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MessaggioInviato: ven apr 07, 2006 14:07 pm 

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Partito democratico, il traguardo dimenticato dai leader dell'Unione<BR> <BR>Lite per la supremazia Ds-Dl. Lerner: non sono pronti E la Bonino: senza radicali e liberal-socialisti non si fa<BR>dal Corriere - 7 aprile 2006 <BR><BR>ROMA - Sono stati gli unici, in questa campagna elettorale, a parlare del Partito democratico. Gli altri leader dell'Ulivo hanno lasciato cadere giù qualche accenno, quasi costretti, ma in generale hanno preferito glissare sull'argomento. Francesco Rutelli e Walter Veltroni, invece, lo hanno detto con estrema chiarezza: il nuovo soggetto politico deve nascere nella prima parte della legislatura, onde evitare che finisca come nel 1998, quando il governo Prodi cadde e fu sostituito dall'esecutivo D'Alema. Ed Europa , il quotidiano della Margherita, ha anche prefigurato gli scenari futuri: tutto nascerà dal laboratorio romano, con Veltroni e Rutelli. Ieri sera Prodi ha rilanciato il progetto: «Il 9 e 10 aprile, col nostro voto, prepareremo il nuovo riformismo italiano. L'Italia ha bisogno, per oggi e per il futuro, di un grande partito democratico che leghi intorno a sè tutto il riformismo del nostro paese». Ma in questa campagna elettorale, dove pure si presenta una lista dell'Ulivo alla Camera, il tema del Partito democratico è stato quasi assente. Gad Lerner, prodiano doc, tenta una risposta. Nella sua rubrica su Vanity Fair scrive: «Ds e Margherita fingeranno di costruire gruppi parlamentari unitari o meglio federati, alla Camera e al Senato. Ma vedrete che i singoli deputati e senatori dovranno ancora scegliere tra l'uno e l'altro partito, in modo che i rimborsi elettorali possano confluire nelle rispettive casse e mantenere in vita due distinti apparati. I Ds - continua Lerner - avranno la tentazione di far pesare nelle scelte (e nelle nomine) il loro peso maggiore, la Margherita di Rutelli reagirà con la politica corsara già sperimentata da Craxi». Il lamento di chi ha tentato di dar vita a una lista dell'Ulivo anche in Senato, in Lombardia, e non ci è riuscito? Fino a un certo punto perché basta parlare con i funzionari della Camera di Quercia e Dl per capire che il regolamento parlamentare è quello e che il gruppo unico dell'Ulivo non vedrà la luce neanche in questa legislatura.<BR>Ma come ha osservato Michele Salvati sul Corriere della Sera i problemi sono anche altri. Uno tra tutti: «Il contrasto delle tradizioni politico-culturali del nuovo partito, che si è esacerbato in conseguenza della scelta dello Sdi di abbandonare un progetto di cui forse era il principale sostenitore e presentarsi con i radicali nella "Rosa nel Pugno"». «Questo - osserva Salvati - ha aperto (naturalmente c'erano buoni motivi) un fronte di conflitto tra laici e cattolici». Già, perché come ha avuto modo di dire anche Emma Bonino, non bastano «ex comunisti e post democristiani» per creare un nuovo soggetto politico ma sono le «proposte laiche, radicali e liberal-socialiste che possono dare corpo all'eventuale Partito democratico». E di questo sono assolutamente convinti i Ds, a cui le parole di Bonino erano rivolte, perché anche la Quercia vuole evitare che la nuova forza politica nasca come una riedizione riveduta e corretta del compromesso storico. In un saggio che sarà pubblicato sul prossimo numero di Mondoperaio , Biagio De Giovanni e Luciano Pellicani scrivono che un partito democratico non «si forma nell'intesa fra due grandi "residui" della storia italiana, fra due post, post-comunisti e post-democristiani, che mettono insieme i loro gruppi dirigenti». Un partito siffatto sarebbe «inquietante».<BR>Ma se Lerner indica un assai prosaico motivo per cui il Partito democratico non si farà, Salvati sottolinea un altro pericolo (altrettanto prosaico): «Un ottimo risultato per i Ds accoppiato a uno pessimo per la Margherita - scrive Salvati - potrebbe frustrare i propositi per la costruzione del Partito democratico». Un dubbio più che legittimo, visto che Rutelli ammonisce che il nuovo soggetto politico «Partirà con il piede giusto se Ds e Margherita avranno un buon risultato. Questo è fondamentale - avverte il leader Dl - perché dobbiamo entrare nel Partito democratico entrambi in condizioni di forza».<BR>Maria Teresa Meli<BR><BR>


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MessaggioInviato: ven apr 07, 2006 14:24 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:03 pm
Messaggi: 197
L'articolo riportato nel post precedente mi sembra di notevole interesse.<BR>Al di là di un po' di "colore" che certo c'è, è da valutare con attenzione la pessimistica (a dir poco) analisi di Gad Lerner, uno dei più stretti collaboratori di Prodi.<BR><BR>Sottolineo queste parole, scritte da Lerner:<BR><BR>> Ds e Margherita fingeranno di costruire gruppi parlamentari unitari o meglio federati, alla Camera e al Senato. Ma vedrete che i singoli deputati e senatori dovranno ancora scegliere tra l'uno e l'altro partito, in modo che i rimborsi elettorali possano confluire nelle rispettive casse e mantenere in vita due distinti apparati. I Ds - continua Lerner - avranno la tentazione di far pesare nelle scelte (e nelle nomine) il loro peso maggiore, la Margherita di Rutelli reagirà con la politica corsara già sperimentata da Craxi». <<BR><BR>Domanda ingenua: se non ci credono neppure loro, anzi dimostrano che è pressoché impossibile la costruzione del Partito Democratico in tempi politici e non storici, perché pubblicamente ce ne parlano come di un obiettivo realizzabile?<BR>Con qualche stupore, murphy


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MessaggioInviato: ven apr 07, 2006 16:42 pm 
Ora vinciamo (corna bicorna), poi vedremo e battaglieremo.


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