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MessaggioInviato: lun apr 30, 2007 14:35 pm 

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Ricevo e trasmetto:<BR><BR>------------------------<BR>Qualcuno di voi un po' di tempo fa aveva chiesto se avevamo notizie dell'auto ad aria compressa. Per caso ieri, leggendo Flair ho letto quest'articoletto che vi rigiro.<BR><BR>"Ebbene si: l'auto che potrebbe dare un po' di respiro alle nostre gasatissime metropoli ha un nome e potrebbe diventare realtà . Si chiama One Cat's, come Compressed Air Teconology System: prima auto al mondo fornita di un motore capace di lavorare con "l'aria pura". La svolta ?  Un accordo siglato fra Tata, gigante indiano dell'automobile, e la Mdi, piccola azienda familiare (ma centro ricerche all'avanguardia) di Carros, Nizza, da oltre 15 anni impegnata a trovare la soluzione che tutto il mondo aspetta: un motore supereconomico e pulito. Dopo una falsa partenza nel 2001, con l'entrata in campo della Tata, che dopo oltre due anni di test serrati ha acquisito il diritto di produrre i motori Mdi nel suo paese, è ormai certo: da fine 2008 la One Cat's comincerà  a circolare in India e Francia all'incredibile prezzo di 3500 euro.  "E' il modello più spartano" precisa Guy Negre, fondatore di Mdi. "Tre posti, tettuccio in tela, niente porte. Fa i 90 all'ora, ha un'autonomia di 100 chilometri e il pieno costa 1 euro. Con emissioni zero". Se piacerà , sono già  previste berline, taxi, bus e perfino trattori: con motori a doppia energia (aria più benzina, gas o biocarburi) per l'uso extra-urbano. E grazie all'aria compressa, tutti con climatizzatore gratis."


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MessaggioInviato: lun apr 30, 2007 14:37 pm 

