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MessaggioInviato: gio giu 22, 2006 19:41 pm 
La decisione in una lettera alla segreteria del Pdci dopo i dissensi sulle candidature alle scorse politiche<BR>E' scontro tra i comunisti italiani<BR>Cossutta: "Lascio la presidenza"<BR><BR>ROMA - Armando Cossutta si dimette dalla carica di presidente del Partito dei comunisti italiani. Le dimissioni del leader comunista dal vertice del partito sarebbero contenute in una lettera scritta alla segreteria del Pdci, giunta ieri, dopo che l'anziano leader aveva già comunicato la sua decisione al segretario, Oliviero Diliberto. Quest'ultimo si è detto "personalmente rammaricato", ha spiegato di aver già provato "a dissuaderlo", assicurando che si adopererà " come sempre per una ricomposizione delle tensioni all'interno del partito".<BR><BR>Nel motivare la scelta, Cossutta parla di "una decisione molto meditata e sofferta per chi come me ha fondato il Partito dei comunisti italiani, e conferma "di aver comunicato formalmente al segretario del partito le mie dimissioni da presidente e di aver dato al segretario ampia motivazione di questa decisione in un incontro avuto il 6 giugno".<BR><BR>Chi lo conosce bene confessa che non si sarebbe aspettato una simile decisione, anche se gli ultimi tempi Cossutta aveva manifestato dissenso verso la scelta delle candidature del partito alle politiche ed anche sui nomi che avrebbero dovuto entrare nel governo.<BR><BR>Per Cossutta si tratta quindi dell'ultima tappa di un percorso politico che, negli ultimi tempi, aveva visto crescere gradualmente il suo dissenso con la linea del vertice del suo partito. Per il primo luglio è in programma la direzione del partito, in cui si discuterà del "caso Cossutta". E c'è chi spera in un ripensamento.<BR><BR>(22 giugno 2006 Repubblica.it)<BR>------------------------------<WBR>-------<BR>Sarebbe ora che diventassero seri e sciogliessero quel partitino inutile politicamente. <BR>Necessario solo per qualche persona per avere "visibilità" e qualche posto ...


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MessaggioInviato: ven giu 23, 2006 01:39 am 
vedi, magia<BR>io ho un desiderio temo irrealizzabile:<BR>-una ricomposizione della sinistra, che metta fine al frazionismo dal congresso di Livorno in poi. Cioè una storia di quasi 90 anni.<BR>Ormai le divisioni tra massimalisti, riformisti, comunisti, e poi socialdemocratici e via frazionando sono relitti della storia del '900. Si puù convivere in un'unica organizzazione, discutere e usare quella bella cosa che si chiama metodo dialettico.<BR><BR>E questo è niente:<BR>vorrei anche che tutto questo  fosse parte del Partito Democratico.<BR><BR>Per l'Italia pare fantascienza, ma in Gran Bretagna, in Germania e in parte anche in Spagna questo avviene ed è normale.<BR><BR>Ma cavoli, nel Labour convivono liberal, socialisti, comunisti e c'è persino un'ala trozkijsta e mica si accoltellano ad ogni riunione.<BR><BR>                             G


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MessaggioInviato: ven giu 23, 2006 16:56 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:07 pm
Messaggi: 3336
Anch'io vorrei la stessa cosa....sono almeno trent'anni che ci penso....<BR>E' necessaria una legge elettorale con un reale forte sbarramento....ma a condizione che i partiti si attrezzino con vere primarie. <BR><BR>Vittorio


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MessaggioInviato: sab giu 24, 2006 01:53 am 
La mia reiterata opinione è che si debba andare ad un sistema elettorale maggioritario puro oppure, senza scndalizzarsi più di tanto, ad un proporzionale altrettanto puro con uno sbarramento di almeno il 5% e senza voto di preferenza.<BR><BR>In entrambi i casi sono necessarie le primarie obbligatorie per legge, che nel proporzionale possono riguardare anche solo il 50% degli eleggibili, meglio se in percentuale maggiore.<BR><BR>I collegi debbono essere per aree omogenee, coincidenti con ambiti zonali i più ristretti possibile.<BR><BR>Può esserci anche il premio di maggioranza, nel qual caso per il senato si deve modificare il vincolo della regionalità assoluta, od almeno attuare il premio sul risultato nazionale.<BR><BR>Potrebbe anche esserci un sistema misto, come da proposta di Luciano Fustinoni: tre schede, l'una con la scelta della coalizione e del candidato premier, la seconda e la terza per la ripartizione dei seggi di camera e senato tra i partiti che abbiano raggiunto almeno il 5% dei voti.


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