovente.
Altro luogo di pellegrinaggio è da Scaturchio a Piazza San Domenico
Maggiore. Se penso a quanto è buona mi viene da piangere :cry: :cry:

Per gli amici forumisti che abitano lontano da Napoli (peggio per loro) rifatevi gli occhi:
[b]Sfogliatella riccia[/b]

Immagine

[b]Sfogliatella frolla[/b]
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[b]Sfogliatella Santarosa[/b]

Immagine

[b]Sfogliatella coda d'aragosta[/b]
Immagine


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MessaggioInviato: ven lug 18, 2008 01:40 am 
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Io ho conosciuto...in senso biblico (per le sfogliatelle si può dire) quelle di Scaturchio, appunto. Ricce e frolle.


So che Napoli si spacca a metà tra due grandi fazioni quella di chi ama le ricce e di chi ama le frolle.

Io prediligo le ricce. Di cui ho studiato la costruzione pasticcera architettonica.

Ma adesso muoio dalla curiosità di assaggiare le santarosa.

sylvia

PS Ma il roccocò che dolce è?


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MessaggioInviato: ven lug 18, 2008 15:57 pm 

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Certo che passare dall'emergenza rifiuti ai dolci napoletani ce ne passa!!!
Ad ogni modo il roccocò è una specie di biscotto fatto di mandorle, farina, zucchero, canditi. Tipicamente lo mangiamo da dicembre in poi :wink: per tutte le feste natalizie.
C'è chi lo preferisce croccante e chi più morbido.

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MessaggioInviato: ven ago 08, 2008 12:04 pm 
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E dopo questa divagazione gastronomica torniamo seri e proponiamo questo link. Trattasi di una lettera scritta da un campano a l'Espresso sulla situazione dei rifiuti in questi giorni. DOpo lo show della ramazza mas linda del presidente.

***

http://lettere-e-risposte.blogautore.es ... on-ce-piu/


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MessaggioInviato: gio set 04, 2008 14:13 pm 

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situazione non risolta
Ciao
Paolo11


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MessaggioInviato: sab set 06, 2008 10:58 am 

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Purtroppo c'è gente a Napoli che porta in trionfo Silviolo perchè la spazzatura è stata tolta dalle strade. In provincia la situazione resta più complicata, ma ormai le televisioni guardano ad altro e fanno vedere solo ciò che vogliono.

L'intenzione di Bertolaso è quella di aprire altre mega discariche da 3-4 milioni di metri cubi di capienza oltre che realizzare svariati termovalorizzatori. Queste cose mi lasciano pensare che tra un pò in Campania arriveranno altri camion provenienti da fuori da smaltire..


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MessaggioInviato: sab set 06, 2008 18:14 pm 

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La Campania è stata per mesi sepolta dall'immondizia adesso non lo è più!

O si scopre chi e come, in modo truffaldino, ha aiutato il signor B a "spazzare" le strade... oppure stiamoci zitti.

ciaoooooooooo


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MessaggioInviato: sab set 06, 2008 18:33 pm 

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Menzogna di Stato
dal blog Di Pietro.
Il Los Angeles Times il 30 agosto ha pubblicato un articolo sulla situazione dei rifiuti in Campania. Tremonti qualche giorno fa in una sua dichiarazione tuonò che il governo Prodi aveva lasciato in eredità al governo Berlusconi IV due problemi: quello della monnezza e quello di Alitalia. Uno è stato risolto solo attraverso i giornali e i media di proprietà, quello dei rifiuti campani, l'altro è stato risolto con una soluzione porcata, quello di Alitalia.
Ora non voglio parlare di Alitalia, ma della monnezza campana perché questo articolo, che non dice nulla di nuovo a chi è informato sui fatti, lascia molta amarezza in chi lo legge. Questa classe politica ci stà riportando ai livelli di un Paese del terzo mondo vendendoci un'immagine di un Paese finalmente al passo con i tempi. Menzogne, solo menzogne. Nella questione campana, come riporta l'articolo, ci sono stati morti ammazzati dalla camorra, nessun politico arrestato, nessun camorrista arrestato, nessuna responsabilità ancora accertata. Questi sono i soli fatti. Le dichiarazioni di Silvio Berlusconi che la vicenda campana è stata risolta è semplicemente una menzogna di Stato.



