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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Attenti al Tri/Veneto...
MessaggioInviato: dom set 30, 2007 16:40 pm 

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Il sindaco della capitale: «Abbiamo le buche nelle strade, ma per niente al mondo scambierei il concetto di integrazione che c’è a Treviso con il nostro»

«Veltroni insulta il Veneto», Galan s'infuria

Furente replica del governatore al leader del Pd: «Pezzente, tolga i topi dai suoi ospedali e impari da noi l’ospitalità agli stranieri»


Aveva cominciato proprio da Padova il suo giro d'Italia, nel luglio scorso. Una scelta, aveva spiegato, dettata dalla «grande attenzione» che lui, Walter Veltroni, e quindi il nascente Partito democratico, aveva per il Veneto, per il Nordest, per tutto il Nord. Aveva lanciato, sfoderando l'ampio sorriso, «l'operazione simpatia», aveva parlato d'una ritrovata «intesa» tra la sinistra italiana e gli elettori del Nordest. Ma l'operazione «attenzione e simpatia» per il Veneto e per il Nordest è stata, pare, un amore estivo. Perché l'altra sera, alle «Invasioni barbariche», la trasmissione di Daria Bignardi su La7, Walter Veltroni se n'è uscito con parole che sembrano denotare una non eccessiva simpatia, ed anche una conoscenza superficiale, ferma alle sparate di Gentilini, della realtà del Veneto.
Questa è la scenetta tra Walter Veltroni e la Bignardi.

Bignardi: «Sa come si dice a Roma? "Famo 'a festa der cinema e c'avemo 'e buche pe' e strade..."».

Veltroni (ridacchia): «Non si può giudicare una città solo dalle buche nelle strade, che ce le hanno tutte, ma da tante altre cose, dalla qualità della vita, dalla qualità dei servizi sociali e culturali...».

Bignardi: «Sì, però a Treviso le buche nelle strade non le hanno».

Veltroni: «Sì, ma per niente al mondo scambierei il concetto di integrazione che c'è a Treviso con quello che abbiamo a Roma».

L'insulto liberatorio alla città veneta fa scattare un lungo, caloroso applauso da parte dell'inclito pubblico della trasmissione bignardiana.
Ma dalle nostre parti qualche telespettatore sintonizzato su La7 non gradisce punto, e poche ore dopo lo sdegno del presidente del Veneto, Giancarlo Galan, è già messo per iscritto: «Ogni tanto - recita la furente nota ufficiale del governatore della Regione - accade che i pezzenti della politica s'interessino al Veneto. Ne parlano, ne sparlano, occupano con il loro razzismo da pezzenti intere serate televisive, nel corso delle quali trasuda l'invidia e il rancore verso una terra, verso una gente mossa soltanto da ambizioni esigenti, che hanno fatto e sempre faranno la fortuna del Veneto. Si occupano di noi spinti da razzismo ideologico e da un'invidia sociale che è tipica dei sottosviluppati».

«Quelli di Veltroni - replica Galan - sono insulti al Veneto e alla sua gente, che fanno il paio con quelli di Visco, che viene qui ad alludere ad un Veneto evasore di tasse, salvo poi essere smentito anche dai suoi. Ed ecco che il vecchio fanciullino Veltroni, quello che ha solo degli avversari mai dei nemici, quello che continua a ruminare lo stesso discorso da anni spacciandolo per nuovo, se ne esce offendendo Treviso che sarebbe, stando a costui, lontana le mille miglia dalla civiltà dell'integrazione».

«Così, è stato bello assistere all'applauso a comando scattato nello studio televisivo dei miliardari khmer rossi che fanno Tv democratica e veltronesca - attacca il presidente del Veneto -. Il sindaco di una città dove c'è un Policlinico di merda e topi, forse ignora che la Provincia di Treviso è stata citata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano quale area del Paese con il più elevato grado di integrazione. Veltroni sappia - prosegue Galan - che è stata la Caritas a dire che la civiltà dell'accoglienza viene valorizzata a Treviso molto meglio che nel resto d'Italia.

E allora? Allora, signor Veltroni Walter, occupati dei tuoi campi nomadi che assediano Roma, cerca di far sparire merda e topi dai tuoi ospedali, tenta di rassicurare gli autisti dei tuoi bus che si rifiutano di andare nelle borgate della violenza, vedi di dare una mano affinché il Lazio sparisca dalla classifica delle Regioni in rosso nella Sanità, prova a dire qualcosa di democratico agli abitanti di Trastevere e degli altri Rioni soffocati dalle automobili, spaventati dagli scippi e avvelenati dall'inquinamento».

