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 Oggetto del messaggio: Terre e rocce da scavo nel Dlgs 22/97 seconda parte
MessaggioInviato: lun mar 03, 2008 10:40 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:10 pm
Messaggi: 32
Nel Luglio 2000 il Ministero Ambiente e Territorio emanava una circolare (n UL/2000/10103) “Applicabilità del Dlgs 22/97 alle terre e rocce da scavo” (si ricorda, a tal proposito, che una circolare non ha forza di legge ed è priva, quindi, di valore e forza giuridica) con la quale il ministero intendeva chiarire se le terre e rocce da scavo ricadessero o meno nella sfera giuridica dei rifiuti, se “soddisfino la definizione di rifiuto di cui all’art. 6 Dlgs 22/97 " ed in particolare chiarire se la normativa rifiuti debba o meno essere applicata solo ed esclusivamente a terre e rocce da scavo se pericolose, in quanto classificate rifiuti speciali a norma dell’art 7 comma 3 Dlgs 22/97 : “sono considerate rifiuti le terre e rocce da scavo che presentino concentrazioni di inquinamenti superiori ai limiti accettabili del Dm 471/99 e vengano sottoposte o destinate al normale ciclo di utilizzo della terra quali, a titolo esemplificativo, la realizzazione di rilevati e sottofondi stradali, rimodellamenti morfologici, l’impiego in attività agricole, riempimenti ecc. il produttore non si disfa né decide di disfarsi di tali materiali e questi ultimi non sono rifiuti. ….Infatti, nel caso specifico viene meno il requisito essenziale per qualificare un materiale o un oggetto come rifiuto perché lo stesso non viene destinato né ad operazioni di recupero né di smaltimento. Infine, per quanto riguarda la possibilità di utilizzare direttamente le terre da scavo nel sito dove le stesse sono prodotte, si rileva che tale opzione per sua natura non comporta né un disfarsi nel senso sopra esposto né alcuna modifica qualitativa delle caratteristiche del sito. Si ritiene, perciò, che tale utilizzo non sia sottoposto al regime dei rifiuti ma possa essere effettuato sulla base degli elaborati progettuali relativi all’intervento che produce le terre da scavo medesime, salvo, in ogni caso, l’obbligo di procedere alla bonifica ai sensi dell’art. 17 e del D.M. 471/99 qualora ne ricorrano i presupposti.".

Tale nota del ministero fu contestata dalla giurisprudenza e dalla dottrina per diversi e ragionevoli motivi di contrasto normativo e per mancanza di forza legislativa nel momento in cui il parere ministeriale tenta di dare interpretazione legislativa sulla nozione di rifiuto, in merito al: “fatto di disfarsi – decisione di disfarsi e obbligo di disfarsi” - dibattito tutt’ora aperto !!

La Corte di Cassazione III sez. Penale con sent. del 24/8/2000 n 2419 – interviene definendo comunque rifiuto le terre e rocce da scavo anche quando queste non siano pericolose, e lega la definizione di rifiuto alla semplice volontà e fattiva destinazione del “bene” all’abbandono; definisce un "mancato coordinamento" della normativa italiana attraverso la soppressione dell’art.. 8 comma 2 (Dlgs 389/97) con le direttive ed indirizzi Europei nelle quali, “il sistema di sorveglianza e gestione istituito dalle direttive CE in materia si deve intendere riferito a tutti gli oggetti e le sostanze di cui il proprietario si disfi , anche se essi hanno un valore commerciale a fini di riciclo , recupero o riutilizzo , che, di conseguenza il Dlgs 389/97 ha recuperato nell’alveo della normativa generale sui rifiuti anche i materiali non pericolosi derivanti dall’attività di scavo" stabilisce inoltre che: Rientra nella nozione di rifiuto di cui all'art. 6 D.L.vo 5 febbraio 1997 n. 22, ove il detentore se ne disfi o abbia l'obbligo di disfarsene, il materiale di risulta dello scavo di un traforo, in quanto riconducibile alla categoria residuale di cui al punto Q16 dell'allegato A del predetto decreto

