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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: LESBICHE PRECARIE, Universo Femminista
MessaggioInviato: mer mar 05, 2008 11:06 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:10 pm
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Delle donne non si parla mai, perché sono oggetti di piacere, specialmente le lesbiche, né loro pensano a sé stesse oltremodo, al di fuori di quei rari esempi di élite culturale che da Saffo alla Woolf hanno illuminato con la loro profonda luce l'intero universo emozionale. Le lesbiche non parlano nemmeno di sé stesse, negando l'uso di questa parola, che di per sé neutrale come ogni lemma, trovano pregna solo del disgusto cristiano e di quel disgustoso piacere maschile, che loro invece semplicemente ignorano.

Chiamarsi donne è un artificio, come chiamarsi Lelle, Saffiche o Bubù, ma un sacrificio necessario oggi in una società che continua a perpetrare gli orrori culturali del secolo passato attraverso le contrapposizioni ideologiche, ma soprattutto attraverso quella società del consumo e dell'immanente tragicamente ferma alla dicotomia maschio-femmina. Seppure sia Foucault meglio di me ad anteporre il lavoro alla purezza dei sentimenti, tutta la società italiana oggi continua a confermare che “ ...è nel momento in cui il potere tenta di controllare i corpi, per farne forza lavoro, che si pone inevitabilmente una norma sessuale fondata sulla "riproduzione della forza lavoro", e infine individua nel "recupero dei corpi" uno degli scopi principali del movimento femminista e di quello omosessuale” [12]. (http://www.culturagay.it/cg/biografia.php?id=24).

A questo non si sottrae oggi nessuna delle confuse forze politiche, che cercano di emergere rinnovate dal caos primigenio della prima e della seconda repubblica. Tempo dirà se il pragmatismo di quelle che cercano il superamento delle ideologie oppure l'ostracismo di altre che si basano sulla forza propulsiva del populismo (tra queste oltre la destra anche i movimenti di Beppe Grillo nonostante i loro sforzi di apparire moderni) potranno prevalere e condurre il paese verso quei cambiamenti di cui abbiamo bisogno, oppure continuare a lasciare noi, cittadini italiani, omo ed eterosessuali, ai margini di ogni processo evolutivo.

Ecco ancora che abbiamo smesso di parlare di donne e di lesbiche e ci siamo persi in pensieri universali, dimenticando che l'universo stesso è femminile o meglio femminista, nella maggior parte dei casi, gravido insomma di luci pianeti e stelle, senza pensiero di sé in altro modo che in funzione del proprio utero infinito, capace poi, senza alcun dio remoto, anche di piangere le vite perse dopo ogni esplosiva nova o dentro ogni abortito buco nero. Quale divino ancestrale supporrebbe allora il maschio superiore alla donna di fronte alla verità del cielo infinito? Quale divino androgino pretenderebbe di usurparne il potere, concedendo la propria rara fertilità nei riti mistici remoti, che sono alla base di ogni religione moderna? Quale spazio rimane dopo la violenza del maschio fertile e guerriero compiutamente asceso nel secolo finito sicut imperante per quelle donne invece che questo maschio, prete, marito o gay lo rifiutano in toto o almeno dentro il loro letto?

Non esiste ancora uno spazio lesbico insomma perché la donna.utero che sia soggetto di potere oppure oggetto di contrattazione del potere tra gli androgini, i preti e i maschi veri, la cancella sublimandola a mera fantasia, quella maschile, pensata perfino dalla lesbica medesima come soggetto maschile o meglio non.femmina, o come oggetto lubrico come prima appunto considerato. Il nemico della lesbica moderna è a mio avviso proprio la donna eterosessuale e femminista, adesa al suo ruolo di utero di potere, capace di imporre quel desiderio di maternità anche al mondo gay, oltre le possibilità della natura erotica medesima, di cui siamo tutti vittime potenziali essendo tutti stati generati. La morte e la nascita ed il controllo di questo potere sottraggono spazi di pensiero alle lesbiche che diventano per sé stesse fantasmi delle idee altrui in ogni parte della loro esistenza tranne in quel raro talamo dove alla fine prevale l'istinto.

Proteggere la propria stanza, diceva la Woolf, con tutto quello che essa contiene, il talamo, la scrivania o l'identità diventa oggi un obiettivo certo verso il quale le lesbiche non sanno nemmeno di dovere puntare, afflitte dalle opposte forze che le continuano a cancellare. Isole o meglio unità in quella stanza, da sole, in coppia o in associazione, potranno con il tempo trovare il modo di tracciare quel confine del sé sottraendolo alle altrui influenze (maschili, femministe ma anche le mie medesime e perniciose idee) per poi creare necessariamente qualcosa di radicalmente nuovo ed inaspettato, anche per loro stesse.

La protezione o perfino la creazione di quella stanza.utero è un processo infinitamente femminile che però si arresta di fronte all'ostacolo della precarietà dell'esistenza, o meglio del lavoro, di cui siamo vittime, specialmente nel meridione.

Ecco allora il mio dubbio esistenziale: come faccio ad esistere come lesbica, come donna, come omosessuale, come transessuale in una società che privilegia comunque il maschio single e la sua famiglia?

Contrattare il proprio posto di lavoro, anche in parlamento e nel mondo della politica Campana, per le lesbiche è allora un dovere morale superiore a quello delle rivendicazioni specifiche, perché sarà l'emancipazione economica a garantire quella dagli abusi proposti da tutte le altre componenti sociali.


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