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 Oggetto del messaggio: e in Veneto?
MessaggioInviato: dom nov 25, 2007 13:26 pm 

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Nella prossima primavera si voterà per il rinnovo del consiglio regionale.

Il cammino intrapreso da Sinistra Democraica, Rifondazione, Pdci, Verdi e non solo è davvero importante
(23 novembre 2007)

In Friuli Venezia Giulia il percorso unitario della Sinistra è cominciato

E’ fortemente sentita anche tra i cittadini della nostra Regione, specie tra i giovani ed i lavoratori non iscritti ad alcun partito, l’esigenza dell’unità tra le forze della sinistra ed ecologiste. E’ iniziato un processo unitario che vede già esperienze significative nelle varie province della regione e che troverà importanti conferme negli Stati generali convocati a Roma nel primo fine settimana di dicembre.

Il punto della situazione nel Friuli Venezia Giulia è stato fatto ieri dalle delegazioni regionali del Partito della Rifondazione comunista, dei Comunisti italiani, dei Verdi e di Sinistra democratica che hanno convenuto sui percorsi futuri e le forme di convergenza maturate nelle rappresentanze istituzionali.

In particolare è stata confermata l’esigenza di un maggiore coordinamento e di iniziative unitarie negli Enti locali e nel Consiglio regionale sia per quel che concerne l’attuazione del programma di Intesa democratica nell’ultimo scorcio della legislatura che il confronto programmatico per le prossime elezioni regionali. Si terranno anche incontri periodici con l’Assessore Antonaz per un confronto riguardante le scelte più importanti adottate nella giunta regionale.

Le forme in cui si realizzerà l’ esperienza unitaria delle forze della sinistra e degli ecologisti saranno decise a livello nazionale e con la partecipazione delle delegazioni regionali. Le segreterie regionali registrano con soddisfazione il lavoro già avviato dai tavoli della sinistra esistenti sul territorio, in cui si è iniziato anche un confronto sulle prossime elezioni amministrative, particolarmente avanzato nella realtà udinese dove sono già state elaborate alcune linee programmatiche comuni per le prossime elezioni comunali.

L’esperienza di questi giorni ci conferma comunque che il processo unitario non riguarda soltanto i partiti ed i movimenti che ne sono promotori ma che esso risponde ad una domanda proveniente da vaste categorie sociali, personalità della cultura e della scienza e da tutti coloro che hanno vissuto e condividono con le forze del cambiamento l’esigenza di restituire all’ Italia una grande forza unitaria e plurale della sinistra e degli ecologisti.

da sinistra.democratica.it


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 Oggetto del messaggio: e in Veneto?
MessaggioInviato: dom nov 25, 2007 13:28 pm 

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Un incontro importante per far ripartire l'impegno e la speranza (23 novembre 2007)

Da Vicenza è possibile riaccendere i riflettori sul disarmo e la pace

di Lalla Trupia*


Mercoledì all’Hotel Bologna si è svolto per quasi tre ore un incontro tra i parlamentari contrari alla costruzione di una nuova base militare americana a Vicenza e i rappresentanti dei movimenti NO DAL MOLIN.

Oltre ai capigruppo di Camera e Senato della sinistra (Migliore e Russo Spena di R.C., Titti Di Salvo e Cesare Salvi di S.D., Emanuela Palermi del PdCI, Angelo Bonelli dei Verdi), erano presenti il Presidente Nazionale dell’ARCI (Paolo Beni), la CGIL vicentina e nazionale, esponenti del Coordinamento Comitati, della rete Lilliput e del Presidio Permanente.

Un arco di forze e di soggetti diversi ma uniti dal fine comune di fermare la costruzione della nuova base americana. Dopo una discussione vivace e appassionata si è riusciti a trovare un approdo comune: la volontà di rilanciare la battaglia NO Dal Molin a livello nazionale. Il primo impegno è quello di far riuscire le due iniziative che a dicembre si svolgeranno a Vicenza: la giornata di mobilitazione convocata dal Coordinamento dei Comitati il 2 dicembre e la grande manifestazione europea convocata dal Presidio Permanente il 15. Entrambe hanno lo scopo di riaccendere su questa straordinaria resistenza di una piccola comunità l’interesse nazionale. Siamo consapevoli tutti che uscire dalla, pur decisiva, dimensione locale è presupposto ineludibile per vincere una complicata e difficile partita. Non è un caso che contro queste due diverse manifestazioni la destra al governo della città abbia scatenato una furiosa campagna intimidatoria, abbia raccolto firme e abbia lanciato avvertimenti poco simpatici allo stesso Questore, reo del solo fatto di aver contribuito a garantire finora il sereno e pacifico svolgimento di ogni iniziativa. C’è un’irresponsabile e malcelato desiderio della destra di ridurre a semplice questione di ordine pubblico la manifestazione democratica del dissenso a questo progetto militare scellerato per poter “liquidarlo” non con le armi della democrazia ma con la forza.