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http://www.lifegate.it/ambiente/articol ... bsp;&nbsp; <BR>Pubblicato il 03-03-2007    <BR>Eolo, la dea dell'aria   <BR>    <BR>Brevettata 6 anni fa dal francese Guy Négre, l'auto tutta ecologica che<BR>viaggia ad aria compressa sembrava scomparsa nel nulla. E invece, ora, sarà<BR>prodotta in serie. In India.   <BR>  <BR><BR>Doveva entrare in produzione già tra fine 2001 e inizi 2002, in uno<BR>stabilimento di Nizza, e quasi contemporaneamente anche in Italia, a Rieti.<BR>Sembrava un sogno: 110 Km/h, un'autonomia di 200 chilometri, 10 ore di<BR>funzionamento ininterrotto.<BR>E nessun carburante. Solo aria compressa nel motore, contenuta in un paio di<BR>bombole. E soprattutto nessuno scarico inquinante. Di nuovo solo aria, che<BR>esce, dal tubo di scarico, a una temperatura di ­30° C.<BR><BR>Ma per 6 anni Eolo, una monovolume futuristica e geniale, ideata<BR>dall'ingegnere progettista di motori di Formula 1 Guy Négre, è scomparsa nel<BR>nulla. Fino a che il colosso automobilistico indiano Tata Motors non ha<BR>deciso di produrla in serie, firmando un contratto con la MDI (Motor<BR>Development International), la società di Guy Négre e di suo figlio.<BR><BR>L'automobile ad aria compressa comparirà sul mercato entro un anno e mezzo.<BR>Come prevede il brevetto originale, sarà possibile fare un pieno "fai da te"<BR>in circa 4 ore, collegando Eolo ad un generatore elettrico. Solo 3 euro di<BR>elettricità  per 100 chilometri percorsi.<BR><BR>Ma vi sono anche migliorie tecnologiche, maturate in sordina durante questi<BR>6 lunghi anni. Come, ad esempio, il fatto che l'auto prodotta dalla Tata<BR>Motors avrà un motore ibrido, metà ad aria compressa e metà a gas. Il che<BR>non solo consentirà un'autonomia (500 chilometri con un pieno anziché 200)<BR>ed una velocità maggiori (150 Km/h), ma garantirà il funzionamento della<BR>vettura anche qualora non fosse possibile la ricarica dell'aria compressa,<BR>sfruttando i distributori di gas già presenti sulle nostre strade.<BR><BR>Il prezzo è tutto sommato abbordabile: la vettura costerà infatti 12.000<BR>euro circa, poco più di una comunissima monovolume. Eolo, insomma, ci porta<BR>nel futuro. Veloce come il vento.<BR><BR>Chiara Boracchi<BR><BR>http://www.lycos.it/03/auto/singolanew.html?progressivo=70696 <BR>16/02/2007<BR>MDI-Tata<BR>L'ARIA COMPRESSA SEDUCE GLI INDIANI<BR>La storia dei motori ad aria compressa inventati da Guy Nègre è lunga e<BR>tormentata, e nemmeno troppo chiara: le notizie si susseguono dal 1990,<BR>alternando annunci clamorosi a lunghi periodi di silenzio. La comunicazione<BR>dell'azienda di Nègre, la MDI, è spesso laconica, ma proprio in questi<BR>giorni il quotidiano francese "Les Echos" ha pubblicato informazioni<BR>interessanti riguardo all'accordo con la più grande casa automobilistica<BR>indiana, la Tata Motors.<BR><BR>La Tata si è lasciata sedurre da questa nuova tecnologia, su cui gli<BR>industriali europei non vogliono più scommettere: "Siamo in contatto dal<BR>2003, e il presidente del gruppo, Rantan Tata, è anche venuto a visitare il<BR>nostro stabilimento nel giugno del 2004, ma le nostre difficoltà finanziarie<BR>hanno rallentato le contrattazioni", ha spiegato Guy Nègre.<BR><BR>La MDI ha effettivamente dovuto ridurre drasticamente il personale e cedere<BR>una parte dei locali della zona industriale di Carros, a pochi chilometri da<BR>Nizza. Ma, grazie all'accordo firmato con gli indiani il 25 gennaio,<BR>"potremo terminare la messa a punto del motore", precisa Guy Nègre, che<BR>stima in diciotto mesi il tempo necessario prima di arrivare alla produzione<BR>in serie.<BR><BR>Lo scarno comunicato ufficiale non precisa l'importo dell'investimento da<BR>parte di Tata, ma lo stesso Guy Nègre aveva stimato in 10 milioni di euro la<BR>cifra necessaria per portare a termine la messa a punto di questa tecnologia<BR>"pulita", cui lui e suo figlio Cyril, entrambi ingegneri, stanno lavorando<BR>da anni. La Casa indiana potrà vendere i veicoli ad aria compressa sotto il<BR>marchio Tata in India, mentre MDI conserverà la licenza per il resto del<BR>mondo.<BR><BR>"Abbiamo già firmato 39 accordi in diversi Paesi con i futuri fabbricanti",<BR>spiega ancora Guy Nègre a "Les Echos". La politica di MDI è infatti quella<BR>di decentrare la produzione verso i mercati di destinazione, firmando<BR>contratti con industriali che si impegnino a investire in piccole fabbriche;<BR>a regime, ogni unità dovrebbe impiegare una sessantina di persone e produrre<BR>un veicolo ogni mezz'ora.<BR><BR>Il primo di questi stabilimenti dovrebbe nascere nei prossimi mesi, in<BR>Francia, proprio a Carros. Per questo motivo Nègre annuncia l'assunzione di<BR>una cinquantina di persone: dopo i tagli del personale degli ultimi anni,<BR>alla MDI erano rimasti solo in una decina.