Riporto l'articolo del Los Angeles Times dal titolo "I mafiosi italiani bloccano i tentativi di ripulire mucchi di rifiuti tossici":

"I residenti della zona di Napoli hanno un tasso di cancro e di altre malattie più alto. Gli attivisti che combattono sono stati minacciati e i testimoni uccisi.

Santa Maria Capua Vetere, Italia - Raffaele del Giudice era un crociato. Chiuso in una giacca sportiva e una Fiat scassata, si aggirava per le discariche illegali del sud Italia, coprendosi il naso contro il fetore ed esponendo quello che lui considera il crimine ecologico del secolo.
Poi la gente ha cominciato a essere minacciata. Ostracizzata. Uccisa. Del Giudice ha disdetto la sua crociata.

Perché quando ti scontri con l’immondizia qui nella regione Campania, ti scontri contro una mafia potente e brutale conosciuta come Camorra. La Camorra, basata a Napoli, controlla l’importo, il trasporto e l’eliminazione di milioni di tonnellate di immondizia, un giro di affari estremamente lucroso nel quale il gruppo segue le sue regole, ignora le leggi sui rifiuti tossici e contamina quella che una volta era fertile terra agricola, campagna, foreste e fiumi.

A parte la sgradevolezza di tutto questo, prove suggeriscono ora che la spazzatura sta avvelenando la catena alimentare e potrebbe causare cancro, difetti al feto e altri problemi di salute. Del Giudice la chiama la Chernoyl d’Italia.

Ci sono altri simboli drammatici e putridi del persistente potere della mafia, e dell’impotenza - alcuni dicono volontaria - del governo di affrontarla. E’ quasi un cliché: Tony Soprano, dopo tutto, si occupava di “smaltimento rifiuti”. (personaggio di una serie televisiva, The Sopranos, sulla mafia italo-americana, N.d.T.)

Per la maggior parte dell’anno scorso, la Campania è stata soffocata sotto toreggianti montagne di spazzatura suppurante e non raccolta. Le discariche, legali e illegali, erano piene fino a debordare. Fino a quando squadre di pulizia si sono finalmente mosse in luglio, mari di spazzatura bloccavano strade e portoni, e inghiottivano marciapiedi e parchi. La Camorra periodicamente pagava ragazzini zingari per dare fuoco a porzioni dei rifiuti, creando scene dantesche di una terra a fuoco, villaggi e paesi pieni di fuoco tossico.

La piaga del sud Italia si è meritata sanzioni dall’Unione Europea e la condanna da organizzazioni internazionali sulla salute. Ha risvegliato violente proteste quest’anno e ha contribuito alla caduta del governo del Presidente del Consiglio Romano Prodi in primavera.

Questo non è un problema nuovo. Per più di 15 anni, con il governo che ha speso più di un miliardo e 300 milioni di euro e che ha nominato sette “zar della spazzatura”, il problema non è scomparso. Non si risolve perché i mafiosi, e i politici che tengono in pugno, non vogliono che lo sia.

“Per anni i rifiuti si sono accomulati, non è stato fatto niente per ripulirli, e le conseguenze sono letali.” dice Donato Ceglie, il principale Pubblico Ministero che si occupa della “eco-mafia” in questa regione. “Hanno avvelenato la terra. Hanno avvelenato l’acqua. E sta peggiorando. La spazzatura sta ancora arrivando.”

