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 Oggetto del messaggio: BASTA con il referendum ... ne abbiamo le tasche piene.
MessaggioInviato: mar nov 29, 2016 13:27 pm 
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BASTA con il referendum ... ne abbiamo le tasche piene.

In questi giorni fossi una delle teste che ti circondano, ti consiglierei di concentrarti nel dire agli ITALIANI cosa intendi fare, come capo del governo, DOPO il referendum.

Metterci a conoscenza del fatto che il governo del paese è più importante del Derby SI o NO, e che TU vuoi in ogni caso andare avanti farebbe chiarezza, portatrice di voti che ci servono.

Di contrari ne hai già a valanga (tranquillo le valanghe scendono e poi si fermano) adesso tutto dipende da te e dai tuoi attributi.

Se poi in questi giorni fai capire (meglio se lo dici in chiarezza) che è utile un rimpasto di governo colmeresti il dislivello.

ciaooooo

PS: il "non ancora renziano" Arlecchino è quel coglione che continua ad appoggiarvi nonostante, nel PD, non l'abbiate mai cacato (vedi forumista.it).



A Renzi oggi 29/11 sulla sua news


Ultima modifica di ggiannig il gio feb 23, 2017 12:10 pm, modificato 1 volta in totale.
E' avvenuto conseguenze comprese


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 Oggetto del messaggio: Rimpasto di governo con l’orizzonte al 2018 (SI o NO si gove
MessaggioInviato: mer nov 30, 2016 19:41 pm 
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Rimpasto di governo con l’orizzonte al 2018. La strategia se vince il Sì
Renzi chiederà subito un voto alle Camere per il veto Ue

Pubblicato il 30/11/2016
Ultima modifica il 30/11/2016 alle ore 12:32

Carlo Bertini
Roma

Se è vero come si sente dire nelle stanze del potere, che «il Sì è in ripresa, anche se sempre sotto», non sorprende l’interrogativo che circola nei Palazzi con più frequenza di qualche giorno fa: cosa farebbe Renzi in caso di vittoria? Consultando i suoi collaboratori emergono una serie di passaggi ben cadenzati, su tre fronti: governo, partito ed Europa. Sul fronte interno, rilancio e rimpasto, con un orizzonte al 2018, più lungo di quanto credano i più.

Tanto per cominciare, se dovesse vincere, Renzi andrà al consiglio europeo del 15 dicembre con il vento in poppa: prima di partire ha già deciso che chiederà al Parlamento di poter mettere il veto al bilancio europeo se non si risolve la questione immigrazione. Ma la partita con Bruxelles è un tassello di una lunga campagna elettorale che nelle intenzioni del premier dovrà culminare a fine 2017 con il taglio dell’Irpef, cui il premier tiene più di ogni altra cosa. Una campagna che non si fermerà dunque a marzo dell’anno prossimo: anche perché gli interlocutori che hanno più dimestichezza con gli umori del Colle, ripetono in coro che se pure Renzi volesse capitalizzare il successo referendario per andare al voto nella primavera 2017, troverebbe forti resistenze al Quirinale. Che non vedrebbe ragioni per mandare il paese a votare, se il governo passasse indenne la prova sulle riforme costituzionali.

Battere tutti i record
«Matteo ci tiene molto al record di durata, il suo governo è quarto e lui vuole andare avanti a tutti i costi nella classifica», spiega poi chi lo conosce bene. E dunque pensa di più ad un rilancio del suo esecutivo attuale, al classico nuovo inizio. Un governo rinnovato per affrontare l’ultimo anno di legislatura e soprattutto le elezioni 2018. Una volontà, quella del rimpasto, fatta circolare dal premier in questi giorni, allo scopo di smuovere tutti alla pugna, sia gli aspiranti ministri, sia i titolari, per aumentare l’impegno in campagna elettorale. Se si domanda quali siano i nomi emergenti con speranze ministeriali, spuntano sia evergreen come Anna Finocchiaro, sia giovani leve come Anna Ascani; e vengono ipotizzate promozioni per big come Tommaso Nannicini. Ma se la maggioranza sarà la stessa con Verdini dentro, è da escludere che il capo di Ala possa far entrare qualcuno dei suoi al governo. Inoltre, fanno notare i più avveduti, per evitare un Renzi bis che faccia ripartire da zero il pallottoliere, il premier non può lanciarsi in un rimpasto corposo ma deve limitare i cambi di poltrona.

Ossatura di un nuovo Pd
Renzi potrebbe poi voler mettere mano al partito. E a sentire i suoi, l’esperienza della campagna per il Sì consegna l’ossatura di «un partito più contemporaneo». Tradotto, tutte le energie messe in campo in questi mesi non saranno buttate via, tanto più che a Renzi e ai suoi colonnelli sono sembrate più efficaci le reti esterne al Pd nel mobilitare categorie e professioni, che quelle interne. In ogni caso, che vinca il Sì o il No, sarà convocato il congresso subito: e il timing potrebbe essere quello dei congressi regionali da tenere a febbraio, per fare quello nazionale ad aprile-maggio. Con Renzi in quel caso candidato forte appoggiato da una vasta maggioranza. In caso contrario, è tutto da vedere.

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Da - http://www.lastampa.it/2016/11/30/itali ... agina.html


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