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MessaggioInviato: lun apr 30, 2007 14:39 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
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Ciao,<BR>avevo letto del progetto iniziale (Eolo) fin dal 2001, quando<BR>ne parlarono i giornali e scaricai tutta la documentazione<BR>del loro sito, studiandola con degli amici ingegneri. <BR>La "falsa partenza" di allora era giustificata ma da quello<BR>che leggo forse alcune cose sono cambiate. <BR><BR>Vediamo i vari punti. <BR>Il business del produttore era allora non di vendere le <BR>macchine ad aria compressa ma di vendere il progetto<BR>di mini fabbriche da mettere in ogni luogo, per permettere<BR>una capillare diffusione, sostenibile anche sui costi di <BR>trasporto. L'idea infatti non era di avere mega fabbriche<BR>(anche perché l'ideatore non aveva i capitali) ma di <BR>predisporre sul territorio tante (centinaia) di minifabbriche.<BR>E questa era in se' una idea molto interessante. <BR><BR>E' pero' accaduto che ogni imprenditore interessato <BR>all'affare ha investigato, con l'aiuto di tecnici, scoprendo <BR>presto che si trattava praticamente di un "sola", nel senso<BR>di un oggetto che aveva scarse possibilità di essere venduto. <BR><BR>Vediamo perché. <BR><BR>1) analizzando i dati tecnici forniti nel progetto appariva <BR>che un punto critico non era tanto l'autonomia (limitata <BR>ma interessante) ma piuttosto la potenza, tanto che la <BR>macchina aveva notevoli difficoltà in salita (ed i consumi<BR>in salita aumentavano di parecchio). Nelle zone montuose <BR>l'autonomia era dimezzata.  Ok, nessun problema,<BR>nessuno sui pirenei e sulle alpi la avrebbe comprata e ci<BR>sarebbero state perplessità su appennini e altre zone <BR>collinari. Ma rimanevano le grandi pianure francesi, tedesche <BR>e dell'est europeo. Un mercato immenso. Ma qui scattava il <BR>secondo difetto, questo invece enorme. <BR><BR>2) la mancanza dell'impianto di riscaldamento. <BR>L'enfasi messa sul fatto che il sistema ad aria compressa<BR>forniva gratuitamente l'aria condizionata (perché i gas,<BR>aria compresa, uscendo dalla bombola si espandono<BR>raffreddandosi) copriva il fatto inconfutabile che tutto <BR>era privo di sistema di riscaldamento. Sui motori a <BR>scoppio esso è alimentato dal calore del motore ma <BR>nulla di simile esiste sulla macchina che va ad aria.<BR>Nessuna combustione, nessun calore. <BR>Prevedere un riscaldamento elettrico, con una fila di <BR>batterie, oppure prevedere un alternatore da collegare<BR>alla trasmissione, comportava peso e/o prelievo di <BR>potenza, riducendo l'autonomia. Ed è chiaro che in <BR>germania, d'inverno fa freddo e senza riscaldamento<BR>non è igenico andare in giro a 80~100 km/h. <BR>L'oggetto rischiava quindi di essere usato solo nei<BR>mesi caldi, come una moto che si tira fuori dal garage<BR>nelle belle giornate calde e soleggiate. Quindi la sua <BR>appetibilità commerciale calava drasticamente proprio<BR>nelle gelide zone pianeggianti del nord. <BR><BR>3) L'approvigionamento. <BR>Altro ostacolo era dato dalla carenza, iniziale, del sistema<BR>di ricarica. A parte quello che ognuno poteva comprare <BR>ed installare a casa (altro costo) i casi erano due.