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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Attualità del Socialismo Liberale
MessaggioInviato: sab gen 12, 2008 16:48 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:06 pm
Messaggi: 2
Socialismo Liberale, di Carlo Rosselli, fu stampato per la prima volta a Parigi nel 1930. Quanto è attuale oggi il socialismo federalista, democratico e liberale di Norberto Bobbio, di Ernesto Rossi, di Piero Gobetti, teorizzato ormai quasi ottant’anni fa, prima del crollo del fascismo e dei regimi comunisti, da Carlo Rosselli?
Personalmente credo che Socialismo liberale sia un saggio ancora molto attuale e soprattutto molto utile al dibattito che si sta sviluppando in Italia attorno al Partito Democratico. Bisognerebbe provare a fermarsi e rileggere quelle poche ma molto intense pagine.

Da grande studioso qual’era Carlo Rosselli inizia con un’analisi lucida e straordinariamente precisa del socialismo Marxista, in Europa e in Italia, dalla sua rivelazione alla sua revisione. Fu proprio in Italia, secondo Rosselli, che si passò dall’approvazione dogmatica e tonante delle tesi di Marx a un coro di «monotoni ripetitori. Le parole continuavano a frullare, ma i fatti erano scarsi e lo spirito sempre più utilitario e meschino». Fu anche per questo che all’inizio del secolo la gioventù «– intendo la intelligencija – corse tutte le esperienze, fuor che quella socialista che [...] fu volta a volta crociana, vociana, liberale, futurista, nazionalista, cristiana, ma non fu più socialista. Il socialismo non interessava più», e fu proprio per questo, o anche proprio per questo, che dopo pochi anni si impose il fascismo.

Certamente un limite del marxismo, afferma Rosselli, fu la sua applicazione, reale e concreta, non nel paese più progredito economicamente, gli Stati Uniti, come suggerivano le tesi di Marx, ma nel paese più arretrato, la Russia: «le stesse esperienze della guerra e del dopoguerra hanno capovolto le previsioni marxiste. La rivoluzione sociale è scoppiata nel paese più arretrato, la Russia; mentre il paese più progredito, gli Stati Uniti, superava la crisi col minimo di scosse». Inoltre il marxismo solo pochissimi anni dopo la sua rivelazione poteva dirsi già sorpassato proprio perché il Marx economiasta non fece in tempo a vedere e studiare la forma più progredita del capitalismo, tecnicizzato e teorizzato, quello che si stava affermando con Ford negli Usa all’inizio del XX secolo. Marx infatti scrive il Capitale e il Manifesto in un’Europa che si sta velocemente rinnovando, che sta velocemente abbandonando la sua struttura medioevale, ma in ogni caso un’Europa molto diversa da quella del XX secolo che vive Rosselli. «In una riflessione tra Marx e un filatore di cotoni o un produttore di caldaie di Birmingham, Marx avrebbe riportato indubbiamente la palma. [...] ma immaginate oggi un marxista ortodosso alle prese con Ford e sentirete come tutte le sue rivendicazioni e requisitorie nell’ordine produttivo si spuntino contro le realizzazioni di Ford».

Ovviamente Rosselli, da grande intellettuale qual’era, si sofferma sull’«ordine produttivo» delle tesi marxiste, per Rosselli, infatti, esse, e lo sottolinea più volte, sono sorpassate sul piano economico e produttivo, non sul piano morale. E così Rosselli non esita «a dichiarare che la rivoluzione socialista sarà tale, in ultima analisi, solo in quanto la trasformazione della organizzazione sociale si accompagnerà ad una rivoluzione morale, cioè alla conquista, perpetuamente rinnovatesi, di una umanità qualitativamente migliore, più buona, più giusta, più spirituale».
Il socialismo, quindi, «colto nel suo aspetto essenziale, è l’attuazione progressiva della idea di libertà e di giustizia tra gli uomini». Il socialismo deve per Rosselli tendere a farsi sempre più liberale e il liberalismo a sostanziarsi di lotta proletaria. «Il socialismo non è che lo sviluppo logico, sino alle sue estreme conseguenze, del principio di libertà. [...] il socialismo è liberalismo in azione, è libertà che si fa per la povera gente».
E per ottenere questo, in una società come quella italiana che non aveva ancora avuto lotte per la libertà, ma che di lì a poco l’avrebbe avuta, bisognava, e bisogna ancora, riorganizzare «il movimento socialista su basi affini a quelle del partito del lavoro britannico: far centro cioè sul movimento operaio, tendente per legge fisiologica all’unità [...] e accompagnar quello con una costellazione di gruppi politici, di associazioni culturali, di organismi cooperativi, mutualistici, ecc. Concepire cioè il partito di domani con uno spirito ben più largo e generoso di quello che ieri non fosse, come sintesi federativa di tutte le forze che si battono per la causa del lavoro sulla base di un programma costruito di lavoro». Di qui, ma non solo, l’attualità del socialismo liberale. «I partiti quando salgono al potere non debbono governare per sé, ma per tutti».
Fabio Pravettoni


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 Oggetto del messaggio: socialismo liberale
MessaggioInviato: mar gen 15, 2008 10:51 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:06 pm
Messaggi: 25
Il mio ideale partito sarebbe proprio uno che si rifacesse al S-L, ma dall'idea che mi sono fatto - e dall'esperienza del Partito d'Azione che mi pare promulgasse questo tipo di pensiero nei primi decenni del Novecento - è che la trasversalità un po' elitaria di questa conformazione politica necessiterebbe di una mediazione critica troppo elevata da parte dei suoi componenti e dei suoi elettori per guidare masse sufficienti a decretarne il successo. Per spiegarmi meglio, è più facile raccogliere consensi facendo leva su categorie concrete come "lavoratori", "fedeli", "patria", "democrazia" che su un concetto astratto derivante dalla fusione di due elementi apparentemente contraddittorii come socialismo e liberalismo.


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 Oggetto del messaggio: Re: socialismo liberale
MessaggioInviato: mar gen 15, 2008 11:37 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:06 pm
Messaggi: 1
Carlo e Nello Rosselli.
Giustizia e Libertà.
Per questo morirono.
Per questo vivono".

Io penso che l'epitaffio di Calamandrei per i fratelli Rosselli al Trespiano debba essere utilizzato come una delle tante icone ideologiche di memoria storica della "Buona Italia", libera da pregiudizi identitari, in cui il nascente PD deve assolutamente affondare le sue radici.


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