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MessaggioInviato: lun mag 22, 2006 19:41 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:02 pm
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L´INTERVISTA <BR><BR>La Rai deve essere libera dai partiti e affidata a una Fondazione <BR><BR>Non è un esproprio proletario: ma bisogna dare ai nuovi editori la chance di esistere <BR><BR>L´Antitrust per fermare il monopolio sulla pubblicità e sulle frequenze tv<BR><BR>Investiremo per aprire il mercato, e non solo sul digitale terrestre come il centrodestra<BR><BR>Il neoministro delle Comunicazioni: norme severe contro il regime del duopolio tv<BR><BR>Gentiloni: la legge Gasparri è morta<BR><BR>ALDO FONTANAROSA<BR>   <BR>da Repubblica - 22 maggio 2006 <BR><BR>Il neo ministro alle Comunicazioni: incentivi a tutto il digitale e non solo al "terrestre"<BR><BR>Gentiloni: mai più monopoli su frequenze tv e pubblicità<BR><BR>"Rai libera dai partiti, il potere a una Fondazione"<BR><BR>ROMA - Paolo Gentiloni, fresco di nomina al ministero (strategico) delle Comunicazioni, le definisce «suggestioni». Appunti di inizio avventura. Eppure la sua prima intervista come "regista" della tv e dei telefoni delinea già una riforma del sistema. Porta al ripristino di serie norme contro lo strapotere di pochi. Porta a un mercato «concorrenziale dove si sfidino più attori tutti potenzialmente forti», anche nella telefonia. Porta a una Rai il più possibile autonoma dai partiti perché affidata a una Fondazione. Porta all´abbandono dei contributi mirati per il digitale terrestre. La Legge Gasparri? «E´ superata. La quotazione Rai, che prometteva, non c´è. Il passaggio al digitale terrestre non si è realizzato. Accantonarla è inevitabile».<BR><BR>Ministro: che tipo di norme progetta contro le concentrazioni?<BR><BR>«Il Polo ci consegna una eredità pesante. Posizioni dominanti limitano ancora la concorrenza e penalizzano perfino la qualità di quello che vediamo in tv. La pubblicità confluisce copiosamente nelle casse di Mediaset, a scapito delle altre reti e dei giornali. I produttori di contenuti faticano ad arrivare alla fine del mese. Assistiamo infine a un accaparramento massiccio, vorace delle frequenze tv».<BR><BR>Come rimediare, allora?<BR><BR>«Spiegheremo intanto che le norme anti-concentrazione non sono un esproprio proletario, ma uno strumento virtuoso che nasce nel mercato capitalistico per rilanciarlo. Una sana politica antitrust, dunque, può giovare a tutti: a chi oggi è grande e a chi ambisce a diventarlo. Questa iniezione di dinamismo è condizione per un rilancio economico più generale. Perché è questo che più ci preme: nel mondo, tlc e audiovisivo sono come un treno in corsa. Vanno rimossi gli ostacoli che oggi impediscono all´Italia di montare in prima classe».<BR><BR>Per anni la norma antitrust davvero risolutiva è apparsa l´invio su satellite di Rete 4.<BR><BR>«Vogliamo ridurre il peso del duopolio nella tv analogica. Il modello di 10 anni fa - Rete 4 su satellite e RaiTre senza spot - mirava a questo. Ma non è l´unico possibile. Di certo reintrodurremo tetti alla raccolta di spot e al possesso di frequenze. Di certo, approveremo una legge credibile sul conflitto di interessi. Ma dobbiamo guardarci da tentazioni punitive. Motore e obiettivo della nostra azione non sarà colpire Mediaset».<BR><BR>Per imporre dei limiti al possesso di frequenze servirebbe un quadro certo dei ripetitori. Ora è una giungla.<BR><BR>«Serve un censimento serio degli impianti, legali o detenuti di fatto. E noi lo faremo a braccetto dell´Autorità per le Comunicazioni. Quest´organismo si è distinto per il suo equilibrio. Merita dunque, in generale, poteri di sanzione più efficaci e una vera autonomia di finanziamento. Non è saggio che venga "stipendiata" dalle sole aziende su cui vigila».