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 Oggetto del messaggio: Il governo: autonomia di Belluno nella Costituzione
MessaggioInviato: dom gen 06, 2008 01:01 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:02 pm
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Prima di tornare a Roma, il capo dell’esecutivo ha garantito il suo impegno per la soluzione dei problemi di un’area che confina con realtà a Statuto speciale

Il governo: autonomia di Belluno nella Costituzione

Secondo il presidente Reolon sarebbe questa la linea indicata da Prodi per ottenere la specificità della Provincia

Belluno
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«Bisogna mettere insieme risorse economiche, cooperazione istituzionale, volontà politica e fare cose credibili». Così il presidente del Consiglio Prodi aveva risposto, durante la sua visita a Belluno, alla domanda sulla possibilità di dare l'autonomia alla provincia di Belluno.

Risposta un po' sibillina, che il giorno dopo il presidente della Provincia di Belluno Sergio Reolon cerca di interpretare.

Con Prodi Reolon ci ha parlato una quarantina di minuti nella sede dell'amministrazione provinciale e «le sofferenze della montagna», per dirla con le parole usate dal premier, sono state certamente prese in considerazione. «Le parole proferite da Prodi vogliono significare che per dare una forma di autonomia al Bellunese debbono essere coinvolti tutti i soggetti istituzionali ai vari livelli - attacca Reolon - perché il governo sa benissimo, come lo sappiamo anche noi, che le competenze che chiediamo sono materie oggi in capo alla Regione.

E l'autonomia di cui si parla è anche quella amministrativa e finanziaria che Venezia poteva già darci anni fa, in base alla modifica del Titolo V della Costituzione o alla Legge Bassanini».

Una battaglia che il territorio bellunese sta portando avanti da tempo, ma senza mai arrivare a risultati concreti. Ma a risvegliare una politica un po' sorniona su questi temi sono stati i referendum secessionisti che, partiti da Lamon e Sovramonte, hanno creato un effetto domino spingendosi nelle valli ladine di Cortina, Livinallongo e Colle Santa Lucia. «Questo è un problema di interesse nazionale - afferma Reolon - il governo è chiamato ad affrontare le forti disparità e lo squilibrio dell'arco alpino tra le Regioni e Province a Statuto speciale e quelle a Statuto ordinario. E da parte del governo c'è la volontà di farsene carico - spiega il presidente della Provincia di Belluno - Sto parlando dell'ipotesi di legge costituzionale che possa dare non solo a Belluno, ma anche alle altre due province montane di Sondrio e Verbania, l'autonomia amministrativa, finanziaria e regolamentare.

Tre parole che significano non solo prevedere specifiche competenze, ma soprattutto lasciare sul territorio una quota della fiscalità locale per poterle gestire in modo concreto. Ma nella proposta viene contemplata anche la possibilità per le Province di emanare norme all'interno delle leggi esistenti, siano regionali o statali».

Ecco, perché secondo Reolon, la necessità per Prodi che questa azione andrà concordata tra più Enti. «I ministri Letta e Lanzillotta - ricorda - si sono impegnati di parlare con i presidenti delle rispettive Regioni, Veneto, Lombardia e Piemonte, proprio perchè si tratta di competenze regionali. Lo Stato può togliere con una legge costituzionale le competenze alle Regioni per darle alle Province, ma questo deve avvenire attraverso un percorso condiviso.

E, parlando di Belluno, bisognerà soprattutto far capire a Venezia che lasciando sul territorio bellunese quote di fiscalità locale si liberano risorse nel resto del Veneto. Che non avrà più l'assillo di pensare alla montagna. Nessun problema sulle nostre capacità di autogestione - dice Reolon - già sono stati fatti degli studi che indicano come il bellunese possa contare su una fiscalità di 1 miliardo di euro, considerando l'Irpef, Ilor, Iva, Irap, mentre oggi la Regione Veneto destina a Belluno risorse per 460 milioni. Con queste cifre alla mano, si capisce che se ne può parlare senza patemi».