Ecco perché l’incontro di ieri, mettendo attorno a un tavolo i movimenti che non recedono dalla mobilitazione permanente, grandi organizzazioni come la CGIL e l’ARCI e la politica si è fatto -a mio modo di vedere- un importante passo avanti. Sappiamo che ci sono anche critiche severe in merito alla fiducia che la gran parte di noi continua ad esprimere al Governo che ha detto SI al Dal Molin. Non è certo una piccola questione, tuttavia questa diversità politica non può offuscare il fine che ci accomuna tutti: fermare la costruzione di quella che sarebbe la più grande base militare americana del Sud Europa.

E ieri il fine comune ha prevalso sulle differenze. Abbiamo concordato di lanciare una grande petizione nazionale per richiedere la moratoria di ogni decisione relativa all’allargamento o alla costruzione di nuove basi militari fino allo svolgimento della Seconda Conferenza nazionale sulle servitù militari contenuto nel programma dell’Unione.

E’ un modo di prendere tempo? Anche, visto che ogni ora che allontana la “posa della prima pietra” del Dal Molin è un’ora d’aria. Ma non è solo questo. Noi vogliamo ancora credere che la volontà di milioni di cittadini, in buona parte elettori dell’Unione, vicentini e non, possa far tornare il nostro Governo sui suoi passi.

Un atto privo di quell’apparente sano realismo che sembra aver imprigionato -di questi tempi- ogni scelta politica? Tutt’altro. Troppo spesso si perde per strada il senso delle scelte che si fanno, “il futuro migliore” che dovremmo avere l’ambizione di voler ancora costruire.
La richiesta di Moratoria dell’inizio dei lavori a Vicenza sia una battaglia nazionale di chi ha a cuore la pace.

Gli obiettivi difficili e ambiziosi sono quasi sempre perseguiti con tenacia e raggiunti con successo perché mobilitano idee e persone disinteressate, motivate e dunque più forti.

*Parlamentare Sd

da sinistra.democratica.it


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 Oggetto del messaggio: Cittadella «Tor-ne-re-mo. ...
MessaggioInviato: lun nov 26, 2007 01:22 am 

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Cittadella

«Tor-ne-re-mo. ...

NOSTRO INVIATO


«Tor-ne-re-mo. Tor-ne-re-mo. Tor-ne-re-mo». Finisce così, sotto la pioggia la manifestazione di Cittadella contro l'ordinanza "anti sbandati" firmata nei giorni scorsi dal sindaco leghista Massimo Bitonci. In piazza Pierobon alle 16 si trovano in 200-250: ci sono quelli di Rifondazione Comunista, la Cgil, gente del Pdci, della sinistra democratica, Associazioni dei marocchini, nigeriani e senegalesi, Assopace e Opera Nomadi, Zattera Urbana, Acf, il segretario provinciale della Fiom Cgil, il parlamentare Sperandio.L'elenco lo compila in via Garibaldi Daniela Ruffini, assessore al comune di Padova alla casa e all'immigrazione. Forse si dimentica qualche nome ma ha quasi scaricato le batterie del megafono per gridare contro le norme del sindaco leghista Massimo Bitonci, norme che ritiene discriminatorie. «Sa che dico a questi di Cittadella, leghisti che hanno all'opposizione Forza Italia e Udc? Ascoltino il consiglio del sindaco di Montegrotto, Luca Claudio, An,: emigrino». Pochi - e non tutti di Cittadella - invece alcuni cittadini erano dall'altra parte della piazza (che si chiamava delle Biade), a fianco del Municipio a mugugnare contro quella che hanno ritenuto un'invasione. Tutto questo mentre a Montegrotto meno di una ventina di ragazzi (Verdi e associazione culturale "Fuori controllo" di Monselice) manifestavamo contro il sindaco di Alleanza Nazionale. E piazza Pierobon tornerà ancora al centro delle cronache oggi perché è prevista la manifestazione a sostegno di Bitonci con sindaci leghisti del Veneto e del Nord che si impegneranno a firmare assieme un'ordinanza simile a quella di Cittadella.

Al centro di slogan ("No alla guerra ai poveri") e comizi-flash anche aperta solidarietà alla decisione del giudice padovano Calogero che ha inviato una comunicazione giudiziaria a Massimo Bitonci per la sua delibera: il primo cittadino del comune padovano dovrà parlare col magistrato giovedì prossimo anche se in una lettera nel nostro giornale indirizzata al ministro degli interni Amato, ha spiegato i motivi della sua scelta.