<BR>O esisteva "on board" un compressore da collegare alla <BR>corrente elettrica (quindi altro peso che riduce l'autonomia) <BR>oppure si doveva fare affidamento ad una rete capillare di <BR>distributori, in mancanza dei quali difficilmente un cliente<BR>avrebbe acquistato la vettura. <BR><BR>4) La sicurezza. <BR>Il fatto di viaggiare su una schiera di bombole di aria <BR>compressa non è esalatante (in caso di incidente ...) <BR>ma qui in effetti erano stati fatti grandi passi avanti <BR>nelle tecniche di fabbricazione ed irrobustimento <BR>delle bombole. Poi è molto piu' pericoloso viaggiare su<BR>bombole di idrogeno, per esempio. Problemi anche <BR>per via del basso freno motore, che necessita di un<BR>sovradimensionamento dell'impianto frenante e c'erano<BR>anche alcune perpressità riguardanti gli attuali <BR>servomeccanismi (non tanto il servsterzo ma piu' <BR>che altro il servofreno). <BR><BR>La somma dei quattro punti (tra difetti piu' o meno gravi<BR>e perplessità piu' o meno fondate) ha impedito il decollo<BR>del progetto Eolo. Mi pare poi coinvolto in alcuni fallimenti<BR>e drastici ridimensionamenti industriali. <BR><BR>Ora rispunta in India. <BR>Dove non esiste certo il problema del riscaldamento. <BR>E quindi possono proporre una macchina senza portiere. <BR><BR>>da fine 2008 la One Cat's comincerà  a circolare in India e <BR>>Francia all'incredibile prezzo di 3500 euro.  "E' il modello piu' <BR>>spartano" precisa Guy Negre, fondatore di Mdi. "Tre posti, <BR>>tettuccio in tela, niente porte. Fa i 90 all'ora, ha un'autonomia <BR>>di 100 chilometri e il pieno costa 1 euro. Con emissioni zero".<BR><BR>Ma hanno preparato anche un altro progetto, piu' costoso <BR>(12'000 euro) e forse piu' adatto alle nostre latitudini, che <BR>è quello riportato da Rosanna. <BR><BR>Dove all'aria compressa leggo che è stato aggiunto un <BR>sistema a gas, trasformando il progetto iniziale in un<BR>motore ibrido (500 km di autonomia, 150km/h di velocità,<BR>10 ore di autonomia complessiva.). <BR><BR>Ritengo che se il nuovo sistema ibrido risolve come <BR>pare il problema della potenza e della autonomia (e<BR>quindi anche quello dell'utilizzo in montagna) e forse <BR>anche quello assai piu' grave del riscaldamento<BR>invernale del veicolo, allora il progetto ha buone possibilità<BR>di riuscita commerciale. Il sistema ibrido infatti permette<BR>di superare la mancanza iniziale della catena di distribuzione<BR>dell'aria compressa. È ipotizzabile anche che durante la <BR>marcia a gas si possa comprimere un po' di aria nelle <BR>bombole. <BR><BR>Sarebbe interessante calcolare il bilancio energetico <BR>totale, perché se per caricare le bombole si usa un <BR>compressore mosso dalla corrente elettrica ed essa <BR>a sua volta è prodotta in centrali termoelettriche, non<BR>so se il sistema è realmente ecologico. <BR>Quanto petrolio ci vuole per fare 100 Km con una <BR>macchina a benzina e con una macchina ad aria <BR>se per cariare le bombole ci vogliono (pare) 4 ore? <BR>Tutto dipende dal lavoro termodinamico di compressione<BR>e dall'energia usata per farlo. Energia che verrà resa<BR>dopo, con una certa dispersione. <BR>Abbiamo infatti varie dispersioni:<BR>a) quella della trasformazione da petrolio a corrente elettrica. <BR>b) il trasporto di corrente sui cavi di alta tensione.<BR>c) il motore per la compressione (mai efficente al 100%)<BR>d) il motore che sfrutta la decompressione (idem). <BR><BR>Ciao,<BR>Francesco


