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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Scontro: Sinistra, Destra, Ciellini e Chiesa... e i bimbi?
MessaggioInviato: gio ago 28, 2008 11:21 am 

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Asili nella bufera, Baldessari contro Cl

Il presidente delle scuole materne tira dritto. «Il rischio di chiusura degli asili di Cognola e San Donà non è un problema mio.

Io alla Fondazione Kofler le soluzioni le avevo prospettate»

I fatti

28/08/2008 09:28


Il presidente delle scuole materne tira dritto. «Il rischio di chiusura degli asili di Cognola e San Donà non è un problema mio. Io alla Fondazione Kofler (che raccoglie le due scuole materne, 160 bambini) le soluzioni le avevo prospettate: poteva agganciarsi alla nostra federazione (girando la quota annuale di 81mila euro provenienti dalla Provincia, Ndr) oppure poteva convenzionarsi con la cooperativa Bellesini, che potrebbe occuparsi del reclutamento delle insegnanti».

Giuliano Baldessari - a capo della federazione che raggruppa 159 asili equiparati, la maggior parte dei quali a forte impronta cattolica - si dice sereno. Ad un anno esatto dall'approvazione della riorganizzazione interna ostenta tranquillità, anche se i dodici mesi trascorsi sono stati tutto tranne che tranquilli. La riforma, con l'introduzione del coordinatore unico (al posto dei due coordinatori, organizzativo e pedagogico), è stata fortemente contestata dai sindacati e da una fetta delle scuole aderenti.

Ora arriva lo strappo con la Fondazione Kofler, diretta da Roberto Avanzi, figura di primo piano dei presidenti che avversano la riforma voluta da Baldessari. La Kofler - dicono a Cognola - rivendica uno spazio di autonomia, rivendica la libera scelta del coordinatore e del circolo. Baldessari sventola lo statuto e dice che quell'autonomia le materne associate non ce l'hanno. «Nessuno ha espulso nessuno. Avanzi e quelli della Kofler si sono autoesclusi». Presidente, loro dicono che la sua è una ritorsione perché la Kofler si è sempre opposta alla sua riforma. E ora le famiglie non sanno se potranno portare i figli all'asilo. «Non è così. Le alternative sono state offerte, ma le regole sono regole. Mi risulta che, ad aprile, la Kofler abbia chiesto lo stanziamento provinciale. Non possono avere da noi servizi, se non ci girano la quota associativa».

Certo che ad uno scontro del genere non si era mai arrivati. La accusano di essere arrogante, di avere calato la riforma dall'alto e di avere creato un clima pesante. «Ho fatto una riunione ogni settimana. La giunta si riunisce. La riforma era stata condivisa. La mia non è arroganza, è preparazione». Ad un anno dall'approvazione della riorganizzazione del sistema materne, avrà pur fatto un'analisi di coscienza. Nessun rimpianto? Nessun errore? «Forse non mi sarebbe costato nulla fare una riunione in più prima di partire, ma alla fine non sarebbe servito. La reazione si è avuta quando la riorganizzazione, con l'assegnazione dei nomi dei coordinatori, è partita. Forse ho sottovalutato il cocktail sindacati-Cl. Li credevo amici, ma mi sbagliavo». Ci sta dicendo che, da presidente, è ostaggio di Comunione e Liberazione? «No. Non sono ostaggio di Cl». Ma sta dicendo che, in effetti, con la sua riorganizzazione, ha depotenziato quella parte di personale che fa capo a Cl. «Certo. E c'è stata la rivolta. Non voglio dire che qua dentro sono tutti di Cl. Non è così. Però c'è una decina di persone che fa capo a Cl: persone molto forti». Possibile che lei non abbia previsto una rivolta interna di queste proporzioni? «Ripeto, la rivolta c'è stata quando sono stati fatti i nomi. I problemi sono nati quando sono stati nominati coordinatori che non appartenevano a quella parte». Lei non è certamente un ingenuo. A criticarla non sono stati solo i ciellini, ma anche i sindacati Cgil, Cisl e Uil. E il segretario della Cisl, più volte, ha chiesto le sue dimissioni. «Nicola Ferrante proprio non lo capisco: il sindacato che vuole fare fuori il datore di lavoro non si era mai visto». Ora Ferrante si candida con l'Upt di Dellai. Si candida anche lei? «Me l'hanno chiesto». Gliel'ha chiesto l'Upt... «Sì, ma non solo». Anche l'Udc... «Può darsi. Ma io non mi candido. Rimango qua ad occuparmi di asili». Giovedì scorso l'arcivescovo ha voluto incontrarla. Per la prima volta, nella storia della federazione degli asili equiparati, mons.Luigi Bressan è stato chiamato a risolvere i pesanti contrasti interni. Cosa le ha detto? «Mi ha proposto di creare un diverso tavolo di confronto, fatto da tre presidenti di asilo che fanno parte dei dissidenti e da tre che stanno dalla mia parte. Io gli ho detto di no, perché così facendo si delegittimerebbe il lavoro fatto finora dal Consiglio direttivo». Il fatto che si sia arrivati a questa frattura, con il vescovo costretto ad intervenire, è una sconfitta per lei? «Io non ho la colpa di avere messo inginocchio la federazione. Lo scontro è stato voluto da quella parte di presidenti che prima hanno detto sì e poi hanno detto no al cambiamento». In questi mesi le è stato chiesto più volte di fare un passo indietro, di rimettere in discussione la riorganizzazione, non condivisa. «Non faccio retromarcia. Il consiglio aveva un orientamento ben preciso. L'unanimità non ci sarà mai: il rapporto è 80 scuole favorevoli contro 40». I dissidenti dicono che i contrari sono 60. «Sulle cifre non siamo d'accordo. Il problema è che, né da una parte né dall'altra, ci sono persone disposte a farsi avanti: non ci sono tanti presidenti che dicono chiaramente da che parte stanno».

da www.ladige.it


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