Il racket funziona così. Centinaia di fabbriche, complessi industriali e aziende di ogni tipo nel ricco nord Italia e in altre parti d’Europa contattano il mediatore per avere i loro rifiuti rimossi. Per ridurre i costi, questi mediatori si rivolgono a circa 20 ditte di smaltimento in Campania, quasi tutte, dicono i Pubblici Ministeri, controllate dalla Camorra.

La Camorra ha entusiasticamente reso il povero sud Italia la discarica del mondo, o almeno parte del mondo. Camion trasportano i rifiuti al sud di giorno e di notte, per tutto l’anno, e lo depositano principalmente in discariche illegali e senza regole.

Nessun tipo di spazzatura è troppo orrenda: scorie metallurgiche, liquami di concerie, pneumatici, frigoriferi e cucine economiche scartate, carcasse putride di animali, rifiuti medici - un nauseante pozzo nero di schifezze.

I camorristi hanno gradualmente cacciato via gli agricoltori e hanno ottenuto il controllo di sempre più terra, dove scaricano la roba. Ma la Campania si sta riempiendo.

E così la Camorra è diventata globale.

Enormi containers, che arrivano dalla Cina pieni di giocattoli scadenti e abbigliamento firmato falso, scaricano e poi si riempiono di spazzatura, dicono i Pubblici Ministeri. In un intervento della polizia di due anni fa, gli agenti della dogana hanno confiscato 9 mila tonnellate di rifuti che erano stati messi di contrabbando su navi da carico, la metà destinate alla Cina.

Gli ambientalisti sono particolarmente preoccupati degli effetti sulla produzione del cibo e sulla salute. Sostanze tossiche sono filtrate dai rifiuti nelle falde acquifere, inquinando i ruscelli da cui le mucche e le pecore bevono e l’erba di cui si nutrono. Ancora più veleno viene vomitato nell’aria quando si brucia spazzatura.

La Campania ospita i greggi di bufale il cui latte è utilizzato per produrre la miglior mozzarella. Livelli inaccettabili di diossina, agente cancerogeno, sono stati trovati quest’anno in qualche mozzarella, minacciando l’esportazione di uno dei migliori prodotti italiani, un giro d’affari da 350 milioni di euro.

Gli scienziati continuano a studiare il nesso tra i rifiuti e la salute, ma stanno già indicando tendenze allarmanti, secondo l’Organizzazione Mondiale della Salute, incluso un tasso che eccede le norme regionali o nazionali per i cancri allo stomaco, reni, fegato e polmoni e anche malformazioni congenite. In alcune zone fra Napoli e la città di Caserta, i residenti hanno da due a tre volte più possibilità di sviluppare un cancro al fegato che quelli nel resto del paese, secondo il Consiglio Nazionale di Ricerca italiano.

Ad una delle molte proteste contro la spazzatura quest’anno, molte donne si sono avvicinate ai giornalisti per lamentarsi di quella che loro chiamano la piaga dei cancri e tumori che affligge le loro famiglie. Alcune hanno mostrato le fotografie di bambini malati, una donna ha mostrato le cicatrici di quella che lei ha descritto come un’operazione chirurgica per cancro alla tiroide.

Il disgusto pubblico è finalmente diventanto tanto grande quanto la spazzatura e, con Del Giudice in testa, i cittadini hanno deciso di sconfiggere la Camorra e di tentare di reclamare la terra e di ristabilire una normale vita familiare.

Hanno installato recinti per reclamare la proprietà della campagna e bloccare i rilevamenti della Camorra. Gli agricoltori hanno organizzato mercati per vendere i loro prodotti e migliaia di residenti hanno considerato importante frequentarli. Le scuole hanno organizzato recite anti-mafia in classe.

“Vedere questo tipo di vita e di unità ha dato fastidio alla Camorra,” ha ricordato con soddisfazione Del Giudice, 40 anni, un ambientalista facilmente eccitabile con occhiali e una zazzera di capelli che si stanno ingrigendo.

