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 Oggetto del messaggio: Pd, primarie a Firenze. Un rebus a incastri
MessaggioInviato: mar set 23, 2008 22:04 pm 

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Pd, primarie a Firenze. Un rebus a incastri

Vladimiro Frulletti


Firenze ha da poco un nuovo arcivescovo. E fra poco avrà un nuovo sindaco. Leonardo Domenici (Pd), che governa la città dal 1999, è arrivato alla fine del suo secondo mandato e non è più ricandidabile. La scelta di monsignor Giuseppe Betori, già segretario della Cei, al posto del cardinale Ennio Antonelli è stata piuttosto rapida. Anche se non totalmente indolore. Betori, un passato da giovane “angelo del fango” nell’alluvione del ‘66, guiderà una curia colpita dal grave scandalo di pedofilia che ha sfiorato anche il vescovo Claudio Maniago ausiliario di Antonelli. Non certo più semplice è il compito che spetterà al prossimo sindaco della città.

I CANTIERI Firenze è nel mezzo di una profonda trasformazione. È piena di cantieri aperti. Tramvia, alta velocità, autostrada, termovalorizzatore, piano regolatore e pure il nuovo stadio dei Della Valle per la Fiorentina. «Sarebbe impensabile - commenta il sindaco - rimettere in discussione il processo di trasformazione che è in atto». È impossibile girare per Firenze senza incontrare lavori in corso. Un cantiere è anche il Pd che deve trovare il nome giusto per sostituire Domenici non disponendo, ovvio, dei meccanismi pontifici. Il candidato sarà scelto con le primarie. Si dovrebbero tenere il 1 febbraio e gli aspiranti dovranno raccogliere le firme a partire dal 15 novembre. C’è ancora un po’ di tempo, ma la ricerca è cominciata già da parecchio. Al momento sono quattro le candidature ufficiali, più un paio di possibili (se non probabili). A cui vanno aggiunti quelli “sentiti” che hanno risposto «no grazie», e quelli che ci hanno provato, ma si sono sentiti rispondere «no grazie».

C’È CHI DICE NO Hanno declinato l’invito Turiddo Campaini, dal 1973 presidente di Unicoop (è la prima coop italiana per vendite, oltre 2 miliardi, e per soci, più di 1 milione), e il neosegretario regionale della Cgil Alessio Gramolati. E anche l’ex prefetto Achille Serra, ora deputato democratico, pur uscito assai gradito ai fiorentini in un sondaggio commissionato dal Pd nazionale, non sarà della partita. E poi c’è il no di Vannino Chiti. L’ex presidente della Toscana, già sindaco di Pistoia e ministro del governo Prodi, oggi vicepresidente del Senato. Ma la candidatura Chiti non è del tutto tramontata. Di fronte al rischio di deflagrazione interna, che aiuterebbe la destra a conquistare la città, il Pd potrebbe chiedergli di ripensarci. Ipotesi da non scartare visto che l’elenco dei concorrenti s’allunga ogni giorno.

CHI CI PROVA La prima a candidarsi, con un breve discorso in una assemblea di fine luglio, è stata Daniela Lastri. Fa politica da quando andava alle superiori e ora che ha toccato i 50 anni (non li dimostra) è assessore all’istruzione e può vantare nel suo curriculum il record di posti asilo mai avuti da Firenze. Ex Ds, sostenuta dalla corrente di sinistra del Pd, è guardata con favore da associazioni come l’Arci. Poi è stata la volta di Lapo Pistelli. 44 anni, ex Dc poi Margherita. Deputato, è nella segreteria di Veltroni. Si occupa di problemi internazionali. Pistelli piace a Veltroni, ma a Firenze non è arrivata (fin qui) alcuna “bolla” romana. Anche perché piace assai meno ai suoi ex “amici” della Margherita. Sia Antonello Giacomelli, braccio destro del vice segretario nazionale del Pd Dario Franceschini, che il giovane presidente della provincia Matteo Renzi (rutelliano) si oppongono a Pistelli. Anche con qualche risultato, visto che alle politiche invece che nella sua Toscana l’ex eurodeputato Pistelli è stato candidato nelle Marche. Però dietro il suo nome è già cominciata la mobilitazione degli ulivisti guidati da Mario Primicerio, il primo sindaco (1995) eletto direttamente dai fiorentini. Terzo candidato ufficiale è Graziano Cioni, ex Ds. Classe ‘47, assessore a svariati compiti (tra gli altri sanità, sociale, sicurezza, polizia municipale, manutenzione strade, arredo e decoro urbano). Già senatore, lo chiamano “sceriffo” ed è noto per la sua ordinanza anti-lavavetri. Ha fatto un regolamento che vieta di stendere i panni dalle finestre del centro storico, ma che obbliga anche i bar a far utilizzare i propri servizi igienici a tutti. E si deve a lui l’invezione (anno 1988, la sua foto finì sul Times) della allora più grande Ztl d’Europa. Che oggi però nonostante i telepass risulta parecchio sforacchiabile dai furbi motorizzati. Da un paio di giorni è in pista anche un’altro assessore. Ex Psi ora Pd Eugenio Giani, 49 anni, si occupa di sport si è candidato premettendo però di essere pronto anche a fare un passo indietro.

