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 Oggetto del messaggio: SE IL PD SEGUITA a sbagliare, avremo un TRUMP di casa nostra
MessaggioInviato: sab lug 30, 2016 10:41 am 

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Trump: “Io, con il popolo contro gli abusi del potere”
Il candidato alla Casa Bianca chiude una Convention piena di polemiche.
Strappo con la Nato: “La difesa non è più automatica”. Repubblicani divisi


22/07/2016
Paolo Mastrorilli
Inviato a Cleveland

Donald Trump ha promesso che «l’America tornerà al primo posto», e che «sarà unita», nel tripudio di palloncini e bandierine bianco-rosso-blu, che come vuole la tradizione ha concluso ieri sera il suo discorso per la nomination alla Casa Bianca.

Guardando le polemiche della Convention repubblicana che si è svolta a Cleveland, però, viene da chiedersi se invece non abbia proposto un modello di America isolata e divisa, a partire da quanto succede nel suo stesso partito.

Il discorso, scritto senza plagi dal fidato assistente Stephen Miller, ha elencato tutto quello che non funziona nel mondo e negli Usa per colpa di Obama, e continuerebbe con l’elezione della «criminale Hillary» Clinton. Poi Donald, introdotto dalla figlia Ivanka per ristabilire il contatto con l’elettorato femminile, ha rielaborato le proposte fatte durante le primarie, cioè una politica estera più aggressiva contro il terrorismo, il muro per fermare gli illegali al confine col Messico, la denuncia degli accordi commerciali che strangolano i lavoratori americani, la riduzione delle tasse e della burocrazia che paralizza il genio imprenditoriale degli Stati Uniti. Trump ha promesso che gli Usa con lui «torneranno a vincere». Quindi ha ripetuto lo slogan «America first», l’America prima di tutto, in una serata che aveva come tema «Make America One Again», ossia riunificare il Paese dopo le politiche divisive del primo Presidente nero, che hanno favorito anche gli assalti alla polizia degli ultimi giorni.

Lo scontro interno
A giudicare da come è arrivato al discorso dell’investitura, però, come prima cosa Trump dovrebbe preoccuparsi di riunificare il suo partito. Mercoledì sera, infatti, il suo principale avversario nelle primarie, Ted Cruz, ha parlato alla Convention rifiutandosi di appoggiarlo. Una cosa che non accadeva dal 1976, quando Ford e Reagan si litigarono la nomination. I delegati lo hanno fischiato, ma ieri il senatore del Texas ha rincarato: «Non appoggerò mai chi insulta mia moglie e mio padre», accusato da Trump di aver partecipato al complotto per uccidere Kennedy. Il calcolo è chiaro: Ted pensa che a novembre Donald perderà, e perderà male, aprendo a lui la strada per la Casa Bianca nel 2020.
L’Articolo 5
Se queste divisioni interne non bastavano, la giornata del discorso alla Convention è stata aperta da un’intervista al «New York Times», in cui Donald ha messo in discussione la Nato: «L’aiuto militare agli alleati non sarà automatico. Prima bisogna vedere se hanno fatto la loro parte e pagato i conti». Anche Hillary ha detto che bisogna rivedere i carichi nell’Alleanza, ma porre in discussione l’automatismo dell’Articolo 5, che obbliga i Paesi membri a intervenire in soccorso di chi viene aggredito, significa invitare la Russia o altri potenziali avversari a mettere alla prova il sistema che per oltre ‘mezzo secolo ha garantito la pace e la sicurezza dell’Occidente. La Casa Bianca ha subito preso le distanze, dicendo che «il nostro impegno a favore della Nato è invulnerabile», mentre il segretario generale dell’Alleanza, Stoltenberg, ha risposto così: «La solidarietà tra alleati è un valore chiave per la Nato. È buono per la sicurezza europea, e americana. Noi ci difendiamo a vicenda».

Litigi e strategie
Secondo gli standard della politica americana tradizionale una Convention così, aperta dal plagio nel discorso della moglie Melania, seguita dalla rissa con Ted Cruz, e conclusa col ripudio della Nato, sarebbe un disastro. La campagna di Trump però non è mai stata convenzionale, e lui spera che questo caos parli alla pancia populista dei propri elettori. Come il vento della Brexit, che come un fiume carsico ha scavato la terra sotto ai piedi della presenza di Londra nella Ue. Unica differenza: in Gran Bretagna la stragrande maggioranza della popolazione è bianca, mentre negli Usa le minoranze fanno la differenza. Questa, almeno, è la speranza dei democratici, che si presentano con un candidato che incarna proprio la politica dell’establishment, contro cui si stanno rivoltando i populismi in tutto l’Occidente. Trump spera di aver intuito bene questo sentimento, e di usarlo per far tornare grande la sua idea di America.