Ieri Bitonci è stato solo visto passeggiare per i portici del centro padovano ("ventimila abitanti, 2500 partite Iva, 150 milioni di euro versati nella casse dello Stato") spiegando ai cronisti la vera manifestazione sarà quella leghista e che poiché non "mi sembra di vedere tra i manifestanti cittadini di Cittadella vuol dire che la gente è dalla mia parte». Nel melting pot ("varda ghe xe qualche nero", sibilavano dalla parte del Municipio i "locali") di un pomeriggio buio e piovoso si ripetono i no razzismo e alle ordinanze "come questa che sono contrarie alla Costituzione scritta dai padri della Repubblica e da chi ha fatto parte della resistenza». Di fronte al municipio decine di famiglie di africani con tanti bimbi. A parte qualcuno più abile con slogan e megafono hanno tutti o quasi la stessa storia da raccontare: immigrazione per cercare una speranza che il paese dove sono nati non dà, lavoro difficile in Italia, tanto precariato, vita in case fatiscenti. «Abbiano tanti doveri? vorremmo anche i diritti».L'ordinanza di Bitonci sembra aver sollevato il disagio anche dei più tiepidi: a molti non fa differenza il colore della bandiera bensì la necessità di distinguere tra immigrati nuovi e delinquenti. «Dignità e alloggio - grida al megafono Gidame Gudebrelz, marocchino laureato, commerciante di Cittadella - Noi vogliamo rispettare le leggi italiane, la bandiera italiana, siamo qui in questa terra, per costruire con voi futuro e benessere. Io sono italiano ormai non immigrato e basta». Al suo fianco Strimphir Alihare, cittadino del Burkina Fasu che vive da dieci anni in Italia. « Faccio il metalmeccanico, lavoro qui ma chiedo che cosa potrebbe capitare se, come è accaduto a tanti, dovessi perdere il lavoro».É lo spettro che scivola pesante nei dialogo di molti immigrati. Come Mansar Adlaziz, da 18 anni a Cittadella, 3 bambini. «Ma ho perso il lavoro perché un giorno mi si è rotta l'auto e sono arrivato n ritardo. I vigili mi hanno perfino messo la multa e sequestrato la vettura perché l'avevo lasciata in divieto, non si muoveva più...». Adesso ha ritrovato lavoro in una fabbrica. Ma non la casa. Aspetta una risposta dal Comune. «Mi rinviano ogni volta - spiega - Il medico ha visto la casa dove abito e ha detto che non posso lasciare lì i bimbi...».

In piazza sembrano essere solo "regolari", professionisti della legalità a loro modo. Ma infilati ognuno in un problema come Gazi Mohammed, 55 anni marocchino, sei figli, muratore disoccupato da tre anni. «L'impresa è fallita: anche gli italiani restano senza lavoro, quelli non li buttano mica fuori dal Comune dove risiedono». Gli fa eco Uche Nworesti, 37 anno nigeriano: «E non si rendono conto che esiste il lavoro interinale in Italia, che puoi stare anche sei mesi senza trovare un posto, che non è certo colpa tua?».

Mentre gli slogan si trasformano una specie di rap afro-veneto tensione e preoccupazione nelle labbra di Kata Mbellun, 16 anni: «Sono nata a Bassa- dice- sto studiando a Castelfranco. Voglio diventare maestra d'asilo e insegnare ai bimbi italiani non tornare in Marocco. Siamo venuti via da un paese che non offriva futuro. Il nostro futuro è qui, con regole. Anch'io sono contro gli immigrati ladri, violenti e terroristi. Però se la prendono con me perché porto il velo (un leggero tessuto azzurro che lascia scoperto tutto il volto e racchiude solo i capelli). Che modo è questo= Io leggo Corano e Vangelo e vedo che i profeti invitano prima di tutto alla pace. Mio padre è insegnante, conosce bene anche il francese e potrebbe insegnarlo. Però qui deve fare l'operaio». Con Kata il camerunese Minka Roland ("troppi muri in questo paese") e con tanti altri giovani dovranno convivere anche le nipoti di Orlando Costa, 76 anni, detto "furioso" le dita della mano destra tranciate da una pressa: «Sono andato dai carabinieri e ho detto: a quelli dovete sparare...». E alza le braccia minaccioso fino a quando Lazzaro Basto lo invita con un amico a bere un ombra. Tregua sul fronte dell'immigrazione. Ma solo per poche ore.

Adriano Favaro

da gazzettino.quinordest.it


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