Prodi, ospite nei giorni scorsi del Passo Campolongo, ha sollevato un'altra questione, ovvero la riconoscibilità dell'area ladina.

E anche qui Reolon interpreta le risposte date dal premier. «Credo che si possa creare in quelle zone una forte collaborazione e magari sperimentare delle forme di autogoverno - aggiunge il presidente della Provincia - ma questo potrà avvenire soltanto quando le aree ladine della provincia di Belluno avranno le stesse condizioni e possibilità delle zone comprese nelle Province autonome di Trento e Bolzano. Così si potrà creare un'area a forte cooperazione e autogoverno nel cuore delle Dolomiti, ma facendo in modo che ogni area rimanga nella stessa provincia in cui si trova ora. Perchè tutte avranno raggiunto le stesse dignità».

Maurizio Dorigo


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TUTTO ANCORA FERMO

Da otto anni si aspetta la nuova "Carta"


Secondo il presidente del Veneto Giancarlo Galan, per riconoscere forme particolari di specificità alla Provincia di Belluno, come a qualunque altra area della regione, basterebbe prevedere questa forma di autonomia nel nuovo Statuto del Veneto. La riforma della "Carta" regionale è in atto da otto anni, con il dispendio di tanti sforzi e ore e ore trascorse a discutere, ad azzuffarsi, a tentare di scrivere un testo condiviso che rovesci come un calzino, aggiornandolo, uno Statuto datato 1970, anno di avvio delle Regioni.

Nel 2000, eletto per la seconda volta, Galan presenta per primo un progetto di revisione dello Statuto.

Seguirono quelli di tutti i partiti e anche gli industriali provarono a mettere sui tavoli della politica il proprio contributo. Dopo mesi di discussioni su quale organismo (soprattutto guidato da chi) avesse dovuto occuparsi di confrontare i numerosi contributi e farne una sintesi, finalmente si formò una "costituente". Migliaia di pagine da analizzare.

In più di una proposta, c'era anche la previsione di dotare Belluno di una specificità a causa dei disagi di una zona di montagna (nel centrodestra la Lega era favorevole; un parte di Fi, invece, voleva che i benefici fossero estesi anche ad altre aree montane).

Ma i partiti si impantanarono sui principi (Resistenza, riconoscimento degli immigrati...). Si arrivò a fine legislatura (2005) senza un nulla di fatto.

Galan è stato riconfermato per la terza volta in contemporanea con l'elezione a senatore. Come primo atto compiuto a Palazzo Madama, presentò delle proposte di legge per dotare il Veneto di autonomia speciale e per attribuire un vero federalismo fiscale. Mentre il governatore decide di lasciare lo scranno senatoriale, in Veneto si tornava a discutere di Statuto.

Ricompare la Commissione speciale del Consiglio regionale che riparte d discutere da dove aveva terminato nel 2005. Vengono superate le questioni di principio, e viene confermata la possibilità di una specialità per Belluno.

A inizio 2008, tutto è ancora fermo: del nuovo Statuto non si vede traccia. E neppure della specialità per Belluno.

da gazzettino.quinordest.it


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MessaggioInviato: lun gen 07, 2008 00:04 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:07 pm
Messaggi: 528
Per quanto mi riguarda, le costosissime cento e più Province italiane devono tornare ad essere pure aree amministrative, e cessare di foraggiare monumentali presidenze, consigli ed assessorati provinciali (a Roma si sono perfino inventati la "polizia provinciale"!).

Lo sapete come fa la ormai iperdemocraticissima ed iperliberissima Spagna a raggiungerci ed, a breve, a superarci (visti i loro tassi di sviluppo)?

In Spagna la Provincia è semplicemente la conferenza permanente dei Sindaci di quella Provincia.

Fine.

Altro che mettere l'autonomia delle Province negli Statuti Regionali, o addirittura nella Costituzione...

Per lavoro mi capita di andare spesso in Bulgaria.

Lì la Regione è semplicemente la conferenza permanente dei Prefetti delle Province di quella Regione.

Fra un po' ci raggiunge pure la Bulgaria, altro che la Spagna...


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