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 Oggetto del messaggio: Il consigliere di John Podesta: “Serve una nuova Terza via”.
MessaggioInviato: mer lug 27, 2016 10:37 am 

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Il consigliere di Clinton: “Un patto tra i progressisti per combattere il populismo”
Il consigliere di John Podesta: “Serve una nuova Terza via”.
A settembre conferenza in Canada. “Trudeau e Renzi gli esempi”
Il teorico Matt Browne collabora con il think tank American Progress creato dal capo della campagna di Hillary Clinton, John Podesta


26/07/2016
Paolo Mastrorilli
Inviato a Philadelphia

«Serve un patto tra i progressisti contro i populisti, una nuova “Terza via”. Cominceremo a discuterne a settembre, durante una conferenza organizzata dal premier canadese Trudeau». Lo rivela Matt Browne, ex braccio destro di Blair, e fondatore del programma Global Progress al Center for American Progress, think tank creata dal capo della campagna presidenziale di Hillary Clinton, John Podesta.

Dalla Brexit alle comunali in Italia, fino a Trump, i progressisti sembrano sotto assedio. Perché?
«Primo, c’è un generale disagio per la ripresa economica, non solo perché non siamo tornati ai livelli pre crisi, ma anche per la mancanza di equità. Secondo, viviamo in un mondo meno sicuro, dove la mancanza di opportunità economiche si fonde alla paura, creando una crisi di identità che diventa razzismo. Terzo, c’è molta frustrazione verso le élite politiche, chiuse e isolate».

Questo alimenta fenomeni come la Brexit, Grillo e Trump?
«Non offrono soluzioni, perché le società democratiche sono complesse, ma sono bravi a fomentare e sfruttare la rabbia».

Perché i progressisti sono più colpiti?
«Da tempo c’è una campagna della destra contro lo Stato come forza positiva per la soluzione dei problemi, a cui ora si è saldato il populismo. I progressisti sono identificati con l’idea di usare il governo per il bene comune, e quindi sono sotto attacco. Bisogna rispondere modernizzando lo Stato, le istituzioni e il modo di fare politica, dimostrando che l’argomento secondo cui tutti sono corrotti e quindi bisogna sfasciare tutto non risolve i problemi».

L’ondata della Brexit non potrebbe far vincere Trump?
«Non credo. Primo, perché gli Usa sono un paese globale, il cui successo dipende dalla diversità. Secondo, perché l’economia americana va meglio di quella europea. La ripresa non ha beneficiato tutti, ma è più stabile: Terzo, per la demografia. Se tracci una linea dal Nord-Est al Sud-Ovest, ti rendi conto che l’asse del potere economico, politico, culturale, si sposta ogni settimana di un miglio verso il West. Nel 2050 gli Usa saranno un paese dove le minoranze avranno la maggioranza, ma già oggi questo impedisce a Trump di vincere gli Stati chiave che dovrebbe conquistare per battere Hillary. La coalizione composta da bianchi istruiti, minoranze e donne diventa sempre più solida».

Cosa devono fare i progressisti per rispondere al populismo?
«Adottare un’agenda comune in quattro punti. Primo, cambiare il modo in cui facciamo politica, adottando uno stile più veloce, trasparente e inclusivo. Senza questo, nessuno ci ascolterà. Trudeau in Canada e Renzi in Italia lo stanno già facendo. Secondo, varare un programma chiaro di investimenti per il lavoro. Non solo gli stimoli invece dell’austerità, ma le infrastrutture che intendiamo costruire per avere successo nell’economia globale, sommate alle capacità che insegneremo ai cittadini per sfruttarle. Terzo, spiegare all’Europa che la diversità è un vantaggio, non una minaccia. Le società più diverse sono anche le più creative. Le società aperte poi sono più sicure, perché le informazioni circolano e ciò consente di individuare chi le minaccia. Quarto, rafforzare le alleanze. Il populismo alimenta l’isolazionismo. Per sconfiggerlo bisogna riformare le istituzioni internazionali, Nato, Wto, Onu, Ue, G7, G20, affinché siano più efficaci nel produrre sicurezza, lavoro e benessere. Se attueremo questi punti, avremo una buona agenda per sconfiggere il populismo».

Serve un patto tra progressisti contro il populismo?
«Sì. Quando il progetto della “Terza Via” raggiunse il suo apice, tra Blair, Prodi, Clinton, Schröder c’era una forte visione comune progressista. Questo elemento è mancato a Obama, ma ora vedo una forte opportunità di realizzarlo. L’appoggio che Renzi ha dato a Hillary è stato un primo grande passo per dimostrare come la politica sta tornando ad essere internazionale. Perciò a settembre Trudeau ospiterà a Montreal una conferenza di Global Progress, dove ci aspettiamo la partecipazione di Renzi e altri leader. È cruciale dare forza a questa nuova era progressista, lavorare insieme per condividere le pratiche migliori, avere una ricetta comune per assicurare che l’economia e la società globale siano fatte in modo da realizzare gli interessi dei nostri cittadini».

Hillary è più sensibile di Obama a questa strategia?
«È la mia speranza, e quello che sento da persone a lei vicine. Vediamo cosa succede a novembre, però sono fiducioso. Trump ha prevalso tra i repubblicani, ma Sanders ha rivitalizzato l’interesse per la politica anche a sinistra. C’è energia fra i progressisti: ora bisogna costruire una grande tenda politica, che la trasformi in azione e risultati concreti».

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Da - http://www.lastampa.it/2016/07/26/ester ... agina.html


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