L'intervento del Legislatore non si fa aspettare ed emana la Legge n 93 del 23 marzo 2001, al cui art. 10 stabilisce le modifiche da apportare all’art 8, 41 e 51 del Dlgs 22/97:

All’articolo 8, comma 1, del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, dopo la lettera f), sono aggiunte le seguenti:

«f-bis) le terre e le rocce da scavo destinate all’effettivo utilizzo per reinterri, riempimenti, rilevati e macinati, con esclusione di materiali provenienti da siti inquinati e da bonifiche con concentrazione di inquinanti superiore ai limiti di accettabilità stabiliti dalle norme vigenti; f-ter) i materiali vegetali non contaminati da inquinanti in misura superiore ai limiti stabiliti dal decreto del Ministro dell’ambiente 25 ottobre 1999, n. 471, provenienti da alvei di scolo ed irrigui, utilizzabili tal quale come prodotto».

Tale articolo di legge appare da subito fuorviante in quanto, l’inserimento della novella normativa tra le esclusioni di cui all’articolo 8 comma 1 del Dlgs 22/97, presupponeva la presenza di una normativa specifica per le terre e rocce da scavo, che non c’è; come fatto notare da diversi autorevoli esperti di settore, sarebbe stato sufficiente inserire la disposizione di legge in un contesto diverso di cui al comma 1 dell’art. 8, ad esempio al comma 2, fatte salve le inevitabili osservazione della CE; infatti l’art. 8 stabilisce l’esclusione dall’applicazione della normativa rifiuti degli effluenti gassosi emessi nell'atmosfera e di altre tipologie di rifiuti purché disciplinati da una normativa specifica <<disciplinati>> di settore cosi come presente per le tipologie di rifiuti quali:

a) i rifiuti radioattivi;

b) i rifiuti risultanti dalla prospezione, dall'estrazione, dal trattamento, dall'ammasso di risorse minerali o dallo sfruttamento delle cave;

c) le carogne ed i seguenti rifiuti agricoli: materie fecali ed altre sostanze naturali non pericolose utilizzate nell'attività agricola ed in particolare i materiali litoidi o vegetali riutilizzati nelle normali pratiche agricole e di conduzione dei fondi rustici e le terre da coltivazione provenienti dalla pulizia dei prodotti vegetali eduli

d) ( lettera soppressa dall'articolo 1, comma 8, Dlgs 8 novembre 1997, n. 389.)

e) le acque di scarico, esclusi i rifiuti allo stato liquido;

f) i materiali esplosivi in disuso;

Pertanto, alla confusione iniziale si aggiunge quella interpretativa sulla validità o meno della nuove lettere f- bis) ed f-ter) all’art.8 , se tale effettivo utilizzo per reinterri, riempimenti, rilevati e macinati si riferisca allo stesso luogo di provenienza o possa essere destinato anche a i luoghi diversi, se la contaminazione delle terre debba o meno essere dimostrata con analisi chimica per la rispondenza ai limiti di accettabilità stabiliti con il DM 471/99 (Regolamento recante criteri, procedure e modalità per la messa in sicurezza, la bonifica e il ripristino ambientale dei siti inquinati, ai sensi dell'articolo 17 del Dlgs 22/97.)

A causa delle difficoltà interpretative sopra accennate, il legislatore interviene con la c.d. “Legge Lunardi” , legge n 443 del 21 dicembre 2001 "Delega al Governo in materia di infrastrutture ed insediamenti produttivi strategici ed altri interventi per il rilancio delle attività produttive" dando interpretazione legislativa agli articoli 7 e 8 del Dlgs 22/97 , o meglio all’art. 7 – Classificazione - comma 3 lett. b) : Sono rifiuti speciali: ……. b) i rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti pericolosi che derivano dalle attività di scavo; e all’art. 8 - Esclusioni - lett. f-bis) : le terre e le rocce da scavo destinate all'effettivo utilizzo per reinterri, riempimenti, rilevati e macinati, con esclusione di materiali provenienti da siti inquinati e da bonifiche con concentrazione di inquinanti superiore ai limiti di accettabilità stabiliti dalle norme vigenti.


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