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Da - http://www.lastampa.it/2016/07/22/ester ... agina.html


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 Oggetto del messaggio: IL PD SEGUITA a sbagliare, PENATI assolto da cosa???
MessaggioInviato: sab lug 30, 2016 10:43 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:02 pm
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“Penati assolto da tutto”. Non è vero, ma il Pd fa finta di crederci

Il Pd milanese di rito renzian-salino (nel senso di Giuseppe Sala) esulta: “Siamo felici che la vicenda giudiziaria di Filippo Penati si sia conclusa positivamente, facendo chiarezza e restituendo integrità all’immagine della città di Sesto San Giovanni, dei sestesi e del suo ex sindaco. Mi auguro che questa notizia possa trovare la stessa risonanza che ha avuto l’indagine che lo ha riguardato. Soddisfatto e sollevato che la verità sia stata provata”. Così ha dichiarato ieri il segretario metropolitano Pietro Bussolati. È la reazione – spiega – alla notizia arrivata due giorni fa della piena assoluzione di Penati e del tramonto di tutte le accuse a quello che era stato chiamato il “sistema Sesto”. Con annessa richiesta ai giornali: avete messo in prima pagina il Penati accusato, ora mettete in prima pagina anche la piena assoluzione.

Ci tocca purtroppo deludere Bussolati, che ancora crede a Penati. Due giorni fa non è arrivata alcuna piena assoluzione, ma soltanto l’archiviazione di tutte le imputazioni minori fiorite attorno al processo principale sul “sistema Sesto”, che si è chiuso in primo grado nel dicembre 2015. È la chiusura di 47 faldoni d’indagini che riguardano una miriade di fatti che sarebbero comunque in gran parte prescritti. Tra questi va citato il proscioglimento del sindaco Giorgio Oldrini, successore di Penati ma fatto di ben altra pasta, che esce a testa alta dalla vicenda processuale.

Ma attenzione: il “sistema Sesto”, invece, nei suoi episodi più gravi non è mai andato a processo: nessun giudice ha potuto valutare le prove dell’accusa e gli argomenti della difesa a proposito delle supertangenti (5 miliardi e 750 milioni di lire) che l’imprenditore Giuseppe Pasini dice di aver pagato a Penati come anticipo di una mazzetta complessiva di 20 miliardi di lire, per ottenere di poter costruire sull’area Falck. La prescrizione ha salvato Penati dall’accusa di concussione. Aveva giurato che ci avrebbe rinunciato, ma con una mossa furbetta (era assente dall’aula proprio nel momento magico), la prescrizione gli è piovuta addosso a sua insaputa e lo ha reso puro come un giglio.

Il processo si è potuto fare soltanto per alcune imputazioni minori (i 2 milioni sborsati dal gruppo Gavio con una strana triangolazione e i finanziamenti all’associazione fantasma Fare Metropoli). Per queste, la sentenza del dicembre 2015 salva Penati con un mix di assoluzione e insufficienza di prove che sarebbe bello vedere se resiste all’appello, che invece molto probabilmente non si farà perché anche qui la prescrizione arriverà a pulire ogni cosa. Eppure perfino una sentenza così benevola dice chiaramente – ci spiace deludere Bussolati – che il “sistema Sesto” esiste eccome. Nel processo, scrivono i giudici, è stata provata “l’esistenza del Sistema Sesto”, come “luogo di incontro tra gli interessi di imprenditori spregiudicati e le esigenze di finanziamento della politica” e, in particolare, “degli eredi del Pci, che da sempre amministravano Sesto San Giovanni”.

Ora, io capisco che Penati abbia il diritto di farla franca e di essere felice. Ma invece di andare a Lourdes e ringraziare per il miracolo, va in giro dicendo di essere stato pienamente assolto. Capisco meno la fregola di Bussolati e di altri giovani eredi del penatismo, che dopo aver fatto finta di non conoscerlo negli anni del processo, ora un po’ si vergognano del loro tradimento ed esagerano nell’esultare per un’inesistente sentenza di assoluzione.

Ps: la decisione del giudice, comunque, non riguarda “l’integrità dell’immagine della città di Sesto San Giovanni e dei sestesi”, che poverini non sono mai stati sotto accusa e sono soltanto vittime dei loro amministratori.

Il Fatto quotidiano, 29 luglio 2016

Da - http://www.giannibarbacetto.it/2016/07/ ... -crederci/


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 Oggetto del messaggio: SE IL PD SEGUITA a sbagliare, avremo un TRUMP di casa nostra
MessaggioInviato: gio ago 04, 2016 09:47 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:02 pm
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Tagliare 8 anni di post su questo forum è stato un grave errore ...

... zucconi del PD se potete rimediate. Per ora lo sanno in pochi.

ciaoooooooooooo


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