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 Oggetto del messaggio: L'Italia in vendita...
MessaggioInviato: lun lug 09, 2007 10:17 am 

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9/7/2007 - POLITICA E AFFARI

Miniera Tav, mezzo Piemonte in vendita

DOSSIER Alta velocità

Alla logistica servono terreni per 10 milioni di metri
MAURIZIO TROPEANO


TORINO
Senza fanfare e senza campagne pubblicitarie le grandi compagnie nazionali e internazionali che si occupano di logistica hanno iniziato ad acquistare aree dove installare le loro strutture e presentato progetti di sviluppo. Paolo Balistreri, responsabile del servizio Trasporti e Infrastrutture di Confindustria Piemonte, spiega: «Le nostre previsioni sulla crescita del traffico merci ci fanno stimare in circa 6 milioni di metri quadrati gli spazi necessari per accogliere, stipare e assemblare i prodotti con orizzonte 2015». Di questi la metà si concentrano nell’Alessandrino individuato come il retroporto di Genova e l’altra metà tra Novara e Vercelli. Poi c’è Orbassano. A fronte di questa domanda potenziale si è scatenata una guerra tra i Comuni per mettere a disposizione terreni e varianti dei piani regolatori: solo in provincia di Alessandria ci sono oltre 20 milioni di mq disponibili. Un rapporto asimmetrico che secondo Balistreri «è necessario correggere in fretta con una programmazione a livello regionale perché per favorire lo sviluppo non basta costruire una serie di capannoni».

Il rischio è che si «realizzino centinaia di magazzini senza sapere che cosa metterci dentro». Manca in sostanza la «conoscenza della domanda di trasporto soprattutto per quanto riguarda le potenzialità del porto di Genova». Il pericolo è di uno sviluppo disordinato anche se il disegno di legge approvato dalla giunta regionale su proposta dell’assessore Daniele Borioli mette per la prima volta a disposizione 13 milioni di euro e punta alla creazione di un unico soggetto per la gestione degli interporti regionali esistenti. Il motivo di tanto interesse? Il Piemonte è la terra dove si incrociano il corridoio 5, Lione-Torino-Venezia-paesi dell’Est, e il 24 cioè quello che collega i porti di Genova e Rotterdam. E questo nonostante il nuovo tunnel del Frejus e il Terzo valico siano ancora lontani - lontanissimo il secondo - dall’essere realizzati. Negli anni passati i sostenitori della Tav avevano sbandierato la possibilità di creare 100 mila nuovi posti di lavoro legati alla logistica in tutta la pianura padana. Oggi nessuno fa propaganda ma spuntano gli investitori.

A muoversi sono gli americani della Prologis - con sede a Denver nel Colorado -, che hanno «prenotato» 1.2 milioni di metri quadrati a Borgo Vercelli e già realizzati 200 mila metri a Romentino. Prologis si caratterizza per essere il più grande proprietario (40 milioni di metri quadrati) di spazi industriali su 103 mercati tra America del Nord, Asia ed Europa da mettere a disposizione dei distributori.

Nel polo ex Teksid di Crescentino la bresciana Lucefin, specializzata nella logistica dei metalli, ha presentato un progetto di utilizzo del sito (600 mila mq) che per essere perfezionato ha bisogno solo di un intervento di infrastrutturazione ferroviaria.

A Pozzolo Formigaro, in provincia di Alessandria, la ditta Romani punta ad utilizzare per la commercializzazione del caffè 45 mila metri quadrati. Nell’alessandrino, poi, il gruppo Gavio ha progettato l’ampliamento della propria area logistica di altri 900 mila metri quadrati. Anche per l’interporto di Rivalta Scrivia si parla di un allargamento di 25 mila metri quadrati. E le offerte dei comuni si moltiplicano: 2,4 milioni a Novi Ligure; 2,7 a Casale; 1,5 milioni a Trino Vercellese (ex centrale nucleare).