«A proposito - conclude polemico Galan - la nuova Finanziaria darà altri miliardi di euro per ripianare il deficit della Sanità del Lazio e di altre Regioni di uno stramaledetto Sud, che un giorno saprà pure liberarsi dei Veltroni e dei Bassolino».

Alvise Fontanella

da gazzettino.quinordest.it


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 Oggetto del messaggio: Assente il governatore...
MessaggioInviato: ven ott 12, 2007 11:45 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:02 pm
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Il candidato leader a Udine in vista delle primarie di domenica.

Assente il governatore. Ma ci sono tutti i big regionali della Quercia e della Margherita

Veltroni: Illy è una grande risorsa per il Paese

Ciro Esposito

«Il Pd cambierà la faccia della politica. Meritocrazia per i giovani e più presenza femminile»

UDINE.
Prima fila della platea del Palamostre di Udine: Bruno Zvech alla sinistra, Gianfranco Moretton alla destra. Al centro Walter Veltroni. Alle loro spalle circa cinquecento cittadini che attendono il verbo del loro leader. Anzi del leader del Partito democratico. Tra loro ci sono anche Francesco Russo ed Enzo Barazza. Se ne stanno ben dietro alle poltroncine che ospitano i big di Ds e Margherita: oltre ai fedelissimi designati Alessandro Maran e Sergio Bolzonello, anche Alessandro Tesini, Flavio Pertoldi, Mauro e Renzo Travanut, Cristiano Degano, Sergio Lupieri, Ivano Strizzolo e molti altri non hanno voluto mancare all’happening pomeridiano. Ma i due competitor regionali che non appoggiano Veltroni ci sono. E anche questo è un segnale.

«Con il Partito democratico dobbiamo ritrovare il gusto di fare politica. Non ci servono uomini in panchina o cittadini tifosi. Puntiamo alla più larga partecipazione di uomini e donne che vogliono essere protagonisti». E il presidente Illy? Lui non c’è. E questa non è una sorpresa. Ma Veltroni se ne ricorda alla fine della mezz’ora di discorso. «Mi sono dimenticato di dire un’ultima importantissima cosa - sottolinea ritornando sul palco il futuro capo del nuovo partito i cui assetti usciranno dalle primarie di domenica prossima -. Anche questo fa parte del nuovo modo di intendere la politica. Il governatore Illy ha fatto un grande lavoro in questa regione ed è una risorsa fondamentale per il futuro del nostro Paese. Auspico che il Friuli Venezia Giulia, che è tanto cambiato in questi quattro anni di amministrazione del centrosinistra, possa e debba continuare ad essere guidato dall’attuale governatore».

«Il Pd vuole unire anziché dividere - spiega il sindaco della capitale - deve introdurre elementi di sobrietà perché tanto è insopportabile l'antipolitica quanto è insopportabile la politica quando si fa casta, farsi presidio di valori e seguire la sua vocazione maggioritaria dando priorità al programma rispetto all'alleanza. Il 14 ottobre dev'essere il giorno in cui la storia della politica italiana recente cambia faccia. Se centinaia di migliaia di persone domenica prossima usciranno di casa per andare a scegliere di eleggere il leader di un partito, sarà una cosa enorme - ha aggiunto - e come tale dovremo viverla. Sarà qualcosa che potrà cambiare l'agenda politica del nostro Paese: sarà un partito di protagonisti, non più quello in cui dieci persone prendono le decisioni e non più una fabbrica di carriere individuali».

Ma Veltroni vuole alimentare il sogno che anima la sua filosofia politica. Prima di tutto ci sono i giovani, che devono essere il motore di un’Italia moderna dove la rivoluzione culturale deve essere guidata dal faro della meritocrazia. E poi ci sono le donne, altra categoria esclusa dalla politica italiana. «Nel nostro Paese - spiega Veltroni - deve essere dimenticata la frase ”io conosco qualcuno che ti può aiutare”. La legalità e il merito devono diventare cultura del nostro Paese. Una frase del genere può essere detta con tutte le migliori intenzioni ma dà l’idea sbagliata, a chi si affaccia alla vita, che la via per andare avanti sia solo quella».

