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 Oggetto del messaggio: Piangi, o mia triste Madunina... Milano sempre più degradata
MessaggioInviato: sab dic 29, 2007 23:29 pm 

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Piangi, o mia triste Madunina

Moni Ovadia


La più celebre canzone milanese è sicuramente «O mia bela madunina» scritta dal grande Giovanni Danzi nel 1935.

I suoi primi versi recitano così: «O mia bela madunina/che te brilet de luntan/ tüta d’ora e picinina/ti te dominet Milan...». La canzone dà orgogliosamente conto di una città laboriosa e aperta, pronta ad accogliere senza remore chi venga a cercare lavoro e prosperità.

Per molte ragioni, fra le quali l’istituzione dei «martinitt» e le buone amministrazioni dei suoi sindaci socialisti - quando la parola socialista era onorata - , Milano si gloriava spavaldamente di avere «el coer in man» (il cuore in mano). Come sono tristemente lontani quei tempi.

Il tessuto culturale ed umano della capitale meneghina si è progressivamente degradato a misura che le amministrazioni di centrodestra hanno tenuto il governo. Anche le forze del centrosinistra, si sono conseguentemente infiacchite e non hanno trovato la convinzione per esprimere un’opposizione progettuale convincente, da quattro lustri infatti non elaborano proposte che sappiamo sollecitare la partecipazione dei cittadini. La parte migliore dei suoi abitanti si è ritratta e vive la città con un senso di crescente estraneità, la sua intellighenzia, verosimilmente disarma già il giovedì sera o al massimo venerdì a mezzogiorno per trascorrere il fine settimana in località amene per trovare riposo e per sfuggire alla sempre più insensata bolgia del sabato sera con l’incubo dei suoi ingorghi stradali.

L’unica eccellenza che è rimasta alla capitale «morale» è quella finanziaria ma essa non ha alcuna ricaduta sulla vita culturale ed etica del suo tessuto sociale.

L’esemplare rinascita innescata da alcuni dei momenti più alti della Resistenza antifascista, della grande cultura operaia e della borghesia progressista, aveva fatto di Milano una fucina di idee e di progetti. Fino alla fine degli anni Settanta la capitale lombarda, è stata guardata con ammirazione e interesse dagli osservatori internazionali per la qualità della sua vita sociale e culturale. Con la svolta degli anni Ottanta - segnata dalla scalata rampante di una borghesia incolta e arrivista con il mito del denaro facile, con il diffondersi della corruzione come norma e lo slogan nefasto della «Milano da bere» dietro la patina dei facili successi - la città - ha iniziato il suo inesorabile declino morale e culturale e l’evento di Tangentopoli, non trovando una classe politica all’altezza della sfida, ha dato l’astura all’arrembaggio berlusconiano che ha devastato sì l’intero Paese, ma in particolare la ricca Milano oramai sufficientemente involgarita, palestrata e lampadada al punto tale da lasciarsi sedurre senza ritegno fino a ritrovarsi con un’amministrazione razzista.

Non è un’iperbole: l’attuale amministrazione milanese è razzista, razzista, razzista.

È arrivata l’ora di restituire alle parole la loro responsabilità morale. Come definire altrimenti chi vuole escludere dalle scuole materne, dei bambini colpevoli solo di essere figli di immigrati irregolari? Solo degli ignobili razzisti possono concepire un’infamia così indecente! Criminalizzare dei bambini, criminalizzare essere umani incolpevoli solo perché manca loro uno stato burocratico certo. Nessun sindaco, nessuna giunta municipale aveva trascinato così in basso la nostra Milano.

Io sono un ebreo agnostico, ma credo che se oggi ci avvicinassimo alla Madonnina che sormonta il Duomo con la sua esile figuretta, scorgeremmo che essa non brilla più e che forse, pensando alla sua desolata città, qualche lacrima di sconforto le sia spuntata a fior di ciglio. Fortunatamente fra le voci che si sono levate contro questa porcheria, c’è la Curia milanese che si è sempre distinta per la sua sensibilità sociale. In questo il cardinale Tettamanzi e i suoi collaboratori rilanciano quello che è stato il magistero del cardinale Martini.

Pubblicato il: 29.12.07
Modificato il: 29.12.07 alle ore 8.37
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 Oggetto del messaggio: Bergamo caccia con... i raid dei carabinieri anti-immigrati
MessaggioInviato: sab dic 29, 2007 23:33 pm 

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A bergamo sgominata la «banda» della panda nera

I raid dei carabinieri anti-immigrati

In 21 ogni venerdì sera davano vita a pestaggi contro extracomunitari



BERGAMO — La chiamavano la «caccia grossa» con la Panda nera.