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MessaggioInviato: dom mag 06, 2007 12:53 pm 

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Credo che l'auto ad aria compressa se contribuisce a diminuire l'inquinamento non toglie il problema del traffico e della mobilità. La cosa prioritaria da fare è comunque favorire il trasporto pubblico e su rotaia, ma i provvedimenti come quello di esentare dal bollo le nuove auto tolgono anche i soldi per investire nelle infrastrutture.


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MessaggioInviato: mer giu 06, 2007 08:40 am 

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TECNOLOGIA & SCIENZA <BR><BR>Non inquina, è economica: fare un pieno costa meno di due euro<BR>Entro un anno la Tata produrrà prime seimila vetture<BR>Aria compressa al posto della benzina<BR>Dall'India arriva Citycat, l'auto del futuro<BR>di MAURIZIO RICCI<BR><BR> <BR>ARRIVATE al distributore con la macchina in riserva, ma mentre tutti gli altri fanno la coda alla pompa di benzina, voi andate direttamente alla colonnina d'aria per controllare la pressione delle ruote. Infilate il tubo nel serbatoio e... pfft! in 3-4 minuti avete fatto il pieno. Passate alla cassa, versate un euro e mezzo (contro i 60-70 degli altri) e ripartite sereni. La vostra macchina ad aria vi porterà per altri 200 chilometri fino al prossimo pieno. Non è un cartone animato e neanche uno spot visionario di qualche gruppo estremista dell'ecologia. <BR><BR>Dietro il progetto c'è la Tata, il più grande gruppo automobilistico indiano, appena reduce da un ambizioso accordo strategico con la Fiat. E, se tutto andrà come previsto, con qualche piccolo aggiustamento (ci vorrà un compressore ben più potente di quello delle ruote per sparare 340 litri di aria nel serbatoio), quella scena comincerà a svolgersi in India fra poco più di un anno, nell'agosto 2008, quando la Tata metterà in commercio le prime seimila Citycat, macchine ad aria compressa capaci di andare a 100 km l'ora e a emissioni zero, neanche una molecola di anidride carbonica e di effetto serra. E l'India sarà solo il primo passo: ci sono già accordi per portare la Citycat in 12 altri paesi, fra cui Germania, Francia, Usa, Spagna, Brasile, Israele e Sud Africa. <BR><BR>Ai profani, il motore ad aria compressa appare un incrocio fra la locomotiva a vapore e il vecchio, caro fucile Flobert dei giochi di antichi bambini. L'idea non è nuova. Guy Nègre, la cui Mdi è il partner della Tata nel progetto, ci lavora, con alterna fortuna e parecchie false partenze (compresa una italiana, con la Eolo) dal 1991. Sostanzialmente, si tratta di un motore a due cilindri, dentro cui si muove un pistone. Grazie ad un particolare design, il pistone non si muove in sincronia con l'albero motore. Per il 70% del tempo di rotazione dell'albero motore, il pistone resta fermo in cima al cilindro, consentendo alla pressione interna di crescere. Questo ritardo aumenta l'efficienza complessiva del motore, che si mette in azione quando l'aria compressa, sparata nel cilindro, fa muovere il pistone, esattamente come succede con il motore a scoppio. Quando l'auto si ferma, si ferma anche il motore, che riprende a funzionare quando si pigia l'acceleratore. Non ci sono marce, sostituite da un computer. Semplice com'è, richiede manutenzione praticamente zero e un cambio d'olio ogni 50 mila chilometri. Anche le emissioni di anidride carbonica sono zero, salvo quelle legate all'elettricità per far funzionare il compressore al momento del pieno. <BR><BR>Ad aria, però, non si va più veloce di 50 chilometri l'ora, cioè in città. Su strada - come accade anche con le ibride benzina-elettricità - entra in funzione un normale motore a scoppio. In compenso, non c'è bisogno di andare dal distributore, per l'aria. A casa, si attacca la spina della corrente e un compressore interno, in 4 ore, ricarica il serbatoio. Un po' come accade per le più avveniristiche macchine elettriche. Il costo di esercizio della Citycat è più o meno lo stesso di una macchina elettrica. Senza le batterie, però. Infatti, costa molto meno: la Tata dovrebbe commercializzarla ad un prezzo di 12.700 dollari, un decimo di una macchina elettrica. Per non parlare della macchina ad idrogeno, rispetto alla quale la Citycat ha anche il vantaggio di non richiedere la creazione di una costosa rete alternativa di distribuzione del combustibile. Per come funziona, è gratis anche l'aria condizionata: quella che esce dal tubo di scappamento è, infatti, a meno 15 gradi. Il rovescio della medaglia è la difficoltà di riscaldare l'abitacolo e, forse anche per questo, Guy Nègre sembra guardare soprattutto a paesi caldi. <BR><BR>La temperatura dell'aria è anche all'origine del più consistente dubbio che i tecnici avanzano verso il motore ad aria compressa. L'aria così fredda, infatti, gela la condensa nei condotti di aspirazione, bloccandone il funzionamento. Non è ancora chiaro come Nègre abbia risolto questo problema. Anche una Citycat perfettamente funzionante, peraltro, incontrerà seri ostacoli sui mercati occidentali. Per arrivare alle prestazioni dichiarate, infatti, l'auto deve essere straordinariamente leggera, e la Citycat è quasi tutta in fibra di vetro, molto fragile per reggere i normali test di sicurezza. <BR><BR>La Citycat, infine, potrebbe arenarsi in tribunale. Se Nègre è stato il profeta dell'auto ad aria compressa, altri ci hanno lavorato, come l'uruguayano Armando Regusci. Secondo alcuni, l'ultimo progetto di Nègre assomiglierebbe un po' troppo a quello brevettato da Regusci. Se la Citycat arriverà su strada, aspettatevi una battaglia di brevetti. <BR><BR>(6 giugno 2007) <BR> www.repubblica.it