Il Partito Democratico dovrà avere il 50% di presenza femminile in tutti i suoi organismi dirigenti «perché più della metà del nostro Paese è fatta di donne. Il Pd - sottolinea Veltroni - dovrà rispecchiare ciò che la cultura e l'esperienza delle donne sa garantire, non dico meglio degli uomini, ma comunque come sua caratteristica. E questa caratteristica è quella di far coincidere pragmatismo e solidarietà».
Veltroni infiamma poi la platea puntando il dito sul centrodestra. «Non vogliamo più un partito della televisione, un partito del marketing, un partito freddo. La nostra idea è quella dell'assunzione diretta di responsabilità. Vogliamo mandare ai cittadini un altro messaggio: recuperiamo il divertimento di fare politica che è quello di andare a convincere le persone direttamente, in prima persona».
«A volte basta fare dieci telefonate - spiega Veltroni, organizzare una cena o farsi carico di un problema personale. È il modo migliore - ha sottolineato - con il quale è nata la grande politica in tutta Europa. Io ho fatto tanti cortei e tanti volantinaggi - ha ricordato - ma ho sempre pensato di aver partecipato in prima persona a qualcosa di grande».

(11 ottobre 2007)

da espresso.repubblica.it (local).


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 Oggetto del messaggio: Serenissima, ora indaga la magistratura
MessaggioInviato: mar ott 23, 2007 23:56 pm 

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Nuovo capitolo nella vicenda della Brescia-Padova.

E spunta un piano per limitare gli effetti del taglio di posti previsto dalla Finanziaria

Serenissima, ora indaga la magistratura

Maxiparcella da 4 milioni: il procuratore di Verona Papalia apre un fascicolo per verificare la correttezza dell’operato della società

Verona
NOSTRO INVIATO


Lo sguardo della magistratura si è allungato sulla vicenda della maxi parcella da 4milioni pagata dalla "Serenissima", la società autostradale che gestisce il tratto da Brescia e Padova, a un avvocato per l'opera svolta al fine di ottenere il rinnovo della concessione fino al 2026. Il Procuratore capo di Verona, Guido Papalia, ha infatti ordinato un'indagine conoscitiva che ha lo scopo di verificare la correttezza dell'operato del cda della società. Il procuratore veronese ha preso le mosse dalla vicenda rivelata nei giorni scorsi dal Gazzettino e da sabato sta lavorando per capire in sostanza due cose. Se e con quali criteri il Cda di un ente a partecipazione pubblica abbia fatto una ricerca preliminare al fine di individuare un avvocato con specifiche peculiarità professionali al quale affidare determinati compiti legali; e se questi compiti fossero effettivamente di competenza di un avvocato o se invece non si configurino come un esercizio di "lobby". Il legale che ha ricevuto la parcella da 4 milioni di euro, liquidata finora per 1,2 milioni, è l'avvocato veronese Guglielmo Ascione, il quale, peraltro, esercita prevalentemente l'attività di penalista.

Ma i fronti aperti sulle vicende della Brescia-Padova sono più d'uno. Come in un quiz di Mike Bongiorno, la società autostradale riserva ad ogni puntata momenti di tensione e colpi di scena: lascia o raddoppia? Raddoppia, raddoppia. O almeno ci prova, il consiglio di amministrazione della Serenissima anziché ridurre il numero delle poltrone così come disposto dalla riforma introdotta nella scorsa Finanziaria dal ministro Lanzillotta, sta cercando il modo per duplicarle. È l'ultima carta in ordine di tempo giocata dalla società a partecipazione pubblica (comuni, province e camere di commercio di Padova, Vicenza, Verona e Brescia detengono quasi il 60\% delle azioni) per evitare un rimescolamento che metterebbe in discussione gli attuali equilibri politici (ed economici).

La strada che gli amministratori della Brescia-Padova avrebbero trovato ricalca il modello di "governo duale" adottato da alcune banche in occasione di fusioni societarie. L'esempio più noto è quello applicato da Banca Intesa e Unicredit: un consiglio di amministrazione gestisce lagovernance vera e propria del nuovo istituto, mentre un altro consiglio di amministrazione ha un'attività di vigilanza e controllo sull'operato del primo.

Anche alcuni enti previdenziali hanno attuato una simile ripartizione degli incarichi. Ma nel caso della Brescia-Padova non si è di fronte a una società privata; la Serenissima è a prevalente partecipazione pubblica. E proprio a questa specificità cisi rifà per giustificare la duplicazione dei consigli. Il consiglio di gestione (presumibilmente formato da tre consiglieri espressione dei soci privati e due nominati dagli enti pubblici) dovrebbe avere una supervisione da parte del consiglio di vigilanza formato da quattro esponenti "pubblici" e uno "privato". In totale le poltrone scenderebbero dalle 15 di qualche mese fa a 10; ma di queste, 6 in quota a rappresentanti pubblici e 4 a quelli privati. Oggi dei 15 membri ben 11 sono pubblici, quindi la cura dimagrante riguarderebbe solo loro.