Poi c’è l’area torinese. Dunque il Sito di Orbassano. Ad oggi sono in corso trattative tra la parte pubblica e i privati per ampliare i 3 milioni di metri quadrati. Gli spazi disponibili ammontano a 1,5 milioni. Le prospettive di crescita sono notevolmente salite dopo la decisione del Governo di cancellare il vecchio progetto della Torino-Lione e di inserire nel nuovo tracciato il collegamento con lo scalo merci. Da allora anche l’amministratore delegato delle Ferrovie, Mauro Moretti, sembra aver deciso di cambiare la strategia dell’azienda (prima si pensava a Chivasso) che sarebbe pronto a valorizzare lo scalo, anche in sinergia con la Regione, a patto di giocare un ruolo di primo piano. Aziende private, poi, sono interessate ad insediarsi a Torrazza Piemonte.

da lastampa.it


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 Oggetto del messaggio: Un affare Nestlè: L'acqua ad Agrigento
MessaggioInviato: sab lug 14, 2007 17:35 pm 

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Rubriche » Piccola Italia

L'acqua ad Agrigento, un affare Nestlè


MIRACOLO ad Agrigento, la città senz'acqua. L'acqua invece c'è. Ed è, manco a dirlo, buonissima. Le vene del sottosuolo, pochi chilometri dal centro abitato, sono gonfie: "Caratteristiche perfette, una oligominerale adatta al consumo di tutta la famiglia". Bellissimo, no? "Acqua gustosa, dissetante, gradevole, con un equilibrato contenuto di sali minerali", è stato comunicato, documentato e infine certificato.

La Regione Siciliana, tirando un sospiro di sollievo, ha finalmente deciso di dare il via alla migliore captazione di questo tesoro. Ha dunque concesso alla Nestlè, la multinazionale che controlla il gruppo San Pellegrino, che a sua volta ha appena acquistato il marchio della Platani Rossini srl, il permesso di raggiungere nell'arco di un quinquennio la produzione di 250 milioni di litri: dagli attuali 16.500 pezzi l'ora agli oltre 46 mila pezzi previsti e pianificati. Acqua per tutti, dunque.

L'amministratore delegato della San Pellegrino Marco Settembri è entusiasta: "E' buona come la nostra Nestlè Vera, tra le più bevute (sgorga da una fonte veneta). Il nostro obiettivo è sostituire questo brand conquistando con il nuovo marchio oltre il 50 per cento dei consumi dell'isola".

A pagamento, ma finalmente un'acqua tutta siciliana, veramente. "Vera Santa Rosalia" la nuova etichetta. Pochi euro a cassetta, trentatrè centesimi a bottiglia, e Santa Rosalia entrerà nelle case di Agrigento: leggera, abbiamo già detto gustosa, lievemente gassata. Buona per piccoli e per grandi.

Che le cose vadano per il meglio è desumibile da una seconda obiettiva considerazione: adesso gli agrigentini possono vedere scorrere l'acqua dai loro rubinetti anche per qualche ora ogni due giorni. Se va male ogni otto giorni: performance eccezionali a fronte di ciò che capitava appena qualche anno fa (quattro ore d'acqua ogni diciotto giorni). Non c'è casa che non abbia il proprio contenitore autonomo sul tetto, e non c'è elettore che non sappia che l'acqua dal rubinetto non fa bene al corpo: è buona norma bollirla prima di usarla nei consumi domestici. Potabile? Esagerati.

E però nel tempo, grazie agli oculati investimenti pubblici, le novità ci sono state e adesso si vedono: fino a pochi anni fa la clorazione dell'acqua nei serbatoi era somministrata secondo il calcolo che, de visu, decideva u' funtanieru, il fontaniere. Personaggio mitico della città. Portava taniche di cloro, valutava ad occhio la massa d'acqua e miscelava. Se andava bene, ok. Se andava male, e il più delle volte andava male, l'acqua non solo non era potabile ma sinceramente schifosa. Oggi non è più così: tutto in automatico, a norma di legge.