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MessaggioInviato: gio giu 07, 2007 13:31 pm 
Amministratore

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:02 pm
Messaggi: 4044
Dal punto di vista ambientale anche l'auto ad aria compressa, posto che non finisca come con la Eolo di fronte alla produzione industriale, potrbbe solo spostare l'inquinamento.<BR>Come ha già illustrato Francesco.<BR>Finora l'unico vantaggio della soluzione è l'emissione diretta del mezzo, sperando che non peggiori troppo l'inquinamento acustico.<BR>Però il lavoro svolto per spostare il mezzo è indipendente dal mezzo di produzione della necessaria energia, ma risente solo del peso e dall'attrito da esso generato (nella fattispecie diciamo larghezza degli pneumatici e loro aderenza) e dalla resistenza all'aria.<BR>Anche qui si verificano un insieme di scambi di fonte energetica e lavoro svolto:<BR>1) dalla eneriga intrinseca alla fonte del sistema di produzione elettrica alla energia prodotta (primo eventuale problema di rendimento ed efficienza del sistema);<BR>2) dalla rete elettrica alla produzione dell'aria compressa (rendimento ed efficienza della pompa);<BR>3) tenuta del serbatoio (potrbbe essere come i nostri acquedotti invecchiando); <BR>4) conversione della energia ottenuta con la compressione in energia cinetica (energia dispersa convertita nella soluzione degli attriti interni al motore ad aria compressa e quelli già citati di resistenza dell'auto).<BR>Quattro passaggi, l'ultimo è non necessario da calcolare perché tutti i sistemi di propulsione hanno una perdita similare (anche l'elettrico che infatti scalda il motore) e spostare un grave non dipende dalla propulsione.<BR>Però rispetto al motore elettrico c'è un passaggio in più il 2), mentre il 3) potrbbe essere a vantaggio del motore ad aria compressa perché la dispersione del serbatoio è forse più controllabile (tenuta alla pressione) della perdita di una batteria a riposo (se lasciamo il cellulare spento anch'esso si scarica nel tempo).<BR>Per il resto il problema è quello dell'energia necessaria al mezzo per muoversi.<BR>Se usiamo sistemi fossili di produzione dell'energia elettrica vantaggio energetico rispetto, per esempio, alla CO2 (responsabile dell'effetto serra) non ne abbiamo.<BR>Tanto combustibile bruciamo, tanta CO2 produciamo (catalizzatori e quant'altro servono per la CO, i Nitrati, le polveri ma la CO2 è il prodotto finale della combustione).<BR>Quindi, lasciando inalterate le fonti di produzioni di energia, l'unico parametro su cui si può realmente far qualcosa è rendere più efficiente il grave (l'auto) da spostare.<BR>Quindi peso minore, migliore resistenza areodinamica (cioé migliore forma e minore superficie frontale).<BR>E noi che ti inventiamo?<BR>Monovolume e SUV. Auto che razionalizzano (nel caso delle monovolume) l'area occupata dall'auto, così da stiparne di più in città!!!!!<BR>Potere del marketing, suggestionarti con quanto serve ad aumentare ancora le vendite.<BR>Per la crescita della sezione frontale tali mezzi sono i più dispendiosi in termini energetici (a parità di efficienza della produzione di lavoro) e quindi i migliori produttori di CO2.<BR>Qualcosa non va.<BR>Se riuscissimo a fare auto che convertono direttamente energie rinnovabili e senza combustione va bene, o auto che utilizzano energia trasportata prodotta con fonti rinnovabili e senza combustione va ancora bene.<BR>Stante però le cose ad oggi la migliore soluzione è il risparmio di combustibile al consumo.<BR>Poi andiamo a verificare le fonti meno inquinanti di produzioni di energia, poi la vecchia auto elettrica per me è più efficiente.<BR><BR>Darwin