Carabinieri e vigili urbani usavano un’auto con una targa rubata e, secondo l’accusa, ogni venerdì sera davano vita a raid punitivi contro extracomunitari. Prima il briefing in caserma a Calcio, nella Bergamasca, poi via. Ma su quella Panda c’era una microspia. E ora le conversazioni concitate, i pestaggi degli stranieri, le urla durante perquisizioni «dure» a caccia di droga (che talvolta spariva con denaro e cellulari dei fermati) sono finite in un dossier della Procura. Il gruppo aveva scelto il venerdì probabilmente per poter apparire sui giornali della domenica. Perché il giorno dopo, ai cronisti, raccontavano di arresti e di «brillanti operazioni antidroga». Solo dopo sono emersi i metodi usati. Una «banda »—così la definiscono gli inquirenti — di 21 persone, (una dozzina i carabinieri) cinque delle quali accusate di associazione per delinquere. Qualcuno è ancora ai domiciliari, altri sono stati sospesi, altri ancora trasferiti. Eppure sono stati rimpianti dagli abitanti di Calcio: poco dopo gli arresti dello scorso luglio, sono comparse scritte del tipo: «Rivogliamo i nostri carabinieri», «Deidda sindaco» e via così. Ora, a sei mesi dagli arresti, arrivano le prime richieste di patteggiamento: un carabiniere di Calcio, Danilo D’Alessandro (1 anno e 8 mesi) e un vigile di Cortenuova, Andrea Merisio (3 anni). Molti hanno chiesto il rito abbreviato, compreso il maresciallo Massimo Deidda, «Herr kommandant», come lo soprannominavano gli altri della banda. «Il capo indiscusso » del gruppo, per i pm di Bergamo. Un tipo dai modi spicci, carismatico. E’ l’ex comandante della stazione di Calcio, che in questi giorni, fino alla fine del processo (prevista per il 14 febbraio) è stato autorizzato a tornare ai domiciliari proprio nella stazione che comandava.

Le violenze Per l’accusa era tutto studiato, a partire dalla Panda recuperata prima di essere demolita sui cui era stata piazzata una microspia. E dalle vittime: preferibilmente extracomunitari clandestini che difficilmente avrebbero trovato il coraggio di denunciare. Invece qualcuno lo ha fatto. Agivano armati, scrive nella sua ordinanza il giudice delle indagini preliminari Raffaella Mascarino, in «un clima di violenza, di esaltazione collettiva e di autocompiacimento», in un paese di neppure cinquemila anime, Calcio, (sindaco leghista), dove le parti si sono invertite: i carabinieri sono diventati delinquenti e i marocchini i loro accusatori. A una vittima viene rotto il naso. A un’altra il timpano. A un’altra ancora i denti. La voce di Deidda, con marcato accento sardo. «Tu sei troppo agitato, mo ti piazzo un cazzotto in testa. Da chi hai comprato? Ti porto in caserma e ti sfondo a mazzate ». Parla di un altro controllo: «Uno di Martinengo... poi si è messo a sputare i denti e l’ho mandato via... perché appena gli ho dato un destro, caz..., ha cominciato a sanguinare, ha sputato i denti». Quando un marocchino, per sfuggire a un inseguimento, si butta da un tetto quelli commentano: «Perché anziché finire nelle nostre mani preferiscono suicidarsi?».

Gli adepti La banda cercava anche nuovi adepti. La filosofia era questa: «Più siamo più danni facciamo », si spinge a dire Andrea Merisio, vigile di Cortemilia a un aspirante «picchiatore». L’8 giugno esordisce nel raid uno studente di 29 anni. Merisio e Deidda sono compiaciuti del nuovo acquisto: « Ci ha chiesto perché non lo abbiamo picchiato quello con la camicia bianca... La mentalità c’è». L’obiettivo della «caccia grossa » era spesso quello di aumentare le statistiche degli stupefacenti sequestrati. Per il capitano Massimo Pani, (che non ha partecipato ai raid), allora comandante della Compagnia di Treviglio, e nel frattempo promosso maggiore, i numeri erano una fissa. Tanto che Monacelli avrebbe mostrato a colleghi un sms di Pani, in cui lo invitava a sequestrare «almeno 25 chili di droga, in modo da poter battere il record del suo predecessore». Avrebbe fatto pressioni su due subordinati, minacciando di farli trasferire perché non testimoniassero contro Monacelli, sospettato di procurata evasione e cessione di droga. Ultimo guaio: avrebbe restituito un chilo di hashish a uno spacciatore che minacciava di raccontare certi metodi.

Il razzismo L’odio per gli extracomunitari emerge nelle conversazioni del gruppo. Mauro Martini, carabiniere di Calcio, al telefono con la fidanzata è esplicito: «’Sti marocchini, li ammazzerei tutti, non muoiono mai». Deidda non è da meno: «... Me ne sbatto i c. e ’sti marocchini di merda mi hanno veramente rotto i c.».

Cristina Marrone
29 dicembre 2007

da corriere.it


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