Ha continuato ad aggirarsi per la campagna, concentrandosi nel cosidetto triangolo della morte fra Napoli e Caserta, un’area dove lui è nato e dova la sua famiglia una volta coltivava la terra. Ha documentato le discariche abusive e l’orripilante inquinamento, fotografando segretamente quello che scopriva. E’ stato il protagonista di un documentario che raccontava le sue scoperte e ha raccolto testimonianze di agricoltori assediati e residenti disgustati.

Si stava creando lo slancio, e Del Giudice e i suoi compagni attivisti si aspettavano che la polizia e gli ufficiali statali gli dessero sostegno nella sfida alla Camorra.

Invece, apparentemente la Camorra decise di prendere l’iniziativa. Killer della mafia cominciarono a eliminare sistematicamente diverse persone che stavano cooperando con i magistrati in indagini contro la Camorra. Quattro persone furono uccise nel giro di poche settimane, fra cui l’uomo d’affari Michele Orsi.

Orsi gestiva una compagnia di smaltimento dei rifiuti e lavorava con la Camorra. Ma dopo anni al soldo dei mafiosi e a dover prendere ordini da loro e dai loro padroni politici, ha deciso di diventare un pentito per lo stato. E’ stato ucciso da una raffica di 18 proiettili poco prima di testimoniare in tribunale su presunti legami fra la Camorra e i politici.

L’intimidazione degli agricoltori e degli altri che stavano lavorando con Del Giudice è stata più subdola. Gli agricoltori arrivavano nei loro campi e trovavano alberi abbattuti nel corso della notte, o macchinari distrutti. Uomini armati sparavano contro fienili e serre.

Diversi agricoltori e residenti apparsi nel documentario con Del Giudice sono scappati dalla regione, abbandonando le loro proprietà; altri hanno visto i loro affari ridursi a zero.

Si rivolsero a Del Giudice: tu ci hai promesso che saremmo stati aiutati; ci hai mentito. E Del Giudice ha ricevuto avvertimenti passati attraverso conoscenze: stai lontano.

“E’ la mia terra, sono nato qui, e adesso mi viene detto che non ci posso andare,” ha detto, sull’orlo delle lacrime, nel suo disordinato ufficio di Napoli, dov’è il capo regionale del gruppo ambientalista Legambiente. “Non è solo paura; è avvilimento.”

La Camorra ha sofferto una grande scofitta. Una corte di appello di Napoli ha confermato sentenze a vita per quattro dei maggiori boss di uno dei gruppi più potenti della Camorra, concludendo una indagine di dieci anni chiamata Operazione Spartacus.

Ma pochi qui pensano che farà molto per rallentare le attività della Camorra. Ci sono già altri mafiosi pronti a prendere il posto di quelli che vanno in prigione.

“La Camorra mi ride dietro adesso,” ha detto Del Giudice. “Hanno vinto".”

Postato da Antonio Di Pietro in Informazione .
..........................
Caro Arlecchino forse non avevi letto questo che avevo riportato altrove.
Ciao
Paolo11


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MessaggioInviato: sab set 06, 2008 18:49 pm 

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L'ho letto ma dice cose diverse da quello che indicavo io.

Io faccio un discorso semplice e limitato alla presenza o meno dell'immondizia per le strade.

ciaoooooo


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MessaggioInviato: sab set 06, 2008 19:39 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:05 pm
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Caro Arlecchino.A questo punto dovrebbe dircelo qualcuno del posto,
che scrive nel forum.E dirci se la raccolta differenziata è iniziata.
Ciao
Paolo11


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MessaggioInviato: ven set 12, 2008 07:41 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:07 pm
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Sull'Espresso di questa settimana è riportata la confessione di Gaetano Vassallo, boss che per 20 anni ha avvelenato la Campania con i rifiuti tossici, pagato da politici e funzionari.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio ... 3&ref=hpsp


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