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 Oggetto del messaggio: Francia, torna l'auto ad aria
MessaggioInviato: sab gen 05, 2008 11:41 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
Messaggi: 3234
[color=darkblue]Guy Negre, l'inventore che ora ha l'appoggio del colosso indiano Tata, ha svelato la piccola
monovolume due posti e il motore della sua rivoluzionaria macchina a zero emissioni
Francia, torna l'auto ad aria
Presentazione a sorpresa
di VINCENZO BORGOMEO


Guy Negre posa vicino all'auto e al motore ad aria compressa

Guy Negre non molla. E come se nulla fosse (cioé come se le varie filiali europee che avevano tentato di produrre le sue auto non fossero andate in bancarotta pur avendo ricevuto milioni di euro dalla UE) rilancia la sua semi-folle idea dell'auto ad aria.

Forte dell'accordo recentemente stretto con il colosso indiano Tata, oggi lo stesso Negre ha infatti presentato la macchina in versione definitiva (si fa per dire...), una monovolume due posti con carrozzeria in fibra di vetro e ha svelato anche il motore. Manca però la risposta al solito quesito (che poi ha costretto l'ingegnere francese a gettare la spugna): sono stati risolti i problemi legati al raffreddamento, anzi al congelamento, dei tubi di scarico del motore? Per ora non è dato saperlo, certo è che proprio su questo punto gli ingegneri della Tata sono al lavoro con i tecnici francesi.

Il progetto è ormai antico, risale alla fine degli anni Novanta, e si basa su un sistema ancora più antico, la propulsione mediante aria compressa di un motore, impiegata a inizio secolo sui carrelli da usare in miniera. Però Negre sembrava sulla strada giusta per applicare questa tecnologia all'auto, salvo poi trovarsi nei guai al momento di aumentare la potenza e l'autonomia della macchina.

In tutti i casi quello di oggi è un altro passo nella tormentata vicenda dell'auto ad aria. Resta solo da vedere se la trovata dell'inventore francese è l'ennesimo colpo di scena per racimolare fondi o un reale progresso sulla strada della commercializzazione di un progetto che continua a far discutere.
(4 gennaio 2008)[/b]


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 Oggetto del messaggio: UN'ALTRA CHIMERA!!!!
MessaggioInviato: lun gen 07, 2008 17:40 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:07 pm
Messaggi: 4
Queste notizie mi deprimono!