Chi si farà da parte? Sembra che ci sia qualche "volontario" che segua le orme di Filippo Penati, presidente della Provincia di Milano che alcuni mesi fa ha lasciato il Cda di Serenissima. Il sindaco di Padova Flavio Zanonato, per esempio, ha annunciato di voler lasciare il posto: «Non voglio più esserci. Con un po' di buona volontà, comunque, le soluzioni si trovano». Il presidente della Provincia di Verona, Elio Mosele, starebbe valutando l'opportunità di imitarlo e il suo collega di Padova, Vittorio Casarin, è sulla stessa lunghezza d'onda. L'obbiettivo è quello di garantire almeno un posto a ognuna delle città i cui Comuni e Province detengono una quota. Insomma, uno tra i padovani Casarin e Zanonato, uno tra i vicentini Manuela Dal Lago (attuale presidente del Cda) e Enrico Hullweck, e così via. Ma il tempo stringe, i termini per adeguarsi alla direttiva della Lanzillotta scadono il 7 novembre.

Ario Gervasutti

da gazzettino.quinordest.it


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 Oggetto del messaggio: Intelletuali delle TreVenezie contro il razzismo.
MessaggioInviato: mar gen 29, 2008 23:58 pm 

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Intelletuali delle TreVenezie contro il razzismo.

Toni Fontana

Alla fine c’è voluto un microfono gracchiante, e questa è stata l’unica promessa che gli scrittori dei Nordest non hanno mantenuto.

Avevano annunciato che avrebbero parlato con la «nuda voce», invece la stupenda piazza dei Signori era piena di gente e così c’è voluto un altoparlante per traformarla nella piazza della libertà, della tolleranza, della non rassegnazione davanti al dilagante germe del razzismo che sta infettando il Veneto che però ieri ha mostrato i suoi possenti anticorpi. Marco Paolini, Mauro Covacich e la pattuglia di intellettuali delle tre venezie hanno sfidato il «razzismo istituzionale».

Il razzismo che alcuni irriducibili leghisti, con alla testa il vice-sindaco «sceriffo» di Treviso Giancarlo Gentilini, stanno spargendo a piene mani, con l’obiettivo di erigere muri, escludere, forgiare una società piramidale con i «bianchi» in cima e tutti gli altri al margini, schiavi. «Se vivi qui - spiega Tiziano Scarpa - ti rendi conto dell’impresentabilità, dell’imbecillità di chi inneggia alle Ss».

L’idea è partita un mese fa quando alcuni esponenti leghisti hanno passato il confine della decenza inneggiando ai nazisti, ai «dieci clandestini uccisi per uno di noi». Come dice Renzo Guolo, islamista e commentatore, la «Lega si è fatta imprenditore politico della xenofobia».

Da due mesi i musulmani di Treviso, guidati dall’ImanYoussef Tadil, girano col tappeto sotto braccio in cerca di una moschea, nei cimiteri non possono seppellire i loro morti, i bambini vengono esclusi dagli asili «perché non sanno l’italiano - dice Khalid, un marocchino che vive a Treviso - così non potrammo mai impararlo». Dilagano le ordinanze «alla Bitonci» che impongono un reddito minimo agli immigrati, quelle che vietano la macellazione «secondo il rito di Abramo».

Per questo gli intellettuali del Nordest hanno deciso di uscire allo scoperto, di rompere il silenzio assordante che circonda il razzismo istituzionale. «Non siamo mai fuggiti di fronte al dilagare di questo germe - prosegue Tiziano Scarpa, mentre si avvicina al porticarto dove saranno letti brani contro il razzismo - nel Veneto vi è un formicolare di iniziative, ci muoviamo in rete, con i blog collettivi, non siamo stati latitanti. Si deve alla sensibilità di Mauro Covacich se abbiamo deciso di andare in piazza dei Signori.

Quelle di alcuni amministratori non sono solo “sparate” sbruffonate, loro vogliono “rompere i coglioni” agli immigrati, far sapere che non saranno mai dei nostri, come noi. Vogliono infastidire, intimorire».

Inizia il «reading» in piazza de Signori.

Roberto Ferrucci legge il primo ed il secondo articolo della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, della quale ricorre nel 2008 il sessantesimo anniversario. Applausi, ancora applausi, la folla occupa la piazza, alcuni sono commossi. Le uniche bandiere che si vedono sono quelle dei «grillini» schierati con il comico genovese. «Siamo per la libertà e contro ogni censura, qui a Treviso comanda uno solo e siamo stufi», dice uno di loro.