E CHI CI PENSA Oltre ai quattro nomi già in campagna (aprono siti, mandano sms, organizzano incontri) c’è chi ci sta riflettendo. Riccardo Nencini, 48 anni, presidente del consiglio regionale della Toscana e neosegretario nazionale del rinato Partito socialista, potrebbe candidarsi alle primarie del centrosinistra. Con buone chance nel caso in cui il Pd si presenti diviso su 3 o 4 nomi. Più possibilità però hanno (appunto) il 33enne Renzi, ex Margherita e l’assessore regionale ai trasporti Riccardo Conti, 57 anni, ex Ds. Renzi deciderà cosa fare a fine mese. Ha convocato i suoi “amici” per il 29 settembre. Ma non sarà un incontro fra intimi. Ha prenotato la sala congressi più grande di Firenze. A sostegno di Conti, che ricorda sempre di essere di San Frediano quindi vero fiorentino, sono cominciati ad arrivare nella posta elettronica delle redazioni locali dei giornali appelli firmati da varie personalità della società fiorentina, tra gli altri, anche il macellaio-poeta Dario Cecchini. Ma Conti, che gode anche del sostegno di gran parte del Pd regionale, è indeciso.

EX DS E EX DL L’elenco è lungo. Forse troppo. Da stabilire se è sintomo di un Pd diviso e in confusione o piuttosto, è l’opinione di Domenici, l’effetto naturale di un partito «neonato» e che «per fortuna» ha «tante personalità di livello». «Che ci sia discussione - spiega il sindaco - non è solo normale, è positivo». Certo è che il “chi sta con chi” nel Pd fiorentino non è più determinale in base alle casacche di partenza: Ds e Margherita. C’è l’ex Dl che trova meno consensi fra i margheriti che fra i diessini, e il contrario. Alle riunioni però, il segretario regionale del Pd Andrea Manciulli, cita sempre più spesso il “caso Viareggio”. Lì le primarie hanno spaccato in due il Pd e alle elezioni, quelle vere, ha vinto il candidato del Pdl. Se succede a Firenze per il Pd si tratterebbe di suicidio. Perché il Pdl alle politiche era sotto il 30% e il Pd, da solo, ha sfiorato il 49%.

TRAM E BONAIUTI In più a cavallo delle elezioni comunali sarà pronta la nuova tramvia che collega Scandicci a Santa Maria Novella. Lungo i binari già stesi hanno piantato anche delle piantine grasse. Poi chi sta seduto a Palazzo Vecchio, dovrà preoccuparsi di far avanzare (fine lavori prevista nel 2012) le altre due linee di tram. Compresa quella che passa dalle parti del Battistero. Contro c’è stato anche un referendum. Neanche il 40% è andato a votare e fra questi poco più della metà si son detti contrari. Ma il capitolo non è chiuso. Gridando allo scempio è questa la bandiera che alza, ogni volta che capita a Firenze, il portavoce di Berlusconi Paolo Bonaiuti. Potrebbe essere lui il candidato del Pdl. Schiacciato dagli altri due toscani di Berlusconi, Sandro Bondi e Denis Verdini, Bonaiuti ha perso la corsa al ministero dei beni culturali (a favore di Bondi) e ha visto Verdini (editore del Foglio e del Giornale della Toscana) diventare il vero interlocutore del premier per il costruendo Pdl. Chissà se fargli fare il candidato a Firenze sia davvero un regalo. Ma di questo a destra c’è poco da discutere. C’è il capo che sceglie per tutti. “Metodo dello specchio”, lo definisce Domenici: «Berlusconi va allo specchio, si guarda, e decide il candidato». Nel Pd, obbiettivamente, il percorso sarà necessariamente più accidentato.

Pubblicato il: 23.09.08
Modificato il: 23.09.08 alle ore 9.08
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