Ho una formazione tecnica di medio grado!

Mi hanno insegnato che in natura tutto si trasforma e nulla si crea!

E questo è vero anche per quanto concerne l'energia!

Mi piacerebbe sapere quanti kwh (chilowattora=unità di misura dell'energia) servono per produrne uno equivalente all'asse del motore pneumatico!

Sicuramente più di uno! Lo dice la fisica non io! (visto che ad ogni trasformazione di energia vi è una perdita in termini di rendimento e l'energia pneumatica non è altro che la trasformazione di energia elettrica o cinetica in aria compressa che poi ritrasformiamo ancora in energia cinetica all'asse del motore)

Per quanto detto va da sè che a livello globale sicuramente il motore pneumatico è meno economico di quelli a combustibili!

Se poi vogliamo usare il motore ad aria compressa per spostare l'inquinamente dalle città ai luoghi ove si producono altre forme di energia (ad esempio quella termoelettrica) in questo senso penso che si possa intravedere un beneficio! ma non si dica che il motore ad aria compressa è più economico di quello a benzina altrimenti, se così fosse, avremmo creato un sistema con rendimento superiore ad 1 ovvero avremmo CREATO energia! Sogno che non potrà mai essere realizzato ovviamente!


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 Oggetto del messaggio: Re: UN'ALTRA CHIMERA!!!!
MessaggioInviato: lun gen 07, 2008 19:36 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
Messaggi: 3234
pepito64 ha scritto:
Mi hanno insegnato che in natura tutto si trasforma e nulla si crea!

E questo è vero anche per quanto concerne l'energia!

Mi piacerebbe sapere quanti kwh (chilowattora=unità di misura dell'energia) servono per produrne uno equivalente all'asse del motore pneumatico!

Sicuramente più di uno!

Hai ragione.
E' chiaro poi che molto dipende dalla fonte di energia usata per comprimere l'aria. Fosse ideoeletrica o comunque rinnovabile, avremmo trovato un sistema per immagazzinarla ed usarla quando serve (che è il grosso problema della energia non fossile). Il rendimento qui a mio avviso c'entra poco. Ogni trasformazione ha delle perdite ed anche ogni trasporto (la corrwente sui cavi, per esempio). Ogni motore, a parte questi fatti, ha pregi e difetti e qui i difetti sembrano rilevanti (congelamento degli ugelli, mancanza del riscaldamento in inverno, difficoltà in salita etc etc).

Ciao,
Francesco


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 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: lun mar 10, 2008 09:56 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:10 pm
Messaggi: 19
Raga... aria compressa e idrogeno sono solo vettori energetici (cioè modi per accumulare e trasportare energia), non fonti energetiche.

L'auto ad aria compressa così come quella ad idrogeno potrebbero avere dei lievi vantaggi a livello di inquinamento cittadino a patto di spostare l'inquinamento in altre zone del paese... con il non indifferente svantaggio che (con ogni probabilità per l'auto ad aria compressa che avrebbe vantaggi in termini di peso, certamente per l'auto ad idrogeno) si consumerebbe più energia di quella attuale.

Se vogliamo essere onesti il futuro per l'auto più promettente (sia a livello di resa energetica perché riesce a recuperare energia durante le discese e le frenate che di pulizia dell'aria) è l'auto elettrica, sempre che esca qualcosa di rivoluzionario in campo di accumulatori e batterie.

Tutto ciò NON E' comunque una soluzione (neppure lontanamente) ai problemi energetici del paese, che soffre della mancanza di un piano energetico nazionale... vero grave problema politico da affrontare in Italia.

Per cortesia evitiamo di illudere le persone.


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