La notizia dell'ampliamento della concessione alla Nestlè ha comunque reso frenetica e turbolenta l'attività del sindaco di Santo Stefano Quisquinna, distante quaranta chilometri dal capoluogo, il cui territorio custodisce il tesoro. Proteste, blocchi, interrogazioni parlamentari. Non era in discussione la scelta di affidare alla Nestlè, invece che ad Agrigento, l'acqua che c'è, quanto il timore che la multinazionale con le sue macchine scavi troppo e troppo in profondità e prosciughi presto le vene sorgive. Con un'interrogazione Angelo Lomaglio, deputato di Sinistra democratica, ha appena denunciato al ministro dell'Ambiente che è dimostrata "la pericolosità dei prelevamenti acquiferi perché costituirebbe un'ulteriore diminuzione della riserva, già notevolmente danneggiata, ed arrecherebbe non pochi problemi alla popolazione locale che non sarebbe più in grado di approvvigionarsi e sarebbe costretta ad acquistare l'acqua".

Dunque e ricapitolando: ad Agrigento l'acqua non c'è, ma a pochi chilometri di distanza sì. Che l'acqua ci fosse era cosa nota da decenni (la Montedison fece i primi rilevamenti), ma a nessuno è parso opportuno approfondire. Ha approfondito invece, e bene, la Nestlè che infatti ha chiesto lo sfruttamento di questo bene introvabile laggiù. Ha approfondito così bene che i pochi comuni che si dissetano autonomamente nell'area del tesoro, rischieranno di finire anch'essi assetati. Per fortuna soccorre la politica commerciale della multinazionale: nell'isola, a differenza del resto d'Italia, il prezzo sarà calmierato. Solo trentatrè centesimi la bottiglia. Un affare.

a.caporale@repubblica.it

(14 luglio 2007)

da repubblica.it


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MessaggioInviato: sab lug 21, 2007 22:45 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 14:59 pm
Messaggi: 36
Be', non è a questo che volevano arrivare? Cioè a vendere l'acqua. Adesso ci sono riusciti. Di rifare ex novo le rete di distribuzione non se ne parla, chiaramente, nonostante sia un colabrodo che disperde in falda anche il 60% della portata immessa...uh, per carità, non esiste. Hanno fatto una mega-centrale di dissalazione criticata anche alla CEE, sovradimensionata alla grande, la cattedrale nel deserto, che brucia denaro per pompare l'acqua dal mare, dissalarla, immetterla nello "scolapasta", e oltre metà perderla per strada.
Comunque va be', oggi il mondo va avanti solo se c'è qualcosa da vendere, l'abbiamo capito.
Oltretutto resto un po' perplesso nel leggere che "hanno trovato l'acqua nel sottosuolo, buonissima, oligominerale, ricostituente, taumaturgica, leggera, con poco sodio, adatta a diete per tenersi in forma, a 33 cent la bottiglia" (allegria: qua al discount la trovi anche a 15 il litro e mezzo!).....sarà, ma questa notizia "me puzza 'n po'". Io credevo che nel sottosuolo, tolti gli aquifughi (tipo formazioni scistose compatte metamorfiche permeabili solo per fessurazione), e gli acquicludi (dove magari l'acqua c'è tanta, ma è fortemente legata al mezzo in cui si trova che le pompe non hanno sufficiente capacità di suzione), tutto il resto fosse acquifero e acquitardo, dunque mezzo permeato da acqua sotterranea. Magari profondo, ma c'è. Che poi l'acqua sia di qualità utilizzabile, è un altro discorso, tipo viene su un'acqua salsa o mista a idrocarburi - so che in alcuni posti della Sicilia le acque di circolazione profonda sono così -, comunque non so.....questa "grande scoperta" tirata fuori dal cappello magico proprio quando entra in campo la Nestlè.....quarcosa me puzza, sarà.....!


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MessaggioInviato: sab lug 21, 2007 22:53 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 14:59 pm
Messaggi: 36
E a proposito di miniera TAV.....dicono che c'è la pechblenda, vero?
Spero sappiate cos'è, caso mai cercatela su Wiki.
Magari ne avessi io un bel pezzo a casa!!!!!!!!!
Comunque sia, la TAV, secondo me, s'ha da fare.
Studiare il percorso che consente il minor impatto, quello che volete, ma da qualche parte s'ha da fare.


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