<BR><BR>Darete incentivi mirati al digitale terrestre?<BR><BR>«Il Polo ha aiutato solo questa filiera della tv digitale. I motivi sono chiari. Ha usato l´illusione del digitale terrestre per sostenere che il pluralismo poteva subito aumentare, per aggirare una sentenza della Consulta, per scongiurare l´invio su satellite di Rete 4».<BR><BR>Ma ora i soldi sono finiti.<BR><BR>«Dovremo investire molto nella comunicazione, farne il trampolino della ripresa generale. Ma gli aiuti pubblici hanno dignità se aprono il mercato. In concreto, gli incentivi dovranno premiare tutti i tipi di tv digitale: il satellite, la tv che vediamo sui telefonini o sull´Internet veloce, il digitale terrestre. Applicheremo il principio della neutralità tecnologica, come l´Europa ci chiede».<BR><BR>Lei lavora a una separazione della Rai in due entità, una finanziata dal canone e l´altra dagli spot. Perché?<BR><BR>«La divisione è indispensabile per chiarire il senso di ogni mossa industriale e direi quasi di ogni ora di trasmissione della tv di Stato. Se saprà abbandonare la sua natura ibrida, la Rai si riapproprierà dell´identità di servizio pubblico. Ma serve una separazione sostanziale, che si spinga fino alla creazione di due distinte società».<BR><BR>Rifondazione si opporrà, lo sa?<BR><BR>«Nelle linee generali, il percorso è ben delineato nel programma che Rifondazione ha sottoscritto. Mi basta che ci sia questo: un´intesa salda sui punti di partenza. Sui punti di arrivo ci intenderemo».<BR><BR>Molti sostengono che la Rai oggi cerca troppa pubblicità e che somiglia a un canale commerciale.<BR><BR>«La sensazione può essere legittima, a volte. Nel lungo periodo - e sottolineo nel lungo - la Rai dovrà allinearsi alle altre emittenti pubbliche europee che ospitano meno spot. Nel breve periodo, mi chiedo se le telepromozioni dei divi abbiano ancora un senso nel servizio pubblico».<BR><BR>In Rai comanderanno ancora i partiti?<BR><BR>«Da anni promettiamo di ridimensionare questa influenza: ora siamo alla prova della verità. Certo, se la tv di Stato facesse capo a una fondazione; se i requisiti per guidare questa fondazione fossero tutti d´eccellenza; se il vertice della fondazione non fosse condannato a cambiare ad ogni cambio di maggioranza: se tutto questo accadesse, la Rai risulterebbe più libera».<BR><BR>Nelle telecomunicazioni la concorrenza è ferma come nella tv?<BR><BR>«Tutte le indagini anche europee ci dicono che la telefonia mobile conosce una liberalizzazione accettabile. Vi operano con successo 4 operatori».<BR><BR>Di cui 3 stranieri.<BR><BR>«Il principale è italiano e questo conforta. Mentre preoccupa il fatto che nessuna impresa nazionale costruisca cellulari. Inspiegabile».<BR><BR>E la telefonia fissa?<BR><BR>«L´ex monopolista conserva una forza rilevante. Questo è motivo di riflessione. Come anche le offerte congiunte per usare insieme il telefono fisso e il mobile, o magari per sostituire il mobile al fisso. Su questo processo, in sé suggestivo, servono regole chiare».<BR><BR> <BR> Ds Milano - Rassegna stampa<BR>   <BR>


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MessaggioInviato: mer mag 24, 2006 15:31 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:04 pm
Messaggi: 342
Sì.. sì... la legge Gasparri è morta, ma intanto i giornalisti sono ben vivi. Ma quando ci toglieranno di mezzo i vari mimunmazza&C? Oggi TG1 ore 13... Apertura-primo "strillo": Berlusconi: la six sta barando sui conti pubblici perché vuole aumentare le tasse. MA BAAAAAAAASTA!!!!!!! Non se ne può più con questi lecchini del vecchio governo!!!! Berlusconi non è più il presidente del consiglio!!!!!! Ma........ che sia ancora il loro "datore di lavoro";-)


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