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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Reinterri dei Rifiuti (interpretazione)
MessaggioInviato: lun mar 03, 2008 10:43 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:10 pm
Messaggi: 32
17. Il comma 3, lettera b), dell'articolo 7 ed il comma 1, lettera f-bis) dell'articolo 8 del decreto legislativo n. 22 del 1997, si interpretano nel senso che le terre e rocce da scavo, anche di gallerie, non costituiscono rifiuti e sono, perciò, escluse dall'ambito di applicazione del medesimo decreto legislativo, anche quando contaminate, durante il ciclo produttivo, da sostanze inquinanti derivanti dalle attività di escavazione, perforazione e costruzione, sempreché la composizione media dell'intera massa non presenti una concentrazione di inquinanti superiore ai limiti massimi previsti dalle norme vigenti.

18. Il rispetto dei limiti di cui al comma 17 è verificato mediante accertamenti sui siti di destinazione dei materiali da scavo. I limiti massimi accettabili sono individuati dall'allegato 1, tabella 1, colonna B, del decreto del Ministro dell'ambiente 25 ottobre 1999, n. 471, e successive modificazioni, salvo che la destinazione urbanistica del sito non richieda un limite inferiore.

19. Per i materiali di cui al comma 17 si intende per effettivo utilizzo per reinterri, riempimenti, rilevati e macinati anche la destinazione a differenti cicli di produzione industriale, ivi incluso il riempimento delle cave coltivate, nonché la ricollocazione in altro sito, a qualsiasi titolo autorizzata dall'autorità amministrativa competente, a condizione che siano rispettati i limiti di cui al comma 18 e la ricollocazione sia effettuata secondo modalità di rimodellazione ambientale del territorio interessato.

L’interpretazione data in questo caso dal legislatore intende recuperare all’errore fatto con la legge 93/2001 , dando adesso una vera e propria definizione per mezzo di una legge, delle terre e rocce che non costituiscono un rifiuto, stabilendone le condizioni: qualora, pur non superando i limiti di accettabilità (riferiti all’intera massa ), siano destinati all’effettivo riutilizzo presso anche altri siti diversi da quelli di provenienza e purché autorizzati dall’autorità amministrativa;

purtroppo la legge 443/2001 non ritocca minimamente gli errori fatti con la Legge 93/2001, essa non rivede l’art. 8 – Esclusioni – e art. 7 – Classificazione - del Dlgs 22/97 , restano tali e permangono le confuse interpretazioni , l’operatore si ritrova davanti a se un quadro normativo talmente confuso che allo stesso tempo è strumento per una idonea e agevole soluzione per raggirare l’ostacolo della normativa rifiuti ;

A questo punto risorge il problema mai risolto di cosa è rifiuto, se la normativa e le diverse sentenze della Comunità Europea debbano o meno essere prese in considerazione;

Le terre e rocce provenienti da una fase di escavazione, se sono destinate a reinterri, riempimenti, rilevati e macinati anche se destinati a differenti cicli di produzione industriale, ivi incluso il riempimento delle cave coltivate, nonché la ricollocazione in altro sito, a qualsiasi titolo autorizzata dall'autorità amministrativa competente, a condizione che siano rispettati i limiti di cui al comma 18 e la ricollocazione sia effettuata secondo modalità di rimodellazione ambientale del territorio interessato, sono escluse dalla normativa rifiuti anche se contaminate da sostanze pericolose , ma sempreché la composizione media dell'intera massa non presenti una concentrazione di inquinanti superiore ai limiti massimi previsti dalle norme vigenti riferibili ( gli inquinanti ) alla intera massa riutilizzata magari anche previo miscelazione (non esclusa) con altre tipologie o terre incontaminate portando così i risultati analitici alla rispondenza dei parametri di legge .

Non chiaro il concetto di "effettivo utilizzo" dato dal comma 19, viene usato il termine "ricollocazione" ed il termine "rimodellazione", quali fasi sottoposte alla autorizzazione dell’autorità amministrativa ( es: Comune ) senza stabilire le norme tecniche di riferimento per meglio definire le differenze che vi sono con la formazione di rilevati e sottofondi stradali o utilizzo per recuperi ambientali di ex cave, attività quest’ultime di recupero disciplinate dal Dm 05 febbraio 1998 – che non sembrano molto distanti dalla rimodellazione e ricollocazione: quest’ultima possibile anche "in altro sito (?) ed a qualsiasi titolo autorizzata dall’autorità amministrativa competente" .

Sulla base di tali impostazioni normative, ci si chiede quale è la formula giuridica e la prassi amministrativa perché una sostanza o bene - in tale caso terra e rocce da scavo - possa non ricadere nella sfera giuridica di rifiuto, pur destinandola ad “effettivo utilizzo” ai sensi della Legge 443/2001 , nelle modalità di riutilizzo contemplati nella normativa rifiuti , e come e a chi ci si possa dichiarare estranei dalla normativa rifiuti, onde evitare contestazioni da parte della autorità giudiziaria, partendo dal presupposto che come più volte affermato dalla Corte di Giustizia Europea, la nozione di rifiuto non deve intendersi che essa escluda le sostanze e gli oggetti suscettibili di riutilizzazione economica, o che vengono riutilizzati in analogo o diverso ciclo di produzione, affermazioni disattese dalla nostra legge 178/2002 sulla interpretazione autentica ( tutta italiana ) della definizione di "rifiuto" .

Chiaro è che costituiscono rifiuto le terre e rocce destinate all’abbandono indiscriminato e all’abbandono incontrollato fino alla formazione di una vera e propria discarica abusiva e tutto ciò che non è terra e rocce da scavo ma ad es. rifiuti da demolizione costituiti da materiali edili da costruzione o da escavazione stradale per la presenza eterogenea e di altri materiali estranei alle terre e rocce quali: l’asfalto


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