Romolo Bugaro, emozionato, sale sugli scalini del porticato e si appresta a leggere poche righe tratte da Meditazione su una frase di Santa Teresa di Raymond Carver. «Parla dell’importanza delle parole - dice Bugaro - dice che occore fare attenzione allo spirito delle parole. Questi amministratori che inneggiano alle Ss hanno un ruolo pubblico, non sono ragazzini, i politici non possono giocare, sono titolari della rappresentanza ed io mi vergogno per quello che dicono». Poi si prepara a leggere dai gradini.

Sul corso. come ogni sabato, c’è una fiumana di gente che guarda le vetrine sfavillanti. «La condizione media è l’anestesia - conclude Romolo Bugaro - molti sono anestetizzati e indifferenti. Noi volevamo fare questo gesto e l’abbiamo fatto».

Tocca a Mauro Covacich, l’ideatore dell’iniziativa. «Leggerò – ci dice - un breve brano tratto da Sillabario di Goffredo Parise, il racconto di intitola “altri” ed ha per protagonista un bambino che scopre l’esistenza dei suoi coetanei». Mauro appare «autenticamente felice. Se fossimo andati in un altro posto - spiega - avrei potuto dire che la nostra critica è scontata, è ovvio essere contro il razzismo, ma oggi usciamo dalla scontatezza.

Treviso è un luogo simbolico, il razzismo viene dalle istituzioni, dall’alto. In un bar di periferia può capitare di sentire una battuta sulle Ss, ma qui, a dire queste cose, sono le istituzioni».

Forse dopo il successo del reading di Treviso vi saranno altre iniziative, «non lo sappiamo - prosegue Covacich - alcuni di noi sono amici da tempo, altri si sono aggiunti lungo la strada, non abbiamo preparato alcun cartello politico o poetico.

L’importante è farsi sentire, uscire allo scoperto, evitare che il silenzio si trasformi in complicità. Noi non c’entriamo con loro e lo volevamo dire».

Lello Voce guarda la folla che si sta ingrossando. «Vogliamo creare un ponte tra la gente, tra i luoghi e le persone. Loro invece vogliono solo erigere muri, creare steccati. Ciò è molto grave perché i politici dovrebbero invece essere lungimiranti, hanno responsabilità.

Qui a Treviso non c’è il deserto, molti immigrati hanno manifestato talenti e e vocazioni, qui produciamo cultura, letteratura, poesia, ma gli spazi per comunicare ci vengono negati, ci confinano dentro un recinto, ci minacciano, hanno cercato di cacciaci, di allontanarci, di intimidirci. Ma noi non siamo fuggiti, siamo rimasti qua e vi resteremo».

«Questa è un’iniziativa che va oltre quelle tradizionali - interviene Gianfranco Bettin - qui misuriamo la possibilità di rifondare una presenza diversa che riparte dalle fondamenta della nostra società».

Tra i presenti molti stranieri ed il capo della comunità islamica, protagonista di tante battaglie per ottenere un luogo nel quale recitare le preghiera del venerdì. «Vivo in Italia da 20 anni - spiega l’imam Youssef Tadil - noi musulmani ci battiamo per l’integrazione e non per la separazione. Siamo preoccupati per i nostri figli, per la seconda generazione di immigrati che non vede un futuro, siamo in ansia per coloro che soffrono la disoccupazione. Noi rappresentiamo una risorsa per Treviso e per l’Italia.

Chiediamo aiuto perché la nostra gente vuole una casa, un lavoro». Uno dei problemi che maggiormente alimentano la tensione è quello della sepoltura dei morti che viene vietata in molte comuni. «Dal 1995 chiediamo uno spazio nei cimiteri - dice l’imam mostrando la foto di un ragazzo di 19 anni morto d’infarto pochi giorni fa -: per trasportare la salma in Marocco abbiamo dovuto raccogliere 5000 euro, nel Veneto ci sono solo due cimiteri che accolgono i nostri morti. Purtroppo a volte si tratta di neonati e le famiglie non hanno i soldi per trasportare in patria i corpicini».

Tra i presenti c’è Khalid, un giovane che lavora nell’ industria: «Ho smarrito il permesso di soggiorno - racconta - ho fatto un documento sostitutivo alle poste, ma la Prefettura mi ha convocato nel marzo 2009 per il duplicato. Mi hanno offerto un lavoro in Germania, se vado non posso più tornare in Italia». La gente si affolla, applaude ancora. «Con la manifestazione di oggi - dice Marco Paolini - abbiamo dato un’emozione diversa e non solo manifestato un’intenzione».

Ora la sfida è aperta. Da parte dei leghisti anche ieri solo invettive e insofferenza razzista.

Pubblicato il: 27.01.08
Modificato il: 27.01.08 alle ore 6.56
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